È tempo di rimettersi in cammino . Lasciati alle spalle gli ozi di Salonicco, la strada verso Est corre lungo le strade della Macedonia che bordeggiano la penisola Calcidica ammantata di dolci foreste alla base della sue tre “dira”: tre promontori stretti e lunghi protesi nel mare, il terzo dei quali ospita uno degli Stati più singolari della terra, la teocrazia del Monte Athos . È una sorta di Tibet della religione ortodossa, abitato solo da Monaci monastici che rifuggono dal progresso e non accettano sul loro territorio, davvero incredibile a credersi, persone di sesso femminile. Intendo dire che le donne non possono proprio oltrepassare quel confine materialmente, regola che non conosce eccezioni. Per accedervi, anche se pene-dotati, bisogna fare una bellissima e anacronistica richiesta scritta a mano ed attendere la risposta che può richiedere molto tempo e per una data fissata non concordabile, tutti step piuttosto difficili atteso il modo di viaggiare che ho dove non prenoto manco un aereo figurati l’ingresso ad un luogo del genere . Eppoi sono in compagnia della mia bellissima compagna di viaggio almeno fino ad Istanbul, nun se po fa. Ad ogni modo un giorno sogno di visitare il monte Athos . La strada prosegue lungo la linea di costa e la Macedonia lascia spazio alla antica Tracia, più brulla e ricoperta di macchia mediterranea fino a giungere in prossimità del confine turco . Qui sorge una città il cui nome è troppo evocativo per non dedicarvi una tappa : Alessandropoli, fondata giustappunto dal Nostro che qui vinse una delle sue prime battaglie . Fu una sorta di gran debutto del giovane Alessandro , che messo a capo dell’esercito orientale dal padre Filippo, mosse contro le soverchianti truppe della Lega greca che avevano mosso guerra incautamente agli “uomini del nord”, provando ad accerchiarli da tutti i lati . In quella battaglia Alessandro riuscì , giunto sul fiume Struma, l’odierno Evros , ad infliggere una sonora sconfitta addirittura ad un corpo fino ad allora imbattuto ed ammantato di un’aura di invincibilità : il Sacro Battaglione tebano. Preso il possesso della riva del fiume , fondó una città col suo nome , Alessandropoli, la prima di tante . Nella città è ancora presente un faro da lui innalzato , proprio sul porto ove salpano le navi per Samotracia, isola ove fu rinvenuta la bellissima Nike che troneggia all’ingessso del Louvre . L’odierna Alessandropoli è una tutto sommato vivace cittadina di frontiera, piena di ruspanti taverne ove mangiare ottimo pesce e bere vino alla resina dei boschi locali , ove sorge un parco fluviale bellissimo e una foresta piena di avvoltoi . Quel che ricorderò tuttavia più di altro è la presenza di donne piuttosto bizzarre e preposte a ruoli a cui assolvono in modo decisamente inidoneo e singolare . Cominciamo con una che all’hotel fa la istruttrice della zona fitness ma ha un fisico assai assai poco sportivo con molti ma molti chili in eccesso. Non è per una storia di body shaming ma non incarna proprio il ritratto della personal trainer , ma fosse niente quello. E’ che quando sente che sono di Capri , comincia ad esprimere la sua idea circa l’Isola Azzurra ad alta voce e col gesto della mano teso ad indicare il fruscio delle banconote :” ahhhh Capriiiii Ssssoooldiii.” Alla prima fa anche ridere, poi al secondo o terzo passaggio accompagnato da sto “Capriiii ssoooldiiii”, la cosa comincia a diventare seccante e inopportuna . Non vanno meglio le tizie che fanno servizio ai piani, che si affogano alla velocità della luce il mio costume che cade dal balcone per il forte vento ed alla domanda se per caso hanno rinvenuto un costume , fanno le super gnorri fingendo di non aver trovato niente e con un’espressione del viso come se un costume da bagno non lo avessero mai visto, per poi farsi sorprendere con le dita nella marmellata poco dopo . Ma il capolavoro lo fa una tipa che lavora in un posto dove non vado mai nella vita da anni, un’agenzia di viaggia dove dobbiamo nostro malgrado andare per prenotare sti biglietti del bus per l’indomani che necessitano il non semplice passaggio della frontiera terrestre turca e ed una preregistrazione dei passaporti . Ebbene, quella ti pare che non è capace di sbagliare tutti i nomi dei nostri passaporti inserendo un’acca e scambiando una C di Como per una G di Genova , una A per una E, il tutto rischiando per un pelo di farci trovare bloccati ad un frontiera nella terra di nessuno . Il cambio delle vocali tipo ruota della fortuna del vecchio Mike richiederà una notte al telefono tra oscuri preposti della burocrazia turco- greca e si risolverà positivamente giusto pochi minuti prima dell’attraversamento del fiume ove Alessandro sconfiggeva nel 339 a. C il Sacro Battaglione Tebano, operazione assai meno complicata ne sono sicuro . Ad ogni modo il fiume è passato, il guado è alle spalle e si apre dinanzi a la via per Constantinopoli e Troia . Mancano 4.607 km a Samarcanda
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Alexander- giorno 6: Salonicco tra luci e ombre
