Le montagne maledette. Giorno 1- Da Tirana a Scutari

In una ipotetica, lugubre hit parade dei dittatori psicopatici, Enver Hoxha, “presidente” dell’Albania dal dopoguerra fino alla sua morte avvenuta nel 1985, occuperebbe un posto nella top five. Era uno di quelli davvero brutti, disturbati e disturbanti, il pionere forse di quel modello cd di “psicocrazia” che trova un fulgido epigono oggi in quel tizio della Corea del Nord: per decenni il minuscolo stato albanese e’ rimasto confinato in un isolamento paranoico col mondo esterno, persino con quello dei suoi teorici alleati dell’ ex mondo sovietico. Tre generazioni di albanesi hanno convissuto con le sue magnifiche ossessioni, tra cui figurava quella classica a queste latitudine di pensiero di essere accerchiati e in guerra con il resto del mondo; in ragione di cio’ il leader supremo andava predisponendo brillanti misure per contrastare l’imminente invasione del Nemico alle porte: le strade di confine, quelle che avrebbe teoricamente dovuto percorrere l’invasore, venivano ciclicamente distrutte e ricostruite secondo un nuovo percorso al fine di depistarlo: ancora Hoxha riteneva che il Nemico non avrebbe esitato a scatenare una guerra atomica per conquistare l’Albania quindi l’intero territorio e’ stato disseminato di un milione e mezzo di fantomatici bunker anti-atomici, uno a famiglia, in cemento armato pesantissimo e impossibile a rimuoversi tant’e’ che ancora oggi infestano campagne, spiaggie e montagne. Tuttavia col tempo i volitivi albanese hanno imparato a usare questi obbrobri come nidi d’amore per le giovani coppie o come atelier  d’arte improvvisati.

tirana3

La tanto attesa invasione non si e’ mai ovviamente consumata ma invece delle bombe atomiche o dei tank nemici e’ arrivata la sottile arma della tv, in particolare quella italiana: Ambra di “Non e’ la Rai” o il festival di Sanremo hanno avuto un impatto destabilizzante su questa societa’ piu’ di ogni altra super-arma nemica, e il regime e’ crollato miseramente come meritava alla fine degli anni ’90 con la folla che abbatteva le onnipresenti statue del dittatore

Questo era Enver Hoxha e Tirana e’ ovviamente la sua figlia aberrante, il Minotauro partorito dalla sua follia: la povera citta’ e’ martoriata da una psicotica architettura inneggiante ad una tronitruante grandeur, con piazze ed edifici squadrati e spropositati. Il livello piu’ alto in tal senso lo si tocca con il mausoleo funebre ritratto in copertina, edificato a forma di piramide moderna sulla scia, guarda un po’, dei faraoni egizi….

Ad ogni modo la citta’ disvela un’anima e un sottobosco ridenti e vitali, come nel carattere dei suoi abitanti, facile a cogliersi negli animati mercati di impronta ottomana

tirana1

Dicevo dei suoi abitanti: si, davvero il top. Avevo gia’ avuto modo di cogliere la estrema giovialita’ e cortesia di questo popolo entro i suoi confini nei miei due precedenti viaggi qui, l’impressione e’ rafforzata a questo giro, dove tra l’altro fraternizzo con gente estremamente colta anche se eccessivamente logorroica. Becco prima un organizzatore di tour lungo la via Egnatia, la via romana che conduce fino a Costantinopoli, che mi sbircia mentre sto aggiornando il blog e mi riempie di nozioni, poi e’ la volta di un simpatico tizio poliglotta e autodidatta, che sul bus da Tirana a Scutari, comincia (e non smettera’ per tre lunghe ore) a illustrarmi tutte le questioni inerenti le differenti etnie albanesi e la concitata storia del paese, centrale a molte vicende anche di profilo europeo. Ma sul “furgon” a questo punto scatta la “disturbata”: anche il resto degli occupanti e’ interessato a conoscere l’ospite e prendono a tempestarmi di domande. Circa il 70% degli albanesi e pressoche’ tutta la gioventu’ parla correntemente l’italiano ed e’ ben contenta di esercitarlo ora: la cosa singolare e’ che ognuno lo fa nel dialetto della zona d’Italia dove ha soggiornato, per cui ho al mio fianco un tizio che parla in dialetto stretto delle valli bergamasche, una ragazza risponde in pugliese, sta un altro che parla torinese come Gianduia Vettorello, non mancano due “napoletani’ e pare davvero una puntata di “Mai dire Goal”. La cosa assume poi una deriva davvero comica quando i locali prendono a scimmiottare persino le stupidaggini con cui infarciamo noi italiani i nostri i discorsi: cosi’ il “bergamasco” prende a dare della terrona alla “pugliese”, i napoletani rispondono col campionario sulla Padania nebbiosa e il Regno delle Due Sicilie invaso dal terrorista Garibaldi etc. Il poliglotta prova ad lazare il tiro della conversazione citando l’episodio della comunita’ albanese che aiuto’ Garibaldi sollevandosi contro il Re di Napoli (episodio storicamente verificato) ma ormai la situazione e’ degenerata e i toni della discussione salgono……Non mi resta che giocare l’aiuto da casa e chiamare: chiedere all’autista di mettere un cd di quello che a queste latitudini e’ l’unificatore di ogni Italia, il Pontefice pacificatore Adriano Celentano. Due minuti dopo stanno tutti cantando con me “Svalutation”. Davvero una giocata da fuoriclasse.

