Il Milione: il castello di Spis e i suoi fantasmi

Giorno 11
Credo di aver capito perche’ Marek Hamsik dice e ribadisce sempre di trovarsi bene a Napoli, che Napoli sia una bellissima città etc, malgrado debba sottostare a tutte le varie vessazioni di quella cernia cocainomane del presidente e nonostante gli si schizzano il Rolex dal polso una volta la settimana. A confronto della sua terra natia Napoli pare vitale come New York. La terra slovacca ha in effetti un think palillians nascosto nel nome che ne disvela ineluttabilmente la natura e che rimanda a quel proverbiale animale che molti nominano ma nessuno credo abbia mai visto, la cd “vacca ra puzzulana”. Ecco penso abbiate sentito qualche volta st’espressione con cui ci si riferisce a qualcosa di terribilmente lento (“maronn sto treno pare a vacc ra puzzulana”) e si rimanda a sto mitologico bovino adibito in tempi antichi non meglio precisati al trasporto della pozzolana (che credo sia un surrogato del carbone). Ecco appunto la terra slovacca e’ slow vacca, tutto e’ molto lento, compassato, senza strappi, e non è che la cosa sia per forza negativa, anzi. L’economia per esempio e’ molto slow e credo che la Slovacchia sia il paese dell’area euro con il costo della vita più basso, si spende davvero poco e hanno ancora circolazione qui le monetine di rame da 1 o 2 centesimi; il cibo e’ abbastanza slow food però per gustarlo devi essere very fast, perché irrimediabilmente i ristoranti alle nove di sera chiudono e può scendere pure Gesù Cristo da cielo, niente: se arrivi alle nove e 5 minuti il ristoratore ti guarda in faccia e scuote la testa perplesso come a dire “giovanotto ma ti pare mai questa l’ora di presentarsi a cena, di girare per strada, alle nove di sera??? Questi giovani d’oggi avrebbero proprio bisogno di una raddrizzata.” E questo intendo dire non solo in paesini sperduti come quello dell’altro giorno ma anche in città di medie dimensioni come questa Levoca dove mi trovo ora. Si tratta di una graziosa cittadina medievale adagiata su una collina e che diede i natali a tal Mastro Pavlov, esimio scultore tardo-gotico apprezzato dai regnanti di mezza Europa e che tuttavia aveva il vizietto di infilare lo scalpello nella palette della mugliera del suo maestro di bottega, ragion per cui fu costretto a rinchiuderai nella Gabbia della Vergogna, una sorta di gogna pubblica ancora visibile nella piazza principale. Mastro Pavlov o Mastro Ciliegia di sto cazzo, sta Levoca e’ un posto un po palloso che a starci per più di un giorno fa venire nostalgia di qualche spiaggia di tamarri palestrati sudati che ballano raggaeton sotto il sole. Ovviamente la cadenza slow vacca investe anche i bar e la “movida notturna, che ha un’impronta e orari da seminario parrocchiale per la scoperta dei valori della cresima . Levoca sorge cmq annidata sotto lo spettacolare castello di Spis, simbolo della Slovacchia e sede del Festival del Terrore e degli Spiriti che in verità si tiene però a maggio. Maghi e streghe, purché riconosciuti come tali, hanno tuttavia sempre libero accesso e ospitalità nel castello. E vabbe, più o meno e’ come dire che viene garantita ospitalità a chi voglia dormire in una pezza di terreno sopra Cetrella: il castello sorge su un cocuzzolo di montagna intorno ai mille metri, nu cazz i fridd e ci sono solo infinite mura perimetrali. Tra l’altro dal cielo it’s raining dead dogs, piovono cani morti. Avevo provato a spacciarmi per mago e inviare un curriculum falso ma a dormire qua col sacco a pelo mi acchiapperei ora uno scippacentrella che non mi alzo più dal letto una settimana. Quando sto andando già via, lungo la discesa funestata dalla pioggia, spunta come d’incanto una tipa, brutta come l’ipertrofia prostatica ma in sella ad un bellissimo cavallo nero. Una visione un po alla David Lynch, nel mezzo di un temporale in una radura sotto un castello, un cuofano ‘ntacit in sella ad un nero destriero. Si incazza subito come una bestia non appena mi vede armeggiare con il tel perché capisce che vorrei farle una foto e si incazza pure perché sono entrato nel castello senza permesso. A sora, non ci sta un cristiano nell arco di un km, a chi dovevo chiedere il permesso, a mago Zurli? No, a lei che è la custode, i biglietti in pratica si acquistano a casa sua e capisco solo ora anche che sul pc del suo soggiorno di casa arrivano e vengono disbrigate le varie mail di presentazione come mago o strega, inclusa la mia che mi ero spacciato per Gennaro d’Auria traducendo addirittura il suo curriculum in inglese. A questo punto chiedo delucidazioni e cerco di capire si quali criteri si basi la selezione per ottenere l’accredito come mago. Mi dicono (e’ sopraggiunto pure il marito frattanto con al guinzaglio due cani feroci) che non c’è poi bisogno di tanti requisiti formali, un mago lo si riconosce subito, lo si sente. “Cioè?!!” -“Beh, il castello e’ notoriamente infestato di spiriti, alcuni benigni molti altri maligni….” – “E quindi??”- ” Quindi se sei un mago non avrai problemi a percepire la presenza degli spiriti. Tu la percepisci la presenza degli spiriti maligni nel castello?”- “no” – “bene, allora sono 5€ e 60”.
La Wanna Marchi e il mago do Nascimiento della Slovacchia