Diciamolo subito senza mezzi termini : per essere custode di una storia millenaria che si dipana dagli albori della cultura ellenica in avanti , la Salonicco di oggi offre troppo poco,, se non altro in termini di presenza storica. Più che altro le sue poche vestiti areò suo passato paiono squagliate dentro le Scilla e Cariddi del ventesimo secolo : il Cemento e l’Asfalto. Ecco, queste due credute mostruose potrebbero essere assunte come termini di una costruzione logica ideata da un filosofo che qui visse e tenne banco, Aristotele, mentre e la costruzione logica di cui parliamo è ovviamente il sillogismo, ove se con A lasci il Cemento ad edificare ogni cm di costa coi palazzi fin dentro l’acqua e con B poi lo devi imbrattare di Asfalto per farci passare le macchine, la risultante C sarà che avrai una esigua percentuale di popolazione con bei appartamenti vista mare e garage- muniti ma il resto della città un po’ di merda. Beh, forse siamo stati un po’ troppo aciduli dai . Diciamo così, ora che abbiamo individuato il peccato originale , passiamo a tracciare il quadro positivo della città, che mi pare si basi su luci e ombre, intese non in senso metaforico ma in quello pregante di contrapposizione tra luminosità e buio. Partiamo come è normale che sia dalla Luce : è bellissima quella che inonda il lungomare ed il porto proteso a sud sul golfo saronico, una luce lattiginosa e levantina, resa più robusta a tratti dal vento melteni che spira dalle sovrastanti montagne. Il porto di Salonicco tra l’altro ha assunto nel secolo scorso una funzione cruciale nella geopolitica dell’area, essendo reclamato da paesi dell’area balcanica senza sbocco al mare, in particolare dalla Serbia, come proprio sbocco marittimo. Con l’inserimento recente della Germania nelle logiche credito-debitorie con la Grecia, il porto è stato inserito nella partita col colosso tedesco, che delle Serbia è il nemico giurato, alterando questa “servitù di passaggio riconosciuta ai serbi e l’equilibrio geopolitico già fragile della regione . Ad ogni modo la mano tedesca direi che si vede perché proprio il porto è divenuto un’affascinante area multi- funzionale, con ex capannoni e dock portuali resi bar, ristoranti e sale cinema, come fossimo ad Amburgo . Proprio nel corso del nostro soggiorno, si tiene ad esempio un bellissimo ed elettrico festival del cinema, con un viavai di registi ed intellettuali . Ecco , e qui veniamo al secondo aspetto pregnante di Salonicco : le sue ombre , da intendersi come quelle che si delineano quando cala la luce e arriva la notte, perche quella di Salonicco è una gran cazzo di bella notte . Un’energia davvero notevole e ad a tratti travolgente permea la città dal tramonto all’alba, in una babele eterogenea di locali per tutti i gusti, che va dai baretti per giovani e giovanissimi, a quelli per hooligans ubriaconi piovuti da chissà quale angolo della terra d’Albione per finire a quelli per palati più fini. Davvero vivida e frizzante la Salonicco di notte, unexpected ! Tornando al giorno ci sono poi dei gran bei musei come l’archeologico e quella della cultura bizantina ma, su tutti, il fulcro della città appare il monumento-simbolo che troneggia sul lungomare, eretto dal sultano Mehlet quando si impadronì della città e destinarlo addirittura a prigione ! Beh, pare che tra i detenuti circolasse a fine giornata sempre una stessa battuta : “exo einai i talassa”….. ce sta o mare fore
Alexander- giorno 5 : La lama balcanica
Una lama affilata, o meglio due lame diverse, una concettuale e l’altra vera e propria di credo metallo: questa può essere la chiave interpretativa della affascinante giornata odierna. Si, perché dovremo attraversare un bel pezzo di Balcani, dei Balcani quelli veri, fino ad esserne estratti fuori sul mare Egeo. Entrare nei Balcani ed uscirne è un po’ coke essere fagocitati da un gigante di roccia e polvere per venire poi sputati fuori, come in qualche leggenda della cosmogonia greca o norrena. Ecco perché dovremo agire come una lama dentro di esso, squarciare il gigante da nord e sud lungo una pista che si dipana sopra le alture della Pelagonia, il selvaggio Pelister, per poi calare sulla piana di Bitola, la città dei consoli fondata da Filippo il macedone e da lì raggiungere un valico di frontiera con la Grecia da cui immetterci nella Macedonia ma quella greca (vi è persino una querelle legale tra le due Macedonie, vinta per ora dalla fazione greca che ha ottenuto il “copyright”). Dal confine dovremo raggiungere la via Egnatia e con una deviazione raggiungere poi la “capitale ancestrale “ del Regno macedone , Ege, dove in una vicenda davvero shakespereana comparirà la seconda lama: quella che li trafisse Filippo II di Macedonia durante il banchetto nuziale della figlia Cleopatra dandogli la morte. La sua incedibile tomba giace in quel posto e voglio a tutti i costi vederla prima di proseguire per Thessalonica. Ah, avrei pensato anche ad una prima sosta prima del confine sul sito di una città uh tempo gloriosa chiamata Heraclea Lyncestis, in onore ad Ercole suo fondatore ed alla lince che vive acquattata nei boschi circostanti . Insomma un programmone bello serrato. E per renderlo possibile , trovo un gigante buono disposto a farci da driver: si chiama