Il velo di Maya: Guatemala crossing

Giorno 6
Una giornata principalmente dedicata ad un lungo trasferimento dagli altopiani sud-occidentali alla regione settentrionale del Peten, ricoperta da fitte foreste tropicali e scarsamente popolata. Quest’ultimo dato era tuttavia invertito nell’epoca più fulgida dei nativi Maya, che la foresta vergine la sapevano abitare benissimo e che fecero di questa zona l’epicentro del loro impero. Si, in questa zona sorgono infatti i migliori siti archeologici maya, migliori anche perché in molti casi difficilmente accessibili e quindi fuori dagli itinerari appestatori del turismo di massa. Il problema anche per me è’ ora arrivarci: avessi avuto più tempo, ci avrei tenuto molto a fare una sosta ad una destinazione intermedia, un luogo dalla natura incontiminata dove un fiume da luogo a bizzarre formazioni calcaree e cascate, tale Semuc Champey; il tempo invece scarseggia e devo scegliere la via più breve, quella attraverso la capitale Ciudad de Guatemala. Dicono si tratti di una città che o si ama o si odia, io credo di potermi iscrivere nella schiera dei secondi, avendola trovata nelle poche ore ivi trascorse oggettivamente brutta: cinta da palazzacci grigi con l’ambizione di sembrare grattacieli, martoriata da un traffico caotico oltre ogni dire e con uno sviluppo urbano informe e abnorme, presenta solo qualche bella chiesa ed edificio coloniale di rilievo. Inoltre è oggettivamente poco sicura, con rapine in pieno centro e in pieno giorno: io stesso mi sono imbattuto in una coppia di irlandesi rapinati pochi metri davanti a me e a lui (un bestione sui due metri tra l’altro) avevano pure sfravecato il naso. Ad ogni modo vado via presto da qui e a tarda sera giungo in un posto chiamato Flores, individuata come trampolino di lancio per i siti maya situati più a nord. La cittadina sorge su un isolotto lacustre nel bacino appunto detto di Peten Itza, in una posizione molto suggestiva. Sull’isola tutte o quasi le case sono in legno e tinteggiate a graziosi colori pastello (anche se un po stucchevoli come impressione ).
E’ piuttosto tardi e non trovo niente di meglio per mangiare un boccone di un tamarrissimo locale dove sparano a palla quell1’orripilante reggaeton, musica del cuore guarda caso di tutti i drappani, una sorta di loro inno transnazionale. Nel posto vengo pure abbordato da un tizio sgradevole assai e che non mi si stacca più da cuollo, un sergente o qualcosa del genere dell’esercito del Guatemala il quale, non ho capito se con il proposito di rimorchiarmi o perché psicopatico e basta, vuole a tutti i costi portarmi al loro centro di addestramento a farmi provare l’incomparabile brivido di sparare con un mitra. Un’esperienza che cambia la vita a suo dire. ….si, magari domattina sai, invece di andare a vedere ste piramidi sgarrupate me ne vengo proprio con te a giocare a Rambo & Recchia in una pezza di terreno. Me lo immagino già il titolone da Barbara D’urso ” turista sprovveduto vittima del nuovo Parolisi latinos”. Ma va a cagare!!!