Nella lista piuttosto lunga e composita di luoghi sbrevezi del mondo dove sono stato, un posto speciale nel mio cuore lo occupa questa GuestHouse sperduta da qualche parte sui monti Carpazi, in Romania e precisamente nella affascinante regione della Transilvania. La Pensiunea Mioritca era in effetti una strabiliante bicocca magicamente abbarbicata su un fiume, che le scorreva sotto, sopra, dentro e a fianco, permeando di sé e della sua umidità ogni angolo. Ma era bellissimo essere lì, e ad ogni modo il protagonista assoluto di quel luogo era l’oste Florian, rubizzo omaccione con una talento strappato al teatro e forse anche al mondo del marketing: si diceva nostalgico della ormai defunta epoca comunista, a cui aveva dedicato in un’ansa del fiume una cosa ibrida tra una libreria con tutti i classici del socialismo ed una cappella votiva. Ed infatti ogni mattina celebrava una “messa da requiem del Comunismo con letture del Capitale di Marx accompagnate da musiche di Mozart e Strauss, per il visibilio di noi ospiti . A cotanta cultura ed erudizione faceva da contraltare un più che percepible tasso di rattusamma, che lo spingeva a chiedere foto viscide a tutte le più avvenenti turiste mentre prendevano il sole, per arricchire la biblioteca- cappella del Comunismo. Cosa c’entrassero poi i testi di Marx ed Engels con quella collezione di tette & culi lo sapeva solo Florian, il comunista morto di figa più simpatico che ricordi.
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Strade: dal mare Adriatico al mar Nero in due settimane
Comincio col dire che da oggi la rubrica “Strade”, dedicata ad itinerari di viaggio da tracciare da un capo all’altro, avrà cadenza settimanale: il mercoledì esattamente
Questa è la volta di un itinerario suggestivo che unisce due mari, uno vicino e un altro lontano ma non troppo, come vedremo. Il percorso ricalca grosso modo quello da me tenuto nel viaggio Transbalcanica Express. del 2012
Partenza: Dubrovnik (Croazia)
Arrivo: Sfantu Gheorghe, delta del Danubio (Romania)
Durata: 14 giorni
Budget: da 1.000 a 2.500 €
Paesi attraversati: Croazia, Montenegro, Serbia, Romania
1° giorno: Dubrovnik

Da uno dei tanti scali italiani prendete un volo low cost alla volta di Dubrovnik oppure raggiungete il porto di Bari, da cui imbarcarvi per una romantica notte in nave (partenze giornaliere) per il porto croato, scelta consigliata: ho un debole per le navi che solcano il mare di notte. Al vostro arrivo vi si schiuderà un po per volta uno dei gioielli urbanistici della costa adriatica. Dubrovnik, la antica Ragusa alleata (e mai colonia) di Venezia, adagiata in fondo ad una baia costellata di verdi isolotti, è davvero un meta bellissima, con le sue mura a cingerla patrimonio dell’Unesco e il suo centro storico, piccolo e perfettamente conservato davvero mirabile. Tanti gli eidfici storici e ricca anche la parte museale ed espositiva.La posizione ve la farà anche preferire per le scappatelle al mare o nella natura: insomma a Dubrovnik o Ragusa che sia, la vita è davvero dolce. Unica pecca: l’eccessivo afflusso di gruppi organizzati di turisti nel periodo estivo, ma è un inevitabile dazio da pagare ormai per le città d’arte
2° giorno: Mlijet o Dubrovnik

Una meta del fascino di Dubrovnik meriterebbe senz’altro due giorni. Tuttavia, se la ressa dei turisti vi snerva e avete bisogno di un po di silenzio per non dire ascetismo, un bel consiglio posso darvelo. Dal porto di Dubrovnik imbarcatevi sul popolare aliscafo “Nona Ana” (e badate bene ad anticiparvi perché i pochi biglietti finiscono in fretta): in un’oretta e mezzo siete nel paradiso di Mlijet, isola tra le più belle mai viste ( e se lo dice uno nato a Capri, c’è da fidarsi). Si tratta d un parco naturale, ove esistono pochissime abitazioni e ovuqque risplendono il verde e il celeste. E’ con ogni probabilità l’antica Ogigia, ove risiedeva la ninfa Calipso che sedusse Ulisse: un suggestivo anrtro dell’isola è tutt’ora intitolato all’eroe omerico. Se siete amanti del camping, questo è uno dei posti più belli dell’Adriatico per farlo, ma esistono anche soluzioni alberghiere convenzionali. Un incanto
3° giorno: Kotor

