Strade: dal mare Adriatico al mar Nero in due settimane

Comincio col dire che da oggi la rubrica “Strade”, dedicata ad itinerari di viaggio da tracciare da un capo all’altro, avrà cadenza settimanale: il mercoledì esattamente

Questa è la volta di un itinerario suggestivo che unisce due mari, uno vicino e un altro lontano ma non troppo, come vedremo. Il percorso ricalca grosso modo quello da me tenuto nel viaggio Transbalcanica Express. del 2012

Partenza: Dubrovnik (Croazia)

Arrivo: Sfantu Gheorghe, delta del Danubio (Romania)

Durata: 14 giorni

Budget: da 1.000 a 2.500 €

Paesi attraversati: Croazia, Montenegro, Serbia, Romania

 

1° giorno: Dubrovnik

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Da uno dei tanti scali italiani prendete un volo low cost alla volta di Dubrovnik oppure raggiungete il porto di Bari, da cui imbarcarvi per una romantica notte in nave (partenze giornaliere) per il porto croato, scelta consigliata: ho un debole per le navi che solcano il mare di notte. Al vostro arrivo vi si schiuderà un po per volta uno dei gioielli urbanistici della costa adriatica. Dubrovnik, la antica Ragusa alleata (e mai colonia) di Venezia, adagiata in fondo ad una baia costellata di verdi isolotti, è davvero un meta bellissima, con le sue mura a cingerla patrimonio dell’Unesco e il suo centro storico, piccolo e perfettamente conservato davvero mirabile. Tanti gli eidfici storici e ricca anche la parte museale ed espositiva.La posizione ve la farà anche preferire per le scappatelle al mare o nella natura: insomma a Dubrovnik o Ragusa che sia, la vita è davvero dolce. Unica pecca: l’eccessivo afflusso di gruppi organizzati di turisti nel periodo estivo, ma è un inevitabile dazio da pagare ormai per le città d’arte

 

2° giorno: Mlijet o Dubrovnik

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Una meta del fascino di Dubrovnik meriterebbe senz’altro due giorni. Tuttavia, se la ressa dei turisti vi snerva e avete bisogno di un po di silenzio per non dire ascetismo, un bel consiglio posso darvelo. Dal porto di Dubrovnik imbarcatevi sul popolare aliscafo “Nona Ana” (e badate bene ad anticiparvi perché i pochi biglietti finiscono in fretta): in un’oretta e mezzo siete nel paradiso di Mlijet, isola tra le più belle mai viste ( e se lo dice uno nato a Capri, c’è da fidarsi). Si tratta d un parco naturale, ove esistono pochissime abitazioni e ovuqque risplendono il verde e il celeste. E’ con ogni probabilità l’antica Ogigia, ove risiedeva la ninfa Calipso che sedusse Ulisse: un suggestivo anrtro dell’isola è tutt’ora intitolato all’eroe omerico. Se siete amanti del camping, questo è uno dei posti più belli dell’Adriatico per farlo, ma esistono anche soluzioni alberghiere convenzionali. Un incanto

 

3° giorno: Kotor

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Rientrati a Dubrovnik, salite su un bus per il vicino Montenegro e non dormite durante il percorso, vi perdereste uno spettacolo unico. Superato il confine la costa montenegrina assume una conformazione particolarissima, dando luogo ad un fiordo, del tutto simile a quelli norvegesi come morfologia, lungo se non erro 34 km ma largo solo poche centinaia di metri. Il bus lo costeggia tutto da Herceg Novi, pubblicizzata da molti operatori ma francamente insignificante, fino a giungere al fondo della gola, ove sta incastonata come una fortezzza sulla muraglia cinese la deliziosa Kotor, Cattaro in italiano, colonia veneziana e scrigno di bellezza. Anch’essa cinta da alte mura, è una cittadina davvero deliziosa, in una posizione davvero incredibile sovrastata da altissime montagne al’apparenza impossibili da scavalcare. Davvero bellissimo anche l’isolotto di San Giorgio di fronte, Risultati immagini per kotor islandda cui si ritiene che Bocklin abbia tratto ispirazione per il suo celebre dipinto “L’isola dei morti”. Un piccolo ulteriore consiglio: andateci piano con le cozze, io ci stavo per rimanere secco.

