Strade: dal mare Adriatico al mar Nero in due settimane

Comincio col dire che da oggi la rubrica “Strade”, dedicata ad itinerari di viaggio da tracciare da un capo all’altro, avrà cadenza settimanale: il mercoledì esattamente

Questa è la volta di un itinerario suggestivo che unisce due mari, uno vicino e un altro lontano ma non troppo, come vedremo. Il percorso ricalca grosso modo quello da me tenuto nel viaggio Transbalcanica Express. del 2012

Partenza: Dubrovnik (Croazia)

Arrivo: Sfantu Gheorghe, delta del Danubio (Romania)

Durata: 14 giorni

Budget: da 1.000 a 2.500 €

Paesi attraversati: Croazia, Montenegro, Serbia, Romania

 

1° giorno: Dubrovnik

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Da uno dei tanti scali italiani prendete un volo low cost alla volta di Dubrovnik oppure raggiungete il porto di Bari, da cui imbarcarvi per una romantica notte in nave (partenze giornaliere) per il porto croato, scelta consigliata: ho un debole per le navi che solcano il mare di notte. Al vostro arrivo vi si schiuderà un po per volta uno dei gioielli urbanistici della costa adriatica. Dubrovnik, la antica Ragusa alleata (e mai colonia) di Venezia, adagiata in fondo ad una baia costellata di verdi isolotti, è davvero un meta bellissima, con le sue mura a cingerla patrimonio dell’Unesco e il suo centro storico, piccolo e perfettamente conservato davvero mirabile. Tanti gli eidfici storici e ricca anche la parte museale ed espositiva.La posizione ve la farà anche preferire per le scappatelle al mare o nella natura: insomma a Dubrovnik o Ragusa che sia, la vita è davvero dolce. Unica pecca: l’eccessivo afflusso di gruppi organizzati di turisti nel periodo estivo, ma è un inevitabile dazio da pagare ormai per le città d’arte

 

2° giorno: Mlijet o Dubrovnik

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Una meta del fascino di Dubrovnik meriterebbe senz’altro due giorni. Tuttavia, se la ressa dei turisti vi snerva e avete bisogno di un po di silenzio per non dire ascetismo, un bel consiglio posso darvelo. Dal porto di Dubrovnik imbarcatevi sul popolare aliscafo “Nona Ana” (e badate bene ad anticiparvi perché i pochi biglietti finiscono in fretta): in un’oretta e mezzo siete nel paradiso di Mlijet, isola tra le più belle mai viste ( e se lo dice uno nato a Capri, c’è da fidarsi). Si tratta d un parco naturale, ove esistono pochissime abitazioni e ovuqque risplendono il verde e il celeste. E’ con ogni probabilità l’antica Ogigia, ove risiedeva la ninfa Calipso che sedusse Ulisse: un suggestivo anrtro dell’isola è tutt’ora intitolato all’eroe omerico. Se siete amanti del camping, questo è uno dei posti più belli dell’Adriatico per farlo, ma esistono anche soluzioni alberghiere convenzionali. Un incanto

 

3° giorno: Kotor

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Rientrati a Dubrovnik, salite su un bus per il vicino Montenegro e non dormite durante il percorso, vi perdereste uno spettacolo unico. Superato il confine la costa montenegrina assume una conformazione particolarissima, dando luogo ad un fiordo, del tutto simile a quelli norvegesi come morfologia, lungo se non erro 34 km ma largo solo poche centinaia di metri. Il bus lo costeggia tutto da Herceg Novi, pubblicizzata da molti operatori ma francamente insignificante, fino a giungere al fondo della gola, ove sta incastonata come una fortezzza sulla muraglia cinese la deliziosa Kotor, Cattaro in italiano, colonia veneziana e scrigno di bellezza. Anch’essa cinta da alte mura, è una cittadina davvero deliziosa, in una posizione davvero incredibile sovrastata da altissime montagne al’apparenza impossibili da scavalcare. Davvero bellissimo anche l’isolotto di San Giorgio di fronte, Risultati immagini per kotor islandda cui si ritiene che Bocklin abbia tratto ispirazione per il suo celebre dipinto “L’isola dei morti”. Un piccolo ulteriore consiglio: andateci piano con le cozze, io ci stavo per rimanere secco.

