Dalmazia, Serenissima figlia

Un luogo unico al mondo è certo Venezia. Mia opinione è che ad ogni modo la sua unicità discenda non solo dalla incomparabile suggestione della città e del Canal Grande , da questo scrigno di bellezza rinascimentale come immerso in un liquido amniotico ancestrale: io credo che tale unicità discenda anche dalla promanazione enorme che la Serenissima sa dare di se . Se pensiamo che all’apogeo della sua potenza , collocato intorno a fine 1500, la città di Venezia, alla guida di una lega composta anche da una componente minoritariadi napoletani e genovesi,riuscì a Lepanto nel 1581 a sbaragliare la intera flotta dell’Impero Ottomano , che occupava più di metà del mondo allora conosciuto , ci rendiamo conto solo in parte della potenza della Serenissima. E se dunque una parte del mondo era sotto il vessillo del Paacia di Constantinopolj, l’altra metà parlava veneziano.
Tutta la Dalmazia, disseminata di isole verdi e scogliere calcaree che si perdono come stelle marine nel blu dall’Istria al Montenegro, parla veneziano, abita in Borghi veneziani e conserva nomi di città e strade in veneziano. Tutta la Dalmazia è ancora irradiata dalla luce di Venezia.
Ed in una di queste isole , la bellissima Corcula, nacque uno dei figli più noti della Serenissima, capace con la sua lungimiranza di legare per sempre la sua madrepatria al lontanissimo Oriente : Marco Polo

Il Milione: alla Salute!

La cristianità fa una gran spendita di concetti come la pace,la serenità o la gioia ma io francamente ho sempre faticato non poco a rintracciarli dentro quel sistema di valori. Anzi, tutto mi è sempre apparso dominato da una cupezza e da un surrettizio senso del peccato e della colpa, teso a mortificare e reprimere qualsiasi gioia del vivere. Da questa mia certo personale lettura esula la chiesa di Santa Maria della Salute di Venezia: questa magnifica edificazione, che pare quasi magicamente poggiata sule acque, riesce si a donarmi un immediato senso di pace e serenità. E poi sta adagiata li, quasi all’uscita o all’imbocco del canale, a salutare o accogliere i mercanti di ritorno o in partenza per mari lontani. Non la poté vedere Marco (Polo) quando da qui salpo’ per il suo viaggio, giacché credo sia di edificazione successiva al 1200. Mi son permesso di sceglierla comunque io come simbolico viatico di buona fortuna per il viaggio che va a iniziare