 

4°  e 5° giorno: Parco del Durmitor- Tara river

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Si cambia scenario e dal fondo del fiordo di Kotor si dice addio al mare Adriatico per addentrarsi nelle altissime montagne del Montenegro (il nome non è certo casuale), le Alpi Dinariche. Esistono diversi parchi di alta montagna, tra cui quelli del Monte Nero vro e proprio o quello della Biogradska ma il mio preferito è questo del Durmitor. Ci si arriva in bus o a bordo di un davvero suggestivo trenino a gasolio che sferragliando risale il canyon del Moraca fino ad un certo punto. Il parco è davvero stupendo, con possibilità di lunghe passeggiate e praticare spor come il rafting  e il canyoning in scenari davvero magnifici sul Tara river.

 

6° e 7° giorno: Guca

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Uno spostamento non proprio agevole a bordo di bus e del vecchio trenino per varcare il vicino confine serbo e raggiungere lo scalo ferroviario di Pozega. Da qui in taxi collettivi una trentina di km verso una località di aperta campagna denominata Guca, meta del tutto anonima per 350 giorni all’anno ma sede per due settimane in Agosto del più assurdo dei Festival musicali che potrete mai trovare in Europa. In una parola: un delirio. Si esibiscono ivi, senza soluzoni di continuità, giorno e notte, le orchestrine balcaniche, in prevalenza di etnia rom, di strumenti a fiato, trombe e tromboni, per dar luogo a quella musica balcanica nota agli appassionati di Kusturica e il cui artista di riferimento è Bregovic. Sono ritimi incalzanti e ossessivi, a cui la folla si abbandona in un crescendo alcolico senza rivali. Bottiglia di una fortissima grappa locale vengono trangugiate come acqua fresca mentre si balla e si mangia confondendo il giorno con le tenebre. Andateci se davvero avete voglia di qualcosa di pazzesco ed insolito, uno spaccato della follia balcanica, concetto declinato in una veste tutta sua a queste latitudini. Non mancano francamente i pericoli: uno dei leit motiv del mega-raduno è anche quello politicizzato del “revanchismo” serbo, e a migliaia fascisti e iper-nazionalisti serbi inneggiano ubriachi a criminali di guerra come Arkan o Karadzic, e la cosa francamente assai pittoresca non è. Comunque, un bel pezzo di questa incomprensibile cosa chiamata Balcani abita a Guca, la Woodstock serba.

 

8° giorno: Belgrado

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Dalla folle Guca arrivate in un capoluogo della Serbia meridionale chiamato Cacak, da ui in bus o treno per la capitale Belgrado. Ne ho già parlato in un altro itinerario, non è una città che amo particolarmente, anch se non priva di fascino con la sua fortezza alla confluenza del Danubio e della Sava, il suo elegante corso e il quartiere bohemien. La cosa che ve la farà maggiormente apprezzare è comunque la sua frenetica vita notturna

 

9° giorno: Timisoara

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In treno o con comodi ed economici taxi collettivi ci si sposta da Belgrado in Romania, ove la prima importante città che si incontra è la bella Timisoara. Una città d’arte di impronta asburgica, lontana ed alternativa a Bucarest. Qui a Timisoara ebbe inizio nell’89, per bocca di un coraggioso prete della minoranza ungherese, la rivolta contro il potere centrale del brutale dittatore Ceausescu. La città vanta delle piazze davvero bellissime ed adornate di palazzi variopinti, un’università antica e vitale ed una impronta cosmopolita che manca alla stessa Bucarest.Davvero un posto gradevole