Risultati immagini per scutari

E cosi’ giungo a Scutari, seconda citta’ del paese e capoluogo della cultura Ghega e della lingua detta “tosco”. Bella cittadina sulle sponde di un lago paludoso che pullula di buonissime anguille.

scutari

Quella in foto e’ la rocca veneziana di Rozafa, dove sgorga un’acqua lattiginosa che si crede sia il latte della ninfa Teuta, salita qua per chiedere agli dei di poter avere un figlio, desiderio esaudito dopo essersi dissetata qui. Ancora oggi le giovani spose di Scutari salgono fin sulla rocca a bere l’acqua miracolosa nell’augurio di poter divenire madri.

A come Atlante: Bulgaria

Ora vi posso parlare di un paese visitato proprio di recente, per la verità la mia seconda volta: la Bulgaria appunto. Si tratta di un luogo dalle peculiarità notevoli a cominciare dalla sua posizione che lo rende letteralmente l’atrio d’ingresso dell’Europa passando da quella che nei secoli è stata la porta principale per esso, ovvero lo stretto dei Dardanelli oltre il quale si estende la Penisola Anatolica e il Medio Oriente. In tal senso questa terra ha costituito il primo territorio pianeggiante e irrigato ove impiantare una civiltà stanziale per una miriade di popoli, come dalla mappa qui sotto si può ben desumere

Migrazioni Kurgan in Europa

La storia per forza di cose rappresenta di certo l’aspetto che più mi ha intrigato di questa terra, da noi percepita come piuttosto periferica ma a torto.  Guardate questa bellissima urna cineraria, esposta nell’ancor più bello museo archeologico di Sofia:

foto-18.JPG

Creazione antropomorfa, rileva un alto livello artistico se considerato che rimanda al IX secolo a. C., insomma un’epoca precedente e di un bel po pure al fiorire della cultura ellenica, ad esso certo collegato. Sì, perché proprio la Grecia, non lontana dai confini meridionali di questa terra, ha di certo dialogato a lungo con il territorio oggi conosciuto come Bulgaria: è un dato desumibile dalla storia nonché dalla mitologia. La Tracia, regione meridionale della Bulgaria, situata oltre gli altissimi picchi del massiccio centrale, rientra in tutte le vicende che hanno interessato la storia greca, con guerre dagli esiti alterni e colonizzazioni reciproche succedutesi nei secoli. Quanto alla mitologia, basti pensare che nei Monti Rodopi, situati sempre nella medesima area sud della odierna Bulgaria, i Greci collocavano l’ingresso al Regno dei Morti, ed è li che si affacciò secondo la leggenda lo sventurato citarista Orfeo per recuperare la bella Euridice caduta nell’aldilà, cn gli esiti malaugurati che purtroppo si tramandano….Ancora questa terra era nota ai greci per il vino, che tutt’ora si produce con eccellenti risultati proprio in quell’area: se capitate a Sofia o in un qualsiasi angolo della Bulgaria, non mancate di ordinare una bella bottiglia del rosso di Melnik, economico e buonissimo nonché bello corposo: al secondo bicchiere mi parrà di sentire le note della cetra di Orfeo…..

sofia

Abbiamo nominato Sofia ed eccola qui di sopra, con le sue chiese bizantine mescolate ai bazar ottomani e alle vestigia romane, quando prendeva il nome di Serica ed era per il potente imperatore Costantino reputata una “seconda Roma”. Lo Zibaldone di stili e culture sarebbe di suo interessante ma devo dire che la città nel complesso non mi ha rapito, cedendo troppo il passo all’ultimo degli stili succedutisi, il più brutto per distacco: quella sorta di religione del Brutto sulla Terra che è stato il Socialismo reale, che ha disseminato la città di casermoni grigi difficili a essere strappati via; neanche la recente forzata apertura all’Occidente ha di troppo ingentilito l’aspetto del centro cittadino, rimasto infestato di una sequela interminabile di negoziacci e catene di ristoranti di infimo livello, tutti consacrato all’Italia in una veste deteriore e turistica: si susseguono sulla via principale brand scadenti di gelato italiano, scarpe italiane, pizza italiana, pezze italiane senza nessun gusto ne originalità.  Ma quando ci si allontana dalla macrocefala capitale e il grigio della città lascia a fatica il passo al verde bottiglia della campagna (quella stessa tonalità ripresa dalla bandiera nazionale), ecco che il territorio si riappropria di una sua identità feconda.

korpish

Questa è una cittadina di duemila anime nel centro del paese, dal nome assai difficile: Koprishvistica. Si tratta di una sorta di paesino- museo tutto edificato in ottocentesche case in legno di chiaro stile ottomano, dove vive una comunità anch’essa di lingua ed etnia ottomana dedita alla pastorizia e all’apicoltura: bello, bello davvero.