 

4°  e 5° giorno: Parco del Durmitor- Tara river

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Si cambia scenario e dal fondo del fiordo di Kotor si dice addio al mare Adriatico per addentrarsi nelle altissime montagne del Montenegro (il nome non è certo casuale), le Alpi Dinariche. Esistono diversi parchi di alta montagna, tra cui quelli del Monte Nero vro e proprio o quello della Biogradska ma il mio preferito è questo del Durmitor. Ci si arriva in bus o a bordo di un davvero suggestivo trenino a gasolio che sferragliando risale il canyon del Moraca fino ad un certo punto. Il parco è davvero stupendo, con possibilità di lunghe passeggiate e praticare spor come il rafting  e il canyoning in scenari davvero magnifici sul Tara river.

 

6° e 7° giorno: Guca

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Uno spostamento non proprio agevole a bordo di bus e del vecchio trenino per varcare il vicino confine serbo e raggiungere lo scalo ferroviario di Pozega. Da qui in taxi collettivi una trentina di km verso una località di aperta campagna denominata Guca, meta del tutto anonima per 350 giorni all’anno ma sede per due settimane in Agosto del più assurdo dei Festival musicali che potrete mai trovare in Europa. In una parola: un delirio. Si esibiscono ivi, senza soluzoni di continuità, giorno e notte, le orchestrine balcaniche, in prevalenza di etnia rom, di strumenti a fiato, trombe e tromboni, per dar luogo a quella musica balcanica nota agli appassionati di Kusturica e il cui artista di riferimento è Bregovic. Sono ritimi incalzanti e ossessivi, a cui la folla si abbandona in un crescendo alcolico senza rivali. Bottiglia di una fortissima grappa locale vengono trangugiate come acqua fresca mentre si balla e si mangia confondendo il giorno con le tenebre. Andateci se davvero avete voglia di qualcosa di pazzesco ed insolito, uno spaccato della follia balcanica, concetto declinato in una veste tutta sua a queste latitudini. Non mancano francamente i pericoli: uno dei leit motiv del mega-raduno è anche quello politicizzato del “revanchismo” serbo, e a migliaia fascisti e iper-nazionalisti serbi inneggiano ubriachi a criminali di guerra come Arkan o Karadzic, e la cosa francamente assai pittoresca non è. Comunque, un bel pezzo di questa incomprensibile cosa chiamata Balcani abita a Guca, la Woodstock serba.

 

8° giorno: Belgrado

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Dalla folle Guca arrivate in un capoluogo della Serbia meridionale chiamato Cacak, da ui in bus o treno per la capitale Belgrado. Ne ho già parlato in un altro itinerario, non è una città che amo particolarmente, anch se non priva di fascino con la sua fortezza alla confluenza del Danubio e della Sava, il suo elegante corso e il quartiere bohemien. La cosa che ve la farà maggiormente apprezzare è comunque la sua frenetica vita notturna

 

9° giorno: Timisoara

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In treno o con comodi ed economici taxi collettivi ci si sposta da Belgrado in Romania, ove la prima importante città che si incontra è la bella Timisoara. Una città d’arte di impronta asburgica, lontana ed alternativa a Bucarest. Qui a Timisoara ebbe inizio nell’89, per bocca di un coraggioso prete della minoranza ungherese, la rivolta contro il potere centrale del brutale dittatore Ceausescu. La città vanta delle piazze davvero bellissime ed adornate di palazzi variopinti, un’università antica e vitale ed una impronta cosmopolita che manca alla stessa Bucarest.Davvero un posto gradevole

 

10° giorno: Sibiu

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Esiste una definizione molto in voga, quella di città d’arte: ne fanno, a giusto titolo, parte Firenze e Praga, Varsavia e Siviglia, e tante altre città. Ma avete mai sentito parlare di Sibiu, in Romania? Beh questa come città d’arte tiene davvero botta a molte altre più titolate, eh! Innanzitutto precisiamo dove siamo ovvero in Transilvania, regione dal nome certo non inusuale per via del mito di Dracula. E’ una regione assai estesa della Romania e la più bella, piuttosto diversa dalla Valacchia pianeggiante oltre le altissime montagne dei Carpazi. Sibiu è una città principesca, dal passato florido testimoniato dalle vestigia dei suoi palazzi, abitata in prevalenza da una minoranza etnica tedesca. Un posto davvero romantico dove venire in coppia a mio avviso, da poco collegato anche con voli diretti dall’Italia. Ma qui a noi piace andare a piedi!

