Bulgaria inedita: il villaggio di legno e di lana

Ieri sono stato in questo paesino a un paio di ore da Sofia dal nome non facile a pronunciarsi e che con un po di fantasia può diventare uno di quei grattacapi che butto nelle cacce al tesoro: da Koprisvhtica, cambiando un paio di lettere si può arrivare facilmente a “copri svista” e, considerando che il suo quartiere principale si chiama “albitron” e la stazione in bulgaro si dice “gara” il contesto appare facile a desumersi. A volte lo scrivono anche alla maniera ottomana Koprishtitza, pronunciato tipo “Copri zizza”, il posto agli antipodi dello slogan sessista “escile”.
Al di queste minchiate cmq posto davvero carino e bello pure il viaggio per arrivarci, con la campagna che a poco a poco si libera dagli stupri in calcestruzzo della megalopoli per andarsi a stagliare con uno strano colore verde bottiglia che ricordavo dal mio precedente viaggio, questa volta adornato di migliaia di alberi da frutta in fiore. Sullo sfondo stanno le altissime vette del massiccio del Pirin, le cd “Montagne d’acqua” dove appunto, in un magnifico viaggio di qualche anno fa verso il “vello d’oro” mi inerpicai di passaggio finendo in una setta di sciroccati radunati sulle sponde di un lago alpino, i cd Bogomiti.
Ad ogni modo si giunge alfine a Coprizizza , cittadina di duemila anime che hanno già visto tutte svariate primavere (il più giovane che avrò incontrato avrà avuto ottant’anni). L’attrattiva unica del luogo sono le case in legno in stile ottomano, miracolosamente scampate alla furia edilizia di quella sorta di religione del Brutto che è stata il socialismo reale: davvero graziose e autentiche, ancora abitate dai suoi incartapecorìti abitanti di origine appunto turca, dediti in massima misura alla coltura della lana, tanto è ci sono pecore ovunque, anche nelle dimore storiche. Anche il miele che fanno qui lascia sbalorditi. Insomma un posto davvero autentico, che sono contento di aver visitato

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