Rientrati a Dubrovnik, salite su un bus per il vicino Montenegro e non dormite durante il percorso, vi perdereste uno spettacolo unico. Superato il confine la costa montenegrina assume una conformazione particolarissima, dando luogo ad un fiordo, del tutto simile a quelli norvegesi come morfologia, lungo se non erro 34 km ma largo solo poche centinaia di metri. Il bus lo costeggia tutto da Herceg Novi, pubblicizzata da molti operatori ma francamente insignificante, fino a giungere al fondo della gola, ove sta incastonata come una fortezzza sulla muraglia cinese la deliziosa Kotor, Cattaro in italiano, colonia veneziana e scrigno di bellezza. Anch’essa cinta da alte mura, è una cittadina davvero deliziosa, in una posizione davvero incredibile sovrastata da altissime montagne al’apparenza impossibili da scavalcare. Davvero bellissimo anche l’isolotto di San Giorgio di fronte, da cui si ritiene che Bocklin abbia tratto ispirazione per il suo celebre dipinto “L’isola dei morti”. Un piccolo ulteriore consiglio: andateci piano con le cozze, io ci stavo per rimanere secco.
4° e 5° giorno: Parco del Durmitor- Tara river

Si cambia scenario e dal fondo del fiordo di Kotor si dice addio al mare Adriatico per addentrarsi nelle altissime montagne del Montenegro (il nome non è certo casuale), le Alpi Dinariche. Esistono diversi parchi di alta montagna, tra cui quelli del Monte Nero vro e proprio o quello della Biogradska ma il mio preferito è questo del Durmitor. Ci si arriva in bus o a bordo di un davvero suggestivo trenino a gasolio che sferragliando risale il canyon del Moraca fino ad un certo punto. Il parco è davvero stupendo, con possibilità di lunghe passeggiate e praticare spor come il rafting e il canyoning in scenari davvero magnifici sul Tara river.
6° e 7° giorno: Guca

Uno spostamento non proprio agevole a bordo di bus e del vecchio trenino per varcare il vicino confine serbo e raggiungere lo scalo ferroviario di Pozega. Da qui in taxi collettivi una trentina di km verso una località di aperta campagna denominata Guca, meta del tutto anonima per 350 giorni all’anno ma sede per due settimane in Agosto del più assurdo dei Festival musicali che potrete mai trovare in Europa. In una parola: un delirio. Si esibiscono ivi, senza soluzoni di continuità, giorno e notte, le orchestrine balcaniche, in prevalenza di etnia rom, di strumenti a fiato, trombe e tromboni, per dar luogo a quella musica balcanica nota agli appassionati di Kusturica e il cui artista di riferimento è Bregovic. Sono ritimi incalzanti e ossessivi, a cui la folla si abbandona in un crescendo alcolico senza rivali. Bottiglia di una fortissima grappa locale vengono trangugiate come acqua fresca mentre si balla e si mangia confondendo il giorno con le tenebre. Andateci se davvero avete voglia di qualcosa di pazzesco ed insolito, uno spaccato della follia balcanica, concetto declinato in una veste tutta sua a queste latitudini. Non mancano francamente i pericoli: uno dei leit motiv del mega-raduno è anche quello politicizzato del “revanchismo” serbo, e a migliaia fascisti e iper-nazionalisti serbi inneggiano ubriachi a criminali di guerra come Arkan o Karadzic, e la cosa francamente assai pittoresca non è. Comunque, un bel pezzo di questa incomprensibile cosa chiamata Balcani abita a Guca, la Woodstock serba.
8° giorno: Belgrado

Dalla folle Guca arrivate in un capoluogo della Serbia meridionale chiamato Cacak, da ui in bus o treno per la capitale Belgrado. Ne ho già parlato in un altro itinerario, non è una città che amo particolarmente, anch se non priva di fascino con la sua fortezza alla confluenza del Danubio e della Sava, il suo elegante corso e il quartiere bohemien. La cosa che ve la farà maggiormente apprezzare è comunque la sua frenetica vita notturna
9° giorno: Timisoara