 

11° giorno: Sibiu o Sibiel

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A Sibiu potete starci benissimo due giorni ma, se avete voglia di un city break, beh allora fate una capatina nel villaggio di Sibiel, una decina di km da Sibiu, dal mio amico Sorian, ex professore di storia, ora vulcanico oste di questo posto singolare. La sua casa- fattoria sul fiume pare uscita dalla penna di Tennessee Williams, un posto dolcissimo e balordo dove adagiarsi a dormire nelle palafitte sopra il fiume e mangiare le trote da lui pescate. Oppure potete visitare le mille stranezze della casa, dal museo dell’era comunista alle mini-dighe dal proprietario costruite “per favorire il capitalismo in Transilvania”. Insomma una chicca nascosta, una hidden gem, che mi sento di raccomandarvi, davvero insolita, perché non la troverete facilmente su una guida.

 

12° giorno: Sighisoara

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Questa è la cittadina natale di Vlad Tepes, il conte Dracula per capirci…..e stando in Transilvania pare brutto non andarci. Tutto ovviamente è consacrato al mito del suo più illustre cittadino in questo posticino che pare un borgo della Toscana o dell’Umbria. Gradevole ma non imperdibile

 

13° giorno: Lago  Rosso o dell’ Assassino

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Assai più pregno di fascino nonchè di quel connubio di mistero e terrore che potrebbe alimentare il mito di Dracula, è invece il Lago Rosso o dell’ Assassino, un bacino lacustre che assume questa incredibile colorazione rossastra per via di un ruscello di argilla suo immissario. La dizione “lago dell’ Assassino” è dovuta, oltre che al colore rosso che rievoca ovviamente il sangue, ad una keggenda per cui qui avrebbe perso la vita un pastore con le sue pecore sotto una frana durante la costruzione di una diga. Da quel giorno l’acqua ha assunto quel colore (è vero, perchè prima quel ruscello sfociava altrove) e ne il corpo del pastore ne di alcuna delle sue mille pecore è mai stato trovato. Ovviamente vi apparirà di notte piuttosto incazzato, mentre siete in una splendida baita di montagna, qui nelle selvagge gole del Bicaz. Indimenticabile dormire qui.

 

14° giorno: Brasov

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La capitale amministrativa della Transilvania, città storica e piena d’arte, con una cattedrale davvero bellissima. Simile a Timisoara con queste sue larghe piazze, Brasov è anche sede di turismo invernale per via delle sue montagne dove praticare lo sci nei mesi invernali

 

15° giorno: Sfantu Gheorghe- Delta del Danubio

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Cominciare col premettere una cosa, anzi due. Sfanthu Georghe è il nome di due posti diversi in Romania (dopotutto significa semplicemente San Giorgio). Uno è ubicato proprio vicino Brasov su un lago ma non è quella la nostra destinazione. La nostra Sfantu Gheorghe si trova ove il Danubio, dopo un viaggio di migliaia di km, si getta nel mar Nero, una selvaggia regione di paludi pressochè disabitata, al confine con l’Ucraina. Seconda cosa: è un posto magico, che buca l’anima. Ho lasciato un pezzo di cuore in questa regione remota e difficile a raggiungersi, dopo uno spostamento in treno fino a Tulcea e uno in nave lungo i canali. Si vive sospesi in un limbo, tra vacche e cavalli che girano allo stato brado e uccelli che oscurano la luce del sole. Vi ritornerò, andateci anche voi prima che potete e rivivrete le sensazioni del poeta Ovidio, qui esiliato. Allego la emozionata descrizione fatta del posto nel mio diario originale Transbalcanica Express. :

