Il Milione: il Sangue delle Belle Donne

Giorno 9
Oggi vi racconto la storia del Sangue delle Belle Donne, questo vino prodotto solo in un angolo remoto d’Ungheria, dal sapore intenso e dal nome magico e accattivante. In effetti il nome “sangue di belle donne” risulta suggestionevole assai e scommetto che gli appassionati di nicchia di Gnocca Travel e tutto il vasto e composito mondo di puttanari (tendente a vedere in genere nell’Europa dell Est un unico carnaio di figa a buon mercato ) staranno già pensando a qualche gioco del genere blood-porno ( non so esattamente se si chiami cosi ma credo che tra le categories di youporn questo filone di puorcherie abbia sicuro un suo nome e classificazione); qualche lettore più intellettuale invece forse starà pensando a qualche culto di matrice pagana, analogo ad esempio al culto di San Gennaro derivante appunto da un rito mitriaco dove la divinazione del sangue che si scioglie rievoca come simbolo di fertilita’ le mestruazioni femminili (beh sono sempre solo femminili le mestruazioni e ahimè lo sappiamo bene). Invece qui, contro ogni previsione il Sangue delle Belle Donne non c’entra niente col marchese. C’entra tuttavia un conte, un certo Istvan Dobo, il quale a capo di un esercito di soli 2000 valorosi si frappose nel 1526 all’esercito ottomano che di soldati ne contava 100.000 e marciava spedito sulla capitale. Budapest rischia di cadere e il castello di Eger e’l’ultimo baluardo prima dell’ineluttabile disastro, una capitale storica dell’Europa che finisce sotto la mezzaluna di Costantinopoli. Dobo e i suoi rinsaldano ogni bastione del castello e lottano con coraggio indomito contro il nemico 50 volte superiore per numero ma sono sempre in svantaggio, cosicché arruolano alla battaglia anche le donne: le cortigiane di Eger, note per la loro bellezza raffigurata in molti quadri, vengono coinvolte nella pugna e messe sui merli del castello a rovesciare pece bollente sui turchi che assediano le mura del fortilizio. Ma ai turchi la pece rovesciatagli addosso dalle belle donne di eger sembra fungere da afrodisiaco e stanno ancora più attizzati di prima nel voler prendere quel forte e zompare addosso alle belle cortigiane guerriere . E’ triste dirlo ma molto spesso il collante migliore di un esercito in battaglia e’ la figa, intesa come possibilità di strupro che viene a garantirsi all’esercito occupante: da sempre nel cameratismo militare i soldati si fanno coraggio immaginando che oltre quella città, quel ponte o quel monte da prendere sanguinosamente, li attende poi un bottino di carne di donne da spartirsi e violare. I turchi più che ogni altro hanno questa spinta testosteronica in battaglia e lo sanno bene le nostre antenate che a migliaia sulle coste italiche furono costrette ahimè ad assaggiare la scimitarra di pelle di furiosi pirati saraceni, altrimenti noi italiani a quest’ora saremmo biondi come i tedeschi e gli svedesi e come erano pure gli antichi romani. Anche ora dunque gli ottomani stanno arrapati come i ciucci sotto le mura di Eger sperando di spuntarla e ricambiare la pece bollente con qualche altro liquido caldo ma hanno fatto i conti senza l’oste: Dobo e i suoi sono un osso durissimo e giorno dopo giorno respingono gli assedianti sfiancadoli. Il castello resiste inespugnabile. Dalle mura sottostanti i turchi vedono in alti questi guerrieri ungheresi con le loro barbe tinte del vino rosso che bevono in abbondanza ( ancora oggi e’ straordinariamente economico) e non possono far altro che fantasticare: immaginano cioè che quelle barbe siano tinte di rosso perché intrise del sangue delle belle donne chiuse nel castello, con cui loro si stanno scialando. Nel loro rosicare se le immaginano poi tutte vergini come sempre nella iconografia musulmana ed ecco spiegato il Sangue delle Belle Donne, un vino che nasce dalla fantasia morbosa di chi non è riuscito a levare una purpetta dal piatto di un altro. Che gusto bere un vino così !
Il Sangue delle Belle Donne piace a molti che lo assaggiano in numerose cantine locali e piace pure ad una sorta di Vallansasca lituano che “rimorchio” la sera mentre sono al ristorante, solo in un tavolino in una piazza sconfinata. Si siede facendo il simpatico e comincia a scroccare un paio di bicchieri, poi quando vado in bagno, addirittura che fa? Svuota la bottiglia per riempirne una di plastica sua, che passa a quella cessa punkabestia della fidanzata, la quale non si era seduta perché aveva i cani appresso. Ovviamente poi scappano. Ma all’anema i chi ve muort! Li trovo tutti io!
E un altro bel pacco scopro che me lo ha tirato il lussuoso residence che mi ero sparato a Budapest, dove quei bei simpaticoni hanno preso in cauzione una somma consistente degli ultimi spicci che mi rimanevano su un conto corrente, che mi verrano restituiti solo il mese prossimo. Vabbe, vorrà dire che per raggiungere la meta finale, qualunque essa sia, faro’ d’ora in avanti come quel cantante della tradizione napoletana autore della hit “reginella” , il quale soleva mantenere una dieta fatta esclusivamente di pane e cerase (e’ da supporre che all’epoca le ciliegie fossero considerate un alimento economico), differentemente da quanto fatto finora in taluni momenti dove forse ho scelto altri modelli canori, forse quelli tipo di quei rapper tamarri americani che ostentano lusso e macchinoni. A ben vedere questa deve essere pure la tipologia di gente che, in versione deep entroterra italico,immagino starà affollando in quest’ultimo scorcio d’estate Capri. Non vi invidio proprio , ciao !