Il Milione: un treno in Pannonia

Giorno 7
Il controllore del treno e’ un mestiere ove gli anni di servizio e l’esperienza fanno la differenza. E ciò che distingue un controllore anziano ed esperto da un pivellino alle prime armi e’ una caratteristica che solo gli anni di servizio, oltre certo ad una predisposizione naturale, possono dare: la memoria visiva. Nel succedersi delle varie stazioni e nel saliscendi di persone che ne consegue infatti, un controllore e’ chiamato più volte a ispezionare i vagoni al fine di verificare il titolo di viaggio dei nuovi saliti a bordo: ebbene un controllore giovane, magari preso dal troppo zelo, finirà per chiedere sempre a tutti, anche a quelli saliti molte stazioni prima e già controllati, il biglietto, mentre un capotreno anziano grazie alla sua memoria visiva terra’ a mente chi è già salito e dove, così come forse avrà negli anni imparato a capire chi si nasconde tra i passeggeri senza biglietto, magari chiudendosi in bagno o fingendo disperatamente di dormire al suo passaggio. Ebbene il controllore del treno su cui viaggio per un lungo tratto di cammino, sebbene abbia già visto già’ parecchie primavere e debba avere già parecchi anni annotati sullo stato di servizio, continua a comportarsi come un giovanotto alle prime armi, nel senso che viene di continuo a cacarmi o cazz andando trovando di vedere il biglietto e rendendomi impossibile il sonno. Al di la dell’esperienza cmq, non deve essere stato proprio dotato da da Madrenatura di particolare acume e ciò appare già desumibile dai tratti somatici e sommamente dallo sguardo: su un ovale simile a quello di un particolare tipo di zucchine si intagliano due occhi come appiccicati con la colla e con la profondità espressiva simile a quella del lago Balaton che ci scorre a fianco (e’ praticamente una palude). Gli occhi precedono una fronte oblunga e infinita sulla quale si innesta prima o poi una peluria che funge anche da pettinatura. Mi soffermo con tale dovizia sui tratti somatici di questa persona perché devo dire li ho scorti con una notevole frequenza in un alto numero di ungheresi, solo tratti somatici devo dire che non mi hanno impressionato per bellezza anzi mi hanno fatto pensare a quei rudimentali giocattoli in vendita a Napoli, quei tuberi che si innaffiano ed escono germogli che sembrano capelli, di chiamano i Sarchiaponi. Ecco non è che tutti gli ungheresi tengano ora sta faccia così, però in passato deve esserci da qualche parte stata sta mamma Sarchiapona particolarmente feconda.
Ad ogni modo, poco male che il Sarchiapon-controllore venga ogni 5 minuti a chiedermi il biglietto e non mi faccia dormire, perché il paesaggio che vedo passare dal finestrino e’ proprio bello. Il treno dapprima bordeggia la Drava in piena sul tratto in cui funge da confine con la Croazia, poi taglia verso un ultimo spicchio di Slovenia detto Prekmurje, che vuol dire letteralmente “Oltre le mura” ma qui le Mura in questione sarebbero in verità un altro fiume, il Mura appunto, oltre cui questa regione si estende ( sta cosa vedo di ficcarla in qualche caccia al tesoro). C’è tantissima acqua in questa zona d’Europa, fiumi enormi e rigogliosi ovunque e il paesaggio non può che essere pianeggiante. E in un punto che più pianeggiante non si può chiamato Hodos comincia la Pannonia, la pianura ungherese a perdita d’occhio. Gia’in un altro viaggio avevo notato quanto fosse bella l’Ungheria dal treno: a parte la capitale e le città maggiori e’ un paese quasi disabitato e occupato da questi immenso spazi verdi boscosi che più a est lasciano il passo ad una steppa, la puszta, ove esperti mandriani corrono in sella a 5 cavalli insieme. Il binario corre lungo paesaggi selvaggi ove l’uomo c’entra poco e il treno al suo passaggio fa sollevare in volo un numero alto di volatili: gru, aironi e altri animali tipici degli ecosistemi paludosi, ma anche un numero consistente di rapaci che dall’alto presidiano quegli enormi acquitrini a caccia di qualche preda. Ma quasi di colpo ecco spuntare poi Budapest nella sua grandezza e un fascino fin de siècle. Sin da subito, ed e’ un’impressione che non lascerà mai si caratterizza per un numero incredibilmente alto di palazzi maestosi e storici, vestigia di un passato forse più imponente del presente ove è capitale di un paese tutto sommato piccolo e come dicevo poco densamente popolato. Una testa macrocefala su un corpo esile, proprio come il controllore, lo dicevo io che mamma Sarchiapona e’ sempre in cinta!