Vedat ed è un uomo buonissimo che si mette subito alla guida sotto un diluvio di acqua da cielo che Dio la manda . Ci lasciamo alle spalle il lago di Ohrid e ci inerpichiamo su per le alture del Pelister, lasciandoci alle spalle anche l’altro lago gemello di Prespa e la sua isola dei serpenti, Golem Grad, che manco stavolta riesco a vedere . Giunti alla volta di Heraclea Lyncestis dobbiamo prendere atto che almeno per oggi piuttosto che la lince, gli unici animali reperibili sono i cani , i cosiddetti famosi “cani morti” che piovono da cielo . Insomma sotto un diluvio non risulta visitabile un sito archeologico dotato di bellissimi mosaici e templi ma tutto all’aperto . Peccato, perché ci tenevo a visitare sta gemma nascosta legata alla storia di Filippp e Alessandro in quanto che costituiva la loro roccaforte per le incursioni dei nemici Illiri da nord nonché la base sulla via di commercio con Roma . Così ripieghiamo per una breve sosta a Bitola, città storica anche essa poco prima del confine, con un’impronta a metà ottomana e metà asburgica, un po come Sarajevo . Bitola rappresentava a sua volta il limes estremo dell’impero asburgico con l’impero ottomano: ecco spiegata la presenza di palazzi in chiaro stile viennese frammistati a bazar e moschee chiaramente ottomane . Poco dopo finiscono le montagne e troviamo il confine nel bel mezzo del nulla . La sensazione di Nulla proseguirà per un bel po anche nella Macedonia greca che si presenta come un gigantesco e disabitato pianoro declinante verso l’Egeo, interrotto solo dai monti delle Meteore ad un tratto . Con una deviazione dall via Egnatia ci mettiamo alla ricerca della antica capitale macedone Ege, che troviamo in mezzo ad un mare di ulivi , in un sito museale davvero ma davvero stupendo che sorge come una piramide in mezzo ad una verde campagna . Qui sorgeva il palazzo reale di Filippo (magnificamente ricostruito !!!!) e qui egli trovó la morte, il giorno del banchetto nuziale di sua figlia , la secondogenita dopo Alessandro, avuta dalla prima moglie Olimpiade. Ah, Olimpiade proprio lei , la moglie bella e giovane ripudiata da Filippo per Euridice figlia del generale Attalo…..Ad assestare la lama nella schiena del re è un certo Pausania di Orestide , sua fidata guardia del corpo nonché si vocifera anche suo amante segreto. Ma nessuno vuole credere a ciò. Non si è ancora rappreso il sangue che sgorga dal corpo morente di Filippo che tutti cominciano a gridare a palazzo il suo nome, quello di Olimpiade, la empia regina decisa a vendicare il suo orgoglio ferito ……A tutt’oggi questo noir d’epoca non ha trovato ancora soluzione ma di certo sarà una dei motivi che spingerà Alessandro a intraprendere il suo cammino di conquista verso Oriente ma questo avremo modo di vederlo nel prosieguo del nostro fantastico cammino..
Alexander- Giorno 4 : Il Regno della Luce
Visto che da qualsiasi lato si arrivi a Ohrid si tratterà di scendere da qualche montagna, si paleserà sin da quel momento un effetto ottico mirabolante cui ben presto dovrete abituarvi: dalla cima di una qualche montagna vedrete a fondovalle un sorta di catino lucente come un metallo prezioso , una sorta di battistero iridescente e abbagliante in cui vorrete subito calarvi .
Il lago di Ohrid è oggettivamente uno dei posti più belli dove sia mai stato, ove avevo un gran desiderio di tornare; il motivo per cui sia semi- sconosciuta agli italiani non mi è a mia volta noto ma mille volte meglio così.
Le origini di Ohrid affondano nella notte dei tempi, in epoca ove cho la comandava qua erano i Pelagoni, ”gente di mare” a voler dedurre una etimologia plausibile a questo nome, e infatti il lago di Ohrid proprio un mare sembra con le sue distese azzurre inondate di luce ove vivono pesci singolari e anche un po’ mostruosi, tipo l’anguilla di Ohrid che per arrivare qui a deporre le uova e poi morire , si fa un culo tanto partendo in un viaggio inverosimile dal mare a risalire i fiumi esattamente come i salmoni . Anche una specie di trota è autoctona di questi luoghi ed è così apprezzata per le sue carni delicate ed al tempo stesso sode come il corpo di una giovane sposa da rischiare l’estinzione, rischio che si rinsalda e si accresce ad ogni mio passaggio qua . I Pelagoni, gente di mare, chiamarono questo luogo Lychnidos, il “Regno della Luce”, e mai nome sembró più appropriato. Il luogo fu un crocevia di popoli come d’altra parte tutta la Macedonia stessa e la sua storia si interseca con tutte le vicende dei popoli circostanti, dagli Illiri passando per i Greci ed il periodo ellenistico , i Romani che posero Lychniidos come tappa della via Egnatia, i bizantini che qui edificarono delle chiese e dei santuari di inverosimile bellezza, i veneziani che arrivarono fin qui perché dovunque c’è acqua c’è Venezia, liquida sovrana di un pezzo di mondo . Anche la storia recente della guerra fredda vede Ohrid ergersi a meta ambita della nomenclatura del blocco comunista ed in particolare proprio del padre- padrone di quel laboratorio etnico caduto in disuso chiamato Jugoslavia, parlo di Tito che qui aveva una bellissima residenza ove accoglieva capi di stato ed amanti .
