Diciamolo subito senza mezzi termini : per essere custode di una storia millenaria che si dipana dagli albori della cultura ellenica in avanti , la Salonicco di oggi offre troppo poco,, se non altro in termini di presenza storica. Più che altro le sue poche vestiti areò suo passato paiono squagliate dentro le Scilla e Cariddi del ventesimo secolo : il Cemento e l’Asfalto. Ecco, queste due credute mostruose potrebbero essere assunte come termini di una costruzione logica ideata da un filosofo che qui visse e tenne banco, Aristotele, mentre e la costruzione logica di cui parliamo è ovviamente il sillogismo, ove se con A lasci il Cemento ad edificare ogni cm di costa coi palazzi fin dentro l’acqua e con B poi lo devi imbrattare di Asfalto per farci passare le macchine, la risultante C sarà che avrai una esigua percentuale di popolazione con bei appartamenti vista mare e garage- muniti ma il resto della città un po’ di merda. Beh, forse siamo stati un po’ troppo aciduli dai . Diciamo così, ora che abbiamo individuato il peccato originale , passiamo a tracciare il quadro positivo della città, che mi pare si basi su luci e ombre, intese non in senso metaforico ma in quello pregante di contrapposizione tra luminosità e buio. Partiamo come è normale che sia dalla Luce : è bellissima quella che inonda il lungomare ed il porto proteso a sud sul golfo saronico, una luce lattiginosa e levantina, resa più robusta a tratti dal vento melteni che spira dalle sovrastanti montagne. Il porto di Salonicco tra l’altro ha assunto nel secolo scorso una funzione cruciale nella geopolitica dell’area, essendo reclamato da paesi dell’area balcanica senza sbocco al mare, in particolare dalla Serbia, come proprio sbocco marittimo. Con l’inserimento recente della Germania nelle logiche credito-debitorie con la Grecia, il porto è stato inserito nella partita col colosso tedesco, che delle Serbia è il nemico giurato, alterando questa “servitù di passaggio riconosciuta ai serbi e l’equilibrio geopolitico già fragile della regione . Ad ogni modo la mano tedesca direi che si vede perché proprio il porto è divenuto un’affascinante area multi- funzionale, con ex capannoni e dock portuali resi bar, ristoranti e sale cinema, come fossimo ad Amburgo . Proprio nel corso del nostro soggiorno, si tiene ad esempio un bellissimo ed elettrico festival del cinema, con un viavai di registi ed intellettuali . Ecco , e qui veniamo al secondo aspetto pregnante di Salonicco : le sue ombre , da intendersi come quelle che si delineano quando cala la luce e arriva la notte, perche quella di Salonicco è una gran cazzo di bella notte . Un’energia davvero notevole e ad a tratti travolgente permea la città dal tramonto all’alba, in una babele eterogenea di locali per tutti i gusti, che va dai baretti per giovani e giovanissimi, a quelli per hooligans ubriaconi piovuti da chissà quale angolo della terra d’Albione per finire a quelli per palati più fini. Davvero vivida e frizzante la Salonicco di notte, unexpected ! Tornando al giorno ci sono poi dei gran bei musei come l’archeologico e quella della cultura bizantina ma, su tutti, il fulcro della città appare il monumento-simbolo che troneggia sul lungomare, eretto dal sultano Mehlet quando si impadronì della città e destinarlo addirittura a prigione ! Beh, pare che tra i detenuti circolasse a fine giornata sempre una stessa battuta : “exo einai i talassa”….. ce sta o mare fore
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Strade: Da Roma a Salonicco in 10 giorni
L’itinerario di questa settimana unisce due città accomunate da un passato illustre e per aver dato i natali a grandi Cesari del mondo classico: Roma su cui c’è poco da spiegare e Salonicco, città-natale, nonché punto di partenza nella sua folle avventura di conquista, di Alessandro Magno. La distanza percorsa tra i due capoversi del nostro viaggio sarà piuttosto esigua ma mi sono divertito a “ingarbugliarla” attraverso un percorso assai insolito e che somma tra loro luoghi estremamente diversi
Partenza: Roma (o altra località italiana)
Arrivo: Salonicco
Durata: 10 giorni
Budget: da 500 a 1.500 €
Paesi attraversati: Montenegro, Albania, Macedonia, Grecia, Repubblica del Monte Athos
1° giorno: Sveti Stefan o Ulcinj (Montenegro)
Da Roma o altra località italiana prendete un volo alla volta della capitale del Montenegro Podgorica, in cui spendere al massimo il tempo di un caffè (è davvero una città bruttissima) o per lo scalo costiero di Tivat. Possibile ed anche consigliato è il viaggio in nave notturna da Bari alla volta della quasi omonima Bar, da cui tra l’altro sarete assai vicini a entrambe le mete proposte: Sveti Stefan o Ulcinj. Si tratta di due località costiere del piccolo Montenegro, entrambe dotate di un suo fascino. Sveti Stefan (Santo Stefano), un piccolo isolotto unito alla terra da una anoressica striscia di sabbia, si sta costruendo una solida fama come meta di turismo esclusivo, ma non faticherete a trovare sistemazioni accettabili a prezzi assolutamente ragionevoli nei paraggi. L’isolotto (quello ritratto in foto) è davvero bello, anche se un po troppo battuto da fanatici del lusso tra cui spiccano parvenue russi in gran numero, davvero comici a volte nelle loro pacchiane ostentazioni tutte champagne & salame. 
Esteticamente meno bella ma per certi versi più affascinante è la vicina Ulcinj, con questa sua bella rocca a dominare una baia sabbiosa. Un tempo covo di pirati ottomani, ora è battuta da un turismo giovanile piuttosto chiassoso, composto in prevalenza da ragazzi provenienti dal vicino Kosovo. Il luogo recupera comunque un suo fascino intrinseco nella rocca medievale davvero ben conservata e per una storia, a metà con la leggenda, secondo la quale fu qui imprigionato dai pirati il celeberrimo scrittore Cervantes, poi liberato dopo la sconfitta degli Ottomani a Lepanto. Un forte indizio in tal senso è rappresentato dal fatto che la bella amata del Don Chisciotte provenga proprio da qui: Dulcinea o Dulcinea, insomma come dire da Ulcinj.
2° giorno: Scutari ( Albania)