Il Milione – Da Venezia verso l’infinito

Il Milione
Giorno 1
“Talvolta e’ meglio perdersi lungo la strada di un viaggio impossibile che non partire mai”. La frase molto bella e’ appartenuta al fu Giorgio Faletti, scrittore di cui francamente non ho mai letto nulla, un po per pigrizia un po per un mio snobismo che me lo ha sempre fatto apparire troppo nazional- popolare. Nondimeno la massima nella sua semplice verità pare idonea a divenire un dogma di ogni Viaggiatore, di chi parte perché sente quasi di non poter fare altro.
Marco, abbreviazione confidenziale con cui d’ora in avanti mi riferirò a Marco Polo, era poco più che un adolescente scanzonato e dedito a parecchie frivolezze, tanto da lasciare scettici e perplessi sulla sua partecipazione al viaggio il padre Niccolò e lo zio Matteo, già affermati e scafati mercanti lungo la Via Lattea dell’evoluzione umana, la rotta Est-Ovest: credo che la razza umana debba moltissimo in termini di conoscenza e progresso alla moltitudine di conoscenze e commerci che suoi esponenti si sono scambiati percorrendo la via che a da est a ovest e viceversa. Anzi mi sbilancio a dire che questa non è una mia opinione, ma un dato di fatto. Per quanto giovane Marco doveva essere presumibilmente dotato di un acume e un carisma del tutto maggiori di quelli dello zio e del suo vecchio padre, se è vero che al termine del suo viaggio fu solo lui ammesso a godere delle simpatie e degli onori dell’imperatore della Cina, il quale addirittura lo nomino’ ambasciatore di una delle sue più ricche province.
Quasi 800 anni dopo il viaggio da lui compiuto presenta difficoltà sicuramente minori ma per certi versi assimilabili. Quel che mi sono messo in testa di fare più che un viaggio appare come una sorta di videogioco a livelli crescenti di difficoltà: si parte da montagne e pianure conosciute da lasciarsi alle spalle per attraversare frontiere insanguinate e confini liquidi che nessuno Sa dove collocare, castelli maledetti e campi Rom per correre verso ghiacciai eterni e steppe riarse dal Sole e da disastri perpetrati dalla mano umana. Forse e’ un po troppo arduo il tutto ma comincio a buttare le mani, poi vafammok. Idealmente il viaggio e’ cominciato già a Capri il giorno di Ferragosto, trascorso in modo insolito e bellissimo quando mi sono improvvisato sherpa di una eterogenea comitiva di amici in marcia verso le ardue piscine naturali di Orrico, per poi proseguire con una non stop notturna nei night club isolani fino alla partenza del primo aliscafo. Su questo natante becco seduto a fianco il buttafuori che manco due ore prima, dopo avermi a lungo scrutato, mi aveva ritenuto degno di varcare la soglia della quale era posto a presidio e che ora, nel vedermi in una mise del tutto diversa con zainone e sacco a pelo, mi scruta con rinnovata perplessità e chiedendosi forse come il suo sesto senso nel distinguere il grano da loglio abbia potuto essere così fallace e l’abbia risolto a far entrare quello che ai suoi occhi appare un disperato. Ma queste proprio sono le minchiate che dominano le estati capresi dalle quali scappo e dietro alle quali davvero non riesco a spiegarmi perché mai noi isolani dobbiamo infognarci. Una combinazione di treni, condita da incontri non proprio usuali tipo quel tipo con la barba che non mi stacca per un secondo i suoi occhi di dosso, mi conduce a Venezia, obbligata casa di partenza in un viaggio- tributo a Marco Polo. Venezia e’ nella sua bellezza quasi uno scherzo della Storia, con tutta quel l’acqua che ci ricorda il ventre materno e le vestigia di una passato da regina. Per secoli una sola città tenne da sola testa sui mari allo sconfinato Impero Ottomano, e ciò appare spiegabile solo in ragione di una potenza economica enorme: al soldo della Serenissima combattevano sulle sue galee marinai assoldati ovunque in Italia, ivi compresi moltissimi napoletani storicamente poveri. Su una nave da guerra veneziana si trovava da anziano ormai anche Marco, quando in un battaglia proprio la sua vicina isola natia Curzola in Croazia ( allora possedimento veneziano) fu catturato dai nemici e rinchiuso in un carcere. Qui narrerà al suo compagno di cella la storia della sua incredibile vita e dei suoi viaggi raccolte nel Milione. E’ da supporre, e la circostanza me lo rende molto più simpatico e umano, che Marco non fosse poi un mercante particolarmente abile, particolarmente bravo ad arricchire se stesso intendo. Oppure fors era uno che non amava baciare il culo ai politici locali: perché mai un uomo stato da giovane così potente e influente al punto da essere l’ambasciatore della Cina si ritrova in piena vecchiaia a combattere come soldato semplice su una unità navale minore?
La Venezia di oggi e’ a suo modo ancora un po una repubblica autonoma, con due casino concessi dal governo solo qui su 4 complessivamente ammessi sul suolo nazionale e prezzi folli anche per mezzi pubblici. Per certi versi somiglia anche un po ad un luna Park con queste torme di turisti grassi e bisunti che mangiano e cacano ovunque come piccioni, una masnada di gente che una città fatta di palazzi cinquecenteschi immersi nell’acqua palesemente non può reggere anche in termini di servizi. File di 40 minuti davanti ai cessi pubblici e pazzeschi votta-votta sui ponti tra gente che introppica dentro altri fessi che si fanno selfie a manetta: sul ponte di Rialto alcuni tedeschi ubriachi cadono o forse si menano a fini di rattusiamento addosso ad una tipa che si sta fotografando facendole cadere la preziosa cam a mare, le urla si sono sentite fino a Udine. Dico Udine anche perché è’ il posto ove mi reco in serata per raggiungere amici con i quali l’indomani siamo diretti oltre confine, a Caporetto in Slovenia nella splendida valle dell’Isonzo a fare rafting. In pratica ho percorso tutta l’Italia o quasi in treno ma non sarà manco il 2% di tutta la strada che devo fare ma forza! Oltre a Marco, ho trovato i racconti di altra gente che nel tempo si è incamminata verso la mitica Samarcanda,qualcuno ci è arrivato qualcuno ci ha appizzato le penne. A tal proposito ho beccato questo bel componimento di James Elroy Flecker, dedicato ai viaggiatori partiti per Samarcanda e che ho già elevato a mio Kharma, da ripetermi nei momenti difficili o quando penserò di non farcela. Recita così:
“We travel not for trafficking alone;
By hotter winds our fiery hearts are fanned:
For lust of knowing what should not to be know
We take the Golden Road to Samarkand”
Con l’inglese non sono proprio un drago ma me la cavicchio: ” noi non viaggiamo solo per commerciare;
da venti più caldi i nostri cuori ruggenti sono sospinti:
Per la bramosia di conoscere ciò non dovrebbe essere conosciuto,
Percorriamo la Strada Dorata per Samarcanda”
Forza!