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“Transbalcanica Express.
“Passammo l’estate su una spiaggia solitaria…e ci arrivava l’eco di un cinema all’aperto…” i versi di questa canzone, neanche troppo originali poi, di Battiato non so perchéo hanno sempre affascinato, al punto da spingermi a cercarla una spiaggia solitaria che si adattasse alla descrizione del testo. L’inizio della ricerca muoveva ovviamente da Capri, con le sue spiaggie di ineguagliata bellezza certo, ma il problema restava ahimè l’aggettivo “solitaria”, che a Capri, tra i bambini che scacazzano sul bagniasciuga, le perete che starnazzano per l’abbronzatura poco uniforme e i motoscafandri dei camorristi castelluonici che sfreccian a 5 metri dalla riva, resta chimerico…Ma alla fine l’ho trovata la spiaggia di “Summer on a solitary beach” di Battiato: si chiama Sfantu Gheorghe, nel delta del Danubio ( c’e un posto con un nome uguale anche in Transilvania). Incredibilmente ci sarebbe più o meno anche il cinema all’aperto, giacche’, qui, in uno degli angoli più remoti d’Europa, organizzano pure un Festival del cinema, dicevo incredibile perché a stento qui arriva l’elettricita. Ma Sfantu Gheorghe e’ anche molto altro, perché non e’ quasi nient’altro: non e’un paese, ma un aggregato di capanni poggiati sulla ghiaia del Danubio arrivata qui con la corrente chissà d dove, dalle Alpi Retiche, dai Carpazi, dalla Renania, le strade non ci sono, sono striscia di sabbia in cui ad ogni angolo compaiono vacche in libertà che sembrano divinita’ indiane, i cavalli corrono alla stato brado tra i gorghi d’acqua ove il Gtande Fiume ( lo chiamano così qui) si getta in mare. Sulla spiaggia si azzuffano serpenti e rane, stormi di oche selvatiche attraversano il cielo oscurandolo, pellicani e aquile arpionano lucci che sembrano coccodrilli nei canali laterali, zanzare fameliche che si avventano su corpi avvinazzati di improvvidi campeggiatori, mentre i pochi abitanti del luogo si muovono a cavallo col lazo come gauchos della Patagonia. Il posto in effetti comunica una remotezza del tutto sconosciuta all’Europa ormai. Sfantu Gheorghe e’ in effetti una sorta di buco del culo dell’Europa, da intendersi in un accezione non negativa: qui le acque di mezzo continente vengono evacuate nello sconfinato Mar Nero, che Nero non e’ se non nelle plumbee notti di pioggia. Tutto e’etereo, la Natura sembra riempirsi e ricomporsi di mille vuoti, che Carla prova a rinchiudere nella tela. Dire che il tempo si e’fermato qui e’ troppo generico: a Sfantu Gheorghe il tempo sembra essere da sempre sospeso, fluire a rovescio o forse in circolo, persino l’alternarsi del giorno e della notte e’diradato nella luce opaca dei canali e delle paludi, da queste parti passo la nave degli Argonauti e sembra che Medea da queste parti avesse gettato in mare le membra del fratello fatto a pezzi…magari i cormorani sono ancora li a mangiarle le carni del fratello….Sfantu Gheroge rappresenta un qualcosa del pensiero filosofico che, chissà perché, l’uomo occidentale ha smesso da tempo di considerare: la percezione del Nulla”

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Ed eccoci, al fine giunti a destinazione, sul Mar Nero. Visto che non era così lontano?

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Strade: da Venezia a Istanbul in 15 giorni

Start: Venezia

End: Istanbul

Durata: da 12 a 15 giorni                                                                                                                         Budget: da 1.000 a 2.000 €

Il primo itinerario da proporvi è tanto semplice quanto suggestivo: unisce due località dall’immenso fascino, storiche città secolarmente nemiche tra loro, chiamate a gareggiare per il primato sui mari e sulla terra, e forse anche in bellezza: Venezia e Bisanzio, le flotte col vessillo di San Marco e di Costantinopoli che si scontrano come a Lepanto o altrove. Oggi proviamo a unirle, passando un po dal mare e un po dalla terra, scoprendo un mondo ricco di sorprese-

1° giorno: Venezia- Pola

Da Piazza San Marco dirigetevi al vicino molo a prendere un traghetto o anche un aliscafo della Venezia Lines in partenza per l’Istria: tra le varie mete proposte, fate rotta su Pola

