In tanti scriveranno di Napoli dopo (e se ci sarà) questa giornata epica, cosi io provo a raccontare il “prima” ovvero come la città si avvicina ad essa . Bene proviamoci, perché semplice non è e le immagini evocative non possono che essere tratteggiate a tinte forti e vagamente apocalittiche,perchè quest’ultima è una dimensione connaturata al luogo e quando è chiamata a disvelarsi non può che farlo in scala abnorme . È come se tutta la città fosse poggiata su una bestia preistorica, una creatura mitologica risiedente nelle sue sconfinate viscere e che stia ineluttabilmente per venire in superficie dopo essere stata a lungo evocata. La lunga notte di attesa se ne va come in una sorta di sabba collettiva di evocazione della Creatura dove nessuno pare avere voglia di dormire , migliaia di corpi che in ogni piazza, in ogni vicolo paiono danzare a passettini sul suo corpo come le formiche sul corpo della progenitrice regina. Ho già scelto la facile immagine dell’Apocalisse ma la allegoria mitologica meglio rispondente mi pare risiedere in un’altra creatura : il Leviatano, un gigantesco mostro biblico incarnazione del Caos la cui presenza nel mondo è ineludibile e nota a tutti gli abitanti terreni chiamati a conviverci. Ma vi è di più : il Leviatano come fenomenologia del Caos è forza ordinativa del Caos stesso e come tale creatrice del mondo, delle sue regole, della sua società. Gli abitanti terreni non sono nemici del Leviatano ma suoi consociati, non combattono il Caos bensì lo regolano come forza creatrice, stipolano un patto con Esso. Napoli ha stipulato un patto millenario col suo Leviatano, che gli alberga dentro, si contorce intorno alla città e la plasma prima di tornare nelle sue viscere . La infinita notte di attesa è ormai passata e nessuno pare aver dormito. Il Leviatano è ormai pronto ad uscire dalla sue viscere e tutti lo sanno, che sia oggi o la prossima domenica conta poco, il calcio e il suo calendario non sono che ormai un dettaglio,’ una tessera di un mosaico più grande che è pronto a disvelarsi nella sua bellezza non perfettamente armonica. La Bellezza,’si perché ve ne è tanta e come dicevo tendente ad una sua disarmonia, come quella di una ginestra che buca la cenere e riaffiora sulla lava di un vulcano