Ma tra i tanti periodi storici che investono la bellissima Ohrid, siamo tenuti per esigenze di copione a sceglierne uno: quello di Alessandro il macedone e sua madre, originaria di un posto non lontano da qui . Già la madre di Alessandro, un personaggio cruciale nelle vicende del figlio come d’altra parte lo è ogni madre ma al tempo stesso protagonista di una vicenda shakespereana, anzi degna di una tragedia greca visto che siamo in tema . Ecco, la grandiosa drammaturgia greca ci ha raccontato di personaggi femminili meravigliosi e conturbanti, donne costrette a dividersi tra cuore e ragion di stato, costrette a dilaniarsi nel essere spose di uomini potenti quanto brutali e chiamate a vivere situazioni drammatiche . Parlo di personaggi come Medea, Antigone, Clitemnestra e tanti altri. Non so se abbia mai trovato posto in una tragedia il personaggio femminile di Olimpiade , non mi risulta ma meriterebbe di farlo . Ecco, il dramma inizia già dal nome: lei battezzata Myrtake dal padre Neottolemo re dell’ Epiro, è costretta ad assumere quello di Olimpiade, imposto dal marito per auto celebrare una sua vittoria farlocca appunto ai giochi olimpici, dove negli incontri di pigolato arrendevoli pugili si sforzavano a chiavare capate sulle mani del loro re adorato. Re che aveva il nome di Filippo II di Macedonia , padre di Alessandro . Uomo dai modi rudi e dai tratti barbarici, aveva preso in sposa Myrtale poi divenuta Olimpiade in tenera età, in una logica di espansione geopolitica verso il regno del padre, quell’ Epiro posto tra la Macedonia ed il mare Adriatico . La bella Olimpiade pare disprezzasse profondamente la rudezza di modi e la scarsa propensione alla cultura e alle arti del consorte guerriero Filippo , così da riuscire a imporre a quest’ultimo il migliore precettore possibile per il figlio nascituro Alessandro : la scelta cadde su un filosofo di corte capace di discorsi e logiche fuori dal comune , parliamo di Aristotele. Ma la assenza di educazione pare non fosse il difetto peggiore di Filippo agli occhi della giovane sposa : il sovrano era figlio di una cultura finì ad allora ritenuta semi-barbarica , che concepiva istituti ormai desueti nelle corti degli edulcorati greci come la poligamia: così un bel giorno, quando Filippo annunció che si sarebbe preso in moglie pure la figlia di un suo generale, una certa Euridice, il fardello per Olimpiade diventó troppo pesante di palettare e se ne andò di casa o meglio di palazzo, portando con se i figli Cleopatra ed Alessandro . Andarsene di casa con i figli al seguito non era proprio un gesto semplice ed universalmente accettato nella Grecia del 3 secolo a. C e certo foriero di conseguenze, specie se sei la regina per altro “forestiera” di un regno come quello macedone . La povera Olimpiade prende a vagare per le corti dei regni vicini chiedendo asilo ma non trova dai parte dei regnanti la stessa disponibilità ed ospitalità che mostravano quando sfilavano a corte del potente marito, che ora non vogliono incazzare: ci mancherebbe di trovarsi le fameliche ed imbattibili falangi macedoni di Filippo sotto il palazzo per “roba di femmine “. Alla fine l’unico che da accoglienza ad Olimpiade ritornata Myrtale come da nubile è suo zio Alessandro d’Epiro, che accoglie la nipote ed i suoi figli confinandoli però in una luogo periferico del regno, quasi a voler dire all’ex marito : “se vuoi riprendertela, te l‘ho lasciata la”
Quel luogo d’asilo dorato era appunto Lychnidos, l’odierna Ohrid regno della luce , dove la bella Olimpiade coi figli Cleopatra e sopratutto Alessandro comincia a pianificare la sua feroce vendetta di donna tradita verso il fedifrago e rude marito Filippo….e questa storia la incontreremo certo più avanti nel nostro fantastico viaggio

Alexander – Day 3: Furbi contrabbandieri macedoni
Qualche tempo fa, diciamo un paio di anni, si giocó un singolare mondiale di calcio dedicato alle “nazioni cd.non riconosciute”. Quel del riconoscimento internazionale è in effetti un concetto del diritto internazionale piuttosto vacuo e suscettibile di troppe interpretazioni, sul quale adesso certo non voglio tediarvi, limitandovi piuttosto a dire che a sta bizzarra edizione del mondiale prendevano parte nazioni come la Palestina o i Paesi Baschi, le cui rivendicazioni sono universalmente note, frammenti di zone di mondo dimenticate dove sorprendemente sono stato quali Ablhazia e Nagorno Karabakh e altre ancora. Dalle parti nostre pure prese parte una delegazione sportiva di quei cazzi allerti della Padania, che come nazione ha lo stesso fondamento storico-giuridico e la stessa credibilità di quella madonna che fa apparire gli gnocchi la domenica ai fedeli in una pezza di terreno chiamata se non erro Trevignano ma non voglio dedicare una