Il Milione- Prologo

PROLOGO
Dunque dunque alla fine ci sono: oggi e’ il giorno zero, quello che precede la partenza per il mio viaggio! Più che di un viaggio stesso, si tratta di una sorta di Leviatano, un mostro biblico partorito dalla mia fantasia un po morbosa e che ora, per quanto abbia provato a ricacciarlo dentro e a rimandarlo, esce fuori divorandomi a mia volta. Se volete sapere di che si tratta mettetevi pure comodi che il fatto qua e’ lungo.
Dunque partirò domani all’alba alla volta di Venezia, casella obbligata di partenza e vi spiego dopo il perché. Da li volgerò verso la frontiera slovena, dove raggiungerò le alture di Kobarid, che in italiano si chiama Caporetto, luogo ove si consumò la famosa disfatta delle esercito italiano e che aspetto di visitare da tempo, anche perche’ pare sia il top per il rafting e il canjoning. Lungo uno spettacolare camminamento asburgico risalirò poi lungo il monte del Tricorno fino ad arrivare ad un bellissimo lago nel cui mezzo sorge un isola con un castello al centro, Bled. Sarò ormai ad un tiro di schioppo dalla vivace e cosmopolita capitale Lubiana e da li poi verso l’antica capitale croata Varadzin, coi suoi splendidi edifici barocchi. La frontiera ungherese sarà ormai prossima e si aprirà alla vista il “mare d’Ungheria”, il lago Balaton dove pare che ci sia parecchia movida tant’è che un posto detto Siofok e’ definito la Ibiza del Balaton. Ovviamente non potrò poi mancare Budapest, che costituirà un primo bivio del viaggio. Da qui infatti sono indeciso su tre strade in direzione est: quella che taglia a sud marciando verso la Romania con la bella città di Oradea in art noveau, la sperduta regione del Matamures coi suoi cimiteri allegri e il lago degli assassini per via del suo colore rosso sangue, oppure tagliare direttamente a est attraverso la puzsta, la steppa ungherese dove bravissimi cavalieri corrono contemporaneamente su cinque cavalli. Ma credo che opterò per la rotta a nord, che contempla una sosta nella regione vinicola del Tocai, ove fanno pure un raro vino detto Sangue delle Belle Donne; da li dovrei raggiungere le grotte di Aggtelek e attraversare qui l’unica frontiera al mondo che si percorre sottoterra per sbucare poi appunto in Slovacchia, paese da cui mi aspetto molto. Da questa regione di grotte unica al mondo mi sposterò poi verso un luogo di montagne alte e aguzze come la cresta di Marek Hamsik, detta il Paradiso slovacco appunto, e visiterò la cittadina tutta in legno di Levoca. Qui dovrebbe cominciare la parte centrale del viaggio, quella in cui mi piace ammollarmi a cose dove non ci appizzo una mazza, tipo come l’anno scorso quando mi ammollai in Bulgaria nella setta dei Bogomiti. Ecco, qui ora ci sarebbe sto castello dove si tiene sto festival degli Spiriti e del Terrore, che in verità si svolge a maggio. Maghi e streghe sono tuttavia ammessi ed ospitati tutto l’anno gratis nelle stanze e nelle segrete del castello: ho già provveduto ad inviare un mio curriculum falsificandolo e liberamente ispirandolo, per così dire, a quello di un noto cartomante di un emittente napoletana, mi hanno risposto che la mia richiesta e’ in fase di elaborazione……non anticipo niente ma diciamo che credo sia il sogno di molti poter raccontare un giorno ai nipoti di essersi ammollato in un castello in Slovacchia spacciandosi per Gennaro D’Auria…..Da li dovrei attraversare una frontiera non proprio semplice, quella con l’Ucraina, perché avrei un altro appuntamento imperdibile: giusto oltre frontiera, in un posto detto Mukachevo, sorge uno dei più grandi campi Rom del mondo, tanto da ospitare in estate il Re degli Zingari. Confesso solo ora che per mesi ho tampinato i membri della comunità Sinti al porto e alla stazione per chiedere udienza al loro Re e alla fine, dopo diverse mandate a fanculo ( credo di essere l’unico o quasi in tutto l’Occidente a essere lui che va a rompere i coglioni agli zingari e non viceversa), mi è stato fornito un contatto e ho avuto una risposta che penso già di incorniciare: beh incontrare il Re giustamente e’ stato ritenuto troppo pretenzioso e inopportuno, vi è tuttavia un suo ministro, tale Ministro della Sincerità ( qualcosa di paragonabile al nostro dicastero della Giustizia credo) che mi ha accordato un’udienza. Da qui attraverserò poi la selvaggia regione dei Carpazi abitata dalla minoranza degli Hutsul per sbucare poi poi in Moldova e da qui raggiungere questa strana e sconosciuta repubblica separatista, la Transnistria. Si tratta di una repubblica filo russa la cui secessione ha costituito il precedente giuridico e storico della Crimea e delle vicende odierne in corso, qui in più hanno la peculiarità di essere russi nel senso di essere nostalgici del comunismo e la capitale di sto posto, Tiraspol e’ ancora tutta adornata di statue di Lenin e Stalin, l’ultimo posto al mondo forse dove sono tutt’ora venerati. Dovrei poi, il condizionale e’ d’obbligo visto che