Il Milione: il parco del Paradiso slovacco, un Inferno in cui perdersi

Giorno 10
La polarità paradiso-inferno e’ un tema classico del linguaggio e dell’arte tutta, dalla letteratura alla pittura. A tal proposito la mia immagine preferita e’ quella onirica e mostruosa di Heronimus Bosch col suo Giardino delle Delizie, esposto al Prado, che raffigura i due mondi come vicini e popolati da figure frutto di una fantasia distorta. Mai però avrei immaginato che in questo sperduto spicchio di Slovacchia un paradiso potesse diventare inferno. Il contesto e’ quello appunto dello Slovensky Rai, il parco del Paradiso Slovacco ma esso costituisce solo la tappa di arrivo di una giornata molto lunga. Ecco che ci fosse qualcosa di strano nell’aria lo avevo intuito già dalle prime ore del mattino, quando da Eger mi sposto a prendere sto bus che dovrà portarmi in prossimità del confine, in una regione di grotte carsiche chiamata Aggtelek. L’autista arriva a spron battuto e con una gestualità molto éloquente mi fa capire che il suo mestiere, che comporta lo stare seduto molte e molte ore al volante su sedili scomodi, finisce per logorare la prostrata (che non manca di toccarsi per farmi capire). Quindi ora deve correre a pisciare e ok, mi dice di prendermela comoda e schizza via; ma con la stessa solerzia poi torna al volo e mette in moto sgommando quasi e lasciandomi come un pesce sulla banchina!!!! Mi tocca rincorrerlo e tagliare per una pezza di terreno, sbucargli davanti in mezzo alla carreggiata e frappormi in stile Ragazzo di Tienammen per salire a bordo. E lo stronzo dopo faceva pure storie dicendo che ero io che sono distratto, vabbe. Il bus attraversa la bella regione dei monti Bukk e a bordo faccio amicizia con un simpatico ragazzo scozzese che ha una strana fobia, quella per le api, ed in ragione di ciò ama visitare grotte e luoghi sotterranei: perché li addirittura non si sente perseguitato dalle api e dalle vespe! Arriviamo a destinazione, le grotte si caratterizzano anche per essere anche l’unica frontiera percorribile sotto terra giacché una vasta parte della caverna, lunga ben 21 km, si trova in Slovacchia , la cosa di entrare sottoterra in un paese e sbucare in un altro mi piace assai e prendo subito informazioni. Mi rispondono seccamente di no. “E allora perché pubblicizzate sta cosa se non è possibile?” Mi rispondono che in teoria e’ possibile, una volta il professor Petre in fuga dalla repressione sovietica della rivolta di Ungheria con la famiglia la percorse. Beh, considerati i tempi biologici dal ’56 ad oggi credo che l’esimio prof Petre abbia ormai tirato la cinghia, che devo fare rintracciare telefonicamente le figlie o le nipoti al tel per farmi spiegare la strada? “Prof Petre non avere nipoti “mi rispondono. “Ah, ma non avete detto voi che è’ entrato qua sotto con la famiglia?” ” si ma mai più uscito ne lui ne famiglia, persi nella grotta mai più trovato nessuno di famiglia professor Petre”. Ah, che allegria. E niente dunque si visitano le cmq bellissime caverne e poi a piedi verso il confine, 12,5 km! Ne mancherebbero poi altri 7 per la prossima città ma finalmente becco un autostop da un simpatico contadino che sta andando a trovare la guagliona oltre frontiera. Che carino, pure il mazzo di fiori le porta. Alla fine arrivo in una città chiamata Dobsina dove sta un enorme comunità di Rom, molti dei quali indaffarati a prendermi per culo mentre mi faccio una birra ( buonissima quella slovacca). Alla fine un altro bus mi lascia su un cocuzzolo di montagna e da la fanno altri 6-7 km prima del “Paradiso slovacco”. Beh la via per il paradiso e’ faticosa e sudata, no? Nel fondovalle scorgo un divino laghetto di montagna e un villaggio chiamato Dedinky, ma qui il Giardino delle Delizie di Bosch si tramuta da paradiso in inferno. La prima pensione che trovo e’gestita da una tipa chiamata Paula Anka, quasi come il cantante. Alla mia domanda se ha posto mi guarda con una faccia come se gli avessi chiesto “vuoi fuggire con me in Tasmania?” No, non c’è posto li e non ce ne sarà per me a Dedinky, mi ammonisce. Comincio a preoccuparmi, fa buio e freddo, sono sfinito. Alla fine trovo posto da una certa Duda, e solo al calare delle tenebre mi rendo conto che in realtà la pensione e’una sorta di dependance del cimitero, le cui lapidi affiorano decrepite dal giardino. E tutte le lapidi recano uno stesso cognome: Kezmarock. In effetti le 200 anime che popolano Dedinky avranno tutte in comune la stessa bisnonna e hanno un aspetto mostruoso. Il tipo della foto deve essere una sorta di capo-comunità e mi avverte che non troverò nulla da mangiare quella sera, perché l’ultimo ristorante ha chiuso due anni fa. Nell’unico bar del paese, semi-deserto, vengo accolto da inquietanti risate da parte degli avventori quando entro e con un timido sorriso dico Good evening. Chiedo una birra alla spina alla barista, che però non ha un braccio. Me ne torno affamato e impaurito alla pensione-cimitero dei Kezmarock, convinto che non avrei superato la notte e sarei finito io sul tavolo della mensa del ristorante chiuso, tagliato a pezzi ovviamente. Il lago dove è ambientata la saga di Jason di “venerdì 13” a confronto e’ allegro come un film di Pieraccioni, non tornerò più a Dedinky e ricorderò per sempre con terrore lo sguardo dei suoi abitanti, quel sorriso mostruoso che la famiglia allargata da mille incesti dei Kezmarock mi faceva ogni qual volta chiedevo qualcosa in giro per il villaggio fantasma. Quel ramo del lago del “paradiso slovacco” che volge a mezzogiorno addio monti sorgenti dalla acque, cime ineguali e mostri senza eguali noti a chi è stato ora e mai più in mezzo a voi, Addio Dedinky