parola del mio diario di viaggio a simili nullità. Piuttosto destava la mia attenzione ed il mio tifo una squadra, che forse si sarà allenata al Damecuta, perché si chiamava Ciamuria. Si, proprio così, e anche questa è una zona di mondo dove sono già stato anzi quella dove sono tornato adesso . La Ciamuria, abitata dai Ciamuri, è una zona a cavallo tra Albania, Grecia e Macedonia, che prende il nome dal fiume Ciam e corrispondente all’antico Epiro, quello da cui sbarcó un giorno in Italia PIrro, il re che perdeva le battaglie pur vincendole perché ogni vittoria aveva un costo altissimo tanto da far divenire proverbiale la “vittoria di Pirro” come affermazione inutile . Da questa terra veniva la madre di Alessandro , Olimpiade che qui si ritirerà nei momenti più difficili della sua “carriera” di regina, quelli seguiti all’uccisione del marito Filippo, padre di Alessandro Magno. Non è del tutto inesatto dunque dire che in Alessandro Magno scorresse sangue ciammurro ed in effetti qualche similitudine ad esser maliziosi ce la si potrebbe vedere ma andiamo oltre. Si, perche di questa terra è originario pure il fenomeno che ho beccato su internet per portarci in macchina alla prossima destinazione, tutt’altro che facile a raggiungersi. Lui si chiama Mozi e deve condurci oltre il mitico passo di Qafe Thani in Macedonia. Anche qui qualche similitudine coi miei concittadini ciammurri appare subito evidente, specie nell’accentazione delle parole con quella sorta di dieresi che rende la vocale A più simile ad una O. Mozi denota inoltre una sua particolare vena a fare battute del cazzo, che si rivelerà particolarmente fuori luogo qualche ora più avanti, dalle parti del tenuto passo dei contrabbandieri del Qafe Thani. Per ora si limita a dire “tu non potere venire Macedonia, perché tu perso tuo passaporto” ……”ma come perso mio passaporto , Mozi ? Lo tengo nella giacca nel bagaglaio, mica niente eh ?????” E lui : “io scherzaaaaaaaa ahahahah”. Poi comincia a sfrecciare col sul bolide e con una abilità alla guida davvero notevole per le verdi colline della Ciamuria fino ad una città dalla bruttezza davvero ragguardevole chiamata Elbasan, una specie di sintesi del Degrado urbano irrobustita pure dalla presenza di una gigantesca fabbrica di cromo e metalli pesanti come nella città dei Simpson. Da molti km ammiriamo una densa pira di fumo nero come catrame che si alza in vari pinnacoli e pensiamo alle esalazioni da qualche ciminiera ; quando arriviamo nei pressi scopriamo che va ancora peggio ovvero che hanno deciso di accendere una sorta di gigantesca grigliata dei rifiuti tossici nel bel mezzo della fabbrica, a pochi metri dal centro abitato e dalla nostra strada . Dopo la “città- gioiello” di Elbasan, la strada invece piega in una profonda valle di montagna scavata dal dirompente fiume Shkumbini, che in effetti ti scombina un bel po ad arrivare fino al valico di frontiera con la Macedonia, dove il nostro driver mette per la seconda volta in scena la sua ironia devastante . Lo vedo confabulare animatamente nel gabbiotto delle guardie doganali albanesi- macedoni di sto posto sperduto e poi tutti insieme guardare sul retro della macchina dove siamo seduti noi e prender a ridere. . Al suo rientro a bordo , con il rilascio finalmente dei documenti necessari a passare la frontiera (per i quali si era già necessaria pure una deviazione fino ad un curioso bugigattolo nel bel mezzo del nulla che rilasciava non so quale autorizzazione sul veicolo), mi fa: “ sai cosa detto loro che mi domandavano di te ? “ “No, cosa hai detto scusa “ . “ io detto che tu importante politico di mafia italiana che trasporta un kg di cocaina, così loro lasciare subito passare….”
“ Ma tu veramente fai ?????”
“Ma nooooo, io scherzaaaaaa ahahahaha”.
In effetti sta ironia stralunata delle guardie di frontiera balcanica l’avevo già sperimentata anni prima, quando passando proprio da qua fui fermato da uno d loro che uscì dalla guardiola, fece fermare il bus prendendo a gridare il mio nome “Espositooo Andreaaa…” ed a me spaventato che chiedevo che mai fosse successo , lui “Esposito , Capri????”
“Si, Capri……”
“Fiction Capriiiiiiiii!!!! Mia moglie vedere tutte le puntate !”
Quando gli dissi poi che una parte era girata al Gatto Bianco credeva lo volessi perculare e rientró tutto intofato nel gabbiotto .
Insomma un avamposto del teatro dell’ assurdo sto valico di frontiera del Qafe Thani, dove in effetti una rappresentazione dell “aspettando Godot” di Beckett non stonerebbe . Mi sa che si è fatta ora di salutare il simpaticone di autista . Poco dopo il passo siamo in Macedonia, in quella che al tempo di Alessandro si chiamava Pelagonia ed era detto “Regno della Luce”, ma per quella bisognerà aspettare domani perché ormai è notte.
