Sono nato e vivo ancora in una casa sita di fronte ai faraglioni di Capri, posti in una prospettiva talmente frontale e nitida che la mattina sembrano entrarti in casa dalla finestra.
Sarà questo forse il motivo che ha fatto maturare in me una certa esigenza di avere dinanzi ai miei occhi qualcosa di bello al risveglio: non che debba per forza trattarsi dei Faraglioni di Capri, per carità ma mi piace assai poco l’idea la prima cosa che vedano i miei occhi al risveglio debba essere un palazzaccio o uno svincolo autostrade. Beh, ad ogni modo se esiste un posto al mondo dove giammai si potrà avvertire la saudade dei faraglioni di Capri. quello è Cat Ba e la Halong Bay.
Come già saprete infatti, il termine “faraglioni” in italiano indica in senso generico degli scogli di una considerevole altezza e dimensione ubicati in mezzo al mare . In Italia sono noti i faraglioni di Capri, quelli di Scopello, quelli di un posto nel Gargano e altri . Nella Halong Bay si conteranno migliaia di faraglioni anzi è una successione quasi senza soluzione di continuità di essi
Una sorta di Via Lattea di faraglioni immersi in un mare smeraldo, con Cat Ba che potrebbe essere una nebulosa di faraglioni addensati tra loro a formare un volume
Per la verità il verde del mare non è proprio smeraldino: piuttosto di un verde bottiglia direi, anche se va schiarendosi parecchio col sole…
Ah già il sole, me ne ero quasi dimenticato dell’esistenza ! Finalmente si concede per una mezza giornata e posso concedermi in pomeriggio di relax al mare con bellissimo tramonto al Cannon fort, una postazione dismessa di artiglieria dell’esercito nord-vietnamita.
In effetti la Halong Bay col suo muro di speroni calcarei fa da scudo proprio alla capitale del nord Hanoi, dove nel conflitto gli americani hanno provato tante volte ad entrare senza mai riuscire a metterci piede. Merito forse degli amici qui 
Cat Ba è un’isola magnifica, come è dato di percepire già all’arrivo in una zona paludosa dove tra foreste di mangrovie pescatori tengono in gabbia grossi pesci pescati in alto mare. 
Comincia poi la processione di faraglioni che culmina nella Lan Ha Bay, da cui si parte pure per la già nota Monkey Island 
Una sola brutta e inspiegabile sorpresa: in un paradiso naturale, l’insediamento urbano di Cat Ba ha assunto un’aria decisamente inappropriato con grattacieli o qualcosa che vorrebbe somigliargli proprio a ridosso di una baia incantevole. Una sorta di brutta copia di Montecarlo o Miami (già assai brutte di loro per quel che mi riguarda) che non ha ragione di essere ne di divenire luogo di sosta, a meno che non si abbia la fortuna di trovare una stanza da cui ammirare questo tramonto
Ad ogni modo, l’isola è sufficientemente grande per trovare migliaia di posti incantati. 
Cat Ba is always a good idea!

meta tra l’altro assurta agli onori della cronaca cinese perché a quanto pare qui si sono consumate le gesta di una sorta di “Grande Fratello” coreano o cinese (non ho ben capito). Insomma qua hanno girato qualcuna di quelle troiate tipo “Isola dei famosi” in salsa cinese
ed è questa la ragione precipua se non esclusiva che ha attratto sull’isolotto l’ultima coppia di ospiti che manca all’appello, per distacco i campionissimi della brigata. Lui “business man” di Shangai come ama ripetere un secondo dopo aver detto il suo nome, ciuffo alla Elvis Presley e look alla Alex Amitrano per dimenticare le primavere che saranno state già una quarantina, lei una sorta di geisha 2.0 che vive riprendendosi al cellulare anche quando mangia. Diventano subito i mattatori della serata offrendo una sorta di gin coreano e provando a rivivere i luoghi dove nel programma tv si erano consumate le gesta dei protagonisti. In particolare pare che una soubrette della tv cinese sia stata castigata una sera su quella stessa spiaggia alle mie spalle
da un campione coreano di short track (quello sconclusionato sport consistente in una sorta di girotondo su ghiaccio e noto per aver una volta assegnato una medaglia d’oro ad una pippa assurda che ebbe come unico merito di essere l’unico a non cadere pur essendo staccato di km dai primi. Pare pure che il nostro campione coreano avesse di short solo il track mentre tutto il resto sia stato di dimensioni ragguardevoli, e la cosa allieta molto il discorso tra coreani e cinesi a tavola, per quel che mi è dato di capire.