 

10° giorno: Sibiu

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Esiste una definizione molto in voga, quella di città d’arte: ne fanno, a giusto titolo, parte Firenze e Praga, Varsavia e Siviglia, e tante altre città. Ma avete mai sentito parlare di Sibiu, in Romania? Beh questa come città d’arte tiene davvero botta a molte altre più titolate, eh! Innanzitutto precisiamo dove siamo ovvero in Transilvania, regione dal nome certo non inusuale per via del mito di Dracula. E’ una regione assai estesa della Romania e la più bella, piuttosto diversa dalla Valacchia pianeggiante oltre le altissime montagne dei Carpazi. Sibiu è una città principesca, dal passato florido testimoniato dalle vestigia dei suoi palazzi, abitata in prevalenza da una minoranza etnica tedesca. Un posto davvero romantico dove venire in coppia a mio avviso, da poco collegato anche con voli diretti dall’Italia. Ma qui a noi piace andare a piedi!

 

11° giorno: Sibiu o Sibiel

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A Sibiu potete starci benissimo due giorni ma, se avete voglia di un city break, beh allora fate una capatina nel villaggio di Sibiel, una decina di km da Sibiu, dal mio amico Sorian, ex professore di storia, ora vulcanico oste di questo posto singolare. La sua casa- fattoria sul fiume pare uscita dalla penna di Tennessee Williams, un posto dolcissimo e balordo dove adagiarsi a dormire nelle palafitte sopra il fiume e mangiare le trote da lui pescate. Oppure potete visitare le mille stranezze della casa, dal museo dell’era comunista alle mini-dighe dal proprietario costruite “per favorire il capitalismo in Transilvania”. Insomma una chicca nascosta, una hidden gem, che mi sento di raccomandarvi, davvero insolita, perché non la troverete facilmente su una guida.

 

12° giorno: Sighisoara

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Questa è la cittadina natale di Vlad Tepes, il conte Dracula per capirci…..e stando in Transilvania pare brutto non andarci. Tutto ovviamente è consacrato al mito del suo più illustre cittadino in questo posticino che pare un borgo della Toscana o dell’Umbria. Gradevole ma non imperdibile

 

13° giorno: Lago  Rosso o dell’ Assassino

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Assai più pregno di fascino nonchè di quel connubio di mistero e terrore che potrebbe alimentare il mito di Dracula, è invece il Lago Rosso o dell’ Assassino, un bacino lacustre che assume questa incredibile colorazione rossastra per via di un ruscello di argilla suo immissario. La dizione “lago dell’ Assassino” è dovuta, oltre che al colore rosso che rievoca ovviamente il sangue, ad una keggenda per cui qui avrebbe perso la vita un pastore con le sue pecore sotto una frana durante la costruzione di una diga. Da quel giorno l’acqua ha assunto quel colore (è vero, perchè prima quel ruscello sfociava altrove) e ne il corpo del pastore ne di alcuna delle sue mille pecore è mai stato trovato. Ovviamente vi apparirà di notte piuttosto incazzato, mentre siete in una splendida baita di montagna, qui nelle selvagge gole del Bicaz. Indimenticabile dormire qui.

 

14° giorno: Brasov

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La capitale amministrativa della Transilvania, città storica e piena d’arte, con una cattedrale davvero bellissima. Simile a Timisoara con queste sue larghe piazze, Brasov è anche sede di turismo invernale per via delle sue montagne dove praticare lo sci nei mesi invernali

 