In bus da Ulcinj o dalla capitale Podgorica la frontiera con l’Albania è davvero vicina ed è in parte rappresentata da un confine liquido, quello costituito dal lago di Scutari. Si tratta di un bacino paludoso assai in voga tra gli insetti e le zanzare, per cui è vivamente consigliata una protezione repellente. Nondimeno è un posto bellissimo, dove è assai piacevole spendere qualche giorno osservando in barca la moltitudine di uccelli e degustando le famose anguille locali. Scegliete di alloggiare presso la sponda albanese, magari nei dintorni della città di Scutari, evitando il troppo soffocato centro. Un curiosità: questa bella ansa del lago prende il nome, tra la popolazione locale, di “Sofia Loren”, perché le protuberanze osservate da un punto prospettico diverso e più alto sono due….il resto lo lascio intuire a voi
3° giorno: Lago Koman-Valbona

Questa giornata trova un senso, più che in una meta da raggiungere, nel viaggio per arrivarci: uno dei più belli che avrete mai vissuto, l’ultima avventura d’Europa come è stata definita dal Guardian. Si tratta davvero di una chicca per viaggiatori amanti dell’insolito, quindi prestate bene attenzione se siete interessati ed un giorno mi ringrazierete. Raggiungete in bus o taxi la località di Koman, a un 15 km di Scutari ma ubicata su un altro lago, quello appunto omonimo di Koman. Si tratta in realtà della gola di un fiume , la Drina, divenuta un lago dopo la costruzione di una diga. Da qui parte ogni mattina un battello che è un residuato del socialismo reale e risale questa gola assai impervia che non conosce altre vie di accesso oltre quota d’acqua.
Le comunità rurali infatti che si incontrano alle diverse fermate del battello sembrano fotografie di un tempo remoto, e lo stesso incedere del battello in quell’acqua verde smeraldo è un tuffo al cuore. Dopo 3 ore circa si arriva alla sponda settentrionale, in una località chiamata Fjerze ed a qui in bus fino ad una città intitolata ad un eroe locale, un certo Bajram Curry. Da qui una coincidenza in jeep vi condurrà nelle Alpi Dinariche, conosciute anche come le “Montagne maledette”, in una amena località chiamata Valbona, ove troverete gente splendida e molte guesthouse ad accogliervi con squisiti formaggi di capra e grigliate di agnello fino a scoppiare. E’ un luogo magnifico. Il viaggio può apparire complicato ma, a meno che non siete dei pantofolai, fatelo almeno una volta nella vita: è il primo viaggio che consiglio spesso di fare a chi mi chiede idee per un viaggio. Allego qui anche il link esplicativo per giungervi, curato dalla titolare di una pensione sita li a Valbona, una simpaticissima signora americana venuta a vivere qui.
4° giorno: Theth