Samarcanda ora è un po’ più vicina
Alexander – Day 2: la Città delle mille finestre
“In questo preciso istante almeno 40 occhi vi stanno scrutando”
Questa la simpatica frase con cui un vitale professore di mia conoscenza accoglieva ospiti e amici al loro sbarco sull’isola di Capri, con riferimento alla diceria locale che vuole le persone del zona del porto a Marina grande (e tra loro in particolare le attempate signore di una certa età) sempre assai intente a scrutare dalle finestre di casa il viavai sottostante, arrivando con questa ben calibrata scelta prospettica ad avere un quadro dettagliato di chi parte e di chi arriva, di chi traffica e guadagna e quanto guadagna nonché ovviamente di chi si ama e con chi si ama.. Va da se che una tale attività appare endemica di ogni piccolo paese ma, ad ogni modo, dando per buona la leggenda paesana, sta da dire che le attente vecchiette della Marina davvero eleggerebbero a loro archistar preferito il tizio che ha concepito e realizzato la struttura urbana e più nel dettaglio le finestre delle case di questo posto in Albania chiamato Berat ! L’artefice o probabilmente gli artefici andrebbero ad ogni modo ricercati in un passato piuttosto lontano, di quando questa fetta di mondo apparteneva ancora all’Impero ottomano e sulle rive dell’irruento fiume Osumi sventolava il gonfalone di Costantinopoli. Si, perché questo incantevole paesino, abbarbicato su una collina alla cui sommità si erge la Rocca di ali Pasha, vanta un numero esponenziale di bellissime case in legno ottomane, ognuna delle quali dotata di 8 forse anche dieci finestre, in modo da offrire sempre una panoramica estesa sulla piazza ad anfiteatro e sul lungofiume, ove le giovani coppiette si baciano sul traballante ponte ben sapendo che certo il loro amore non potrà passare sotto silenzio . In effetti il privilegio dell’anonimato nella magnetica Berat non pare riconosciuto ad alcuna categoria sociale, se è vero che esiste ancora oggi una attivissima e frequentatissima “ Moschea degli scapoli”, dove appunto i giovanotti di fede islamica non ancora saliti all’altare vanno a rivolgere la loro supplica ad Allah al fine di fargli trovare una bella mugliera . A dirla tutta non sarei poi sicuro che non lo supplichino invece del contrario , l’arabo- albanese lo mastico poco; Resta comunque da dire, facendosi un giro la fuori e vedendo le facce, che, a prescindere delle volontà estrinsecate ad Allah di matrimonio o celibato eterno , in parecchi se non nella totalità dei casi la scelta pare proprio forzata nel senso che può scendere pure il Profeta da cielo, a quei catorci non se li piglia nessuna. Lasciata alle spalle dunque la Moschea dei cessi a pedale, la visita della magnifica Berat prosegue nello splendido quartiere Mangalemi o in quello oltre il fiume, ove sta un bel ristorante intitolato ad Antigone, la donna murata viva per amore dal cainat’ di cui ci parla Sofocle, ed ecco che ancora una volta ci catapultiamo in una sfera sentimentale chiacchierata e sbirciata . Ma l’agnello stufato con le melenzane mentre inquadrettato in una delle mille finestre sotto scorre l’impetuoso Osumi e si alza il muezzin, è il modo più bello per cominciare e perlomeno entrare nel vivo di un viaggio che so già sarà fantastico.
A Samarcanda mancano ora 5.355 km. Ma chi m’accir a me ?
Alexander- Day 1: la Rimpatriata Sciacalla
Giorno 1 – La Rimpatriata Sciacalla
Il diario di un viaggio attraverso paesi e culture diverse , montagne e mari , deserti e ghiacciai,
fino alla lontana Samarcanda, si apre con la estrinsecazione di un concetto universale: quello di Amicizia.
Esso è di certo un concetto tutt’altro che estraneo al personaggio cui tutto questo ambaradan è dedicato ovvero Alessandro Magno : il Nostro conosceva profondamente il potere dell’Amicizia, come quello della Spada e forse anche più. Non è inesatto ne azzardato dire che alla base della moltitudine di vittorie, imprese e vicende varie di vita che investirono Alessandro ci fosse l’Amicizia, che essa fosse la pietra angolare della sua straordinaria vita, almeno fino al momento ascendente della sua parabola . Si, perché andando a ricostruirne le gesta si capisce abbastanza presto come il Nostro non fosse un sovrano egemone e solo, ma avesse a fianco una folta schiera di amici inseparabili sin dalla giovanissima età, che lo accompagnava inscindibilmente sul campo di battaglia come sul talamo nuziale, nella stanza del trono come nel guado di un torrente . I macedoni Tolomeo ed Arpalo, il generale cretese Nearco, il bellissimo compagno di infanzia Efestione divenuto suo amante, l’inseparabile Clito il Nero capace di salvarlo da una spada nemica un attimo prima che il barbaro che la brandiva sferrasse il colpo decisivo. Ed a bene vedere, la invincibile formazione dell’esercito macedone, l’unità di base capace di sbaragliare forze nemiche soverchianti anche dieci volte per numero era detto o no “falange” ? Bene, la falange è dopotutto un osso delle dita di una mano, l’arto di cui dispongono gli uomini e poche altre specie e che esprime meglio di ogni altra cosa in natura l’essenzialità e la Interdipendenza di tutte le parti , “come le dita di una mano” appunto .
