Da Gino Baccus

Non ho mai conosciuto in vita questo mio zio Ciro, in arte Gino Baccus, uno dei ben 11 fratelli di mio nonno paterno. L’ho sentito tuttavia menzionare spesso in racconti tutti dal sapore agro-dolce e visto ritratto in diverse foto tra cui questa bellissima che lo immortala nella sua taverna che giaceva da qualche parte per via Madonna delle grazie, a detta di alcuni la prima sorta sull’isola e progenitrice di un fortunato modello nei decenni a venire. Era inoltre un abilissimo creatore di presepi in cartapesta dalle forme assai insolite a spirale o ellittiche come certe bizzarre creazioni del barocco o dell’arte fiamminga. Altra cosa che so di lui è che, sebbene di aspetto assai poco avvenente, riuscisse a concupire con questa sua forza creativa un po’ primigenia bellissime donne avventrici della sua taverna. Nell’insieme di queste sue caratteristiche controverse e per questa sua vena creatrice primitiva e geniale, lo associo nel mio immaginario ad una sorta di Efesto, il mostruoso dio-fabbro forgiatore del fuoco e delle opere degli uomini, sposo della bellissima Venere