Eccone un’altra di valle incantata, dove giungere non è semplice ma da cui non si vorrà più partire. Anche in questo caso il viaggio per arrivarci costituisce una fetta consistente dell’emozione che proverete. In questo caso, non un battello sgangherato ma il dorso di un mulo (!) che da Valbona vi condurrà su per le Montagne Maledette, fino a scollinare un altissimo passo in quota e poi ridiscendere dal lato opposto della montagna, nella incantata Theth o Thethi, un luogo isolato per molti mesi all’anno e dove la comunità locale vive secondo regole sociali (e giuridiche) antichissime, tra le quali il Kanun, una sorta di legge del taglione. Ma niente paura eh, la gente è davvero ma davvero affabile, e a voi, tra boschi e cascate, orsi e caprioli, sembrerà davvero di essere finiti in un eden sperduto e felice. Due giorni qui e poi mi dite se non avevo ragione. In tutta Europa, un posto così autentico e non contaminato come le Montagne Maledette dubito che possa esistere.
5° giorno: Tirana

La capitale dell’Albania, una città estremamente singolare che unisce le evidenti brutture del socialismo reale, con la delirante architettura del “lire maximo” di questo piccolo paese Enver Hoxha, ad un animo vibrante, fatto di moschee e mercati, tra cui si insinua un po confusamente una movida con tanta voglia di Occidente. Un posto che tutto sommato piace. Bellissimo il museo della storia albanese, con l’eccellente sezione sugli Illiri, i primi abitanti della regione.
6° e 7° giorno: laghi di Ohrid e Prespa(Macedonia)

Da Tirana prendete un “furgon” (un minivan collettivo) verso la città di confine di Pogradec. Giunti a destinazione sarete sulle sponde di uno splendido lago, nei pressi del bellissimo monastero di Naum, ubicato proprio sul confine con la Macedonia. Entrati in questo paese, la vostra metà sarà la magnifica Ohrid, la Ocrida dei Veneziani e la Lychidnos (città della luce) dei Greci. Si tratta davvero di un posto delizioso, colmo di storia in una cornice naturale preziosa. Il borgo antico è uno scrigno di stradine abbarbicate sulla costa del lago, in cui potrete anche nuotare e da cui provengono trote e anguille molto rare e prelibate. E quella luce, quella luce magica che inonda tutto….Senz’altri aggettivi, Ohrid è un posto magnifico. Il secondo giorno potrete pure spostarvi su un altro lago vicino, quello di Prespa, nel parco naturale della Galicica. Potrete arricchire la giornata con una visita ad un’isola lacustre dal nome estremamente affascinante: Golem Grad, la Grande Città

Il luogo è noto anche come Isola dei Serpenti, perché sono questi rettili gli unici abitanti dell’isola. Si tratta di concordare una visita con i pescatori che abitano lungo le sponde, ma attenti agli imbroglioni: io ne trovai uno e caddi vittima del suo raggiro, quando mi affidò nelle mani di un suo amico pescatore, un fantomatico Vasco, di cui lungo le sponde del lago tutti ignoravano l’esistenza….
8° giorno: le Meteore (Grecia)

Dalle sponde del lago di Prespa, il confine con la Grecia è davvero ad un tiro di schioppo (anzi parte del lago ricade proprio sotto la sovranità greca). Insomma si tratta di attraversare la frontiera e giungere alla prima città in territorio ellenico, Florina. Da qui in bus per Kalambata, verso un altro luogo magico: i monasteri delle Meteore. Non c’è bisogno di dilungarsi troppo in parole, guardate la che spettacolo. Si tratta di monasteri di religione ortodosso, protesi verso un ascetismo senza tempo. Bellino anche il borgo ove soggiornare appena sotto gli speroni rocciosi.
9° giorno: Monte Athos

In bus fino a Salonicco per proseguire poi oltre , verso un’altra frontiera, la più strana di tutte: quella del Monte Athos, il corrispettivo della Città del Vaticano nella religione ortodossa. Ma l’ascetismo e il senso di sacro che si propaga da questi promontori stesi sul mare (siamo ormai sul mare Egeo) è del tutto superiore al trambusto di piazza San Pietro. Un luogo ove regna il silenzio e la meditazione e dove non a tutti, anzi quasi a nessuno è concesso di entrare: innanzitutto non vi sono ammesse le donne, ed è proprio così per antichissima legge risalente a prima dell’anno Mille. Tra gli individui di sesso maschile vi sono ammessi solo 100 “laici” per giorno, tra cui solo 10 di religione non ortodossa. Bisogna prepararsi per tempo e fare una domanda che non è solo burocratica: verrà valutata anche la vostra motivazione a vivere per un giorno qui, dormendo in monastero con i monaci ortodossi, gli unici abitanti del promontorio, senza internet, tv e altri svaghi. Anche le fotografie sono vietate e la luce viene staccata molto presto la sera. Più che Città del Vaticano, la Repubblica del Monte Athos è il Tibet d’Europa.
10° giorno: Salonicco

Ed eccoci a destinazione: la bellissima Salonicco, ricca di storia e di monumenti, città natale di Alessandro Magno, protesa sull’Egeo e verso i regni dell’Est, proprio come il suo condottiero che da qui partì alla conquista del mondo.
A me sembra proprio un bel viaggio