Strade: da Budapest a San Pietroburgo in 15 giorni

Dall’Italia prendete uno dei tanti voli low-cost alla volta di Budapest o seguite l’itinerario proposto la volta scorsa, quello di una settimana dal nostro paese fino proprio alla capitale ungherese, e poi iniziate questo affascinante percorso di 15 giorni alla volta di San Pietroburgo, tra città storiche e una natura insolita e cangiante. La distanza da percorrere appare notevole ma gli spostamenti sono concepiti in maniera non troppo impegnativa, non più di 2-3 ore al giorno

Partenza: Budapest

Arrivo: San Pietroburgo

Durata: 15 giorni

Budget: da 1.000 a 2.500 €

Paesi attraversati: Ungheria, Slovacchia, Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia, Russia.

 

1° giorno: Parco Nazionale di Hortobagy- Eger

maxresdefault

L’Hortobagy è molto più di un parco naturale: è un ecosistema a se stante. Qui vi troverete al centro della “puszta”, la versione ungherese (ed europea, giacché ne è l’unico esempio nel nostro continente) della steppa. Si tratta di un verde e arido territorio compreso tra le pianure alluvionali del Danubio e del Tibisco, da cui per motivi climatici assai particolari non riceve acqua, dando luogo a questo ecosistema tipico di altre latitudini. In questo territorio, peraltro piuttosto esteso vivono gli abilissimi csikos, la risposta magiara ai cowboy, capaci di questo numero incredibile ritratto in foto: cavalcare in piedi su due cavalli venendo trainati da una muta di altri cinque. I csikos sono allevatori del pregiato maiale lanoso (quello da cui si ricava il noto salame ungherese) e della pecora, anch’essa lanosa ovviamente, dalle corna ritorte. Dopo una giornata nella puszta, potete scegliere di soggiornare nel parco stesso e dirigervi nella vicina e graziosa Eger, città storica e sito di una famosa battaglia tra Magiari e Ottomani. Eger è nota anche per i pregiati vini, tra cui l’unico “Sangue delle belle donne”,  risalente proprio all’epoca della battaglia e che prende questo curioso nome per via di un boccaccesco malinteso, un misundertanding diciamo oggi, che sarà piacevole farvi raccontare dai vecchietti del paese. In estrema sintesi, il vino che colorava la barba dei guerrieri ungheresi posti sui nervi del castello veniva scambiato dagli assedianti turchi per mestruo femminile…

 

