Una lama affilata, o meglio due lame diverse, una concettuale e l’altra vera e propria di credo metallo: questa può essere la chiave interpretativa della affascinante giornata odierna. Si, perché dovremo attraversare un bel pezzo di Balcani, dei Balcani quelli veri, fino ad esserne estratti fuori sul mare Egeo. Entrare nei Balcani ed uscirne è un po’ coke essere fagocitati da un gigante di roccia e polvere per venire poi sputati fuori, come in qualche leggenda della cosmogonia greca o norrena. Ecco perché dovremo agire come una lama dentro di esso, squarciare il gigante da nord e sud lungo una pista che si dipana sopra le alture della Pelagonia, il selvaggio Pelister, per poi calare sulla piana di Bitola, la città dei consoli fondata da Filippo il macedone e da lì raggiungere un valico di frontiera con la Grecia da cui immetterci nella Macedonia ma quella greca (vi è persino una querelle legale tra le due Macedonie, vinta per ora dalla fazione greca che ha ottenuto il “copyright”). Dal confine dovremo raggiungere la via Egnatia e con una deviazione raggiungere poi la “capitale ancestrale “ del Regno macedone , Ege, dove in una vicenda davvero shakespereana comparirà la seconda lama: quella che li trafisse Filippo II di Macedonia durante il banchetto nuziale della figlia Cleopatra dandogli la morte. La sua incedibile tomba giace in quel posto e voglio a tutti i costi vederla prima di proseguire per Thessalonica. Ah, avrei pensato anche ad una prima sosta prima del confine sul sito di una città uh tempo gloriosa chiamata Heraclea Lyncestis, in onore ad Ercole suo fondatore ed alla lince che vive acquattata nei boschi circostanti . Insomma un programmone bello serrato. E per renderlo possibile , trovo un gigante buono disposto a farci da driver: si chiama Vedat ed è un uomo buonissimo che si mette subito alla guida sotto un diluvio di acqua da cielo che Dio la manda . Ci lasciamo alle spalle il lago di Ohrid e ci inerpichiamo su per le alture del Pelister, lasciandoci alle spalle anche l’altro lago gemello di Prespa e la sua isola dei serpenti, Golem Grad, che manco stavolta riesco a vedere . Giunti alla volta di Heraclea Lyncestis dobbiamo prendere atto che almeno per oggi piuttosto che la lince, gli unici animali reperibili sono i cani , i cosiddetti famosi “cani morti” che piovono da cielo . Insomma sotto un diluvio non risulta visitabile un sito archeologico dotato di bellissimi mosaici e templi ma tutto all’aperto . Peccato, perché ci tenevo a visitare sta gemma nascosta legata alla storia di Filippp e Alessandro in quanto che costituiva la loro roccaforte per le incursioni dei nemici Illiri da nord nonché la base sulla via di commercio con Roma . Così ripieghiamo per una breve sosta a Bitola, città storica anche essa poco prima del confine, con un’impronta a metà ottomana e metà asburgica, un po come Sarajevo . Bitola rappresentava a sua volta il limes estremo dell’impero asburgico con l’impero ottomano: ecco spiegata la presenza di palazzi in chiaro stile viennese frammistati a bazar e moschee chiaramente ottomane . Poco dopo finiscono le montagne e troviamo il confine nel bel mezzo del nulla . La sensazione di Nulla proseguirà per un bel po anche nella Macedonia greca che si presenta come un gigantesco e disabitato pianoro declinante verso l’Egeo, interrotto solo dai monti delle Meteore ad un tratto . Con una deviazione dall via Egnatia ci mettiamo alla ricerca della antica capitale macedone Ege, che troviamo in mezzo ad un mare di ulivi , in un sito museale davvero ma davvero stupendo che sorge come una piramide in mezzo ad una verde campagna . Qui sorgeva il palazzo reale di Filippo (magnificamente ricostruito !!!!) e qui egli trovó la morte, il giorno del banchetto nuziale di sua figlia , la secondogenita dopo Alessandro, avuta dalla prima moglie Olimpiade. Ah, Olimpiade proprio lei , la moglie bella e giovane ripudiata da Filippo per Euridice figlia del generale Attalo…..Ad assestare la lama nella schiena del re è un certo Pausania di Orestide , sua fidata guardia del corpo nonché si vocifera anche suo amante segreto. Ma nessuno vuole credere a ciò. Non si è ancora rappreso il sangue che sgorga dal corpo morente di Filippo che tutti cominciano a gridare a palazzo il suo nome, quello di Olimpiade, la empia regina decisa a vendicare il suo orgoglio ferito ……A tutt’oggi questo noir d’epoca non ha trovato ancora soluzione ma di certo sarà una dei motivi che spingerà Alessandro a intraprendere il suo cammino di conquista verso Oriente ma questo avremo modo di vederlo nel prosieguo del nostro fantastico cammino..