La Terra di mezzo – Giorno 14: La piscina di Cleopatra

Nei miei viaggi sono afffezionato ad un’idea: quella che la meta conclusiva debba collocarsi in un Altrove, un luogo non semplice a raggiungessi innanzitutto e che poi postuli un’alterità, un giungere oltre qualcosa che è stato ma che ne riassuma poi il senso ulteriore. Altra ricorrenza è che questo Altrove emerga strada facendo e spesso differisca da quello fissato inizialmente . Fu così nello scorso viaggio dedicato ad Alessandro Magno, dove immaginavo come Altrove Samarcanda ed invece si manifestò il Lago d’Aral con la sua distesa di sabbia ove un tempo sorgeva un mare, nel viaggio del Vello d’Oro apparve un ghiacciaio del Caucaso a nove cime come che pareva esattamente il mostro a nove teste della leggenda degli Argonauti . Per questo viaggio il mio Alrove iniziale doveva essere il Milford Sound nell’estremo Sud neozelandese, un ghiacciaio incantato che precipita in un fiordo come scogliendosi in esso . Ma sono lontano da esso e ho seguito un’altra rotta. Così qui, in questo incanto del Abel Tasman, si manifesta un diverso Altrove ed esso è la Piscina di Cleopatra. È un luogo perfettamente aderente all’idea, perché ha una sua alterità genetica: per alcune ore del giorno si manifesta in una forma, quella di arida distesa di sabbia umida, per altre come magnifica vasca di acqua cristallina in cui bagnarsi come la Sposa di Egitto faceva, si dice, nel latte di asina. Come Cleopatra dunque è un luogo dalla bellezza suadente e sfuggevole, effimero e ingannevole: lo scopro a mia spese il primo giorno, quando scopro che per colmare la relativamente breve distanza del suo diametro , dovrò per via dellla alta marea sobbarcarmi un lunghissimo giro sulle colline circostanti a passo di corsa, pena una notte all’addiaccio qui . È un luogo magnifico nella sua cangiante natura ed è sbalorditiva la velocità con cui avviene tutto ciò, quando la sabbia comincia come a respirare e brontolare sentendo arrivare l’acqua, il fiume che la attraversa prende come ad essere “rifiutato” dal mare che lo respinge indietro tracimando nella distesa sabbiosa e colorando ogni cosa di sé per diversi km quadrati. Un prodigio mutevole e incontrollabile della Natura, metafora perfetta di ciò che tutto questa terra sensazionale mi è sembrata. Una Terra di Mezzo, appunto

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