Strade: da Budapest a San Pietroburgo in 15 giorni

Dall’Italia prendete uno dei tanti voli low-cost alla volta di Budapest o seguite l’itinerario proposto la volta scorsa, quello di una settimana dal nostro paese fino proprio alla capitale ungherese, e poi iniziate questo affascinante percorso di 15 giorni alla volta di San Pietroburgo, tra città storiche e una natura insolita e cangiante. La distanza da percorrere appare notevole ma gli spostamenti sono concepiti in maniera non troppo impegnativa, non più di 2-3 ore al giorno

Partenza: Budapest

Arrivo: San Pietroburgo

Durata: 15 giorni

Budget: da 1.000 a 2.500 €

Paesi attraversati: Ungheria, Slovacchia, Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia, Russia.

 

1° giorno: Parco Nazionale di Hortobagy- Eger

maxresdefault

L’Hortobagy è molto più di un parco naturale: è un ecosistema a se stante. Qui vi troverete al centro della “puszta”, la versione ungherese (ed europea, giacché ne è l’unico esempio nel nostro continente) della steppa. Si tratta di un verde e arido territorio compreso tra le pianure alluvionali del Danubio e del Tibisco, da cui per motivi climatici assai particolari non riceve acqua, dando luogo a questo ecosistema tipico di altre latitudini. In questo territorio, peraltro piuttosto esteso vivono gli abilissimi csikos, la risposta magiara ai cowboy, capaci di questo numero incredibile ritratto in foto: cavalcare in piedi su due cavalli venendo trainati da una muta di altri cinque. I csikos sono allevatori del pregiato maiale lanoso (quello da cui si ricava il noto salame ungherese) e della pecora, anch’essa lanosa ovviamente, dalle corna ritorte. Dopo una giornata nella puszta, potete scegliere di soggiornare nel parco stesso e dirigervi nella vicina e graziosa Eger, città storica e sito di una famosa battaglia tra Magiari e Ottomani. Eger è nota anche per i pregiati vini, tra cui l’unico “Sangue delle belle donne”,  risalente proprio all’epoca della battaglia e che prende questo curioso nome per via di un boccaccesco malinteso, un misundertanding diciamo oggi, che sarà piacevole farvi raccontare dai vecchietti del paese. In estrema sintesi, il vino che colorava la barba dei guerrieri ungheresi posti sui nervi del castello veniva scambiato dagli assedianti turchi per mestruo femminile…