Ancora estremamente gradevole risulta la città di Plovdiv, antica come Roma e come essa edificata su sette colli Plovdiv_Bulgaria.jpg

un dedalo di viuzze acciottolate ottomane, con al centro un bellissimo anfiteatro costruito indovinate proprio da chi? plovdiv1

Dai Romani ovviamente! Una curiosità: è nato qui l’autore teatrale Moni Ovadia, figlio di una minoranza etnica di cui parlerò più avanti. Ci arrivano pure le low cost da qualche anno, è una meta che vivamente consiglio.

Ma se dovessi dirvi di qualcosa di veramente bello appartenente alla Bulgaria, beh allora si tratterebbe di andare a pescare un posto remoto assai, meta ideale per chi viaggia “off of beaten path”, fuori dai sentieri battuti e lontano dalle comodità e dagli standard occidentali. Sto parlando della zona di selvagge e altissime montagne che si estende al centro del paese, il massiccio del Pirin le cui cime sono visibili rigonfie di neve dal centro di Sofia fino a primavera inoltrata. Nella zona di Rila, dove sorge anche un bellissimo monastero ortodosso, le vette assumono una colorazione e una geografia particolare, prendendo il suggestivo nome di “Montagne d’acqua”, anche per via dei laghi che si succedono uno dietro l’altro

bul1

I laghi sono 7 per l’esattezza e intorno ad uno di essi, che prende il nome di “fegato” per via della forma si tiene annualmente un raduno bizzarro assai: il cd “Paneuritmia”. Si tratta di una danza tenuta da parte di una setta, i cd Bogomili, che si reputano discendenti di una setta eretica vissuta qui intorno all’anno Mille: danzano evocando gli spiriti dei loro morti intorno al lago cd “fegato”, l’organo che nel mondo classico rivestiva il ruolo che nel nostro mondo ha il cuore: quello di organo ove sono racchiusi i sentimenti e le emozioni. Già, proprio così: i Greci, i Traci e i popoli antichi non credevano che fosse il cuore a essere il tesoriere degli amori, delle emozioni, dei palpiti. Dicevano che fosse il fegato.

bogomili

Ebbene, un giorno all’anno, i Bogomili danzano intorno al lago dall’alba al tramonto. Danzano in cerchi concentrici, sempre più stretti

panuertitmia

al cui fulcro interno siede un santone, che a mio avviso ha ingravidato negli anni migliaia delle donne che prendono parte come sorta di sacerdotesse alla funzione: ricordo quella notte di aver visto all’accampamento decine di bambini tutti con gli stessi tratti somatici, la stessa faccia  insomma del santone, sarà mai una coincidenza?

Non è certo facile essere uno dei Bogomili e prendere parte alla danza: essi non cercano pubblicità e arrivare tra queste montagne è un impresa che sa di epico. Ma io me la ero studiata bene e nel 2013, spacciandomi per un novello Bogomita del Sud Italia, bluffando a mio rischio e pericolo con la lingua e un’altra serie di balle ben assortite, inerpicandomi prima a piedi, poi in seggiovia, poi su un cavallo affittato da alcuni rom e infine smarrendomi a piedi su una montagna dentro un temporale, alla fine raggiunsi l’accampamento dei Bogomili, giusto la notte prima della cerimonia del Paneuritmia. Era come trovare ad una sorta di Woodstock ancestrale, più folle, più fuori dal mondo.

panue 2

Quella notte le Montagne d’Acqua fecero sentire tutta la potenza del loro etimo e non smise un attimo di diluviarci addosso: la mattina non avevo una sola parte del corpo o un solo indumento che non fosse fradicio di pioggia. Ma poi si alzò il Sole e ballai fino al tramonto sul lago sacro del Fegato insieme ai miei amici Bogomiti.

panueri

E’ tutt’ora una delle cazzate fatte in vita mia di cui vado più fiero

Strade: Da Roma a Salonicco in 10 giorni

L’itinerario di questa settimana unisce due città accomunate da un passato illustre e per aver dato i natali a grandi Cesari del mondo classico: Roma su cui c’è poco da spiegare e Salonicco, città-natale, nonché punto di partenza nella sua folle avventura di conquista, di Alessandro Magno. La distanza percorsa tra i due capoversi del nostro viaggio sarà piuttosto esigua ma mi sono divertito a “ingarbugliarla” attraverso un percorso assai insolito e che somma tra loro luoghi estremamente diversi

 

Partenza: Roma (o altra località italiana)

Arrivo: Salonicco

Durata: 10 giorni

Budget: da 500 a 1.500 €

Paesi attraversati: Montenegro, Albania, Macedonia, Grecia,  Repubblica del Monte Athos

 

1° giorno: Sveti Stefan o Ulcinj (Montenegro)sveti stefan

Da Roma o altra località italiana prendete un volo alla volta della capitale del Montenegro Podgorica, in cui spendere al massimo il tempo di un caffè (è davvero una città bruttissima) o per lo scalo costiero di Tivat. Possibile ed anche consigliato è il viaggio in nave notturna da Bari alla volta della quasi omonima Bar, da cui tra l’altro sarete assai vicini a entrambe le mete proposte: Sveti Stefan o Ulcinj. Si tratta di due località costiere del piccolo Montenegro, entrambe dotate di un suo fascino. Sveti Stefan (Santo Stefano), un piccolo isolotto unito alla terra da una anoressica striscia di sabbia, si sta costruendo una solida fama come meta di turismo esclusivo, ma non faticherete a trovare sistemazioni accettabili a prezzi assolutamente ragionevoli nei paraggi. L’isolotto (quello ritratto in foto) è davvero bello, anche se un po troppo battuto da fanatici del lusso tra cui spiccano  parvenue russi in gran numero, davvero comici a volte nelle loro pacchiane ostentazioni tutte champagne & salame. ulcinj