Quella macedone suonava un po’ come una rock band di amici del liceo dei giorni nostri , ad un certo punto investito da un inusitato successo planetario ma che sanno rimanere fertili e creativi fin quando restano aderenti allo spirito originario . Se il successo col fiume di soldi e connessi che porta, travolge anche uno solo di loro, viene meno tutto il complesso, scompare tutta la alchimia originaria . Quante ve ne vengono in momenti di rock band cosi, vittime di questa precisa parabola ? A me centinaia . Sarà quello che accadrà anche un po’ ad Alessandro: fin quando saprà essere il front leader di un gruppo che spacca, avrà il mondo ai suoi piedi . Quando inebriato dalla fama e dal potere, arriverà addirittura a tradire il suo inseparabile amico Clito il nero, trafiggendolo addirittura mortalmente con la lancia , sarà lì che romperà l’alchimia ed il messaggio di base e comincerà la sua parabola din discesa . Ma è una storia che vedremo più avanti .
Per ora, a proposito di Amicizia ci siamo noi che ci siamo dati appuntamento in Puglia, per i 50 anni di un amico andato a vivere lì e a cui vogliamo tutti molto bene. Era una sorpresa e ci è riuscita benissimo, perché come le organizziamo noi Sciacalli queste cose , pochi sanno farle . C’era chi è partito da Capri sotto una tormenta, chi da Milano, chi da Roma , addirittura da Madrid e da Londra e chi ha coordinato tutto da casa non potendo essere qui fisicamente, per poi ripartire tutti il giorno dopo ognuno verso le proprie destinazioni ed io a proseguire verso l’altra sponda del mare Adriatico ovvero l’Albania, il viaggio che arriverà fino a Samarcanda. Ma la prima tappa doveva essere qui, perche questa era la nostra serata
Alexander – Prologo
PROLOGO
Quello per il quale sto per partire e a cui ho pensato in maniera incessante e finanche ossessiva nelle ultime setttimane,forse mesi, è un viaggio che definirei con un aggettivo meglio di altri : abnorme . È un viaggio abnorme, come espressione di una grandezza irregolare e fuori norma, non funzionale; è abnorme come un rumore che si deflagra da un sottosuolo magmatico; è abnorme come abnorme il mostro che lo ha generato, la mia Fantasia . Quest’ultima è una considerazione assai meno auto-lusinghiera e compiaciuta di quanto possa sembrare, perché io ritengo davvero la mia Fantasia come una sorta di Leviatano, una creatura mostruosa che mi alberga dentro d qualche parte e che si presenta talvolta a reclamare la sua libbra di carne, da esaudire con un viaggio, una caccia al tesoro o robe del genere, altrimenti mi consuma e fa sentire come un bambino con la paura di un vicoletto buio. E così per farla contenta e darle sazietà anche stavolta, mi sono inventato sto viaggio, dove a dirla tutta ho un po’ bluffato, nel senso che questo viaggio lo ha già fatto qualcun’altro prima di me , qualcuno di assai più noto ovviamente. Ma dopotutto faccio sempre un po’ così, si tratta di mettere su un asse cartesiano uno spostamento tra un A e B usando come ascisse la Geografia e come ordinate la Storia. E dunque se A è casa mia a Capri , il B lo collochiamo da qualche parte in quello che oggi si chiama Uzbekistan, ed in mezzo ci mettiamo una parte di mondo da attraversare che oggi si chiama come si chiama ma che al’ epoca dell’impresa del mio illustre predecessore era occupato da luoghi che andavano col nome di Epiro, Pelagonia, Tesprotia, Macedonia, Tracia, Troia, Bitinia, Cilicia, Cimmeria, Regno di Urartu, Corasmia e tanti ancora . Le strade possibili sono un bel po come tanti i bivi da scegliersi. Diciamo che in linea di massima dovrei salpare da Bari per raggiungere quello che un tempo si chiamava Epiro e oggi Albania meridionale, dove la madre del mio eroe ebbe i natali e anche Egli si rifugió dopo l’assassinio del Padre, poi non saprei se andare subito a Est verso la terra ove questa leggenda ebbe origine, la Macedonia ed il “regno di luce” della Pelagonia o svoltare a sud verso le sorgenti del fiume Acheronte (che esiste davvero , si) in modo da evocare il mio eroe, i villaggi di pietra della Zagohoria e le Meteore. Diciamo che per certo le due strade si ricongiungono a Thessalonika, da cui marciare attraverso la Tracia e il fiume ove Egli visse la prima vittoria. Verrà poi l’Asia Minore, ove Egli sbarcó ove un tempo stava Troia, accolto da una pioggia di frecce persiane, una delle quali stava per ucciderlo prima che lui si ergesse sul Bucefalo a sbaragliare i nemici. E poi la dotta Efeso, la Licia e la Bitinia fino a Isso dove il suo alter ego persiano Dario disponeva di un esercito 9 volte più numeroso ma ruppe in fuga sgomento di terrore di fronte alle sua falangi . Verrà poi la Mesopotamia col Tigri e l’Eufrate, e nuove truppe persiane a sbarrargli il passo inutilmente , per una strada che da qui si dipana oltre Babilonia ed un regno dell’ignoto, forse ancora oggi . Terre grandi come l’Europa ricoperte da steppe sconfinate, che oggi si chiamano Kazakistan o Uzbekistan, ove esistevano laghi or divenuti deserti e buchi nel terreno che bruciano come fossero porte dell’inferno . Ed alla fine, oltre i deserti bianchi e le montagne rosa, sta lei, la Città blu che diede in sposa la bella Oxane al Nostro. Li sta Samarcanda, in Uzbekistan, mia meta di arrivo . E questo che sto per compiere, se non lo avete ancora capito , è il viaggio che su per giù duemila e cinquanta anni fa compi Alessandro di Macedonia, figlio di Filippo ed Olimpiade, a tutti noto come Alessandro Magno.
