Le nozze in Savoia – giorno 1: Lione, elegante ed algida signora

Lo sapevate che il fiume che scorre qui maestoso dando una conformazione quasi marina alla città, il Rodano, prende nome dal luogo di origine dei suoi primi colonizzatori ovvero la lontana isola di Rodi? Si, pare infatti che in un tempo mitico di Ulissi ed Argonauti erranti, anche da queste parti abbiamo avuto la loro versione della genesi eroica- classicheggiante, con una nave di coloni arrivare dal Medio Oriente (Rodi è si in Grecia ma praticamente di fronte alle coste turche) e porre le basi di una arcaica civiltà dalla parti della foce di questo gigantesco fiume, nella regione del Delta della Camargue presumibilmente.

Questa almeno l’opinione di Plinio il Vecchio, lo stesso che dalle nostre parti ci racconta della eruzione del Vesuvio che seppellì Pompei e dove anch’egli se non erro ci rimise le penne.

Bene, cosa c’entra questo con la Lione di cui vorrei parlarvi oggi? Non molto in effetti, ma ho una passionaccia per ste cose, e poi quando non si sa come attaccare un pezzo, un buon modo è sempre quella di pescare nel mondo classico, con la sua infinita e variegata aneddotica

La Lione odierna è una città che del passato classico presenta ancora qualche flebile traccia, riconducibile in massima parte alle rovine di un anfiteatro romano, del tempo in cui si chiamava Lugdunum ed era un villaggio dei Galli assai indomiti e ostili alla presenza romana.

L’impronta prevalente della città pesca in un altro passato, di epoca medievale, se è vero che non si contano tra chiese e conventi le edificazioni in stile gotico, con le caratteristiche guglie aguzze e le inquietanti gargolle (o gargoyle se preferite) fare capolino dai tetti

Ecco, quella alle mie spalle è la basilica di Notre Dame, meno celebre della sua “collega” parigina ma non meno bella. Qui siamo a Vieux Lyon, la vecchia Lione, cuore pulsante della città sulla rive droite della Saona, cui si accede dalla Presqu’ile con una serie di ponti e bellissime passerelle in ferro battuto

Come si vede, per capire Lione non si può prescindere dai suoi due fiumi che la attraversano per poi unirsi poco più a valle e disegnare una geografia bizzarra alla città, che sorge in gran parte su una penisola, laPresqu’ile appunto. E se a Vieux Lyon domina il gotico con le sue chiese aguzze e i suoi vicoletti acciottolati, la Presqu’ile risponde con un magnificente stile rinascimentale, organizzato in radiose piazze ornate di fontane ed edifici in marmo bianco

Nel complesso si tratta di una città davvero bellla, con una serie davvero imponente di piazze suggestive ed edifici storici da ammirare. Quella sovrastante è appunto la Place des Jacobins ma non è da meno la bellissima Place des Terraux

O la gigantesca Place Bellecoer, per dimensioni tra le più grandi di Europa e che in effetti potrebbe ospitare per quanto è vasta le partite della forte squadra locale di calcio, l’Olimpique

Tanta maestosità conferisca alla città un’aria estremamente elegante e a volte un po’ distaccata, tanto è che una delle caratteristiche celebrate di Lione è la “froideur”, la freddezza da intendersi non in senso negativo come algida distanza ma come elegante e rispettoso distacco. Certo se siete tra i pasdaran di Napoli e della “napoletanita” tout court, Lione non è proprio il posto che vi rapirà il cuore, perché proprio rispetto a Napoli pare agli antipodi, per diversi aspetti. E pare diversa pure da Parigi, non ricalcandone certo l’aspetto da metropoli ma esprimendo rispetto alla cosmopolita capitale un’essenza più genuinamente francese. Diciamo che Parigi e Lione possono stare in un rapporto analogo a quello che in Italia sono Roma e Firenze, capitale la prima, gemma d’arte la seconda.