Esteticamente meno bella ma per certi versi più affascinante è la vicina Ulcinj, con questa sua bella rocca a dominare una baia sabbiosa. Un tempo covo di pirati ottomani, ora è battuta da un turismo giovanile piuttosto chiassoso, composto in prevalenza da ragazzi provenienti dal vicino Kosovo. Il luogo recupera comunque un suo fascino intrinseco nella rocca medievale davvero ben conservata e per una storia, a metà con la leggenda, secondo la quale fu qui imprigionato dai pirati il celeberrimo scrittore Cervantes, poi liberato dopo la sconfitta degli Ottomani a Lepanto. Un forte indizio in tal senso è rappresentato dal fatto che la bella amata del Don Chisciotte provenga proprio da qui: Dulcinea o Dulcinea, insomma come dire da Ulcinj.

 

2° giorno: Scutari ( Albania)

scutari

In bus da Ulcinj o dalla capitale Podgorica la frontiera con l’Albania è davvero vicina ed è in parte rappresentata da un confine liquido, quello costituito dal lago di Scutari. Si tratta di un bacino paludoso assai in voga tra gli insetti e le zanzare, per cui è vivamente consigliata una protezione repellente. Nondimeno è un posto bellissimo, dove è assai piacevole spendere qualche giorno osservando in barca la moltitudine di uccelli e degustando le famose anguille locali. Scegliete di alloggiare presso la sponda albanese, magari nei dintorni della città di Scutari, evitando il troppo soffocato centro. Un curiosità: questa bella ansa del lago prende il nome, tra la popolazione locale, di “Sofia Loren”, perché le protuberanze osservate da un punto prospettico diverso e più alto sono due….il resto lo lascio intuire a voi

 

3° giorno: Lago Koman-Valbona

koman 2

Questa giornata trova un senso, più che in una meta da raggiungere, nel viaggio per arrivarci: uno dei più belli che avrete mai vissuto, l’ultima avventura d’Europa come è stata definita dal Guardian. Si tratta davvero di una chicca per viaggiatori amanti dell’insolito, quindi prestate bene attenzione se siete interessati ed un giorno mi ringrazierete. Raggiungete in bus o taxi la località di Koman, a un 15 km di Scutari ma ubicata su un altro lago, quello appunto omonimo di Koman. Si tratta in realtà della gola di un fiume , la Drina, divenuta un lago dopo la costruzione di una diga. Da qui parte ogni mattina un battello che è un residuato del socialismo reale e risale questa gola assai impervia che non conosce altre vie di accesso oltre quota d’acqua.koman

Le comunità rurali infatti che si incontrano alle diverse fermate del battello sembrano fotografie di un tempo remoto, e lo stesso incedere del battello in quell’acqua verde smeraldo è un tuffo al cuore. Dopo 3 ore circa si arriva alla sponda settentrionale, in una località chiamata Fjerze ed a qui in bus fino ad una città intitolata ad un eroe locale, un certo Bajram Curry. Da qui una coincidenza in jeep vi condurrà nelle Alpi Dinariche, conosciute anche come le “Montagne maledette”, in una amena località chiamata Valbona, ove troverete gente splendida e molte guesthouse ad accogliervi con squisiti formaggi di capra e grigliate di agnello fino a scoppiare. E’ un luogo magnifico. Il viaggio può apparire complicato ma, a meno che non siete dei pantofolai, fatelo almeno una volta nella vita: è il primo viaggio che consiglio spesso di fare a chi mi chiede idee per un viaggio. Allego qui anche il link esplicativo per giungervi, curato dalla titolare di una pensione sita li a Valbona, una simpaticissima signora americana venuta a vivere qui.  

 

4°   giorno: Theth

thethi

Eccone un’altra di valle incantata, dove giungere non è semplice ma da cui non si vorrà più partire. Anche in questo caso il viaggio per arrivarci costituisce una fetta consistente dell’emozione che proverete. In questo caso, non un battello sgangherato ma il dorso di un mulo (!) che da Valbona vi condurrà su per le Montagne Maledette, fino a scollinare un altissimo passo in quota e poi ridiscendere dal lato opposto della montagna, nella incantata Theth o Thethi, un luogo isolato per molti mesi all’anno e dove la comunità locale vive secondo regole sociali (e giuridiche) antichissime, tra le quali il Kanun, una sorta di legge del taglione. Ma niente paura eh, la gente è davvero ma davvero affabile, e a voi, tra boschi e cascate, orsi e caprioli, sembrerà davvero di essere finiti in un eden sperduto e felice. Due giorni qui e poi mi dite se non avevo ragione. In tutta Europa, un posto così autentico e non contaminato come le Montagne Maledette dubito che possa esistere.