La mattina, mentre diluvia, il discorso ripiglia la stessa falsariga della sera, con il luogo ove si sarebbe consumato l’idillio tra la soubrette e il girotondista siffrediano coreano eletto a tempio votivo dai due cinesi
i quali entrano piutosto in rotta di collisione coi due tedeschi perché loro in quei due unici lettini intravedono il modo d’amore perfetto per le loro eruttazioni eterne contemplando il mare a mo di tricheci nella fase della riproduzione. Sopraffatto da tanto trash provo una fuga sulla montagna a vedere le agognate scimmie di Monkey Island (per adesso solo sentite in un frastuono assordante) ma la vegetazione è talmente fitta che non mi raccapezzo
Nel frattempo sulla spiaggia dei famosi diluvia un nevischio di acqua e minchiate che mi fa prendere la decisione di uscire dal reality, comunicando alla “Simona ventura” alla reception la mia volontà di lasciare lo show.
per una serena giornata di mare, lontano dalle melliflue atmosfere di Monkey Island, un posto che a suo modo mi ha shoccato.
siamo in effetti nella famosa Halong Bay, cento km a sud di Hanoi, e parliamo di un isolotto nei pressi della più estesa Cat ba. Un posto magnifico, si tratta di arrivarci ora.
C’è tempo prima per una mattina di scoperta della tutto sommato bella Hanoi, al netto del traffico assassino. Assaporo un bel tempietto su un piccolo lago situato proprio nel mezzo della città.
il lago (meglio dire lo stagno) prende il nome di Hoam Kiem, che in vietnamita significa la bellezza di “Lago della spada restituita” ed allude ad una vittoria ottenuta contro gli invasori cinesi da un re locale, per intercessione pure di una tartaruga sacra , ora onorata in una bella scultura di giada, che viveva nel lago
Immaginare quella fetida pozza urbana popolata di tartarughe appare difficile oggi quando al massimo potrà essere popolata di ratti e colibatteri fecali appare improbabile oggi ma tant’è, il dato che appare, anche dalla successiva visita al museo archeologico è un altro: il popolo vietnamita, un tempo identificato nei progenitori Champa, ha una lunga storia di battaglie contro superpotenze invasori. Assai prima del colonialismo yankee, i vietnamiti hanno dovuto per secoli tenere a bada le mire espansionistiche del gigante cinese e pure di quello mongolo, riuscendo sempre egregiamente a far tenere il culo fuori dalla loro terra a pretenziosi conquistatori.
La cultura Champa vanta in effetti tesori inestimabile valore artistico ma non altrettanti siti originari ove conservarli come la vicina Cambogia: i più belli sono andati perduti nel conflitto con gli americani a cui è riuscita l’impresa barbara di bombardare persino dei siti archeologici , si che le opere sono ora conservate nel bellissimo museo di storia
La scena museale di Hanoi è sorprendentemente vasta e di livello, compendiando a fianco al già citato museo di storia anche un originale museo dedicato alla figura della donna nella cultura vietnamita
il plesso è tenuto e organizzato in misura davvero eccellente, con sezioni che spaziano dalla figura nella donna nel matrimonio passando per l’arte culinaria fino all’omaggio ad eroine locale come tale Chan Kin, una contadina di una minoranza del sud capace di accoppare in battaglia la bellezza di 155 nemici americani e persino un aereo da trasporto con la sua mitragliatrice.
Per me significa essere arrivato dall’altra parte, su un altro mare dopo essere partito dal golfo del Siam. Per chi mangia pane e geografia come me so soddisfazioni! Siamo nella celeberrima Halong Bay, divenuta nota recentemente in tutto il mondo per la “scoperta” degli scenari naturali con picchi calcarei che paiono spuntare come ghiaccioli verdi dal mare anche esso verde ma più chiaro. La prima tappa è Cat ba, che si manifesta subito magnifica
eccezion fatta per il centro abitato principale irto di inspiegabili grattacieli e palazzacci, mentre tutto intorno pernla vasta superficie dell’isola regna una natura piuttosto incontaminata e lussuriosa. Ma non è questa la mia meta finale: devo arrivare a Monkey Island e quindi sciropparmi un’altra attaverdamento Marino dal secondario molo di Ben-Beo, ubicato giusto alla fine di un fiordo pervaso da una bellezza fuori dal comune come quello della baia di Han La
fa buio e quindi molta della bellezza viene mangiata dalle tenebre e rimessa alla nostra immaginazione ma poco male: solcare acque magiche sul far della sera nel bel mezzo di un mare un tempo popolato da mercanti e pirati è un’emozione che riempie il cuore a noi tutti.