Se verrete a Leopoli, la prima cosa a colpirvi sarà la musica, quella suonata per strada: un numero impressionante di giovani suona per le strade di questa bellissima città, ad ogni angolo, nelle piazze, nei vicoli. Suonano violini, contrabbassi, trombe, in gran parte chitarre che ripetono canzoni più o meno note di rock band occidentali; suonano senza particolari pregi d’arte, ma suonano felici 
Forse è indicativo di qualcosa, come nel mondo animale: gli uccelli cantano quando sono nel loro habitat, cantano più forte quando sentono arrivare la primavera. Così I ragazzi a loro volta suonano nelle strade quando sentono arrivare il cambiamento e vogliono viverlo, viverlo nel loro habitat, prendervi parte.
Leopoli dopo un troppo lungo inverno di miseria, oscurantismo e guerra, vive oggi una sua nuova primavera. La città ha un’impronta storica indissolubile e fortissima; è impressionante il numero di chiese e palazzi d’epoca perfettamente conservati, testimoni di un passato radioso e agganciato inequivocabilmente al suo prospero vicino, l’Europa.
È detta, come tante altre località, la Parigi dell’Est e l’epiteto mi pare senza’altro ben speso se inteso come indice di bellezza. Ma non mi pare, ad andare più nel dettaglio, il paragone più calzante. L’impronta tipicamente asburgica ne fa un’emula di Vienna, che riesce in alcune sue prospettive persino a sopravanzare in bellezza, a surclassarla per quanto mi riguarda in atmosfera e carisma. 
Forse avrete visitato Praga e Cracovia, entrambe bellissime ma ormai sottoposte al duro dazio da pagare alla “celebrità”: un turismo ormai trentennale di mordi&fuggi, gite scolastiche e low cost, le ha irrimediabilmente appesantite di Mac Donald, Starbucks ed Hard Rock cafe per pletore di turisti poco attenti.

Leopoli è ancora decisamente vera, la marmaglia non è ancora arrivata, è tutto ancora in fermento e come una fotografia scattata poco dopo la caduta del muro.
Vi è un termine che descrive questa atmosfera e lo stile a cui si ascrive Leopoli: Mitteleuropa. Questa è più che mai la Mitteleuropa, con la sua eleganza sorniona e la sua cultura riflessiva e razionale dei caffè, che qui proliferano infatti a centinaia nel loro gusto retró. Ad un certo punto della storia questa Mitteleuropa si è trovata per cause varie al di là di un confine temporaneo, e noi occidentali, come spesso ci succede, ce ne siamo dimenticati, classificandola in un limbo che immaginiamo lontano ed indefinibile. Ma è un mondo assai vicino, è Europa ed è giunto il momento di capirlo. E casomai ce lo dimenticassimo di nuovo ci sono i capolavori di Caravaggio o Bruegel il vecchio che adornano quelle chiese a ricordarcelo. 

zona un tempo indicata come Galizia e con un breve trascorso di indipendenza, si fa per dire, nei tumultuosi anni della seconda guerra mondiale, quando appunto fu annessa con questa dizione al Reich nazista .
, fatto di reminiscenze rinascimentali e poi asburgiche che ne hanno fatto una delle capitali della Mitteleuropa in un tempo passato forse un po’ dimenticato. Molte sono le personalità nate o transitate qui nei secoli radiosi: artisti e architetti di fama, regnanti di alto lignaggio e bizzarri libertini che scopriremo strada facendo. Per ora mi limito a citarne uno, che è quello che con la sua opera più celebre offre lo sfondo a questo mini-diario ed è lo scrittore Nicolaj Vasilevic Gogol:
universalmente associato alla gloriosa tradizione della letteratura russa, egli invece era più ucraino che mai; era nativo infatti della regione contadina di Poltava (non troppo distanti da Leopoli) e quantomai ucraina appare anche l’ambientazione della sua opera-capolavoro, “Anime morte”, doppiamente ucraina anche con riferimento al senso già citato di frontiera,per quello che è forse il confine per eccellenza, il limite tra i morti e i vivi.