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capoluogo della penisola d’Istria e collocata proprio sulla punta di essa, in posizione così strategica sul golfo del Quarnaro da non poter essere trascurata sin dai tempi antichi. Qui infatti hanno sede vestigia stupende dell’antica Roma, tra cui un anfiteatro che gareggia col Colosseo in grandezza. Siamo in Croazia ma tutto rimanda ancora oggi all’Italia, a cominciare dalla nutrita comunità locale fatta anche vittime di persecuzioni razziali negli anni del dopoguerra. La città è un proscenio a cielo aperto di bellezza oltre che un importante porto sull’Adriatico.

2° giorno: Parenzo e Rovigno

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Percorrete in bus la costa settentronale dell’Istria in bus o ancora in traghetto, la distanza è assolutamente esigua, e approdate prima a Rovigno e poi a Parenzo. Sono i nomi (italiani) di due borghi istriani talmente ben conservati da avere paura di poter rovinarne il selciato coi vostri passi. L’architettura é prettamente veneziana, come la loro storia. Da queste parti, negli anni delle guerre contro Costantinopoli, avevano il loro covo gli Uscocchi, la risposta cristiana ai predoni saraceni: si trattava di pirati che assaltavano le navi turche con coraggio e spirito di predoneria, al soldo di Venezia e anche del Papato, con cui facevano buoni affari uniti dal comune Nemico, i Saraceni. Scegliete per pernottare quello dei due borghi che vi sia risultato di maggiore gradimento, magari alloggiando in una “sobe”, economiche stanze di privati messe a disposizione dei turisti. Prima, però una mangiata di cozze e pescato locale è un must imperdibile.

3° giorno: Laghi di Plivice:

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Partenza di buon ora da Rovigno (o Parenzo) in bus alla volta di Fiume (Rijeka in croato), da qui un nuovo bus alla volta di Karlovac,  nell’interno della Croazia. Qui un nuovo cambio alla volta del parco naturale di Plivice. Partenza per le 7 di mattina, dovreste essere qui non più tardi delle 11. Appena fuori dal bus, capirete che ne è valsa la pena: si tratta di un parco naturale magnifico e spettacolare, con decine di cascate ravvicinate come le gimcane di una montagna russa d’acqua e vapore acqueo; camminerete su passerella in legno che paiono sospese nel nulla, ad accrescere la sensazione di trovarvi in un luogo della fantasia. E’ considerato uno dei parchi naturali più belli d’Europa, unico inconveniente è che lo sanno già in tanti ed è spesso affollatissimo. La sera potrete alloggiare in uno dei tanti eco-lodge che sorgono nei pressi.

4°  e 5° giorno: Zagabria

Un paio di ora di bus e sarete nella dinamica ed elegante capitale della Croazia, pregna di uno stile asburgico in ossequio alla lunga dominazione della casa d’Austria.tnx-9222-zagabria La città vanta begli edifici, sontuose chiese gotiche e una bellissima piazza. Si tratta di una capitale giovane ed allegra, dove spendere volentieri qualche serata di baldoria. Ricco il calendario degli eventi, a partire dalla scena musicale che spazia dalla tradizione della musica classica alle serate di tendenza con dj e locali alla moda. Potrete anche arricchire il programma con una gita giornaliera nella vicina Varadzin, prima capitale croata, un trionfo di barocco in una campagna che degrada verso l’Ungheria.