 

5° giorno: Tirana

tirana

La capitale dell’Albania, una città estremamente singolare che unisce le evidenti brutture del socialismo reale, con la delirante architettura del “lire maximo” di questo piccolo paese Enver Hoxha, ad un animo vibrante, fatto di moschee e mercati, tra cui si insinua un po confusamente una movida con tanta voglia di Occidente. Un posto che tutto sommato piace. Bellissimo il museo della storia albanese, con l’eccellente sezione sugli Illiri, i primi abitanti della regione.

 

6° e 7° giorno: laghi di Ohrid e Prespa(Macedonia)

ohrid

Da Tirana prendete un “furgon” (un minivan collettivo) verso la città di confine di Pogradec. Giunti a destinazione sarete sulle sponde di uno splendido lago, nei pressi del bellissimo monastero di Naum, ubicato proprio sul confine con la Macedonia. Entrati in questo paese, la vostra metà sarà la magnifica Ohrid, la Ocrida dei Veneziani e la Lychidnos (città della luce) dei Greci. Si tratta davvero di un posto delizioso, colmo di storia in una cornice naturale preziosa. Il borgo antico è uno scrigno di stradine abbarbicate sulla costa del lago, in cui potrete anche nuotare e da cui provengono trote e anguille molto rare e prelibate. E quella luce, quella luce magica che inonda tutto….Senz’altri aggettivi, Ohrid è un posto magnifico. Il secondo giorno potrete pure spostarvi su un altro lago vicino, quello di Prespa, nel parco naturale della Galicica. Potrete arricchire la giornata con una visita ad un’isola lacustre dal nome estremamente affascinante: Golem Grad, la Grande Città

golem grad

Il luogo è noto anche come Isola dei Serpenti, perché sono questi rettili gli unici abitanti dell’isola. Si tratta di concordare una visita con i pescatori che abitano lungo le sponde, ma attenti agli imbroglioni: io ne trovai uno e caddi vittima del suo raggiro, quando mi affidò nelle mani di un suo amico pescatore, un fantomatico Vasco, di cui lungo le sponde del lago tutti ignoravano l’esistenza….

 

8° giorno: le Meteore (Grecia)

meteore

Dalle sponde del lago di Prespa, il confine con la Grecia è davvero ad un tiro di schioppo (anzi parte del lago ricade proprio sotto la sovranità greca). Insomma si tratta di attraversare la frontiera e giungere alla prima città in territorio ellenico, Florina. Da qui in bus per Kalambata, verso un altro luogo magico: i monasteri delle Meteore. Non c’è bisogno di dilungarsi troppo in parole, guardate la che spettacolo. Si tratta di monasteri di religione ortodosso, protesi verso un ascetismo senza tempo. Bellino anche il borgo ove soggiornare appena sotto gli speroni rocciosi.

 

9° giorno: Monte Athos

Monastero-Monte-Athos

In bus fino a Salonicco  per proseguire poi oltre , verso un’altra frontiera, la più strana di tutte: quella del Monte Athos, il corrispettivo della Città del Vaticano nella religione ortodossa. Ma l’ascetismo e il senso di sacro che si propaga da questi promontori stesi sul mare (siamo ormai sul mare Egeo) è del tutto superiore al trambusto di piazza San Pietro. Un luogo ove regna il silenzio e la meditazione e dove non a tutti, anzi quasi a nessuno è concesso di entrare: innanzitutto non vi sono ammesse le donne, ed è proprio così per antichissima legge risalente a prima dell’anno Mille. Tra gli individui di sesso maschile vi sono ammessi solo 100 “laici” per giorno, tra cui solo 10 di religione non ortodossa. Bisogna prepararsi per tempo e fare una domanda che non è solo burocratica: verrà valutata anche la vostra motivazione a vivere per un giorno qui, dormendo in monastero con i monaci ortodossi, gli unici abitanti del promontorio, senza internet, tv e altri svaghi. Anche le fotografie sono vietate e la luce viene staccata molto presto la sera. Più che Città del Vaticano, la Repubblica del Monte Athos è il Tibet d’Europa.

 

10° giorno: Salonicco

salonicco_grecia

Ed eccoci a destinazione: la bellissima Salonicco, ricca di storia e di monumenti, città natale di Alessandro Magno, protesa sull’Egeo e verso i regni dell’Est, proprio come il suo condottiero che da qui partì alla conquista del mondo.

 

A me sembra proprio un bel viaggio

 

 

 

 

 

 

Strade: dal mare Adriatico al mar Nero in due settimane

Comincio col dire che da oggi la rubrica “Strade”, dedicata ad itinerari di viaggio da tracciare da un capo all’altro, avrà cadenza settimanale: il mercoledì esattamente

Questa è la volta di un itinerario suggestivo che unisce due mari, uno vicino e un altro lontano ma non troppo, come vedremo. Il percorso ricalca grosso modo quello da me tenuto nel viaggio Transbalcanica Express. del 2012

Partenza: Dubrovnik (Croazia)

Arrivo: Sfantu Gheorghe, delta del Danubio (Romania)

Durata: 14 giorni

Budget: da 1.000 a 2.500 €

Paesi attraversati: Croazia, Montenegro, Serbia, Romania

 