15° giorno: Sfantu Gheorghe- Delta del Danubio

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Cominciare col premettere una cosa, anzi due. Sfanthu Georghe è il nome di due posti diversi in Romania (dopotutto significa semplicemente San Giorgio). Uno è ubicato proprio vicino Brasov su un lago ma non è quella la nostra destinazione. La nostra Sfantu Gheorghe si trova ove il Danubio, dopo un viaggio di migliaia di km, si getta nel mar Nero, una selvaggia regione di paludi pressochè disabitata, al confine con l’Ucraina. Seconda cosa: è un posto magico, che buca l’anima. Ho lasciato un pezzo di cuore in questa regione remota e difficile a raggiungersi, dopo uno spostamento in treno fino a Tulcea e uno in nave lungo i canali. Si vive sospesi in un limbo, tra vacche e cavalli che girano allo stato brado e uccelli che oscurano la luce del sole. Vi ritornerò, andateci anche voi prima che potete e rivivrete le sensazioni del poeta Ovidio, qui esiliato. Allego la emozionata descrizione fatta del posto nel mio diario originale Transbalcanica Express. :

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“Transbalcanica Express.
“Passammo l’estate su una spiaggia solitaria…e ci arrivava l’eco di un cinema all’aperto…” i versi di questa canzone, neanche troppo originali poi, di Battiato non so perchéo hanno sempre affascinato, al punto da spingermi a cercarla una spiaggia solitaria che si adattasse alla descrizione del testo. L’inizio della ricerca muoveva ovviamente da Capri, con le sue spiaggie di ineguagliata bellezza certo, ma il problema restava ahimè l’aggettivo “solitaria”, che a Capri, tra i bambini che scacazzano sul bagniasciuga, le perete che starnazzano per l’abbronzatura poco uniforme e i motoscafandri dei camorristi castelluonici che sfreccian a 5 metri dalla riva, resta chimerico…Ma alla fine l’ho trovata la spiaggia di “Summer on a solitary beach” di Battiato: si chiama Sfantu Gheorghe, nel delta del Danubio ( c’e un posto con un nome uguale anche in Transilvania). Incredibilmente ci sarebbe più o meno anche il cinema all’aperto, giacche’, qui, in uno degli angoli più remoti d’Europa, organizzano pure un Festival del cinema, dicevo incredibile perché a stento qui arriva l’elettricita. Ma Sfantu Gheorghe e’ anche molto altro, perché non e’ quasi nient’altro: non e’un paese, ma un aggregato di capanni poggiati sulla ghiaia del Danubio arrivata qui con la corrente chissà d dove, dalle Alpi Retiche, dai Carpazi, dalla Renania, le strade non ci sono, sono striscia di sabbia in cui ad ogni angolo compaiono vacche in libertà che sembrano divinita’ indiane, i cavalli corrono alla stato brado tra i gorghi d’acqua ove il Gtande Fiume ( lo chiamano così qui) si getta in mare. Sulla spiaggia si azzuffano serpenti e rane, stormi di oche selvatiche attraversano il cielo oscurandolo, pellicani e aquile arpionano lucci che sembrano coccodrilli nei canali laterali, zanzare fameliche che si avventano su corpi avvinazzati di improvvidi campeggiatori, mentre i pochi abitanti del luogo si muovono a cavallo col lazo come gauchos della Patagonia. Il posto in effetti comunica una remotezza del tutto sconosciuta all’Europa ormai. Sfantu Gheorghe e’ in effetti una sorta di buco del culo dell’Europa, da intendersi in un accezione non negativa: qui le acque di mezzo continente vengono evacuate nello sconfinato Mar Nero, che Nero non e’ se non nelle plumbee notti di pioggia. Tutto e’etereo, la Natura sembra riempirsi e ricomporsi di mille vuoti, che Carla prova a rinchiudere nella tela. Dire che il tempo si e’fermato qui e’ troppo generico: a Sfantu Gheorghe il tempo sembra essere da sempre sospeso, fluire a rovescio o forse in circolo, persino l’alternarsi del giorno e della notte e’diradato nella luce opaca dei canali e delle paludi, da queste parti passo la nave degli Argonauti e sembra che Medea da queste parti avesse gettato in mare le membra del fratello fatto a pezzi…magari i cormorani sono ancora li a mangiarle le carni del fratello….Sfantu Gheroge rappresenta un qualcosa del pensiero filosofico che, chissà perché, l’uomo occidentale ha smesso da tempo di considerare: la percezione del Nulla”

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Ed eccoci, al fine giunti a destinazione, sul Mar Nero. Visto che non era così lontano?