Il Milione: Budapest, a fat lady

Giorno 8
Queste memorie di viaggio giungono ormai a voi come la luce delle stelle, le quali, come molti di voi già sapranno, impiegano centinaia di migliaia di anni a fendere la buia immensità dello spazio e giungere visibili fino a noi. La luce, pur viaggiando ad un enorme velocità, impiega un tempo considerevole a giungere nel nostro spicchio di universo cosicché quella che noi vediamo adesso e’ la luce emanata dalla stella milioni di anni fa. L’ambiziosa metafora col diario e’ per dire che qui il ritardo e’ di due-tre giorni. Ad ogni modo questo umile narratore non sa certo se egli emani mai la luce delle stelle, sa per certo tuttavia qual’ e’ l’odore che emana: nu maronn i fieto di aglio e cipolle, che trangugiate in quantità industriale in Ungheria ormai trasudano da ogni parte del mio corpo impregnando i vestiti, i capelli, tutto. La cucina ungherese e’ qualcosa che definire pesante suona come un delicato eufemismo, e’ qualcosa di allucinante, spalmano grasso dappertutto, pure sull’insalata, e quando proprio non possono friggono. I vegetariani vengono messi alla berlina e derisi, la loro cultura viene vista come una froceria tutta occidentale nei ristoranti dove per antipasto si pasteggia con dosi mastodontiche di fois gras all’ungherese; e al di la delle renitenza di ordine morale che suscita mangiare un prodotto ottenuto davvero attraverso una terribile tortura portata all’animale, credo pure che faccia davvero male sta roba: due volte su due che ho mangiato sto fegato d’oca, poi e’ stato il mio di fegato ad andare in crisi e darmi chiari segnali di stop. Che poi a livello morale, questo si che mi è parso inaccettabile, un fegato temprato da mille battaglie deve andare a intossicarsi con del pate’ di una stupida oca?? Cioè, e’ come se Alessandro Magno di ritorno dalla campagna in India si spezzasse una coscia mentre porta il cane a pisciare suvvia!
Budapest e’ una città bella e maestosa, solennemente adagiata sul maestoso Danubio, una sorta di mare in movimento per vastità e portata d’acqua. La città sin da subito si caratterizza per un numero enorme di edifici storici, testimoni di un passato imponente soprattutto in epoca asburgica quando, più che essere solo una conquista dell’Austria, e’ da supporre desse vita con Vienna ad una sorta di sistema bicefalo di governo del regno non a caso detto austro-ungarico. Considerevole anche il numero di palazzi in stile art noveau di inizio novecento, che uniti al resto danno un’aria un po parigina al tutto. Ecco il titolo di Parigi dell’est, speso assai impropriamente per Bucarest, si addice abbastanza invece a Budapest, anche se devo dire che non è la città che mi ha rapito come altro: proprio questa maestosità dei palazzi e delle strade mi è risultata eccessiva ed è difficile scorgervi un’anima pulsante. Di giorno, di