Della Follia di Israele

Io credo che l’errore più comune e grossolano che si tenda genericamente a compiere, quando si parla di “follia”, sia quello di immaginarlo e disegnarlo come un gesto meramente ed esclusivamente individuale, come condizione mentale malata e distorta di un singolo quindi fautrice di gesti sconsiderati e inusuali . A volte è senz’altro così ma ahimè non sempre . E la frequenza di questa seconda ipotesi non consente di ritenerla una isolata eccezione
Il comune e grossolano errore circa la solitudine del “pazzo” , quando prestato alla politica produce un effetto bugiardo e mistificatorio, decuplicato nella sua importanza e nei sui risultati.
Molti degli orrori della Storia, il cui campionario è purtroppo lunghissimo, vengono ascritti, in una percezione generalizzata e mistificatoria, all’agire di un Pazzo o tutt’al più all’agire di quel Pazzo e della sua stretta strettissima congrega di consociati, uniti a Lui da una consorteria folle e criminale o in minor misura legata a lui da condivisione di interessi economici ristretti, ma con una sostanziale narrazione di fondo che tende a escludere e giustificare la massa dei suoi consociati, dei suoi concittadini che dinanzi a quegli orrori e quella individuale Follia sarebbero ignari, inermi, impotenti .
Nella mia vita ho visitato campi di sterminio o meglio luoghi della memoria dove in un passato più o meno lontano si erano messi in piedi campi di sterminio, a varie latitudini geografiche e politiche del globo. Non ha fatto eccezione il campo di sterminio più tristemente celebre della Storia, Auschwitz- Birkenau: è difficile descrivere la galleria di orrori che vengono a porsi dinanzi agli occhi del visitatore, tantomeno farne una scala di disgusto e gravità, non ne sarei capace mai io ne conosco nessuno che possa farlo . Voglio però citare una cosa vista, pescata nel mazzo degli orrori e che viene proposta al termine della visita, : ebbene all’uscita da quella gigantesca macchina di morte. In uno spazio esterno al campo di sterminio di Auschwitz, come al di fuori di tutti i campi di sterminio nazisti, esisteva uno spazio dove la domenica mattina veniva allestito un mercato, una sorta di mercatino dell’usato analogo a quelli che si tengono tutt’ora nelle nostre città. Vi era una differenza precipua e infernale qui: gli oggetti usati erano parti dei corpi delle persone sterminate nelle camere a gas di Auschwitz . La gente si recava in quel luogo ad acquistare e contrattare per un prezzo più vantaggioso sedie fatte con i femori di persone sterminate nei forni crematori, materassi imbottiti con capelli di vittime dell’Olocausto. Venivano venduti a miglior prezzo quelli con i capelli dei bambini perché ritenuti più soffici . E altre cose di questo tenore .
Il discorso vale a ricondurmi al punto di partenza : quale persona sana di mente si recherebbe ad un mercatino della Domenica ad acquistare oggetti fatti con parti umane, quale persona con un solo briciolo di facoltà mentali funzionanti sceglierebbe di arredare il salotto di casa con sedie fatte con femori di persone assassinate ed altri monili simili ??
La Follia era solo di Hitler e della sua stretta cerchia di consociati criminali o più in generale era estesa ad un intero popolo in quel momento della sua storia?
È una domanda senza una risposta univoca ma di certo si scorgono dei terribili paralleli nella Societa israeliana di oggi. Basta fare un giro sul web ed è un succedersi di video e testimonianze una più raccapricciante delle altre . Ci sono rabbini religiosi che inneggiano alla Fame e alla morte per fame dei bambini palestinesi per prevenire e scongiurare la crescita di nuovi potenziali terroristi come si trattasse della disinfestazione di larve di zanzare; gli youtuber israeliani che giocano a sparare su civili inermi con la frivolezza di una Chiara Ferragni che indossa un paio di orecchini e con il plauso di migliaia di follower; i rotocalchi e i talk show degli ebrei israeliani così come di quelli sparsi nel mondo mostrano raccapriccianti discussioni di sedicenti giornalisti e visi del piccolo schermo che irridono i bambini Palestinesi che muoiono di fame, analizzando la loro magrezza reputata falsa o attribuibile alle loro madri che gli avrebbero sottratto il cibo per ingordigia . Le poche isolate, isolatissime voci di condanna di questa mostruosità ,che si alzano timide e flebili in quel mondo, vengono sistemanticante offese, minacciate, accusate di tradimento della Patria. Una galleria di orrori infinita e composita che conosce un solo mostruoso precedente nella storia.
Limito questa lunga riflessione alla sola considerazione di partenza: lo sterminio in corso e la Follia assoluta e cieca che lo nutre non è ascrivibile solo al gigantesco criminale Netanyahu ed ai suoi infernali ministri e stretti collaboratori, alle potentissime lobby economiche che supportano Israele o cose affini ad esse . La mia impressione è che tutta o quasi tutta la società israeliana dopo il 7 ottobre sia ostaggio completo di una Follia di massa, che ottunde la vista e plaude o trova le giustificazioni più facili e comode a qualsiasi mostruosità.