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Strade: da Budapest a San Pietroburgo in 15 giorni

Dall’Italia prendete uno dei tanti voli low-cost alla volta di Budapest o seguite l’itinerario proposto la volta scorsa, quello di una settimana dal nostro paese fino proprio alla capitale ungherese, e poi iniziate questo affascinante percorso di 15 giorni alla volta di San Pietroburgo, tra città storiche e una natura insolita e cangiante. La distanza da percorrere appare notevole ma gli spostamenti sono concepiti in maniera non troppo impegnativa, non più di 2-3 ore al giorno

Partenza: Budapest

Arrivo: San Pietroburgo

Durata: 15 giorni

Budget: da 1.000 a 2.500 €

Paesi attraversati: Ungheria, Slovacchia, Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia, Russia.

 

1° giorno: Parco Nazionale di Hortobagy- Eger

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L’Hortobagy è molto più di un parco naturale: è un ecosistema a se stante. Qui vi troverete al centro della “puszta”, la versione ungherese (ed europea, giacché ne è l’unico esempio nel nostro continente) della steppa. Si tratta di un verde e arido territorio compreso tra le pianure alluvionali del Danubio e del Tibisco, da cui per motivi climatici assai particolari non riceve acqua, dando luogo a questo ecosistema tipico di altre latitudini. In questo territorio, peraltro piuttosto esteso vivono gli abilissimi csikos, la risposta magiara ai cowboy, capaci di questo numero incredibile ritratto in foto: cavalcare in piedi su due cavalli venendo trainati da una muta di altri cinque. I csikos sono allevatori del pregiato maiale lanoso (quello da cui si ricava il noto salame ungherese) e della pecora, anch’essa lanosa ovviamente, dalle corna ritorte. Dopo una giornata nella puszta, potete scegliere di soggiornare nel parco stesso e dirigervi nella vicina e graziosa Eger, città storica e sito di una famosa battaglia tra Magiari e Ottomani. Eger è nota anche per i pregiati vini, tra cui l’unico “Sangue delle belle donne”,  risalente proprio all’epoca della battaglia e che prende questo curioso nome per via di un boccaccesco malinteso, un misundertanding diciamo oggi, che sarà piacevole farvi raccontare dai vecchietti del paese. In estrema sintesi, il vino che colorava la barba dei guerrieri ungheresi posti sui nervi del castello veniva scambiato dagli assedianti turchi per mestruo femminile…

 

2° giorno: Grotte di Aggetelek-  Parco Nazionale del Paradiso Slovacco

aggtelek-national-park1Da Eger partite in bus attraverso la dolce regione dei monti Buck, fino a raggiungere la località di Aggtelek, proprio sul confine con la Slovacchia. Qui è situata una zona di vastissime cavità naturali, capaci di assumere conformazioni uniche e affascinanti. Le grotte tra l’altro corrono propio sotto il confine ed è l’unico caso al mondo in cui un confine statale può essere varcato sottoterra, dentro una grotta….ma preparatevi al freddo, perché la temperatura all’interno è vicina allo zero, tant’è che esiste un enorme lago ghiacciato sotterraneo dove, negli anni,70, si allenava un campione di pattinaggio cecoslovacco. in quegli stessi anni, quella della cortina di freddo, in molti provarono a varcare quel confine sotterraneo per sfuggire ai regimi dei propri paesi, ed alcuni non sono mai stati più ritrovati, tanto che si pensa che i loro fantasmi continuino a vagare in queste grotte sconfinate. Una volta varcato il confine, giunti in Slovacchia nella città di Roznava, fate subito tappa per uno dei graziosi villaggi dello dello Slovensky raj, il “paradiso slovacco”, in una bellissima natura tra laghi cascate e ancora grotte. Io raggiunsi un minuscolo borgo chiamato Dedinky, sulle rive di un lago bellissimo, un po inquietante perché pareva popolato anch’esso di fantasmi ma bellissimo.