notte magari si. Ecco tramontato il sole, la città ha una vita notturna decisamente vibrante con un numero impressionante di locali notturni e torme di giovani che li affollano. Tra questi la scelta poi originale sono sicuramente i kerten, questi palazzo in rovina adibiti a locali con un gusto molto post-moderno e ben speso. Ci si destreggia tra cunicoli da una sala all’altra tra musiche e ambienti diversi, davvero una figata! Capita pure che per raggiungerne uno, scoppi a piovere e allora con amici straordinariamente beccati in loco, ci si infili dei sacchi della munnezza in testa a mo di eleganti astrakan e si percorra così bardati un’arteria della città. Io il mio l’avevo messo male ed ero appunto impossibilitato a muovere le braccia: se ne è accorto subito uno stronzo arabo che ne ha approfittato per farmi una plateale tastata di pesce e palle in mezzo alla via!!! Poi dici che faceva male Ahmadinejad che li faceva penzolare dalle gru per cose del genere….E se siete stanchi del ritmo assordante dei kerten, una dritta che vi do e’ di rifugiarvi per un drink al Piaf, minuscolo bugigattolo che rievoca già nel nome la favolosa Edith appunto. Un postaccio fantastico dove una baldraccona 70enne bionda ossigenata canta appunto un repertorio che spazia da Edith Piaf a Marlene Dietrich intermezzato da pause per la tosse e addirittura il vomito: sigarette& alcol stanno riscuotendo il loro dazio su questa favolosa artista proprio come sulla Piaf. Ah, se andate li regalate una rosa, vi dedicherà una canzone.
Altra dritta che vi do su Budapest sono i bagni termali, ce ne sono di storici e bellissimi, reminiscenze del periodo ottomano. I più belli li becchiamo noi e sono però in stile belle époque , i favolosi bagni Gellert sulle falde della collina di Buda. Si nuota e ci si bagna tra magnifici stucchi e arredi irripetibili per gusto e stile. Però bisogna armarsi di molto ottimismo: c’è’ da avere assai fiducia nel prossimo secondo me per vedere,in qualche donnona pelosa che ti nuota vicino o in qualche vecchio malmesso che ti suda a fianco, gente tutta pulita e priva di qualsiasi possibile infezione. Io già di solito trovo sporche le piscine, le terme proprio un ambiente asettico poi proprio non sono. Anzi diciamola tutta: a me ste vasche dove ste vecchie si ciaciareano le loro vagine stanche, uomini bisunti come ippopotami si calano in acqua senza manco una doccia o un bidet, fanno un po schifo. Ci vedo un Cocito infernale di candide, condilomi, verruche e altri erpes genitali galleggianti, tutta roba win for life che si acchiappa in sti posti. Vabbe, come dicevo, basta avere ottimismo e non pensarci .
Un’ultima dritta che vi do su Budapest e’ quella di dispensare dai tassisti: a confronto i loro colleghi mariuoli appostati al Beverello o alla stazione sono un’associazione di volontariato senza scopo di lucro