La crociata- lampo. Cap.I Tel Aviv, “la California promessa” degli Ebrei

Cosa sia e cosa non sia Israele aiuta molto a capirlo in primo luogo la geografia e per far ciò, ovvero per capire Israele da un punto di vista geografico, risulta essere assai d’aiuto a sua volta l’aereo: col suo avvicinarsi alla costa mediorientale, dal finestrino è possibile scorgere una ben distinta striscia di pianura alluvionale sedimentata tra il mare ed alte e brulle montagne alle sue spalle. Si intuisce facilmente che, dalla notte dei tempi a oggi, quella fertile e verde striscia di pianura sedimentata rigata da fiumi che scorrono a valle sia mille e mille volte più ambita di quelle disadorne e sterili montagne predesertiche, riarse dal sole e ferite dal gelo notturno. Con l’avvicinarsi dell’aereo alla destinazione, quella fertile pianura disvela un altro suo elemento, di più recente acquisizione: il cemento. Ve ne è ovunque, gettato li sulla costa come a grappoli che danno luogo a città che viste dall’alto paiono alveari o forse porcospini irti a propria difesa su un prato, con gli aculei che han la forma di tanti, troppi grattacieli di grigio calcestruzzo. Quando il cemento assorbe poi tutto lo sguardo e pare non esservi altro all’orizzonte, l’aereo atterra e siete a Tel Aviv. Disbrigate le formalità burocratiche nell’efficiente aeroporto, quella del cemento totalizzante continuerà ad essere la sensazione predominante e perdurante anche al primo impatto con la città vera e propria, appena fuori dalla stazione ferroviaria,quando tra cantieri, cavalcavia e centri commerciali ospitati in grattacieli dalle forme bizzarre ho avuto la perfezione di essere immerso in una betoniera. Ma lasciandosi alle spalle un gigantesco vialone di accesso al centro cittadino, la città comincia ad assumere un suo tratto molto più gradevole ed una vivacità contagiosa che si propaga dalla moltitudine di dehors in stile francese affacciati sulle tante piazze prospettiche. In effetti ci basta fermarci, un po’ trafelati, in un grazioso bistro all’aperto e trovare in esso un netto spartiacque tra la tirannia del Leviatano di cemento alle spalle e la Dolce Vita di Tel Aviv dinanzi a noi. Ora su bei viali alberati che declinano verso il mare una moltitudine di giovani corricchia festosa e felice. L’atmosfera cosmopolita e fortemente inclusiva è evidente e contagiosa, ci vuole davvero poco a sentirsi a proprio agio qui . Tutti sembrano aver voglia di vivere e di farlo all’occidentale. Tra le graziose casette in stile Bauhaus e le camelie che inondano i viali alberati, decine di persone fanno jogging e passeggiano coi cani e tanti paiono avere voglia di amarsi, di farlo come meglio credono: Tel Aviv è una delle poche se non l’unica destinazione di tutta l’area del Medio-oriente dove l’omosessualità è tollerata senza problemi di sorta, e credo la cosa sia finita per divenire inevitabilmente un motivo distintivo della città . Nel bellissimo museo delle arti ad esempio, tra i Van Gogh ed i capolavori dell’impressionismo, è allestita una sorta di area libera dedicata all’Amore, dove ci si può esibire in performance che abbiano questo tema di fondo e che si rivelano essere per lo più performance al corpo libero dal forte contenuto evocativo dell’atto sessuale : in parole povere vedrete gente arravogliata a terra che si manea e quasi tromba. Sembra di essere in effetti in una città americana degli anni’ 70 e della Rivoluzione sessuale . In tanti paragonano infatti Tel Aviv a Miami ed e certo un accostamento ben speso, pensando alla posizione sul mare, alla coltre di grattacieli che si erige appena alle spalle ed alla dimensione di metropoli calda. Io ritengo che invece il paragone più aderente sia con un’altra città americana,’in ragione della sua caratterizzazione progressista e multiculturale: San Francisco. Si, Tel Aviv ,così diversa dalla antica ed austera Gerusalemme, è una sorta di California che questo popolo dopo tanto patire ha saputo costruirsi guardando avanti e non indietro