 

3° giorno: Levoca- castello di Spis

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Proseguite in bus per un’oretta alla volta di Levoca, graziosissima cittadina medievale su suolo slovacco cinta da robuste mura. Pochi km a est sorge il simbolo nazionale della Slovacchia (oltre il calciatore Marek Hamsik, s’intende): il castello di Spis ritratto in foto, sede nel mese di Luglio anche di un bizzarro festival di stregoneria ed arti occulte

 

4° giorno: Zakopane

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Scavalcato un altro confine, questa volta non sottoterra ma molto più alto, giacché si tratta di attraversare gli aguzzi monti Tatra, sarete alfine nella “Cortina d’Ampezzo polacca”, Zakopane, rinomata località sciistica della Polonia, apprezzabile nella bella stagione anche per la possibilità di escursioni naturalistiche di pregio. Ma anche in estate, copritevi bene: ricordo di essere durato poche ore il loco per via della temperatura che in pieno agosto non superava i 5 gradi!

 

5° e 6° giorno: Cracovia

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Senza esitazioni, una delle città più belle d’Europa. Con la sua Piazza del Mercato che pare finta per quanto è bella, il castello del Wawel dove ammirare “La dama con l’ermellino” di Leonardo”, il ghetto ebraico del Kasimiert, la Florianska e i concerti di Chopin in una delle sue tante chiese, Cracovia è un gioiello assoluto, un luogo da visitare più di una volta nella vita. Parliamo di una città che ha vissuto il peggio del nazismo e del comunismo e che è saputa risorgere per tornare a far pulsare quel suo cuore intimamente europeo. Lasciatasi alle spalle i periodi bui, la città è tutto un fiorire di gallerie d’arte, eventi e una vita vibrante immersa nella bellezza. Da non perdere, la visita al vicino campo di concentramento di Auschwitz, altro luogo da visitare ahimè almeno una volta nella vita e circa il quale è meglio forse non dilungarsi in alcuna considerazione.

 

7° giorno: Varsavia

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Altra città segnata tragicamente dal conflitto mondiale e dai regimi che si sono succeduti, la capitale polacca sta rialzando anch’essa la testa dal grigiore di epoche buie. Il fardello di Varsavia è tuttavia più pesante di quello di Cracovia, nel senso che le distruzioni della guerra sono state più pesanti ed hanno investito nella sua pressoché totalità il centro cittadino :la celebre insurrezione del Ghetto di Varsavia culminata con la sopraffazione da parte delle truppe naziste lasciò solo macerie. Ma proprio da queste macerie la città è ripartita, nel senso che come tanti lego sono state rimesse insieme per ricreare il centro storico nella sua veste (quasi originaria”, tanto da meritare l’egida di sito Unesco come miglior sito ricostruito. Varsavia è una città estremamente vitale, ai limiti del caotico, con una parte di città ancora consegnata alle brutture del socialismo reale ed un’altra protesa verso un futuro fatto di mille luci ed insegne. Complessivamente, non una delle mie città preferite, ma comunque da visitare.