 

2° giorno: Grotte di Aggetelek-  Parco Nazionale del Paradiso Slovacco

aggtelek-national-park1Da Eger partite in bus attraverso la dolce regione dei monti Buck, fino a raggiungere la località di Aggtelek, proprio sul confine con la Slovacchia. Qui è situata una zona di vastissime cavità naturali, capaci di assumere conformazioni uniche e affascinanti. Le grotte tra l’altro corrono propio sotto il confine ed è l’unico caso al mondo in cui un confine statale può essere varcato sottoterra, dentro una grotta….ma preparatevi al freddo, perché la temperatura all’interno è vicina allo zero, tant’è che esiste un enorme lago ghiacciato sotterraneo dove, negli anni,70, si allenava un campione di pattinaggio cecoslovacco. in quegli stessi anni, quella della cortina di freddo, in molti provarono a varcare quel confine sotterraneo per sfuggire ai regimi dei propri paesi, ed alcuni non sono mai stati più ritrovati, tanto che si pensa che i loro fantasmi continuino a vagare in queste grotte sconfinate. Una volta varcato il confine, giunti in Slovacchia nella città di Roznava, fate subito tappa per uno dei graziosi villaggi dello dello Slovensky raj, il “paradiso slovacco”, in una bellissima natura tra laghi cascate e ancora grotte. Io raggiunsi un minuscolo borgo chiamato Dedinky, sulle rive di un lago bellissimo, un po inquietante perché pareva popolato anch’esso di fantasmi ma bellissimo.

 

3° giorno: Levoca- castello di Spis

spis-castle

Proseguite in bus per un’oretta alla volta di Levoca, graziosissima cittadina medievale su suolo slovacco cinta da robuste mura. Pochi km a est sorge il simbolo nazionale della Slovacchia (oltre il calciatore Marek Hamsik, s’intende): il castello di Spis ritratto in foto, sede nel mese di Luglio anche di un bizzarro festival di stregoneria ed arti occulte

 

4° giorno: Zakopane

zakopane

Scavalcato un altro confine, questa volta non sottoterra ma molto più alto, giacché si tratta di attraversare gli aguzzi monti Tatra, sarete alfine nella “Cortina d’Ampezzo polacca”, Zakopane, rinomata località sciistica della Polonia, apprezzabile nella bella stagione anche per la possibilità di escursioni naturalistiche di pregio. Ma anche in estate, copritevi bene: ricordo di essere durato poche ore il loco per via della temperatura che in pieno agosto non superava i 5 gradi!

 

5° e 6° giorno: Cracovia

cracovia

Senza esitazioni, una delle città più belle d’Europa. Con la sua Piazza del Mercato che pare finta per quanto è bella, il castello del Wawel dove ammirare “La dama con l’ermellino” di Leonardo”, il ghetto ebraico del Kasimiert, la Florianska e i concerti di Chopin in una delle sue tante chiese, Cracovia è un gioiello assoluto, un luogo da visitare più di una volta nella vita. Parliamo di una città che ha vissuto il peggio del nazismo e del comunismo e che è saputa risorgere per tornare a far pulsare quel suo cuore intimamente europeo. Lasciatasi alle spalle i periodi bui, la città è tutto un fiorire di gallerie d’arte, eventi e una vita vibrante immersa nella bellezza. Da non perdere, la visita al vicino campo di concentramento di Auschwitz, altro luogo da visitare ahimè almeno una volta nella vita e circa il quale è meglio forse non dilungarsi in alcuna considerazione.

 

7° giorno: Varsavia

varsavia

Altra città segnata tragicamente dal conflitto mondiale e dai regimi che si sono succeduti, la capitale polacca sta rialzando anch’essa la testa dal grigiore di epoche buie. Il fardello di Varsavia è tuttavia più pesante di quello di Cracovia, nel senso che le distruzioni della guerra sono state più pesanti ed hanno investito nella sua pressoché totalità il centro cittadino :la celebre insurrezione del Ghetto di Varsavia culminata con la sopraffazione da parte delle truppe naziste lasciò solo macerie. Ma proprio da queste macerie la città è ripartita, nel senso che come tanti lego sono state rimesse insieme per ricreare il centro storico nella sua veste (quasi originaria”, tanto da meritare l’egida di sito Unesco come miglior sito ricostruito. Varsavia è una città estremamente vitale, ai limiti del caotico, con una parte di città ancora consegnata alle brutture del socialismo reale ed un’altra protesa verso un futuro fatto di mille luci ed insegne. Complessivamente, non una delle mie città preferite, ma comunque da visitare.