1° giorno: Dubrovnik

Risultati immagini per dubrovnik

Da uno dei tanti scali italiani prendete un volo low cost alla volta di Dubrovnik oppure raggiungete il porto di Bari, da cui imbarcarvi per una romantica notte in nave (partenze giornaliere) per il porto croato, scelta consigliata: ho un debole per le navi che solcano il mare di notte. Al vostro arrivo vi si schiuderà un po per volta uno dei gioielli urbanistici della costa adriatica. Dubrovnik, la antica Ragusa alleata (e mai colonia) di Venezia, adagiata in fondo ad una baia costellata di verdi isolotti, è davvero un meta bellissima, con le sue mura a cingerla patrimonio dell’Unesco e il suo centro storico, piccolo e perfettamente conservato davvero mirabile. Tanti gli eidfici storici e ricca anche la parte museale ed espositiva.La posizione ve la farà anche preferire per le scappatelle al mare o nella natura: insomma a Dubrovnik o Ragusa che sia, la vita è davvero dolce. Unica pecca: l’eccessivo afflusso di gruppi organizzati di turisti nel periodo estivo, ma è un inevitabile dazio da pagare ormai per le città d’arte

 

2° giorno: Mlijet o Dubrovnik

Risultati immagini per mljet

Una meta del fascino di Dubrovnik meriterebbe senz’altro due giorni. Tuttavia, se la ressa dei turisti vi snerva e avete bisogno di un po di silenzio per non dire ascetismo, un bel consiglio posso darvelo. Dal porto di Dubrovnik imbarcatevi sul popolare aliscafo “Nona Ana” (e badate bene ad anticiparvi perché i pochi biglietti finiscono in fretta): in un’oretta e mezzo siete nel paradiso di Mlijet, isola tra le più belle mai viste ( e se lo dice uno nato a Capri, c’è da fidarsi). Si tratta d un parco naturale, ove esistono pochissime abitazioni e ovuqque risplendono il verde e il celeste. E’ con ogni probabilità l’antica Ogigia, ove risiedeva la ninfa Calipso che sedusse Ulisse: un suggestivo anrtro dell’isola è tutt’ora intitolato all’eroe omerico. Se siete amanti del camping, questo è uno dei posti più belli dell’Adriatico per farlo, ma esistono anche soluzioni alberghiere convenzionali. Un incanto

 

3° giorno: Kotor

Risultati immagini per kotor

Rientrati a Dubrovnik, salite su un bus per il vicino Montenegro e non dormite durante il percorso, vi perdereste uno spettacolo unico. Superato il confine la costa montenegrina assume una conformazione particolarissima, dando luogo ad un fiordo, del tutto simile a quelli norvegesi come morfologia, lungo se non erro 34 km ma largo solo poche centinaia di metri. Il bus lo costeggia tutto da Herceg Novi, pubblicizzata da molti operatori ma francamente insignificante, fino a giungere al fondo della gola, ove sta incastonata come una fortezzza sulla muraglia cinese la deliziosa Kotor, Cattaro in italiano, colonia veneziana e scrigno di bellezza. Anch’essa cinta da alte mura, è una cittadina davvero deliziosa, in una posizione davvero incredibile sovrastata da altissime montagne al’apparenza impossibili da scavalcare. Davvero bellissimo anche l’isolotto di San Giorgio di fronte, Risultati immagini per kotor islandda cui si ritiene che Bocklin abbia tratto ispirazione per il suo celebre dipinto “L’isola dei morti”. Un piccolo ulteriore consiglio: andateci piano con le cozze, io ci stavo per rimanere secco.

 

4°  e 5° giorno: Parco del Durmitor- Tara river

Risultati immagini per durmitor

Si cambia scenario e dal fondo del fiordo di Kotor si dice addio al mare Adriatico per addentrarsi nelle altissime montagne del Montenegro (il nome non è certo casuale), le Alpi Dinariche. Esistono diversi parchi di alta montagna, tra cui quelli del Monte Nero vro e proprio o quello della Biogradska ma il mio preferito è questo del Durmitor. Ci si arriva in bus o a bordo di un davvero suggestivo trenino a gasolio che sferragliando risale il canyon del Moraca fino ad un certo punto. Il parco è davvero stupendo, con possibilità di lunghe passeggiate e praticare spor come il rafting  e il canyoning in scenari davvero magnifici sul Tara river.

 

