Bordeaux, luogo alchemico ove l’acqua si trasforma in vino ed il vino in acqua

Diversamente dall’Italia, ove la notorietà è piuttosto equamente diffusa tra i suoi molteplici siti, credo che la Francia abbia una sua capitale macrocefala che catalizzi tutta o buona parte dell’attenzione, contrapponendo la percezione di se a quella della restante parte del paese. In parole semplici, quando si pensa alla Francia si pensa a Parigi o si pensa a tutto il resto. Bene, il resto è tanta tanta roba : quanto sono belle le colline bagnate dal maestrale di Provenza, le spiagge che appaiono e scompaiono della Bretagna, le fortezze medievali di Dordogna o i vigneti spugnati di rugiada della Borgogna . E come è bella quella parte di Francia che pare scappare verso l’oceano tra vigneti e canali chiamata Aquitania, al cui termine ci sta Bordeaux. È una città dall’eleganza sobria e vetusta , adagiata sull’ estuario della Garonne poco prima che questa si riversi nell’oceano, che dalla Cite veille di Bordeaux non si vede ma si annusa, si respira anche nei vicoli inondati di prodotti esotici e d’oltemare come caffè e spezie, che ne fanno percepire la sua essenza di porto di mare antico. Il suo centro storico detiene il primato di sito Unesco più grande al mondo in un’area urbana ed un motivo piuttosto semplice si intravede : è bellissimo. Ad ogni modo oltre l’oceano e la salsedine, oltre il fiume e la rugiada, il liquido principale che pare donare un’essenza al tutto è un altro qui a Bordeaux: il vino, tra i più pregiati al mondo e che pare sgorgare da ogni angolo della campagna circostante. Bordeaux mi è parso un luogo pervaso di un’energia alchemica, ove l’acqua si tramuta in vino ed il vino in acqua

Le nozze in Savoia – giorno 2 : la Venezia delle Alpi

Non brillerà per originalità il soprannome conferitole ma indubbiamente non appare inappropriato ne immeritato, giacché la piccola Annecy è davvero uno scrigno di bellezza raccolto intorno ai suoi canali come la Serenissima

Sorge annidata in un angolo di un magnifico lago alpino, nello spicchio dove il fiume Thiou ne fuoriesce dividendosi in molti rivoli e canali. Il paese sorge proprio tutto sui lembi di terra e le intercapedini di terra lasciate dal fiume, dando luogo a una urbanistica così singolare e deliziosa. È da ipotizzare che tale collocazione sia dovuta al fatto che li l’acqua del fiume, già dotata di una sua forza permettesse alle ruote dei mulini di girare e azionare i telai. In via del tutto teorica infatti ad Annecy sono ancora molto pubblicizzati prodotti di sartoria locale. Dico “teorica” perché francamente, a voler trovare un difetto al luogo, diciamo subito che ha un’impronta un po’ troppo turistica per garantire la genuinità di prodotti tipici e lavorati in loco, e la gran parte dei prodotti esposti, dai vestiti si cappelli per finire agli onnipresenti formaggi, “puzzano” un po’ troppo di cianfrusaglia per turisti scemi.Un passato di fervido artigianato e professioni antiche è comunque individuabile ad Annecy, nelle testimonianze dei suoi ben conservati palazzi.

Ma l’attrattiva che cattura lo sguardo e incanta rimane pur sempre la vieux ville con la sua disposizione fiabesca sui canali, tra i quali girare a zonzo

per ore fermandosi a bere un calice di vino o gustare una crêpes savoiarda (un’orgia di formaggio, come d’altra parte la fondue, la raclette e altre specialità locali).

Poi se proprio si riesce ad essere stanchi della città vecchia, si può sempre ripiegare sul bellissimo lago a poche decine di metri, incastonato tra le Alpi d dal colore verde smeraldo.

Estremamente gradevole anche l’albergo dove ho soggiornato, in un palazzo un po’ malandato ma dove trovano ubicazione una serie di stanze tutte arredate, ognuna a suo modo, con un gusto estremamente singolare dalla proprietaria giramondo, che serve la colazione nella cucina di casa piena di monili recuperati a diverse latitudini del pianeta

Insomma, decisamente un bel posto questa Annecy

Le nozze in Savoia – Prologo

Sgomberiamo subito il campo da un potenziale gigantesco equivoco: le succitate nozze non riguardano me, almeno non nella parte di “attore principale” ma in quella secondaria eppur fondamentale del testimone. Ed è proprio per officiare a questo importante compito in un matrimonio di due carissimi amici che mi son messo in viaggio di buon grado, in un momento ahimè avverso per gravi problemi familiari. Reco con me anche un prezioso corredo nuziale che contempla anche il vestito per il giorno del fatidico sì e che mia madre ha allestito come dono per la nubenda. In questa storia tutto profuma di un romanticismo di epoche andate, di un gusto cavalleresco tra gentiluomini ottocenteschi, come fossimo in un romanzo di Flaubert o una novella di Victor Hugo, e ovviamente rimanda ad un tempo passato anche la location, un borgo in pietra incastonato nelle Alpi appena al di là del traforo del Monte Bianco, nel massiccio della Vanoise coi suoi ghiacciai eterni, in quella regione francese che manco a dirlo si chiama Savoia. Anzi, per la verità quella è “l’alta Savoia”, che è il più bel ossimoro geografico mai sentito, atteso che i nostri regnanti avevano un’altezza media che nei casi migliori non superava il metro e sessanta, tant’è che dovettero andare a pescare una principessa spilungona in Montenegro per assicurare alla futura progenie una statura più regale. Ma vabbè. Alla metà ci arrivo con un piccolo cammino che non è certo all’altezza di viaggi spericolati in posti esotici ma che, come già sottolineato, non manca di offrire i suoi spunti per così dire “letterari”: partirò dalla confluenza tra il Rodano e la Saona, ove sorge la bella Lione, per poi spostarmi lungo la valle scavata da quell’imponente fiume verso Chambery e la bella Annecy su un lago incantato. Da lì raggiungerò poi le montagne dell’ossimorica Alta Savoia, dove per la verità si annuncia proprio per il giorno della celebrazione un clima polare, ma non ci perdiamo in dettagli…