da quelle parti e’ un attimo un attimo in corso una guerra, rientrare in Ucraina e raggiungere Odessa, la città della corazzata Potemkin scimmiottata anche nel film di Fantozzi. Da quel porto dovrei salpare alla volta della Georgia, dall’altra parte del Mar nero, per sbarcare dalle parti del fiume Rioni dove sbarcarono anche gli Argonauti ma questa e’ storia passata dell anno scorso : ora il protagonista del mio viaggio chiamava ai suoi tempi questa regione Zorzania e si tratterà di risalire fino alla città natia di Stalin, che si chiama come l’acquedotto Gori. Da qui devo rintracciare un tizio conosciuto l’anno scorso, una guida di montagna che giura che in 5 giorni e’ in grado di portare una persona in buona salute a scalare una montagna tra le più alte d’Europa, il Kazbegi, coi suoi 5.100 metri, sulla cui sommità sorge una grotta ove si crede che sia stato incatenato Prometeo venuto a rubare il Fuoco. E il fuoco sarà l’elemento infatti dominante del paese che si aprirà oltre questa montagna, la Terra del Fuoco, ovvero l’Azerbajan, dove tra Caravanserragli e campi di papavero scenderò giù verso i vulcani che eruttano fango del Gobustan e la scintillante capitale Baku. Da qui mi aspetta un’impresa tra le più affascinanti che conosca: esiste questa nave cargo che percorre il mare che si apre di fronte Baku, il Mar Caspio. Parte ad orari non regolari e quando è piena, solca questo mare strano e lattiginoso che il mio predecessore chiamo “il Mar di Accatu'” alla volta di uno dei posti più strani del pianeta, il Turkmenistan. E’ uno dei posti meno visitati del pianeta, occupato per gran parte del territorio dal terribile deserto del Karakorum, ove il mio predecessore si perse per 40 giorni prima di cambiare rotta. Ultimo rifugio della peste bubbonica, il Turkmenistan e’ governato da un dittatore psicopatici definitosi l’ultimo satrapo persiano e che ha ribattezzato tutte le città coi nomi dei suoi cari. La capitale appunto intitolata alla madre e’ una allucinante Las Vegas che sorge nel bel mezzo del nulla e quasi disabitata. Per mesi ho provato a rintracciare sui forum dei viaggiatori gente reduce dal Turkmenistan, alla fine ho trovato solo un tizio di Belluno che anni fa aveva provato ad aprire una coltura di bachi da seta, investimento andato a male. Mi ha lapidariamente risposto che nessuna persona sana di mente visiterebbe mai il Turkmenistan e che lui non vuole neanche più nominarlo. Tra l’altro ci sono enormi problemi di visto giacché devo indicare prima i giorni di entrata e di uscita, i luoghi precisi e mi sono concesse non più di 72 ore . In questo lasso di tempo dovrò recarmi in questo luogo che costituisce l’epicentro ideale del viaggio, la bocca di Lucifero intorno alla quale ho cominciato poi a fantasticare disegnando l’itinerario: si tratta di un cratere posto nel bel mezzo del deserto detto Darwazaa. Erutta gas e un giorno per sbaglio dell uomo ha cominciato a bruciare e non è stato più possibile spegnerlo. Viene chiamato dai locali the Gâte of Hell, la Porta dell’ Inferno. Da questo posto mostruoso dovrò raggiungere alla spicciolata una località dove sono ancora visibile nella sabbia i resto del l’accampamento di Alessandro Magno, detta Konye Urgench. La non lontana frontiera mi farà entrare in quello che è l’antico e magico regno di Corasmia, che oggi prende il nome di repubblica del Karapalkastan ed e’ uno dei posti più sfigati della terra: qui sorgeva il lago più grande del mondo tanto da sembrare un mare, il lago d’Aral, estremamente pescoso e ricco. Ma i dominatori sovietico di allora pensarono bene di deviare il corso dei fiumi suoi affluenti, cosicché il lago si prosciugo’ completamente lasciando la gente di questi luoghi senza cibo ne acqua. E’ considerato il più grande disastro ecologico mai perpetrato, ove sorgeva il lago esiste ora un deserto tossico su cui sono adagiati centinaia di navi arrugginite . Sogno da anni di trovarmi in questo deserto pieno di irreali navi arrugginite. Da questo luogo desolato scenderò verso l’uzbekistan con le sue steppe , e incontrerò le bellissime Boukhara e Khiva, delle cui vestigia rimase affascinato anche Gengis Khan, e poi le oasi di Nuratau dove pastori nomadi insegnano la millenaria tecnica di caccia con l’aquila . Poi, oltre la cd Steppa della Fame, vedrò apparire le bianche e azzurre cupole e i dorati minareti della Bianca Regina, città simbolo eterno di bellezza e meta finale del mio viaggio, Samarcanda.
Montagne,deserti, mari sconosciuti e mari scomparsi, non manca nulla. Vediamo quanta della mia fantasia riesco a mettermi sotto i miei sandali. Ma quanti chilometri devo percorrere qui, un milione? Beh così tanti forse no, però il Milione e’ il nome del libro dove in un carcere un certo Rustichello da Pisa raccolse le memorie e le peripezie di colui che circa 800 anni fa percorse questo stesso viaggio, un uomo partito da Venezia e noto ai posteri col nome di Marco Polo. Vai!