Il Milione: un treno in Pannonia

Giorno 7
Il controllore del treno e’ un mestiere ove gli anni di servizio e l’esperienza fanno la differenza. E ciò che distingue un controllore anziano ed esperto da un pivellino alle prime armi e’ una caratteristica che solo gli anni di servizio, oltre certo ad una predisposizione naturale, possono dare: la memoria visiva. Nel succedersi delle varie stazioni e nel saliscendi di persone che ne consegue infatti, un controllore e’ chiamato più volte a ispezionare i vagoni al fine di verificare il titolo di viaggio dei nuovi saliti a bordo: ebbene un controllore giovane, magari preso dal troppo zelo, finirà per chiedere sempre a tutti, anche a quelli saliti molte stazioni prima e già controllati, il biglietto, mentre un capotreno anziano grazie alla sua memoria visiva terra’ a mente chi è già salito e dove, così come forse avrà negli anni imparato a capire chi si nasconde tra i passeggeri senza biglietto, magari chiudendosi in bagno o fingendo disperatamente di dormire al suo passaggio. Ebbene il controllore del treno su cui viaggio per un lungo tratto di cammino, sebbene abbia già visto già’ parecchie primavere e debba avere già parecchi anni annotati sullo stato di servizio, continua a comportarsi come un giovanotto alle prime armi, nel senso che viene di continuo a cacarmi o cazz andando trovando di vedere il biglietto e rendendomi impossibile il sonno. Al di la dell’esperienza cmq, non deve essere stato proprio dotato da da Madrenatura di particolare acume e ciò appare già desumibile dai tratti somatici e sommamente dallo sguardo: su un ovale simile a quello di un particolare tipo di zucchine si intagliano due occhi come appiccicati con la colla e con la profondità espressiva simile a quella del lago Balaton che ci scorre a fianco (e’ praticamente una palude). Gli occhi precedono una fronte oblunga e infinita sulla quale si innesta prima o poi una peluria che funge anche da pettinatura. Mi soffermo con tale dovizia sui tratti somatici di questa persona perché devo dire li ho scorti con una notevole frequenza in un alto numero di ungheresi, solo tratti somatici devo dire che non mi hanno impressionato per bellezza anzi mi hanno fatto pensare a quei rudimentali giocattoli in vendita a Napoli, quei tuberi che si innaffiano ed escono germogli che sembrano capelli, di chiamano i Sarchiaponi. Ecco non è che tutti gli ungheresi tengano ora sta faccia così, però in passato deve esserci da qualche parte stata sta mamma Sarchiapona particolarmente feconda.
Ad ogni modo, poco male che il Sarchiapon-controllore venga ogni 5 minuti a chiedermi il biglietto e non mi faccia dormire, perché il paesaggio che vedo passare dal finestrino e’ proprio bello. Il treno dapprima bordeggia la Drava in piena sul tratto in cui funge da confine con la Croazia, poi taglia verso un ultimo spicchio di Slovenia detto Prekmurje, che vuol dire letteralmente “Oltre le mura” ma qui le Mura in questione sarebbero in verità un altro fiume, il Mura appunto, oltre cui questa regione si estende ( sta cosa vedo di ficcarla in qualche caccia al tesoro). C’è tantissima acqua in questa zona d’Europa, fiumi enormi e rigogliosi ovunque e il paesaggio non può che essere pianeggiante. E in un punto che più pianeggiante non si può chiamato Hodos comincia la Pannonia, la pianura ungherese a perdita d’occhio. Gia’in un altro viaggio avevo notato quanto fosse bella l’Ungheria dal treno: a parte la capitale e le città maggiori e’ un paese quasi disabitato e occupato da questi immenso spazi verdi boscosi che più a est lasciano il passo ad una steppa, la puszta, ove esperti mandriani corrono in sella a 5 cavalli insieme. Il binario corre lungo paesaggi selvaggi ove l’uomo c’entra poco e il treno al suo passaggio fa sollevare in volo un numero alto di volatili: gru, aironi e altri animali tipici degli ecosistemi paludosi, ma anche un numero consistente di rapaci che dall’alto presidiano quegli enormi acquitrini a caccia di qualche preda. Ma quasi di colpo ecco spuntare poi Budapest nella sua grandezza e un fascino fin de siècle. Sin da subito, ed e’ un’impressione che non lascerà mai si caratterizza per un numero incredibilmente alto di palazzi maestosi e storici, vestigia di un passato forse più imponente del presente ove è capitale di un paese tutto sommato piccolo e come dicevo poco densamente popolato. Una testa macrocefala su un corpo esile, proprio come il controllore, lo dicevo io che mamma Sarchiapona e’ sempre in cinta!

Strade: da Roma a Budapest in una settimana

Ecco un itinerario semplice ed estremamente gradevole per arrivare dall’Italia alla non troppo lontana Budapest, prescindendo dalla banalità di un volo low cost ed viaggiando ad un’altra velocità in posti bellissimi e non ancora troppo inflazionati, con spostamenti tutti di breve durata ed estremamente agevoli

Partenza: Italia

Arrivo: Bupest

Durata: una settimana

Budget: da 500 a 1.500 €

1° giorno: Trieste

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Da Roma o dal vostro punto di partenza in Italia raggiungete l’elegante Trieste, città di frontiera protesa a Est e con questa bellissima piazza protesa verso il mare, la chiave d’ingresso per la Mitteleuropa

 

