Napoli- Bologna 1-1

Napoli- Bologna 1-1
ore 21:04 del giorno 16 gennaio, minuto 14 circa: Marek hamsik è solo davanti al portiere, il pallone tra i piedi, da una posizione perfetta per concludere a rete. C’è sempre un attimo nella vita di uomo che fa la differenza tra una vittoria e una socnfitta, tra un risultato e una complicazione. Può essere un’esitazione, un gesto del piede non perfetto, uno sguardo buttato al compagno non smarcato….e il portiere te la para. quel che viene dopo è un percorso impreventivabile e irto di difficoltà nel sentiero dell’imprevisto, del Caso, che, si sa, può essere avverso.la squadra opsite ti segna in contropiede, si chiude in difesa e fargli gol ti diventa più difficile di scalare il K2
ore 23: 57 del giorno 16 gennaio, minuto 76 dalla fine della partita, le interviste di sky ormai volgono al termine, persino il magazziniere ha detto che di quella partita di mezza classifica non gliene frega più un’emerita mazza, meglio ripararsi al calduccio di un piumone in quella notte gelata. C’è sempre un attimo nella vita di uomo che fa la differenza tra una vittoria e una socnfitta, tra un risultato e una complicazione. Può essere un’esitazione, una frase buttata lì a cazzo, per superfivialità, imbarazzo, sboroneria o altro. Hai glissato con sufficienza circa l’invito a essere ricondotto a casa nel caldo ventre di una Volkswagen di amici, tanto prendi la funicolare che dal Vomero impiega la metà del tempo. già, 5 minuti e sei a casa in una anonima sera di un gelido lunedì di Gennaio dedicato a una merdosa partita di metà classifica….potevi mai prevedere che quei poveri disgraziati dell’ANM, la società che gestisce il trasporto su rotaie e quindi le funicolari, hanno indetto un’agitazione sindacale contro gli iniqui tagli alla spesa pubblica del precedente governo? no, non potevi prevederlo. Vabbè, ti prendi un taxi, non che ti faccia piacere buttare sti 12-15 euro ma col freddo che fa, sti cazzi.
ore 23:59 del giorno 16 gennaio: il parcheggio dei taxi di piazza Vanvitelli è una landa desolata e spoglia, macchine bianche con una scritta opalescente sulla carlinga non se ne avvistano e il vento soffia….il cellulare, odiosa ma non tanto invenzione con cui chiamare la centrale e farsi mandare al più presto una vettura che tiri fuori da quella ghiacciaia uno stanco supporter del napoli che dopo un modesto pareggio casalingo già rimpiange il solo fatto di aver messo il becco fuori di casa. 081-570-70-70….” Siamo spiacenti, è in corso un’assemblea ai fini di un deliberazione congiunta di categoria”….” mi scusi lei ma per cosa cazzo dovete deliberare congiuntamente in assemblea a mezzanotte di un lunedì di gelo??” “Contro l’iniqua riforma avanzata dal nuovo governo e dal premier incaricato on. Monti”….provo a spiegare che qualsiasi riforma indetta da qualsiasi governo contro una categoria che turlupina i miei risparmi da un ventennio circa per me sarebbe legittima, fosse anche un forzoso transfert in treni piombati con annesso breve soggiorno in luoghi in cui le stufe funzionano a gas di composizione ben diversa dal metano… ne ottengo solo dall’operatore una concisa risposta a visitare un giorno un indecifrato paese, che spero sia caldo e soleggiato, e nel frattempo a fare affidamento solo sulla mia forza di volontà e su quella delle mie gambe
ore 00:01 del giorno 17 gennaio 2012: i numeri non lasciano presagire niente di buono, e non mi riferisco a quel 17 che nella cabala poco bene porta, e nemmeno a quel 2012 di quella cazata sui Maya, quanto ai quei numeri uno, quello dell’orario con cui inizio un nuovo giorno e a quell’uno che compare poco dopo a indicare la temperature in gradi Celsius: avrei preferito uno zero, zero grad, invece quell’uno fa come presagire ciò che mi aspetta, uno, un uomo solo nel gelo di una notte di Gennaio, che dovrà scendere le aspre pendici del Vomero fino a casa, giù, molto più in basso, se vorrà fare salva la pelle…