6° e 7° giorno: Vukovar- Osijek- parco del Kopacki Rit

In bus o treno verso il sud interno della Croazia, la fertile regione della Slavonia, per questo motivo contesa sin dai tempi antichi dai tanti popoli passati da qui. Gli ultimi in ordine di tempo sono stati proprio i Croati e i Serbi, che vivono poco più a sud: la zona fu intererssata dal ’91 al ’93 da aspri combattimenti, specie intorno alla città di Vukovar, che eroicamente resistette per oltre un anno agli attacchi serbi. La città, un tempo un gioielo barocco, porta ancor visibili gli scempi della guerra ed è un luogo della memoria senz’altro da visitare. Ma le meraviglie della regione giacciono altrove: a tavola, con la eccellente cucina della Slavonia fatta di cacciagione e altre prelibatezze, e nella natura, che soggiace bellissima e come dormiente. La regione sorge in prossimità del più grande bacino idrografico europeo, alla confluenza della Sava e della Drina, che poco più in basso confluiscono nel Danubio, dando luogo ad enormi pianure alluvionali. Ovunque volano uccelli in un paesaggio incantato quanto sonnolento, e quando parllo di uccelli parlo di anche di aquile pescatrici che ghermiscono con gli artigli giganteschi lucci dalle acque,e il tempo pare scorrere ad un’altra velocità.croatia_slavonia_nature_park_kopacki_rit_001-1 Fate base nella bella cittadina di Osjiek oppure in una delle tante fattorie- guest house. Qui sorge il parco del Kopacki Rit, il Parco della Pace, quella tra Serbi e Croati che abitano le due sponde dei fiumi posti proprio a confine. Nella lentezza e dolcezza del vivere dei luoghi, le mostruosità della guerra paiono un ricordo lontano. Non dimenticate una buona tonnellata di repellente per le zanzare, se non vorrete uscire alleggeriti di un paio di litri di sangue.

8° giorno: Novi Sad

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Si entra in Serbia, e più precisamente nella regione della Vojovodina che-azzardo un pronostico- potrebbe essere la prossima regione a dare luogo ad uno staterello indipendente, secondo lo schema canonico della “balcanizzazione”: ovunque è percepibile il risentimento verso il potere centrale di Belgrado e l’afflato di indipendenza. Qui sorge l’eclettica Novi Sad, davvero una piacevole sorpresa sulla via per Belgrado. E’ una gran bella cittadina, anch’essa assai vitale ed energica, e, a differenza della capitale, portatrice di una multiculturalità merce rara in Serbia a dirla tutta. Qui ha sede il cosmopolita Exit Festival in Luglio, con kermesse musicali e artistiche di livello mondiali. Il nome “Exit” dato alla rassegna pare corroborare il mio pronostico circa la futura indipendenza…

9° e 10° giorno: Belgrado

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Capitale della Serbia assai fiera di esserlo quanto nostalgica di non esserlo più di quella che fu la ex-Jugoslavia, a queste latitudini coniugata molto come un’estensione geografica del mito della Grande Serbia. In effetti tutto rimanda ad un nazionalismo tanginile e ad una grandeur mancata o perlomeno interrotta, chissà fino a quando. La città sorge in una posizione davvero magica, alla confluenza tra Danubio e Sava, e l’incrocio delle acque è dominato dalla fortezza del Kalimantan. Bella anche la parte settecentesca e il quartiere bohemien, ma come tutte le capitali risente dello stile imposto dall’ideologia dominante: nel caso di specie, il socialismo nella accezione jugoslava, che ha disseminato la città di grigi casermoni. Nel complesso una città che non amo ma che non fa mancare i suoi punti a favore, primo fra tutti una convulsa vita notturna, con bellezze locali di prim’ordine. Se questa può essere una molla a spingervi qui, la possibilità di rimorchiare intendo, tenete presente tuttavia che quasi nessuno, maschi e femmine, da queste parti scende sotto il metro e 80 di statura. Belgrado è comunque anche molto altro. Un paio di giorni ce li vale tutti.

11° giorno: Belogradchik

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Questa è davvero una “hidden gem”, una gemma nascosta di cui dubito abbiate sentito parlare. Per intenderci siamo in Bulgaria ormai, ove arriviamo attraversando tutta la Serbia del Sud, a confine anche con la Romania, in quella zona ove il Danubio entra in una stretta gola chiamata “le porte di ferro” dai condottieri romani che la attraversarono per invadere la Dacia (oggi Romania appunto). Noi invece facciamo una svolta ulteriore a sud-est verso il massiccio montuoso del Pirin, dove tra queste rocce rosse ed enigmatiche sorge questa città-fantasma dal nome difficile a pronunciarsi. Si tratta di un ex insediamento romano o probabilmente tracio, un sito dalla suggestione assoluta dove pare di gallegiare nell’aria, una sorta di Machu Picchu balcanica o forse un sito di atterraggio di qualche nave aliena. Bello e sconosciuto. La sera alloggiate in qualche tradizionale “mehana” bulgara, gustando zuppa di coniglio a prezzi irrisori, il contesto potrà sembrarvi un po’ impressionate per quanto retrogrado e desolato, ma siete nel cuore di tenebra dei Balcani ormai e non potete più tornare indietro: il punto di non ritorno è oltrepassato e non vi resta che fare rotta su Istanbul