In treno o con comodi ed economici taxi collettivi ci si sposta da Belgrado in Romania, ove la prima importante città che si incontra è la bella Timisoara. Una città d’arte di impronta asburgica, lontana ed alternativa a Bucarest. Qui a Timisoara ebbe inizio nell’89, per bocca di un coraggioso prete della minoranza ungherese, la rivolta contro il potere centrale del brutale dittatore Ceausescu. La città vanta delle piazze davvero bellissime ed adornate di palazzi variopinti, un’università antica e vitale ed una impronta cosmopolita che manca alla stessa Bucarest.Davvero un posto gradevole
10° giorno: Sibiu

Esiste una definizione molto in voga, quella di città d’arte: ne fanno, a giusto titolo, parte Firenze e Praga, Varsavia e Siviglia, e tante altre città. Ma avete mai sentito parlare di Sibiu, in Romania? Beh questa come città d’arte tiene davvero botta a molte altre più titolate, eh! Innanzitutto precisiamo dove siamo ovvero in Transilvania, regione dal nome certo non inusuale per via del mito di Dracula. E’ una regione assai estesa della Romania e la più bella, piuttosto diversa dalla Valacchia pianeggiante oltre le altissime montagne dei Carpazi. Sibiu è una città principesca, dal passato florido testimoniato dalle vestigia dei suoi palazzi, abitata in prevalenza da una minoranza etnica tedesca. Un posto davvero romantico dove venire in coppia a mio avviso, da poco collegato anche con voli diretti dall’Italia. Ma qui a noi piace andare a piedi!
11° giorno: Sibiu o Sibiel

A Sibiu potete starci benissimo due giorni ma, se avete voglia di un city break, beh allora fate una capatina nel villaggio di Sibiel, una decina di km da Sibiu, dal mio amico Sorian, ex professore di storia, ora vulcanico oste di questo posto singolare. La sua casa- fattoria sul fiume pare uscita dalla penna di Tennessee Williams, un posto dolcissimo e balordo dove adagiarsi a dormire nelle palafitte sopra il fiume e mangiare le trote da lui pescate. Oppure potete visitare le mille stranezze della casa, dal museo dell’era comunista alle mini-dighe dal proprietario costruite “per favorire il capitalismo in Transilvania”. Insomma una chicca nascosta, una hidden gem, che mi sento di raccomandarvi, davvero insolita, perché non la troverete facilmente su una guida.
12° giorno: Sighisoara

Questa è la cittadina natale di Vlad Tepes, il conte Dracula per capirci…..e stando in Transilvania pare brutto non andarci. Tutto ovviamente è consacrato al mito del suo più illustre cittadino in questo posticino che pare un borgo della Toscana o dell’Umbria. Gradevole ma non imperdibile
13° giorno: Lago Rosso o dell’ Assassino

Assai più pregno di fascino nonchè di quel connubio di mistero e terrore che potrebbe alimentare il mito di Dracula, è invece il Lago Rosso o dell’ Assassino, un bacino lacustre che assume questa incredibile colorazione rossastra per via di un ruscello di argilla suo immissario. La dizione “lago dell’ Assassino” è dovuta, oltre che al colore rosso che rievoca ovviamente il sangue, ad una keggenda per cui qui avrebbe perso la vita un pastore con le sue pecore sotto una frana durante la costruzione di una diga. Da quel giorno l’acqua ha assunto quel colore (è vero, perchè prima quel ruscello sfociava altrove) e ne il corpo del pastore ne di alcuna delle sue mille pecore è mai stato trovato. Ovviamente vi apparirà di notte piuttosto incazzato, mentre siete in una splendida baita di montagna, qui nelle selvagge gole del Bicaz. Indimenticabile dormire qui.
14° giorno: Brasov

La capitale amministrativa della Transilvania, città storica e piena d’arte, con una cattedrale davvero bellissima. Simile a Timisoara con queste sue larghe piazze, Brasov è anche sede di turismo invernale per via delle sue montagne dove praticare lo sci nei mesi invernali
15° giorno: Sfantu Gheorghe- Delta del Danubio