ore 00:12, via Kagoshima: il nome alla via è forse dato da un pittore o un artista accorso a celebrare le bellezze di un paese a suoi occhi esotico, a me suona come quello di un esploratore polare di un epoca lontana. Il vento da Nord sferza impetitoso i condomini bui, il versante sud è più riparato ma richide un allungamento del percorso così lo scarto: la scleta si rivela sbagliata, dopo pochi metri ho le orecchie livide e il passo appesantito
ore 00: 20, via Aniello Falcone: al vento non si può chiedere nessuna clemenza, ha deciso stasera di fare il suo mestiere, il bavero del cappotto è uno scoglietto che prova a arginare l’oceano, i giardinetti di quella via, dove nella stagione calda mi ero lasciato andare ad amorazzi estivi o a birre spensierate sono ora una tundra gelata ove nessuno umano s’approssima. Un pastore alsaziano da dietro un’inferriata mi si para innanzi minaccioso, poi decide di risparmiarmi, più che per pietà forse perchè allettato dalla prospettiva di una comoda risalita in appartamento riscaldato termoautonomo di proprietà dei suoi padroni, opzione per me chimerica in quel momento
ore 00:35, rotonda di corso Europa: una statua di padre Pio mi sorride sconsolata ma oltre tanto non può fare. Da giorni abbiamo perso il contatto col nostro quartir generale e i viveri cominciano a scarseggiare, il vento continua a fare il diavolo.
ore 00:40, via Tasso: abbiamo appreso che il federmaresciallo Paulus ha annunciato la resa incondizionato di Stalingrado, l’Armata Rossa ha travolto il nostro avamposto sul Don,siamo circondati, avanziamo nella steppa gelata senza viveri ne armi, le luci di piazza Amedeo risplendono ancora lontane. Al bivio di viale maria Cristina di Savoia opto per continuare la discesa lungo il costone di via Tasso, più lunga ma meno esposta alle intemperie.
ore 00:50: discesa Tasso. questa via apre uno squarcio lungo il crinale in direzione Sud, verso la costa, percorrendola sarò salvo a breve…mi ci catapultò, dopo qualche centinaio di metri mi si pare innanzi un’impietosa cancellata: accanto al cartello “discesa Tasso” soggiaceva una piccola scritta poco visibile, che recita proprio così: “strada privata”. non mi resta che risalire, gli sherpa nepalesi hanno da tempo mollato il carico e me, hanno famiglia. Mi riferiscono che Amudsen, Scott e Nobile hanno già avanzato una mia candidatura alla National geographic
ore 1.01: gradini Pontano: sarà mai una strada intitolata a un’umanista a sbarrare il passo disperato a uno che a scuola si era sempre distinto per saper tradurre tacito e Seneca a impronta? Un enorme cartello inneggia al Vesuvio: un’eruzione di lava calda alla fine non sarebbe per me adesso l’ultima delle sciagure
ore 1:15: via Crispi: un conservatore imperialista che vide i suoi soldati massacrati sull’Acrocoro etipico avrà pietà di un fante piccolo-borghese perso in una notte di tregenda….a metà mi sbarra il passo un tossicodipendente malintenzionato, lo precedo nelle sue intenzioni: “ti do pure le mutande in cambio di una tazza di thè caldo”…si allontana allibito
ore 1:30: casa
L’idea di stare qui a raccontarvi questa storia è stato ad un certo punto l’unica cosa che mi ha fatto trovare la forza di andare avanti
Napoli, Italia, ore 1:55 del giorno 17 Gennaio

Napoli violenta – part.6: o’ “Torregaveta”

U ” Torregaveta”, altresì chiamato con una punta di snobismo dai cittadini la “Cafoniera” e’ una linea che da origine a molteplici cd liti di viabilità, per via di un equivoco basilare: essendo una linea extraurbana, non effettua tutte le fermate in città ma solo alcune. Ebbene questa cosa sembra risultare profondamente indigesta all’utenza, che più volte ho visto protestare con vemeenza ma mai come oggi…