Ad ogni modo l’anima più intima di Lione la si percepisce nei suoi tipici locali, dai dehors alle splendide case a pianterreno tramutate in deliziose pasticcerie

Per finire ai brulicanti “bouchon”, termine che letteralmente significa “tappo” ma che – Lione indica un tipo essenziale di taverna dove si familiarizza ai tavoli e si mangia a più non posso. Qui, tra bottiglie di vino dalla strana dimensione di una pinta e sostanziose portate della rinomata cucina locale, la “froideur” lionnese svanisce assai in fretta, stipati come si sta in panche di legno strettissime che paiono obbligare alla socializzazioni col vicino di companatico. Sta da dire che, visto forse il successo della formula, vi è un pullulare un po’ eccessivo di bouchon, la gran parte dei quali si rivelano trappole per turisti con una proposizione di cibo piuttosto dozzinale. Ma con un po’ di ingegno lo si trova il bouchon su misura per i propri gusti, come successo a me che la prima sera mi sono fatto incastagnare in uno turistico, poi il giorno dopo me ne sono scelto uno con cura dove lavorano giovani chef emergenti assai legati alla fervida tradizione gastronomica locale, in una bella location costituita da un dehors sul fiume con begli arredi in stile art nouveau…..e difatti pure quando arriva il conto, ti fanno bello nouveau nouveau, ma vabbè ne è valsa la pena. Ah, qua mi arrisico a sconsigliare la cosa a un’altra categoria di persone, i vegani: in effetti la rinomata cucina lionnese pare poco calibrata sulle loro esigenze. Pensate che il piatto tipico si chiama “andouilette” ed è sta porcata letteralmente di salsiccia ripiena di interiora di maiale appunto. Per smaltirla vi consiglio dopo una bella camminata sulla ripida collina della Croix Rousse,

dalla cui sommità si ammira un magnifico panorama della bellissima Lione, una dama elegante e aristocratica da corteggiare con educazione e un po’ per volta al fine di amarla.

Le nozze in Savoia – Prologo

Sgomberiamo subito il campo da un potenziale gigantesco equivoco: le succitate nozze non riguardano me, almeno non nella parte di “attore principale” ma in quella secondaria eppur fondamentale del testimone. Ed è proprio per officiare a questo importante compito in un matrimonio di due carissimi amici che mi son messo in viaggio di buon grado, in un momento ahimè avverso per gravi problemi familiari. Reco con me anche un prezioso corredo nuziale che contempla anche il vestito per il giorno del fatidico sì e che mia madre ha allestito come dono per la nubenda. In questa storia tutto profuma di un romanticismo di epoche andate, di un gusto cavalleresco tra gentiluomini ottocenteschi, come fossimo in un romanzo di Flaubert o una novella di Victor Hugo, e ovviamente rimanda ad un tempo passato anche la location, un borgo in pietra incastonato nelle Alpi appena al di là del traforo del Monte Bianco, nel massiccio della Vanoise coi suoi ghiacciai eterni, in quella regione francese che manco a dirlo si chiama Savoia. Anzi, per la verità quella è “l’alta Savoia”, che è il più bel ossimoro geografico mai sentito, atteso che i nostri regnanti avevano un’altezza media che nei casi migliori non superava il metro e sessanta, tant’è che dovettero andare a pescare una principessa spilungona in Montenegro per assicurare alla futura progenie una statura più regale. Ma vabbè. Alla metà ci arrivo con un piccolo cammino che non è certo all’altezza di viaggi spericolati in posti esotici ma che, come già sottolineato, non manca di offrire i suoi spunti per così dire “letterari”: partirò dalla confluenza tra il Rodano e la Saona, ove sorge la bella Lione, per poi spostarmi lungo la valle scavata da quell’imponente fiume verso Chambery e la bella Annecy su un lago incantato. Da lì raggiungerò poi le montagne dell’ossimorica Alta Savoia, dove per la verità si annuncia proprio per il giorno della celebrazione un clima polare, ma non ci perdiamo in dettagli…