Bordeaux, luogo alchemico ove l’acqua si trasforma in vino ed il vino in acqua

Diversamente dall’Italia, ove la notorietà è piuttosto equamente diffusa tra i suoi molteplici siti, credo che la Francia abbia una sua capitale macrocefala che catalizzi tutta o buona parte dell’attenzione, contrapponendo la percezione di se a quella della restante parte del paese. In parole semplici, quando si pensa alla Francia si pensa a Parigi o si pensa a tutto il resto. Bene, il resto è tanta tanta roba : quanto sono belle le colline bagnate dal maestrale di Provenza, le spiagge che appaiono e scompaiono della Bretagna, le fortezze medievali di Dordogna o i vigneti spugnati di rugiada della Borgogna . E come è bella quella parte di Francia che pare scappare verso l’oceano tra vigneti e canali chiamata Aquitania, al cui termine ci sta Bordeaux. È una città dall’eleganza sobria e vetusta , adagiata sull’ estuario della Garonne poco prima che questa si riversi nell’oceano, che dalla Cite veille di Bordeaux non si vede ma si annusa, si respira anche nei vicoli inondati di prodotti esotici e d’oltemare come caffè e spezie, che ne fanno percepire la sua essenza di porto di mare antico. Il suo centro storico detiene il primato di sito Unesco più grande al mondo in un’area urbana ed un motivo piuttosto semplice si intravede : è bellissimo. Ad ogni modo oltre l’oceano e la salsedine, oltre il fiume e la rugiada, il liquido principale che pare donare un’essenza al tutto è un altro qui a Bordeaux: il vino, tra i più pregiati al mondo e che pare sgorgare da ogni angolo della campagna circostante. Bordeaux mi è parso un luogo pervaso di un’energia alchemica, ove l’acqua si tramuta in vino ed il vino in acqua

Il Milione: il Sangue delle Belle Donne

Giorno 9
Oggi vi racconto la storia del Sangue delle Belle Donne, questo vino prodotto solo in un angolo remoto d’Ungheria, dal sapore intenso e dal nome magico e accattivante. In effetti il nome “sangue di belle donne” risulta suggestionevole assai e scommetto che gli appassionati di nicchia di Gnocca Travel e tutto il vasto e composito mondo di puttanari (tendente a vedere in genere nell’Europa dell Est un unico carnaio di figa a buon mercato ) staranno già pensando a qualche gioco del genere blood-porno ( non so esattamente se si chiami cosi ma credo che tra le categories di youporn questo filone di puorcherie abbia sicuro un suo nome e classificazione); qualche lettore più intellettuale invece forse starà pensando a qualche culto di matrice pagana, analogo ad esempio al culto di San Gennaro derivante appunto da un rito mitriaco dove la divinazione del sangue che si scioglie rievoca come simbolo di fertilita’ le mestruazioni femminili (beh sono sempre solo femminili le mestruazioni e ahimè lo sappiamo bene). Invece qui, contro ogni previsione il Sangue delle Belle Donne non c’entra niente col marchese. C’entra tuttavia un conte, un certo Istvan Dobo, il quale a capo di un esercito di soli 2000 valorosi si frappose nel 1526 all’esercito ottomano che di soldati ne contava 100.000 e marciava spedito sulla capitale. Budapest rischia di cadere e il castello di Eger e’l’ultimo baluardo prima dell’ineluttabile disastro, una capitale storica dell’Europa che finisce sotto la mezzaluna di Costantinopoli. Dobo e i suoi rinsaldano ogni bastione del castello e lottano con coraggio indomito contro il nemico 50 volte superiore per numero ma sono sempre in svantaggio, cosicché arruolano alla battaglia anche le donne: le cortigiane di Eger, note per la loro bellezza raffigurata in molti quadri, vengono coinvolte nella pugna e messe sui merli del castello a rovesciare pece bollente sui turchi che assediano le mura del fortilizio. Ma ai turchi la pece rovesciatagli addosso dalle belle donne di eger sembra fungere da afrodisiaco e stanno ancora più attizzati di prima nel voler prendere quel forte e zompare addosso alle belle cortigiane guerriere . E’ triste dirlo ma molto spesso il collante migliore di un esercito in battaglia e’ la figa, intesa come possibilità di strupro che viene a garantirsi all’esercito occupante: da sempre nel cameratismo militare i soldati si fanno coraggio immaginando che oltre quella città, quel ponte o quel monte da prendere sanguinosamente, li attende poi un bottino di carne di donne da spartirsi e violare. I turchi più che ogni altro hanno questa spinta testosteronica in battaglia e lo sanno bene le nostre antenate che a migliaia sulle coste italiche furono costrette ahimè ad assaggiare la scimitarra di pelle di furiosi pirati saraceni, altrimenti noi italiani a quest’ora saremmo biondi come i tedeschi e gli svedesi e come erano pure gli antichi romani. Anche ora dunque gli ottomani stanno arrapati come i ciucci sotto le mura di Eger sperando di spuntarla e ricambiare la pece bollente con qualche altro liquido caldo ma hanno fatto i conti senza l’oste: Dobo e i suoi sono un osso durissimo e giorno dopo giorno respingono gli assedianti sfiancadoli. Il castello resiste inespugnabile. Dalle mura sottostanti i turchi vedono in alti questi guerrieri ungheresi con le loro barbe tinte del vino rosso che bevono in abbondanza ( ancora oggi e’ straordinariamente economico) e non possono far altro che fantasticare: immaginano cioè che quelle barbe siano tinte di rosso perché intrise del sangue delle belle donne chiuse nel castello, con cui loro si stanno scialando. Nel loro rosicare se le immaginano poi tutte vergini come sempre nella iconografia musulmana ed ecco spiegato il Sangue delle Belle Donne, un vino che nasce dalla fantasia morbosa di chi non è riuscito a levare una purpetta dal piatto di un altro. Che gusto bere un vino così !
Il Sangue delle Belle Donne piace a molti che lo assaggiano in numerose cantine locali e piace pure ad una sorta di Vallansasca lituano che “rimorchio” la sera mentre sono al ristorante, solo in un tavolino in una piazza sconfinata. Si siede facendo il simpatico e comincia a scroccare un paio di bicchieri, poi quando vado in bagno, addirittura che fa? Svuota la bottiglia per riempirne una di plastica sua, che passa a quella cessa punkabestia della fidanzata, la quale non si era seduta perché aveva i cani appresso. Ovviamente poi scappano. Ma all’anema i chi ve muort! Li trovo tutti io!
E un altro bel pacco scopro che me lo ha tirato il lussuoso residence che mi ero sparato a Budapest, dove quei bei simpaticoni hanno preso in cauzione una somma consistente degli ultimi spicci che mi rimanevano su un conto corrente, che mi verrano restituiti solo il mese prossimo. Vabbe, vorrà dire che per raggiungere la meta finale, qualunque essa sia, faro’ d’ora in avanti come quel cantante della tradizione napoletana autore della hit “reginella” , il quale soleva mantenere una dieta fatta esclusivamente di pane e cerase (e’ da supporre che all’epoca le ciliegie fossero considerate un alimento economico), differentemente da quanto fatto finora in taluni momenti dove forse ho scelto altri modelli canori, forse quelli tipo di quei rapper tamarri americani che ostentano lusso e macchinoni. A ben vedere questa deve essere pure la tipologia di gente che, in versione deep entroterra italico,immagino starà affollando in quest’ultimo scorcio d’estate Capri. Non vi invidio proprio , ciao !