Il Milione – Da Venezia verso l’infinito

Il Milione
Giorno 1
“Talvolta e’ meglio perdersi lungo la strada di un viaggio impossibile che non partire mai”. La frase molto bella e’ appartenuta al fu Giorgio Faletti, scrittore di cui francamente non ho mai letto nulla, un po per pigrizia un po per un mio snobismo che me lo ha sempre fatto apparire troppo nazional- popolare. Nondimeno la massima nella sua semplice verità pare idonea a divenire un dogma di ogni Viaggiatore, di chi parte perché sente quasi di non poter fare altro.
Marco, abbreviazione confidenziale con cui d’ora in avanti mi riferirò a Marco Polo, era poco più che un adolescente scanzonato e dedito a parecchie frivolezze, tanto da lasciare scettici e perplessi sulla sua partecipazione al viaggio il padre Niccolò e lo zio Matteo, già affermati e scafati mercanti lungo la Via Lattea dell’evoluzione umana, la rotta Est-Ovest: credo che la razza umana debba moltissimo in termini di conoscenza e progresso alla moltitudine di conoscenze e commerci che suoi esponenti si sono scambiati percorrendo la via che a da est a ovest e viceversa. Anzi mi sbilancio a dire che questa non è una mia opinione, ma un dato di fatto. Per quanto giovane Marco doveva essere presumibilmente dotato di un acume e un carisma del tutto maggiori di quelli dello zio e del suo vecchio padre, se è vero che al termine del suo viaggio fu solo lui ammesso a godere delle simpatie e degli onori dell’imperatore della Cina, il quale addirittura lo nomino’ ambasciatore di una delle sue più ricche province.
Quasi 800 anni dopo il viaggio da lui compiuto presenta difficoltà sicuramente minori ma per certi versi assimilabili. Quel che mi sono messo in testa di fare più che un viaggio appare come una sorta di videogioco a livelli crescenti di difficoltà: si parte da montagne e pianure conosciute da lasciarsi alle spalle per attraversare frontiere insanguinate e confini liquidi che nessuno Sa dove collocare, castelli maledetti e campi Rom per correre verso ghiacciai eterni e steppe riarse dal Sole e da disastri perpetrati dalla mano umana. Forse e’ un po troppo arduo il tutto ma comincio a buttare le mani, poi vafammok. Idealmente il viaggio e’ cominciato già a Capri il giorno di Ferragosto, trascorso in modo insolito e bellissimo quando mi sono improvvisato sherpa di una eterogenea comitiva di amici in marcia verso le ardue piscine naturali di Orrico, per poi proseguire con una non stop notturna nei night club isolani fino alla partenza del primo aliscafo. Su questo natante becco seduto a fianco il buttafuori che manco due ore prima, dopo avermi a lungo scrutato, mi aveva ritenuto degno di varcare la soglia della quale era posto a presidio e che ora, nel vedermi in una mise del tutto diversa con zainone e sacco a pelo, mi scruta con rinnovata perplessità e chiedendosi forse come il suo sesto senso nel distinguere il grano da loglio abbia potuto essere così fallace e l’abbia risolto a far entrare quello che ai suoi occhi appare un disperato. Ma queste proprio sono le minchiate che dominano le estati capresi dalle quali scappo e dietro alle quali davvero non riesco a spiegarmi perché mai noi isolani dobbiamo infognarci. Una combinazione di treni, condita da incontri non proprio usuali tipo quel tipo con la barba che non mi stacca per un secondo i suoi occhi di dosso, mi conduce a Venezia, obbligata casa di partenza in un viaggio- tributo a Marco Polo. Venezia e’ nella sua bellezza quasi uno scherzo della Storia, con tutta quel l’acqua che ci ricorda il ventre materno e le vestigia di una passato da regina. Per secoli una sola città tenne da sola testa sui mari allo sconfinato Impero Ottomano, e ciò appare spiegabile solo in ragione di una potenza economica enorme: al soldo della Serenissima combattevano sulle sue galee marinai assoldati ovunque in Italia, ivi compresi moltissimi napoletani storicamente poveri. Su una nave da guerra veneziana si trovava da anziano ormai anche Marco, quando in un battaglia proprio la sua vicina isola natia Curzola in Croazia ( allora possedimento veneziano) fu catturato dai nemici e rinchiuso in un carcere. Qui narrerà al suo compagno di cella la storia della sua incredibile vita e dei suoi viaggi raccolte nel Milione. E’ da supporre, e la circostanza me lo rende molto più simpatico e umano, che Marco non fosse poi un mercante particolarmente abile, particolarmente bravo ad arricchire se stesso intendo. Oppure fors era uno che non amava baciare il culo ai politici locali: perché mai un uomo stato da giovane così potente e influente al punto da essere l’ambasciatore della Cina si ritrova in piena vecchiaia a combattere come soldato semplice su una unità navale minore?
La Venezia di oggi e’ a suo modo ancora un po una repubblica autonoma, con due casino concessi dal governo solo qui su 4 complessivamente ammessi sul suolo nazionale e prezzi folli anche per mezzi pubblici. Per certi versi somiglia anche un po ad un luna Park con queste torme di turisti grassi e bisunti che mangiano e cacano ovunque come piccioni, una masnada di gente che una città fatta di palazzi cinquecenteschi immersi nell’acqua palesemente non può reggere anche in termini di servizi. File di 40 minuti davanti ai cessi pubblici e pazzeschi votta-votta sui ponti tra gente che introppica dentro altri fessi che si fanno selfie a manetta: sul ponte di Rialto alcuni tedeschi ubriachi cadono o forse si menano a fini di rattusiamento addosso ad una tipa che si sta fotografando facendole cadere la preziosa cam a mare, le urla si sono sentite fino a Udine. Dico Udine anche perché è’ il posto ove mi reco in serata per raggiungere amici con i quali l’indomani siamo diretti oltre confine, a Caporetto in Slovenia nella splendida valle dell’Isonzo a fare rafting. In pratica ho percorso tutta l’Italia o quasi in treno ma non sarà manco il 2% di tutta la strada che devo fare ma forza! Oltre a Marco, ho trovato i racconti di altra gente che nel tempo si è incamminata verso la mitica Samarcanda,qualcuno ci è arrivato qualcuno ci ha appizzato le penne. A tal proposito ho beccato questo bel componimento di James Elroy Flecker, dedicato ai viaggiatori partiti per Samarcanda e che ho già elevato a mio Kharma, da ripetermi nei momenti difficili o quando penserò di non farcela. Recita così:
“We travel not for trafficking alone;
By hotter winds our fiery hearts are fanned:
For lust of knowing what should not to be know
We take the Golden Road to Samarkand”
Con l’inglese non sono proprio un drago ma me la cavicchio: ” noi non viaggiamo solo per commerciare;
da venti più caldi i nostri cuori ruggenti sono sospinti:
Per la bramosia di conoscere ciò non dovrebbe essere conosciuto,
Percorriamo la Strada Dorata per Samarcanda”
Forza!