6° e 7° giorno: Guca

guca guca11.jpg

Uno spostamento non proprio agevole a bordo di bus e del vecchio trenino per varcare il vicino confine serbo e raggiungere lo scalo ferroviario di Pozega. Da qui in taxi collettivi una trentina di km verso una località di aperta campagna denominata Guca, meta del tutto anonima per 350 giorni all’anno ma sede per due settimane in Agosto del più assurdo dei Festival musicali che potrete mai trovare in Europa. In una parola: un delirio. Si esibiscono ivi, senza soluzoni di continuità, giorno e notte, le orchestrine balcaniche, in prevalenza di etnia rom, di strumenti a fiato, trombe e tromboni, per dar luogo a quella musica balcanica nota agli appassionati di Kusturica e il cui artista di riferimento è Bregovic. Sono ritimi incalzanti e ossessivi, a cui la folla si abbandona in un crescendo alcolico senza rivali. Bottiglia di una fortissima grappa locale vengono trangugiate come acqua fresca mentre si balla e si mangia confondendo il giorno con le tenebre. Andateci se davvero avete voglia di qualcosa di pazzesco ed insolito, uno spaccato della follia balcanica, concetto declinato in una veste tutta sua a queste latitudini. Non mancano francamente i pericoli: uno dei leit motiv del mega-raduno è anche quello politicizzato del “revanchismo” serbo, e a migliaia fascisti e iper-nazionalisti serbi inneggiano ubriachi a criminali di guerra come Arkan o Karadzic, e la cosa francamente assai pittoresca non è. Comunque, un bel pezzo di questa incomprensibile cosa chiamata Balcani abita a Guca, la Woodstock serba.

 

8° giorno: Belgrado

Risultati immagini per belgrado

Dalla folle Guca arrivate in un capoluogo della Serbia meridionale chiamato Cacak, da ui in bus o treno per la capitale Belgrado. Ne ho già parlato in un altro itinerario, non è una città che amo particolarmente, anch se non priva di fascino con la sua fortezza alla confluenza del Danubio e della Sava, il suo elegante corso e il quartiere bohemien. La cosa che ve la farà maggiormente apprezzare è comunque la sua frenetica vita notturna

 

9° giorno: Timisoara

Risultati immagini per timisoara

In treno o con comodi ed economici taxi collettivi ci si sposta da Belgrado in Romania, ove la prima importante città che si incontra è la bella Timisoara. Una città d’arte di impronta asburgica, lontana ed alternativa a Bucarest. Qui a Timisoara ebbe inizio nell’89, per bocca di un coraggioso prete della minoranza ungherese, la rivolta contro il potere centrale del brutale dittatore Ceausescu. La città vanta delle piazze davvero bellissime ed adornate di palazzi variopinti, un’università antica e vitale ed una impronta cosmopolita che manca alla stessa Bucarest.Davvero un posto gradevole

 

10° giorno: Sibiu

Risultati immagini per sibiu

Esiste una definizione molto in voga, quella di città d’arte: ne fanno, a giusto titolo, parte Firenze e Praga, Varsavia e Siviglia, e tante altre città. Ma avete mai sentito parlare di Sibiu, in Romania? Beh questa come città d’arte tiene davvero botta a molte altre più titolate, eh! Innanzitutto precisiamo dove siamo ovvero in Transilvania, regione dal nome certo non inusuale per via del mito di Dracula. E’ una regione assai estesa della Romania e la più bella, piuttosto diversa dalla Valacchia pianeggiante oltre le altissime montagne dei Carpazi. Sibiu è una città principesca, dal passato florido testimoniato dalle vestigia dei suoi palazzi, abitata in prevalenza da una minoranza etnica tedesca. Un posto davvero romantico dove venire in coppia a mio avviso, da poco collegato anche con voli diretti dall’Italia. Ma qui a noi piace andare a piedi!

 

11° giorno: Sibiu o Sibiel

transbalcanica

A Sibiu potete starci benissimo due giorni ma, se avete voglia di un city break, beh allora fate una capatina nel villaggio di Sibiel, una decina di km da Sibiu, dal mio amico Sorian, ex professore di storia, ora vulcanico oste di questo posto singolare. La sua casa- fattoria sul fiume pare uscita dalla penna di Tennessee Williams, un posto dolcissimo e balordo dove adagiarsi a dormire nelle palafitte sopra il fiume e mangiare le trote da lui pescate. Oppure potete visitare le mille stranezze della casa, dal museo dell’era comunista alle mini-dighe dal proprietario costruite “per favorire il capitalismo in Transilvania”. Insomma una chicca nascosta, una hidden gem, che mi sento di raccomandarvi, davvero insolita, perché non la troverete facilmente su una guida.

 

12° giorno: Sighisoara

Risultati immagini per sighisoara

Questa è la cittadina natale di Vlad Tepes, il conte Dracula per capirci…..e stando in Transilvania pare brutto non andarci. Tutto ovviamente è consacrato al mito del suo più illustre cittadino in questo posticino che pare un borgo della Toscana o dell’Umbria. Gradevole ma non imperdibile

 

13° giorno: Lago  Rosso o dell’ Assassino

Risultati immagini per lago rosso romania

Assai più pregno di fascino nonchè di quel connubio di mistero e terrore che potrebbe alimentare il mito di Dracula, è invece il Lago Rosso o dell’ Assassino, un bacino lacustre che assume questa incredibile colorazione rossastra per via di un ruscello di argilla suo immissario. La dizione “lago dell’ Assassino” è dovuta, oltre che al colore rosso che rievoca ovviamente il sangue, ad una keggenda per cui qui avrebbe perso la vita un pastore con le sue pecore sotto una frana durante la costruzione di una diga. Da quel giorno l’acqua ha assunto quel colore (è vero, perchè prima quel ruscello sfociava altrove) e ne il corpo del pastore ne di alcuna delle sue mille pecore è mai stato trovato. Ovviamente vi apparirà di notte piuttosto incazzato, mentre siete in una splendida baita di montagna, qui nelle selvagge gole del Bicaz. Indimenticabile dormire qui.