2° giorno: Grotte di Aggetelek-  Parco Nazionale del Paradiso Slovacco

aggtelek-national-park1Da Eger partite in bus attraverso la dolce regione dei monti Buck, fino a raggiungere la località di Aggtelek, proprio sul confine con la Slovacchia. Qui è situata una zona di vastissime cavità naturali, capaci di assumere conformazioni uniche e affascinanti. Le grotte tra l’altro corrono propio sotto il confine ed è l’unico caso al mondo in cui un confine statale può essere varcato sottoterra, dentro una grotta….ma preparatevi al freddo, perché la temperatura all’interno è vicina allo zero, tant’è che esiste un enorme lago ghiacciato sotterraneo dove, negli anni,70, si allenava un campione di pattinaggio cecoslovacco. in quegli stessi anni, quella della cortina di freddo, in molti provarono a varcare quel confine sotterraneo per sfuggire ai regimi dei propri paesi, ed alcuni non sono mai stati più ritrovati, tanto che si pensa che i loro fantasmi continuino a vagare in queste grotte sconfinate. Una volta varcato il confine, giunti in Slovacchia nella città di Roznava, fate subito tappa per uno dei graziosi villaggi dello dello Slovensky raj, il “paradiso slovacco”, in una bellissima natura tra laghi cascate e ancora grotte. Io raggiunsi un minuscolo borgo chiamato Dedinky, sulle rive di un lago bellissimo, un po inquietante perché pareva popolato anch’esso di fantasmi ma bellissimo.

 

3° giorno: Levoca- castello di Spis

spis-castle

Proseguite in bus per un’oretta alla volta di Levoca, graziosissima cittadina medievale su suolo slovacco cinta da robuste mura. Pochi km a est sorge il simbolo nazionale della Slovacchia (oltre il calciatore Marek Hamsik, s’intende): il castello di Spis ritratto in foto, sede nel mese di Luglio anche di un bizzarro festival di stregoneria ed arti occulte

 

4° giorno: Zakopane

zakopane

Scavalcato un altro confine, questa volta non sottoterra ma molto più alto, giacché si tratta di attraversare gli aguzzi monti Tatra, sarete alfine nella “Cortina d’Ampezzo polacca”, Zakopane, rinomata località sciistica della Polonia, apprezzabile nella bella stagione anche per la possibilità di escursioni naturalistiche di pregio. Ma anche in estate, copritevi bene: ricordo di essere durato poche ore il loco per via della temperatura che in pieno agosto non superava i 5 gradi!

 

5° e 6° giorno: Cracovia

cracovia

Senza esitazioni, una delle città più belle d’Europa. Con la sua Piazza del Mercato che pare finta per quanto è bella, il castello del Wawel dove ammirare “La dama con l’ermellino” di Leonardo”, il ghetto ebraico del Kasimiert, la Florianska e i concerti di Chopin in una delle sue tante chiese, Cracovia è un gioiello assoluto, un luogo da visitare più di una volta nella vita. Parliamo di una città che ha vissuto il peggio del nazismo e del comunismo e che è saputa risorgere per tornare a far pulsare quel suo cuore intimamente europeo. Lasciatasi alle spalle i periodi bui, la città è tutto un fiorire di gallerie d’arte, eventi e una vita vibrante immersa nella bellezza. Da non perdere, la visita al vicino campo di concentramento di Auschwitz, altro luogo da visitare ahimè almeno una volta nella vita e circa il quale è meglio forse non dilungarsi in alcuna considerazione.

 

7° giorno: Varsavia

varsavia

Altra città segnata tragicamente dal conflitto mondiale e dai regimi che si sono succeduti, la capitale polacca sta rialzando anch’essa la testa dal grigiore di epoche buie. Il fardello di Varsavia è tuttavia più pesante di quello di Cracovia, nel senso che le distruzioni della guerra sono state più pesanti ed hanno investito nella sua pressoché totalità il centro cittadino :la celebre insurrezione del Ghetto di Varsavia culminata con la sopraffazione da parte delle truppe naziste lasciò solo macerie. Ma proprio da queste macerie la città è ripartita, nel senso che come tanti lego sono state rimesse insieme per ricreare il centro storico nella sua veste (quasi originaria”, tanto da meritare l’egida di sito Unesco come miglior sito ricostruito. Varsavia è una città estremamente vitale, ai limiti del caotico, con una parte di città ancora consegnata alle brutture del socialismo reale ed un’altra protesa verso un futuro fatto di mille luci ed insegne. Complessivamente, non una delle mie città preferite, ma comunque da visitare.

