Se siete tra coloro che dal loro partner amano essere picchiati, schiaffeggiati, fustigati, scudisciati, scamazzati come un cracker, avviluppati in mille legacci al letto a mo’di braciola……beh allora prima o poi dovrete venire in pellegrinaggio a Leopoli! Già, perché qui nel 1836, quando la città si chiamava Lemberg ed apparteneva all’impero asburgico, nacque da nobile famiglia austriaca Sua Eminenza il conte Leopold von Sacher-Masoch,
più brevemente noto per essere il conte Masoch e per le sue mille porcellonerie da cui trae origine appunto il “masochismo”. Per la verità appare improprio definirlo un porcellone giacche pare si sia trattato di un fine esteta, ricercatore del piacere in una sua chiave artistica oltre che sensoriale. La sua vasta ma non troppo nota produzione letteraria tra l’altro è incentrata in gran parte su testi filosofici e politici, da assertore del panslavismo e filo-semita. Ma ciò a cui deve la sua fama è senz’altro la sua eccentrica ma non troppo lunga vita (morì a 60 anni) di giramondo, un po’ intellettuale un po’ libertino, a zonzo per le corti europee, inclusa quella italiana a cui lega la sua vicenda più celebre, quella poi narrata nel romanzo “Venere in pelliccia”, (divenuto poi anche il titolo di una canzone dei “viziosi Velvet Underground ed anche di un film di Roman Polanski)
Si, perché il nostro bel conte stipulò un vero e proprio contratto scritto con la sua amante, un’altra nobilastra chiamata Fanny Pistor: l’accordo prevedeva per una durata di mesi sei la sua riduzione in schiavitù nei confronti della baronessa, che lo avrebbe sottoposto ad ogni sorta di umiliazioni e chiamato non Leopold von Sacher, che faceva troppo signorotto con la puzza sotto al naso, ma Gregor, tipico nome da maggiordomo-schiavetto. E la saga della baronessa e del suo Gregor cominció proprio su un treno che da Graz, in Austria, li conduceva a Venezia, dove lei viaggiava in una cabina signorile è il povero Gregor in terza classe insieme agli emigranti, per poi andare a dare ogni tanto una botta alla baronessa a suo comando quando il treno entrava in galleria…..Insomma un personaggio alternativo e a suo modo di rottura nel mondo cattolico e bacchettone assai del tardo Impero austro-ungarico. Una vita che pare uscita da un quadro di Klimt! 
Tra l’altro il conte è fatto oggetto di un culto ancora assai attuale, soprattutto tra le donne sebbene non sia un mistero la sua patologica e dichiarata misoginia, e la sua statua è visitata e omaggiata da centinaia di visitatori ogni giorno. Dinanzi ai miei occhi ho visto ad esempio un bel femminone suppongo tedesco sfilarsi le calze ed apporle come dono al collo e poi ai piedi della scultura.
Il caso tra l’altro ha voluto che la statua di Masoch andasse a stare giusto giusto sotto la finestra della camera dell’albergo, peraltro bellissimo, dove soggiorno . Si, il Vintage Hotel, un luogo arredato con cura e gusto rari
ma non proprio la location ideale se siete tra quelli che sobbalzano al minimo rumore, perchè qua tra curiosi, amanti del sado-maso che inneggiano e declamano versi a Masoch e musicisti di strada, non si azzecca palpebra fino a notte fonda. Ah già, i musicisti di strada: ieri ne avevo tratteggiato con paroloni gonfi di romanticismo l’emozione del vederli suonare…..oggi diciamo che già la percezione è un po’ mutata e dal cuore ci si sposta un po’ più in basso, dalle parti della uallera, abbastanza scartavetrata da questi che latrano ininterrottamente sotto la finestra, con lui che non azzecca nota e lei che pretende di cantare le hit di Adele e dei Cranberries con sta voce da vajassa che litiga con la vicina mentre stende il bucato. Vabbè, orsù dai, non è che sia venuto qui per dormire né per impelagarmi in ste polemiche da settantenne tedesco in camping sul lago di Bolsena, e quindi vado anche io a lanciarmi nella misteriosa notte di Leopoli, pervaso dallo spirito del conte che abitava proprio sotto la mia finestra, Leopold von Sacher- Palilloch!!!!!






zona un tempo indicata come Galizia e con un breve trascorso di indipendenza, si fa per dire, nei tumultuosi anni della seconda guerra mondiale, quando appunto fu annessa con questa dizione al Reich nazista .
, fatto di reminiscenze rinascimentali e poi asburgiche che ne hanno fatto una delle capitali della Mitteleuropa in un tempo passato forse un po’ dimenticato. Molte sono le personalità nate o transitate qui nei secoli radiosi: artisti e architetti di fama, regnanti di alto lignaggio e bizzarri libertini che scopriremo strada facendo. Per ora mi limito a citarne uno, che è quello che con la sua opera più celebre offre lo sfondo a questo mini-diario ed è lo scrittore Nicolaj Vasilevic Gogol:
universalmente associato alla gloriosa tradizione della letteratura russa, egli invece era più ucraino che mai; era nativo infatti della regione contadina di Poltava (non troppo distanti da Leopoli) e quantomai ucraina appare anche l’ambientazione della sua opera-capolavoro, “Anime morte”, doppiamente ucraina anche con riferimento al senso già citato di frontiera,per quello che è forse il confine per eccellenza, il limite tra i morti e i vivi.