 

8° giorno: Augustow e i laghi Masuri

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Dalla capitale polacca fare rotta a est, verso il confine lituano: sorge qui una regione lacustre molto popolare tra i cittadini polacchi per il turismo estivo, pressoché sconosciuta agli stranieri. In effetti, nelle giornate di bel tempo, i laghi Masuri, tanti e tutti collegati tra loro, offrono possibilità di molteplici attività come vela, nuoto, mountain bike (tanti i km ciclabili a bordo lago, pesca e molto altro. Estremamente rilassante trascorrere qualche giorno qui, trascorrendo la sera dinanzi a fritture di pesce di lago e vodka fatta in casa (che i locali paiono buttare giù come acqua fresca). Graziosa anche la città storica di Augusto, per via delle posizione strategica sito di diverse cruente battaglie dai tempi di Napoleone alla Prima e Seconda guerra mondiale.

 

9° giorno: Vilnius

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Oggi si entra in Lituania e si giunge nella sua capitale, la bella Vilnius, una cittadina piuttosto piccola ma occupata quasi interamente da un bellissimo centro storico (tra i più grandi al mondo classificati come tali). Uno scrigno medievale di bellezza, disseminato di chiese gotiche e barocche. Ottima anche la cucina lituana, orgoglio nazionale insieme al basket. Da visitare anche i dintorni di Vilnius, in particolare il castello di Trakai, situato su un bellissimo lago e che sembra uscito da una fiaba.

 

10° giorno: Nida e la penisola curlandese

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Da Vilnius raggiungete la vicina Kaunas e da qui imbarcatevi su un aliscafo fluviale che, solcando il fiume Nemusas e una articolata rete di canali, in poche ore vi recapiterà sulle rive del mar Baltico, in un luogo magico e amato da grandi  poeti e filosofi, da Sartre a Kant (nato a pochi km da qua, a Konisberg, oggi Kaliningrad). Ecco un’altro ecosistema unico e fragile, quelle delle dune di sabbia della penisola curlandese, col suo capoluogo Nida, case sparse su una striscia di granelli dorati che il vento o le onde paiono poter portar via da un momento all’altro. Un posto stupendo davvero, tutto da scoprire. E’ questa la “hidden gem” di questo itinerario, la gemma nascosta in questo viaggio.

 

11°  e 12° giorno: Riga

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Dalla Lituania ci si sposta in un’altra repubblica baltica, la confinante Lettonia e si dedicano due giorni alla visita della sua capitale, la bellissima Riga, una sorta di Amburgo con più fascino. Città molto vitale anche essa, Riga è da tempo divenuta una delle mete preferite del turismo europeo, anche forse in maniera troppo massiccia tanto da comprometterne parte della originaria autenticità.

 

13° giorno: Soomaa National Park

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Ancora laghi e acqua, tanta acqua ma per un ecosistema ancora diverso: questa volta è la tundra, taiga se preferite, a fare capolino. Il parco della Soomaa, in Estonia, a metà tra Riga e Tallinn, è un mondo semi-scoperto di paludi e abeti siberiani che saltano fuori come asparagi giganti dal suolo. E’ possibile anche aggirarsi in barca in questo bellissimo parco, fuori dai sentieri più battuti. Alloggiate in qualche eco-logge nei pressi del capoluogo della regione, la cittadina che porta il curioso nome di Sandra, e abbandonatevi alla desolata bellezza dei luoghi.

 

14° Tallinn:

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Siamo come già detto ormai in Estonia, ed ecco apparire anche la terza delle capitali delle repubbliche baltiche, la piccola Tallinn, probabilmente la più belle delle tre. Dentro quelle altissime mure sorge davvero un gioiello di cittadina dal passato glorioso, sede sin da tempi remoti di traffici commerciali importantissimi: passa infatti da qui la “via dell’ambra”, percorsa da mercanti della Lega Anseatica e di mezza Europa.

 

15° giorno: San Pietroburgo

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Un treno notturno oppure un bus per uno spostamento finale un po più lungo dei precedenti, ed eccoci di fronte all’Hermitage di San Pietroburgo. Naturalmente ci sarebbero anche il palazzo d’Inverno, il teatro e altre mille bellezze da scoprire qui ma lascio farlo a voi: a me interessava solo condurvi a destinazione evitando la banalità di un aereo