 

14° giorno: Brasov

Risultati immagini per brasov

La capitale amministrativa della Transilvania, città storica e piena d’arte, con una cattedrale davvero bellissima. Simile a Timisoara con queste sue larghe piazze, Brasov è anche sede di turismo invernale per via delle sue montagne dove praticare lo sci nei mesi invernali

 

15° giorno: Sfantu Gheorghe- Delta del Danubio

transbalcanica1

Cominciare col premettere una cosa, anzi due. Sfanthu Georghe è il nome di due posti diversi in Romania (dopotutto significa semplicemente San Giorgio). Uno è ubicato proprio vicino Brasov su un lago ma non è quella la nostra destinazione. La nostra Sfantu Gheorghe si trova ove il Danubio, dopo un viaggio di migliaia di km, si getta nel mar Nero, una selvaggia regione di paludi pressochè disabitata, al confine con l’Ucraina. Seconda cosa: è un posto magico, che buca l’anima. Ho lasciato un pezzo di cuore in questa regione remota e difficile a raggiungersi, dopo uno spostamento in treno fino a Tulcea e uno in nave lungo i canali. Si vive sospesi in un limbo, tra vacche e cavalli che girano allo stato brado e uccelli che oscurano la luce del sole. Vi ritornerò, andateci anche voi prima che potete e rivivrete le sensazioni del poeta Ovidio, qui esiliato. Allego la emozionata descrizione fatta del posto nel mio diario originale Transbalcanica Express. :

Nessun testo alternativo automatico disponibile.

“Transbalcanica Express.
“Passammo l’estate su una spiaggia solitaria…e ci arrivava l’eco di un cinema all’aperto…” i versi di questa canzone, neanche troppo originali poi, di Battiato non so perchéo hanno sempre affascinato, al punto da spingermi a cercarla una spiaggia solitaria che si adattasse alla descrizione del testo. L’inizio della ricerca muoveva ovviamente da Capri, con le sue spiaggie di ineguagliata bellezza certo, ma il problema restava ahimè l’aggettivo “solitaria”, che a Capri, tra i bambini che scacazzano sul bagniasciuga, le perete che starnazzano per l’abbronzatura poco uniforme e i motoscafandri dei camorristi castelluonici che sfreccian a 5 metri dalla riva, resta chimerico…Ma alla fine l’ho trovata la spiaggia di “Summer on a solitary beach” di Battiato: si chiama Sfantu Gheorghe, nel delta del Danubio ( c’e un posto con un nome uguale anche in Transilvania). Incredibilmente ci sarebbe più o meno anche il cinema all’aperto, giacche’, qui, in uno degli angoli più remoti d’Europa, organizzano pure un Festival del cinema, dicevo incredibile perché a stento qui arriva l’elettricita. Ma Sfantu Gheorghe e’ anche molto altro, perché non e’ quasi nient’altro: non e’un paese, ma un aggregato di capanni poggiati sulla ghiaia del Danubio arrivata qui con la corrente chissà d dove, dalle Alpi Retiche, dai Carpazi, dalla Renania, le strade non ci sono, sono striscia di sabbia in cui ad ogni angolo compaiono vacche in libertà che sembrano divinita’ indiane, i cavalli corrono alla stato brado tra i gorghi d’acqua ove il Gtande Fiume ( lo chiamano così qui) si getta in mare. Sulla spiaggia si azzuffano serpenti e rane, stormi di oche selvatiche attraversano il cielo oscurandolo, pellicani e aquile arpionano lucci che sembrano coccodrilli nei canali laterali, zanzare fameliche che si avventano su corpi avvinazzati di improvvidi campeggiatori, mentre i pochi abitanti del luogo si muovono a cavallo col lazo come gauchos della Patagonia. Il posto in effetti comunica una remotezza del tutto sconosciuta all’Europa ormai. Sfantu Gheorghe e’ in effetti una sorta di buco del culo dell’Europa, da intendersi in un accezione non negativa: qui le acque di mezzo continente vengono evacuate nello sconfinato Mar Nero, che Nero non e’ se non nelle plumbee notti di pioggia. Tutto e’etereo, la Natura sembra riempirsi e ricomporsi di mille vuoti, che Carla prova a rinchiudere nella tela. Dire che il tempo si e’fermato qui e’ troppo generico: a Sfantu Gheorghe il tempo sembra essere da sempre sospeso, fluire a rovescio o forse in circolo, persino l’alternarsi del giorno e della notte e’diradato nella luce opaca dei canali e delle paludi, da queste parti passo la nave degli Argonauti e sembra che Medea da queste parti avesse gettato in mare le membra del fratello fatto a pezzi…magari i cormorani sono ancora li a mangiarle le carni del fratello….Sfantu Gheroge rappresenta un qualcosa del pensiero filosofico che, chissà perché, l’uomo occidentale ha smesso da tempo di considerare: la percezione del Nulla”

Nessun testo alternativo automatico disponibile.

Ed eccoci, al fine giunti a destinazione, sul Mar Nero. Visto che non era così lontano?

Metti in evidenza il post