 

8° giorno: Augustow e i laghi Masuri

augustow

Dalla capitale polacca fare rotta a est, verso il confine lituano: sorge qui una regione lacustre molto popolare tra i cittadini polacchi per il turismo estivo, pressoché sconosciuta agli stranieri. In effetti, nelle giornate di bel tempo, i laghi Masuri, tanti e tutti collegati tra loro, offrono possibilità di molteplici attività come vela, nuoto, mountain bike (tanti i km ciclabili a bordo lago, pesca e molto altro. Estremamente rilassante trascorrere qualche giorno qui, trascorrendo la sera dinanzi a fritture di pesce di lago e vodka fatta in casa (che i locali paiono buttare giù come acqua fresca). Graziosa anche la città storica di Augusto, per via delle posizione strategica sito di diverse cruente battaglie dai tempi di Napoleone alla Prima e Seconda guerra mondiale.

 

9° giorno: Vilnius

trakai

Oggi si entra in Lituania e si giunge nella sua capitale, la bella Vilnius, una cittadina piuttosto piccola ma occupata quasi interamente da un bellissimo centro storico (tra i più grandi al mondo classificati come tali). Uno scrigno medievale di bellezza, disseminato di chiese gotiche e barocche. Ottima anche la cucina lituana, orgoglio nazionale insieme al basket. Da visitare anche i dintorni di Vilnius, in particolare il castello di Trakai, situato su un bellissimo lago e che sembra uscito da una fiaba.

 

10° giorno: Nida e la penisola curlandese

nida

Da Vilnius raggiungete la vicina Kaunas e da qui imbarcatevi su un aliscafo fluviale che, solcando il fiume Nemusas e una articolata rete di canali, in poche ore vi recapiterà sulle rive del mar Baltico, in un luogo magico e amato da grandi  poeti e filosofi, da Sartre a Kant (nato a pochi km da qua, a Konisberg, oggi Kaliningrad). Ecco un’altro ecosistema unico e fragile, quelle delle dune di sabbia della penisola curlandese, col suo capoluogo Nida, case sparse su una striscia di granelli dorati che il vento o le onde paiono poter portar via da un momento all’altro. Un posto stupendo davvero, tutto da scoprire. E’ questa la “hidden gem” di questo itinerario, la gemma nascosta in questo viaggio.

 

11°  e 12° giorno: Riga

riga

Dalla Lituania ci si sposta in un’altra repubblica baltica, la confinante Lettonia e si dedicano due giorni alla visita della sua capitale, la bellissima Riga, una sorta di Amburgo con più fascino. Città molto vitale anche essa, Riga è da tempo divenuta una delle mete preferite del turismo europeo, anche forse in maniera troppo massiccia tanto da comprometterne parte della originaria autenticità.

 

13° giorno: Soomaa National Park

soomaa

Ancora laghi e acqua, tanta acqua ma per un ecosistema ancora diverso: questa volta è la tundra, taiga se preferite, a fare capolino. Il parco della Soomaa, in Estonia, a metà tra Riga e Tallinn, è un mondo semi-scoperto di paludi e abeti siberiani che saltano fuori come asparagi giganti dal suolo. E’ possibile anche aggirarsi in barca in questo bellissimo parco, fuori dai sentieri più battuti. Alloggiate in qualche eco-logge nei pressi del capoluogo della regione, la cittadina che porta il curioso nome di Sandra, e abbandonatevi alla desolata bellezza dei luoghi.

 

14° Tallinn:

tallinn

Siamo come già detto ormai in Estonia, ed ecco apparire anche la terza delle capitali delle repubbliche baltiche, la piccola Tallinn, probabilmente la più belle delle tre. Dentro quelle altissime mure sorge davvero un gioiello di cittadina dal passato glorioso, sede sin da tempi remoti di traffici commerciali importantissimi: passa infatti da qui la “via dell’ambra”, percorsa da mercanti della Lega Anseatica e di mezza Europa.

 

15° giorno: San Pietroburgo

ermitage

Un treno notturno oppure un bus per uno spostamento finale un po più lungo dei precedenti, ed eccoci di fronte all’Hermitage di San Pietroburgo. Naturalmente ci sarebbero anche il palazzo d’Inverno, il teatro e altre mille bellezze da scoprire qui ma lascio farlo a voi: a me interessava solo condurvi a destinazione evitando la banalità di un aereo