Il clima a bordo già non è dei migliori, vige un’atmosfera da tregua armata. Immigrati in viaggio verso la zona flegrea con i loro sacchi di iuta ricolmi di ogni cosa possibile ( le cd mappate) sottraggono spazio e costringono a difficoltose gimcane pretenziose “signore” della Napoli bene residenti nella zona rivierasca. Una di esse ci tiene assai a far sapere, a voce molto alta, agli altri passeggeri che lei su quel bus schifoso ci è finita solo per uno scherzo del destino, la macchina dal meccanico e il bancomat per pagare il taxi smagnetizzato. L’inverosimile endorsment le vale cmq l’immediata solidarietà di una sua consimile, che attribuisce la colpa di tali sconcezze (quali?) all’attuale sindaco, inveisce contro la popolazione equiparata a grossi ovini e rimpiange tempi lontani in cui queste cose non si verificavano (non si capisce bene quali tempi, forse quelli dell’apartheid in Sudafrica o dell’Alabama o della Lousiana prima della guerra di secessione americana, dove appunto ai”negri”era vietato di sedersi sui bus).
A rompere questo fragile ecosistema, salgono ad un tratto degli improbabili tizi, una famiglia suppongo, agghindati a festa per un matrimonio secondo i radicali cliché della tamarreide: capelli fonati taglio sale &pepe, Giacche di raso lucido, unghie laccate, pantaloni aderentissimi anche per gli uomini che culminano su mocassini modello Briatore o tacco 12, e tanto altro ancora. D’altra parte l’occasione lo richiede, oggi convola a giuste nozze un tipo che chiamano “o Pezzotto”, la cui moglie alla uscita della chiesa e al momento di montare in macchina, sembrava, dicono, Elisabetta Canalis. Incuriosito, do una sbirciata sugli schermi degli i-phone già grondanti foto e video della funzione religiosa e butto un occhio sulla sposa, non potendo che concordare sulla somiglianza con la Canalis, a condizione che quest’ultima fosse appena sopravvissuta ad un terribile incidente stradale, fosse appena reduce da una lite con Freddy Krueger, avesse passato gli ultimi 6 mesi a mangiare cheeseburger e avesse scelto lo stesso stilista di Marylin Manson….
Ad ogni modo, dopo la cerimonia, o Pezzotto ed Elisabetta Canalis saluteranno amici e parenti presso il ristorante xxxxx in via Partenope o Santa Lucia, suppongo. Insomma i tizi devono scendere prima della galleria della Vittoria, per raggiungere a piedi il lungomare. Ma il bus non ferma, apriti cielo! La galleria di trasforma in un lungo tunnel d’odio e insulti all’indirizzo dell’autista, la cui madre viene paragonata a qualsiasi cosa abbia a che fare col sesso in natura. L’autista dal canto suo non cede e di certo non può aprire le porte (come gli chiedevano!) nel bel mezzo della galleria. Ma poco dopo uno degli invitati al matrimonio Pezzotto/ Canalis rompe gli indugi e come un novello Chuck Norris aziona un congegno per l’apertura automatica delle porte. Inchiodata dell’autista e chiamata immediata della polizia. Il gruppo- nozze e’a un bivio: proclamare un Aventino e darsela a gambe o affrontare la Madama a muso duro, forti delle loro ragioni. “Ci amma’ fa sempre arriconoscereee”, e aprendo di nuove le porte scelgono l ‘opzione 1 dandosela a gambe in un rotolare di tacchi e mocassini dorati, mentre pigramente una sirena della polizia si avvicina. Torregaveta, lungi dall’essere un banale capolinea di destinazione di un bus, è un luogo immaginifico posto in un “altrove”, ove ognuno colloca i propri sogni e la propria idea di mondo : a ben vedere , proprio il concetto che Tommaso Moro disegna di “utopia”