Cominciare col premettere una cosa, anzi due. Sfanthu Georghe è il nome di due posti diversi in Romania (dopotutto significa semplicemente San Giorgio). Uno è ubicato proprio vicino Brasov su un lago ma non è quella la nostra destinazione. La nostra Sfantu Gheorghe si trova ove il Danubio, dopo un viaggio di migliaia di km, si getta nel mar Nero, una selvaggia regione di paludi pressochè disabitata, al confine con l’Ucraina. Seconda cosa: è un posto magico, che buca l’anima. Ho lasciato un pezzo di cuore in questa regione remota e difficile a raggiungersi, dopo uno spostamento in treno fino a Tulcea e uno in nave lungo i canali. Si vive sospesi in un limbo, tra vacche e cavalli che girano allo stato brado e uccelli che oscurano la luce del sole. Vi ritornerò, andateci anche voi prima che potete e rivivrete le sensazioni del poeta Ovidio, qui esiliato. Allego la emozionata descrizione fatta del posto nel mio diario originale Transbalcanica Express. :

“Transbalcanica Express.
“Passammo l’estate su una spiaggia solitaria…e ci arrivava l’eco di un cinema all’aperto…” i versi di questa canzone, neanche troppo originali poi, di Battiato non so perchéo hanno sempre affascinato, al punto da spingermi a cercarla una spiaggia solitaria che si adattasse alla descrizione del testo. L’inizio della ricerca muoveva ovviamente da Capri, con le sue spiaggie di ineguagliata bellezza certo, ma il problema restava ahimè l’aggettivo “solitaria”, che a Capri, tra i bambini che scacazzano sul bagniasciuga, le perete che starnazzano per l’abbronzatura poco uniforme e i motoscafandri dei camorristi castelluonici che sfreccian a 5 metri dalla riva, resta chimerico…Ma alla fine l’ho trovata la spiaggia di “Summer on a solitary beach” di Battiato: si chiama Sfantu Gheorghe, nel delta del Danubio ( c’e un posto con un nome uguale anche in Transilvania). Incredibilmente ci sarebbe più o meno anche il cinema all’aperto, giacche’, qui, in uno degli angoli più remoti d’Europa, organizzano pure un Festival del cinema, dicevo incredibile perché a stento qui arriva l’elettricita. Ma Sfantu Gheorghe e’ anche molto altro, perché non e’ quasi nient’altro: non e’un paese, ma un aggregato di capanni poggiati sulla ghiaia del Danubio arrivata qui con la corrente chissà d dove, dalle Alpi Retiche, dai Carpazi, dalla Renania, le strade non ci sono, sono striscia di sabbia in cui ad ogni angolo compaiono vacche in libertà che sembrano divinita’ indiane, i cavalli corrono alla stato brado tra i gorghi d’acqua ove il Gtande Fiume ( lo chiamano così qui) si getta in mare. Sulla spiaggia si azzuffano serpenti e rane, stormi di oche selvatiche attraversano il cielo oscurandolo, pellicani e aquile arpionano lucci che sembrano coccodrilli nei canali laterali, zanzare fameliche che si avventano su corpi avvinazzati di improvvidi campeggiatori, mentre i pochi abitanti del luogo si muovono a cavallo col lazo come gauchos della Patagonia. Il posto in effetti comunica una remotezza del tutto sconosciuta all’Europa ormai. Sfantu Gheorghe e’ in effetti una sorta di buco del culo dell’Europa, da intendersi in un accezione non negativa: qui le acque di mezzo continente vengono evacuate nello sconfinato Mar Nero, che Nero non e’ se non nelle plumbee notti di pioggia. Tutto e’etereo, la Natura sembra riempirsi e ricomporsi di mille vuoti, che Carla prova a rinchiudere nella tela. Dire che il tempo si e’fermato qui e’ troppo generico: a Sfantu Gheorghe il tempo sembra essere da sempre sospeso, fluire a rovescio o forse in circolo, persino l’alternarsi del giorno e della notte e’diradato nella luce opaca dei canali e delle paludi, da queste parti passo la nave degli Argonauti e sembra che Medea da queste parti avesse gettato in mare le membra del fratello fatto a pezzi…magari i cormorani sono ancora li a mangiarle le carni del fratello….Sfantu Gheroge rappresenta un qualcosa del pensiero filosofico che, chissà perché, l’uomo occidentale ha smesso da tempo di considerare: la percezione del Nulla”

Ed eccoci, al fine giunti a destinazione, sul Mar Nero. Visto che non era così lontano?