Strade: da Venezia a Istanbul in 15 giorni

Start: Venezia

End: Istanbul

Durata: da 12 a 15 giorni                                                                                                                         Budget: da 1.000 a 2.000 €

Il primo itinerario da proporvi è tanto semplice quanto suggestivo: unisce due località dall’immenso fascino, storiche città secolarmente nemiche tra loro, chiamate a gareggiare per il primato sui mari e sulla terra, e forse anche in bellezza: Venezia e Bisanzio, le flotte col vessillo di San Marco e di Costantinopoli che si scontrano come a Lepanto o altrove. Oggi proviamo a unirle, passando un po dal mare e un po dalla terra, scoprendo un mondo ricco di sorprese-

1° giorno: Venezia- Pola

Da Piazza San Marco dirigetevi al vicino molo a prendere un traghetto o anche un aliscafo della Venezia Lines in partenza per l’Istria: tra le varie mete proposte, fate rotta su Pola

polacollage

capoluogo della penisola d’Istria e collocata proprio sulla punta di essa, in posizione così strategica sul golfo del Quarnaro da non poter essere trascurata sin dai tempi antichi. Qui infatti hanno sede vestigia stupende dell’antica Roma, tra cui un anfiteatro che gareggia col Colosseo in grandezza. Siamo in Croazia ma tutto rimanda ancora oggi all’Italia, a cominciare dalla nutrita comunità locale fatta anche vittime di persecuzioni razziali negli anni del dopoguerra. La città è un proscenio a cielo aperto di bellezza oltre che un importante porto sull’Adriatico.

2° giorno: Parenzo e Rovigno

rovigno-rovigno

Percorrete in bus la costa settentronale dell’Istria in bus o ancora in traghetto, la distanza è assolutamente esigua, e approdate prima a Rovigno e poi a Parenzo. Sono i nomi (italiani) di due borghi istriani talmente ben conservati da avere paura di poter rovinarne il selciato coi vostri passi. L’architettura é prettamente veneziana, come la loro storia. Da queste parti, negli anni delle guerre contro Costantinopoli, avevano il loro covo gli Uscocchi, la risposta cristiana ai predoni saraceni: si trattava di pirati che assaltavano le navi turche con coraggio e spirito di predoneria, al soldo di Venezia e anche del Papato, con cui facevano buoni affari uniti dal comune Nemico, i Saraceni. Scegliete per pernottare quello dei due borghi che vi sia risultato di maggiore gradimento, magari alloggiando in una “sobe”, economiche stanze di privati messe a disposizione dei turisti. Prima, però una mangiata di cozze e pescato locale è un must imperdibile.

3° giorno: Laghi di Plivice:

plitvice2

Partenza di buon ora da Rovigno (o Parenzo) in bus alla volta di Fiume (Rijeka in croato), da qui un nuovo bus alla volta di Karlovac,  nell’interno della Croazia. Qui un nuovo cambio alla volta del parco naturale di Plivice. Partenza per le 7 di mattina, dovreste essere qui non più tardi delle 11. Appena fuori dal bus, capirete che ne è valsa la pena: si tratta di un parco naturale magnifico e spettacolare, con decine di cascate ravvicinate come le gimcane di una montagna russa d’acqua e vapore acqueo; camminerete su passerella in legno che paiono sospese nel nulla, ad accrescere la sensazione di trovarvi in un luogo della fantasia. E’ considerato uno dei parchi naturali più belli d’Europa, unico inconveniente è che lo sanno già in tanti ed è spesso affollatissimo. La sera potrete alloggiare in uno dei tanti eco-lodge che sorgono nei pressi.