Terrò un diario di viaggio qui come sul mio blog che chiamerò “Alexander”. Ad accordar fiducia a Google maps la via più breve fino a Samarcanda consta di quasi seimila km, 5.926 per l’esattezza . Ma se sto già in Puglia vuo dire che ne ho percorsi circa duecento, quindi ne mancano 5.700 e sto già a buon punto ! E forza, allora, partiamo risoluti ed indomiti per la nostra impresa come Alessandro Magno !

Dolcissima Mljet, isola di Ulisse
Nella moltitudine e più di isole e isolotti della Croazia, un posto speciale nel mio cuore lo occupa a tempo indeterminato l’isola di Mljet, Meleda in veneziano, nomi entrambi assonanti con la parola “miele” e non certo per casualità: il nettare che qui viene tutt’oggi prodotto trova estimatori sin dagli albori della cultura greca, dai tempi di Ulisse e Penelope per capirci . Si , perché al di là degli struggenti scenari, delle pinete che paiono annegare nel blu elettrico del mare, delle lagune salmastre che col mare stesso si confondono in un tutt’uno disorientando pure i pesci che paiono finire quasi da soli nelle reti, vi è un motivo ulteriore che me la fa amare e discende da quella che è la mappa più bella del Mediterraneo che sia stata mai disegnata, quella dell’Odissea di Omero. Per quanto mi riguarda questa mappa vince per distacco proprio perché disegnata non lo è stata mai ma è un compito che viene lasciato in parte alla Fantasia, in parte a riscontri oggettivi che gli inceppati come me della cd “geografia omerica” si sforzano a trovare . Bene , nella mappa immaginaria dell’Odissea, Mljet dovrebbe corrispondere all’isola di Ogigia, quella dove Ulisse s’iimbatte nella ninfa Calipso, la quale lo tenne prigioniero per sette anni facendogli smarrire la rotta e facendolo girare con la sua ciurma in tondo tra le isole . A stare qui e guardare la moltitudine di isolotti e scogli affioranti , per non parlare di canali e lagune, si intuisce come dovesse essere in effetti facile perdere la rotta del mare aperto, a prescindere dalle maledizioni di una ninfa innamorata ….
Mljet è anche il parco naturale più antico della Croazia e come già detto qui si fa un miele dj millenaria bontà . Ma il territorio è invece come il corpo di un pianta senza fiori e questa è a ben vedere una fortuna, perché così attira meno insetti : il suo essere più che altro priva di comodi accessi al mare assicura sopravvivenza alla sottocultura devastante della Trimurti spiaggia/ lettino/ aperitivo, volta a trasformare ogni cm utile di bagniasciuga sostanzialmente in una discoteca diurna.
La dolce Meleda, un luogo in cui perdersi come vi si perse Ulisse

Dalmazia, Serenissima figlia
Un luogo unico al mondo è certo Venezia. Mia opinione è che ad ogni modo la sua unicità discenda non solo dalla incomparabile suggestione della città e del Canal Grande , da questo scrigno di bellezza rinascimentale come immerso in un liquido amniotico ancestrale: io credo che tale unicità discenda anche dalla promanazione enorme che la Serenissima sa dare di se . Se pensiamo che all’apogeo della sua potenza , collocato intorno a fine 1500, la città di Venezia, alla guida di una lega composta anche da una componente minoritariadi napoletani e genovesi,riuscì a Lepanto nel 1581 a sbaragliare la intera flotta dell’Impero Ottomano , che occupava più di metà del mondo allora conosciuto , ci rendiamo conto solo in parte della potenza della Serenissima. E se dunque una parte del mondo era sotto il vessillo del Paacia di Constantinopolj, l’altra metà parlava veneziano.
Tutta la Dalmazia, disseminata di isole verdi e scogliere calcaree che si perdono come stelle marine nel blu dall’Istria al Montenegro, parla veneziano, abita in Borghi veneziani e conserva nomi di città e strade in veneziano. Tutta la Dalmazia è ancora irradiata dalla luce di Venezia.
Ed in una di queste isole , la bellissima Corcula, nacque uno dei figli più noti della Serenissima, capace con la sua lungimiranza di legare per sempre la sua madrepatria al lontanissimo Oriente : Marco Polo