La crociata- lampo: prologo

Ci sono posti del mondo che tieni in una sorta di cassetto ideale, come se mai ci potessero entrare. Li tieni li nel cassetto perché sai che prima o poi ci andrai, non puoi non farlo perché costituiscono la base e l’essenza di tante e troppe cose . E nel frattempo vai altrove, sbizarrendoti a visitare angoli del mondo remoti è insoliti. Poi un bel giorno ti rendi conto che sei arrivato nel mezzo del cammino di nostra vita o giù di lì senza mai essere stato in Terra Santa. Ecco, è giunto finalmente il momento di mettere piede in quello spicchio di mondo dove sapevi perfettamente che prima o poi dovevi andare. Che poi, si fa presto a dire Terra Santa: in questo lembo di mondo spesso martoriato da conflitti antichi quanti l’uomo è come se trovassero la propria Genesi tutte o quasi le culture rintracciabili a nord o a sud della nostra estesa parte di mondo, una sorta di big bang delle culture da cui siamo saltati fuori noi occidentali come la cultura islamica, gli Ebrei come i loro antagonisti, gli Ottomano come i Crociati, gli Zeloti come i centurioni romani, Il Muro del Pianto come Sodoma e Gomorra, l’Alfa e l’Omega di ogni cosa . Questo cuneo formidabile di terra racchiuso tra il Mediterraneo e il Mar Rosso è uno scrigno formidabile di tesori di mille culture diverse, a cavallo di paesi e frontiere non certo agevoli ad attraversarsi, ma vabbè, qui non siamo più di primo pelo e ne ho viste di peggiori. Dunque, mettiamoci subito all’opera che le cose da vedere sono miliardi e il tempo ahimè poco . Serve una impostazione da commando militare ed un fervore guerriero da crociato per scapicollarsi sotto e sopra tra le tante destinazioni imperdibili. Potrei atterrare nella moderna e cosmopolita Tel Aviv, gustare il suo eclettico spirito contemporaneo per poi spostarmi nella vicina ed eterna Gerusalemme, città santa per fin troppi popoli. Da lì la vicina Betlemme sede della natività, che amministrativamente ricade oggi in quel territorio piuttosto anomalo chiamato Cisgiordania, per capirci Stato di Palestina o almeno ciò che ambisce ad essere. Da lì raggiungendo prima la “città più antica del mondo” , Gerico e attraversando poi un ponte sul Giordano dovrei essere dalle parti del Monte Nebo da cui Mosè intravide per la prima volta la Terra Promessa. Lo stato in questione ora è la Giordania, paese che desidero vedere da sempre, con il vicino Mar Morto dove galleggiare un po’ stando attenti a non diventare una statua di sale come capitó agli sciagurati abitanti di Sodoma e Gomorra, città della leggenda biblica che dovrebbero essersi trovate proprio da queste parti. Poi giù per la bellissima Strada dei Re tra deserti e castelli dei crociati fino ad una delle Sette Meraviglie del Mondo, Petra. E poi ancora giù, col deserto del Wadi Rum dalle incredibili formazioni rocciose color rame come fosse Marte. A quel punto dovrebbe apparire come a Mose il Mar Rosso e la via del ritorno. Beh, per essere l’improvvisata di un giovedì sera di pioggia, un bel programma direi…