4°  e 5° giorno: Zagabria

Un paio di ora di bus e sarete nella dinamica ed elegante capitale della Croazia, pregna di uno stile asburgico in ossequio alla lunga dominazione della casa d’Austria.tnx-9222-zagabria La città vanta begli edifici, sontuose chiese gotiche e una bellissima piazza. Si tratta di una capitale giovane ed allegra, dove spendere volentieri qualche serata di baldoria. Ricco il calendario degli eventi, a partire dalla scena musicale che spazia dalla tradizione della musica classica alle serate di tendenza con dj e locali alla moda. Potrete anche arricchire il programma con una gita giornaliera nella vicina Varadzin, prima capitale croata, un trionfo di barocco in una campagna che degrada verso l’Ungheria.

6° e 7° giorno: Vukovar- Osijek- parco del Kopacki Rit

In bus o treno verso il sud interno della Croazia, la fertile regione della Slavonia, per questo motivo contesa sin dai tempi antichi dai tanti popoli passati da qui. Gli ultimi in ordine di tempo sono stati proprio i Croati e i Serbi, che vivono poco più a sud: la zona fu intererssata dal ’91 al ’93 da aspri combattimenti, specie intorno alla città di Vukovar, che eroicamente resistette per oltre un anno agli attacchi serbi. La città, un tempo un gioielo barocco, porta ancor visibili gli scempi della guerra ed è un luogo della memoria senz’altro da visitare. Ma le meraviglie della regione giacciono altrove: a tavola, con la eccellente cucina della Slavonia fatta di cacciagione e altre prelibatezze, e nella natura, che soggiace bellissima e come dormiente. La regione sorge in prossimità del più grande bacino idrografico europeo, alla confluenza della Sava e della Drina, che poco più in basso confluiscono nel Danubio, dando luogo ad enormi pianure alluvionali. Ovunque volano uccelli in un paesaggio incantato quanto sonnolento, e quando parllo di uccelli parlo di anche di aquile pescatrici che ghermiscono con gli artigli giganteschi lucci dalle acque,e il tempo pare scorrere ad un’altra velocità.croatia_slavonia_nature_park_kopacki_rit_001-1 Fate base nella bella cittadina di Osjiek oppure in una delle tante fattorie- guest house. Qui sorge il parco del Kopacki Rit, il Parco della Pace, quella tra Serbi e Croati che abitano le due sponde dei fiumi posti proprio a confine. Nella lentezza e dolcezza del vivere dei luoghi, le mostruosità della guerra paiono un ricordo lontano. Non dimenticate una buona tonnellata di repellente per le zanzare, se non vorrete uscire alleggeriti di un paio di litri di sangue.

8° giorno: Novi Sad

sight_novi-sad_n2844-11384-1_l

Si entra in Serbia, e più precisamente nella regione della Vojovodina che-azzardo un pronostico- potrebbe essere la prossima regione a dare luogo ad uno staterello indipendente, secondo lo schema canonico della “balcanizzazione”: ovunque è percepibile il risentimento verso il potere centrale di Belgrado e l’afflato di indipendenza. Qui sorge l’eclettica Novi Sad, davvero una piacevole sorpresa sulla via per Belgrado. E’ una gran bella cittadina, anch’essa assai vitale ed energica, e, a differenza della capitale, portatrice di una multiculturalità merce rara in Serbia a dirla tutta. Qui ha sede il cosmopolita Exit Festival in Luglio, con kermesse musicali e artistiche di livello mondiali. Il nome “Exit” dato alla rassegna pare corroborare il mio pronostico circa la futura indipendenza…

9° e 10° giorno: Belgrado

belgrado

Capitale della Serbia assai fiera di esserlo quanto nostalgica di non esserlo più di quella che fu la ex-Jugoslavia, a queste latitudini coniugata molto come un’estensione geografica del mito della Grande Serbia. In effetti tutto rimanda ad un nazionalismo tanginile e ad una grandeur mancata o perlomeno interrotta, chissà fino a quando. La città sorge in una posizione davvero magica, alla confluenza tra Danubio e Sava, e l’incrocio delle acque è dominato dalla fortezza del Kalimantan. Bella anche la parte settecentesca e il quartiere bohemien, ma come tutte le capitali risente dello stile imposto dall’ideologia dominante: nel caso di specie, il socialismo nella accezione jugoslava, che ha disseminato la città di grigi casermoni. Nel complesso una città che non amo ma che non fa mancare i suoi punti a favore, primo fra tutti una convulsa vita notturna, con bellezze locali di prim’ordine. Se questa può essere una molla a spingervi qui, la possibilità di rimorchiare intendo, tenete presente tuttavia che quasi nessuno, maschi e femmine, da queste parti scende sotto il metro e 80 di statura. Belgrado è comunque anche molto altro. Un paio di giorni ce li vale tutti.