2° giorno:  Caporetto

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Il nome del luogo evoca uno dei passaggi cruciali della nostra storia recente, e una visita appare imprenscindibile Arrivarci da Trieste è semplice quanto affascinante: varcata la frontiera con la Slovenia (a pochi passi praticamente), dall’abitato di Nova Gorica salite su un romantico trenino di inizio Novecento, costruito appunto ai tempi della Prima Guerra Mondiale. Con esso risalite tutta la bellissima valle dell’Isonzo, dove si consumò la tragica epopea dei soldati italiani impegnati su questo fronte nella Grande Guerra. Capoluogo della regione è infatti proprio la nota Caporetto, oggi Kobarid in Sloveno, dove sorge un bellissimo museo della battaglia e dove è possibile percorrere le trincee e i camminamenti dei soldati italiani. Per i più sportivi anche la possibilità di fare rafting nelle acque gelate del verde Isonzo (Soca in sloveno) nonché di risalire fino a questa bellissima gola con annessa cascata, detta del Kozjak

 

3° giorno: Lago di Bled

Assumption of Mary Pilgrimage Church, Lake Bled, Slovenia
Assumption of Mary Pilgrimage Church, Lake Bled, Slovenia

Scommetto che vi piaccia molto la foto qui sopra: in effetti il lago di Bled è davvero bellissimo ed è uno dei simboli della Slovenia, paese piccolo e verdissimo. Al lago di Bled ci si arriva da Caporetto dopo aver completato la risalita della valle dell’Isonzo ed esseri poi inerpicati sull’altissimo monte Triglav (monte Tricorno), altro simbolo nazionale, dalle caratteristiche tre cime aguzze da cui il nome. La strada che conduce in alto riporta ad un altro drammatico passaggio passaggio della Grande Guerra, prendendo il nome di “Strada dei Russi”, dalla nazionalità dei prigionieri che la edificarono per rifornire il fronte dell’Isonzo dalla parte austriaca. Scavalcato il Monte Tricorno e superata la dimenticabile Granisca Gora, sorge questo bellissimo lago con l’isoletta al centro. Consiglio gastronomico: le trote arrosto!

 

4° giorno: Lubiana

lubiana

La capitale della Slovenia è una città tutto sommato piccola ma estremamente vitale e dall’impronta cosmopolita, assai poco “jugoslava” e molto più proiettata verso la Mitteleuropa. La sua stessa architettura, di epoca prevalentemente asburgica, la colloca nel solco di una tradizione più centro-europea che balcanica. Davvero una meta estremamente piacevole

 

5° giorno: Ptuj

ptuj

Con questo nome che pare uno starnuto, forse Ptuj potrebbe non dire molto a parecchi di voi: Eppure si tratta davvero di una “hidden gem”, uno scrigno di bellezza tutto da scoprire, piccolissimo quanto prezioso. Collocata ad un centinaio di km forse meno ad est di Lubiana, Ptuj sorge in effetti appena oltre le Alpi, quando i monti lasciano ormai spazio alla pianura alluvionale dei grandi fiumi della Pannonia, Danubio, Sava e Drava. Da qui fino a Budapest non vedrete una montagna più alta di un cavalcavia ed il paesaggio sarà piatto come quello di una frittella: a proposito, qui a Ptuj ne fanno di buonissime ripiene di albicocche. La cittadina è davvero deliziosa con le case rosse e la piazza abbarbicata sotto la rocca, ove si tiene anche un bizzarro festival dal binomio irresistibile: vino & scrittura. Completate l’idillio con un luccioperca (il nome in lingua slava suona meglio per questo bel pesciolone della Sava) alla griglia, proprio in riva al fiume.

 

6° giorno:  Lago Balaton

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“Il mare di Ungheria” sorge poco oltre il confine sloveno e un po prima della capitale Budapest, in una verde regione quasi disabitata. Un comodo treno da Ptuj vi permetterà una sosta qui, prima di raggiungere la capitale Budapest. Il Balaton è un lago piuttosto esteso e con diversi siti interessanti, dalla storica Keszthely alla moderna Siofok , “la Ibiza” del Balaton, capitale dei divertimenti e dei balli sfrenati, a voi la scelta

 

7° Budapest:

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Un’oretta ancora di treno ed eccoci a destinazione nella bella Budapest, di cui forse saprete già tutto o molto perlomeno. Mi limito a qualche minuscolo consiglio, neanche troppo ricercato: le terme Gellert davvero bellissime e, per la notte, i cd “locali in rovina”, pub e locali notturni ricavati dentro palazzi fatiscenti riattati a luoghi cool d’incontro. Ma forse ormai saranno superati da chissà quale nuova tendenza, vista la velocità a cui si viaggia in questo settore modaiolo. Altro consiglio il mercato delle pulcidi Ecseri, qualche km fuori città