12° giorno: Sofia

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La Bulgaria è un paese molto esteso ma scarsamente popolato, coi suoi soli 4 milioni di abitanti su un territorio di poco inferiore alla Spagna: ve ne accorgerete scendendo dai monti del Pirin e attraversando verdi pianure disabitate fino alla capitale Sofia, dove si concentra la buona metà di quei 4 milioni. E’ una città che ancora non conosco in verità ( e conto di colmare la lacuna a breve): la credo una città bella e interessante nela parte museale, soffocata da un enorme problema di traffico. Le dimensioni sono abnormi e i lunghi viali di edilizia razionalista amplificano la sensazione. Dicono sia sensazionale la visita alla basilica, altro per ora non so dirvi.

13° giorno: I sette laghi di Rila- Montagne d’acqua

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Qui invece ci sono stato e me lo ricorderò finché campo: i 7 laghi di Rila, immersi in uno scenario di alta montagna a poche ore da Sofia, sono uno scenario magico e segreto. Vi sembrerà di entrare in altro mondo, e la tortuosa strada per arrivarvi contribuisce a ciò. Alla zona viene dato il suggestivo nome di “Montagne d’acqua”, e quest’elemento è in effetti ovunque, a cominciare dai sette laghi di un verde acquamarina in cui si specchiano i ghiacciai sovrstanti. Una setta, i Bogomili, crede che in quei laghi riposino le anime dei loro progenitori, eretici sterminati intorno all’anno mille dal Vaticano, e una volta l’anno tengono qui questo raduno detto “Paneuritmia”, dove si balla in cerchio evocando la forza della Madrenatura. Con molta fortuna e un pizzico di incoscienza riuscì ad “imbucarmi” al Paneuritmia, la ricorderò tutta la vita la mia esperienza tra i Bogomili danzanti. Vale un viaggio.

14° giorno: Plovdiv

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Ecco un altro posto stupendo: la piccola Plovdiv, abbarbicata su 7 colli come Roma, rispetto alla quale è persino più antica come dicono i suoi abitanti. Ma andiamo con ordine: scendiamo dalle altissime Montagne d’acqua fino a Samokov e poi ancora in bus fino a Plovdiv, non lontano dalla Valle delle Rose. Siamo ormai nella Tracia bulgara,  sud del paese, non lontani dal Mar Nero e dalla meta finale. Plovid è un gioiello di architettura ottomana, con queste case del periodo della Rinascita bulgara che si inerpicano sui colli, e al centro, ancora una volta, un magnifico anfiteatro ottomano. E’ una città affascinante e dove viene la tentazione di trasferirsi, una sorta di Firenze (piuttosto che Roma) in stile ottomano.

15° giorno: Istanbul

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Beh, qui le presentazioni non servono proprio. Ci si arriva in 4-5 ore di comodo bus da Plovdiv, varcando il confine nei pressi della turca Edirne. Mi limito a darvi un consiglio: se vi è avanzato un giorno, vale una sosta anche questa Edirne con le sue moschee che competono in bellezza con Istanbul e la sensazionale gara di lotta che ivi si tiene, con gli uomini più forti della Turchia che combattono cosparsi di olio di oliva. Quanto poi a Istanbul, o Costantinopoli o Bisanzio, beh delle città più belle del pianeta, che dire? Potrete festeggiare la fine del viaggio con un tuffo nelle acque del Corno d’oro, e ovviamente spendere qualche giorno extra qui.

Siamo giunti a destinazione dunque.

Forse strada facendo avete perso il filo e quindi vi aiuto con una mappa che indichi le tappe del percorso, anche se la foto fa un po schifo ma pazienza, è un po naif come il viaggio d’altra partemappa

Secondo me, è proprio un bel viaggio!