11° giorno: Belogradchik

061_001_belogradchishkakrepost-jpg

Questa è davvero una “hidden gem”, una gemma nascosta di cui dubito abbiate sentito parlare. Per intenderci siamo in Bulgaria ormai, ove arriviamo attraversando tutta la Serbia del Sud, a confine anche con la Romania, in quella zona ove il Danubio entra in una stretta gola chiamata “le porte di ferro” dai condottieri romani che la attraversarono per invadere la Dacia (oggi Romania appunto). Noi invece facciamo una svolta ulteriore a sud-est verso il massiccio montuoso del Pirin, dove tra queste rocce rosse ed enigmatiche sorge questa città-fantasma dal nome difficile a pronunciarsi. Si tratta di un ex insediamento romano o probabilmente tracio, un sito dalla suggestione assoluta dove pare di gallegiare nell’aria, una sorta di Machu Picchu balcanica o forse un sito di atterraggio di qualche nave aliena. Bello e sconosciuto. La sera alloggiate in qualche tradizionale “mehana” bulgara, gustando zuppa di coniglio a prezzi irrisori, il contesto potrà sembrarvi un po’ impressionate per quanto retrogrado e desolato, ma siete nel cuore di tenebra dei Balcani ormai e non potete più tornare indietro: il punto di non ritorno è oltrepassato e non vi resta che fare rotta su Istanbul

12° giorno: Sofia

sofia

La Bulgaria è un paese molto esteso ma scarsamente popolato, coi suoi soli 4 milioni di abitanti su un territorio di poco inferiore alla Spagna: ve ne accorgerete scendendo dai monti del Pirin e attraversando verdi pianure disabitate fino alla capitale Sofia, dove si concentra la buona metà di quei 4 milioni. E’ una città che ancora non conosco in verità ( e conto di colmare la lacuna a breve): la credo una città bella e interessante nela parte museale, soffocata da un enorme problema di traffico. Le dimensioni sono abnormi e i lunghi viali di edilizia razionalista amplificano la sensazione. Dicono sia sensazionale la visita alla basilica, altro per ora non so dirvi.

13° giorno: I sette laghi di Rila- Montagne d’acqua

panevritmia.jpg

Qui invece ci sono stato e me lo ricorderò finché campo: i 7 laghi di Rila, immersi in uno scenario di alta montagna a poche ore da Sofia, sono uno scenario magico e segreto. Vi sembrerà di entrare in altro mondo, e la tortuosa strada per arrivarvi contribuisce a ciò. Alla zona viene dato il suggestivo nome di “Montagne d’acqua”, e quest’elemento è in effetti ovunque, a cominciare dai sette laghi di un verde acquamarina in cui si specchiano i ghiacciai sovrstanti. Una setta, i Bogomili, crede che in quei laghi riposino le anime dei loro progenitori, eretici sterminati intorno all’anno mille dal Vaticano, e una volta l’anno tengono qui questo raduno detto “Paneuritmia”, dove si balla in cerchio evocando la forza della Madrenatura. Con molta fortuna e un pizzico di incoscienza riuscì ad “imbucarmi” al Paneuritmia, la ricorderò tutta la vita la mia esperienza tra i Bogomili danzanti. Vale un viaggio.

14° giorno: Plovdiv

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Ecco un altro posto stupendo: la piccola Plovdiv, abbarbicata su 7 colli come Roma, rispetto alla quale è persino più antica come dicono i suoi abitanti. Ma andiamo con ordine: scendiamo dalle altissime Montagne d’acqua fino a Samokov e poi ancora in bus fino a Plovdiv, non lontano dalla Valle delle Rose. Siamo ormai nella Tracia bulgara,  sud del paese, non lontani dal Mar Nero e dalla meta finale. Plovid è un gioiello di architettura ottomana, con queste case del periodo della Rinascita bulgara che si inerpicano sui colli, e al centro, ancora una volta, un magnifico anfiteatro ottomano. E’ una città affascinante e dove viene la tentazione di trasferirsi, una sorta di Firenze (piuttosto che Roma) in stile ottomano.

15° giorno: Istanbul

istanbul-1

Beh, qui le presentazioni non servono proprio. Ci si arriva in 4-5 ore di comodo bus da Plovdiv, varcando il confine nei pressi della turca Edirne. Mi limito a darvi un consiglio: se vi è avanzato un giorno, vale una sosta anche questa Edirne con le sue moschee che competono in bellezza con Istanbul e la sensazionale gara di lotta che ivi si tiene, con gli uomini più forti della Turchia che combattono cosparsi di olio di oliva. Quanto poi a Istanbul, o Costantinopoli o Bisanzio, beh delle città più belle del pianeta, che dire? Potrete festeggiare la fine del viaggio con un tuffo nelle acque del Corno d’oro, e ovviamente spendere qualche giorno extra qui.

Siamo giunti a destinazione dunque.

Forse strada facendo avete perso il filo e quindi vi aiuto con una mappa che indichi le tappe del percorso, anche se la foto fa un po schifo ma pazienza, è un po naif come il viaggio d’altra partemappa

Secondo me, è proprio un bel viaggio!