 

8° giorno: Augustow e i laghi Masuri

augustow

Dalla capitale polacca fare rotta a est, verso il confine lituano: sorge qui una regione lacustre molto popolare tra i cittadini polacchi per il turismo estivo, pressoché sconosciuta agli stranieri. In effetti, nelle giornate di bel tempo, i laghi Masuri, tanti e tutti collegati tra loro, offrono possibilità di molteplici attività come vela, nuoto, mountain bike (tanti i km ciclabili a bordo lago, pesca e molto altro. Estremamente rilassante trascorrere qualche giorno qui, trascorrendo la sera dinanzi a fritture di pesce di lago e vodka fatta in casa (che i locali paiono buttare giù come acqua fresca). Graziosa anche la città storica di Augusto, per via delle posizione strategica sito di diverse cruente battaglie dai tempi di Napoleone alla Prima e Seconda guerra mondiale.

 

9° giorno: Vilnius

trakai

Oggi si entra in Lituania e si giunge nella sua capitale, la bella Vilnius, una cittadina piuttosto piccola ma occupata quasi interamente da un bellissimo centro storico (tra i più grandi al mondo classificati come tali). Uno scrigno medievale di bellezza, disseminato di chiese gotiche e barocche. Ottima anche la cucina lituana, orgoglio nazionale insieme al basket. Da visitare anche i dintorni di Vilnius, in particolare il castello di Trakai, situato su un bellissimo lago e che sembra uscito da una fiaba.

 

10° giorno: Nida e la penisola curlandese

nida

Da Vilnius raggiungete la vicina Kaunas e da qui imbarcatevi su un aliscafo fluviale che, solcando il fiume Nemusas e una articolata rete di canali, in poche ore vi recapiterà sulle rive del mar Baltico, in un luogo magico e amato da grandi  poeti e filosofi, da Sartre a Kant (nato a pochi km da qua, a Konisberg, oggi Kaliningrad). Ecco un’altro ecosistema unico e fragile, quelle delle dune di sabbia della penisola curlandese, col suo capoluogo Nida, case sparse su una striscia di granelli dorati che il vento o le onde paiono poter portar via da un momento all’altro. Un posto stupendo davvero, tutto da scoprire. E’ questa la “hidden gem” di questo itinerario, la gemma nascosta in questo viaggio.

 

11°  e 12° giorno: Riga

riga

Dalla Lituania ci si sposta in un’altra repubblica baltica, la confinante Lettonia e si dedicano due giorni alla visita della sua capitale, la bellissima Riga, una sorta di Amburgo con più fascino. Città molto vitale anche essa, Riga è da tempo divenuta una delle mete preferite del turismo europeo, anche forse in maniera troppo massiccia tanto da comprometterne parte della originaria autenticità.

 

13° giorno: Soomaa National Park

soomaa

Ancora laghi e acqua, tanta acqua ma per un ecosistema ancora diverso: questa volta è la tundra, taiga se preferite, a fare capolino. Il parco della Soomaa, in Estonia, a metà tra Riga e Tallinn, è un mondo semi-scoperto di paludi e abeti siberiani che saltano fuori come asparagi giganti dal suolo. E’ possibile anche aggirarsi in barca in questo bellissimo parco, fuori dai sentieri più battuti. Alloggiate in qualche eco-logge nei pressi del capoluogo della regione, la cittadina che porta il curioso nome di Sandra, e abbandonatevi alla desolata bellezza dei luoghi.

 

14° Tallinn:

tallinn

Siamo come già detto ormai in Estonia, ed ecco apparire anche la terza delle capitali delle repubbliche baltiche, la piccola Tallinn, probabilmente la più belle delle tre. Dentro quelle altissime mure sorge davvero un gioiello di cittadina dal passato glorioso, sede sin da tempi remoti di traffici commerciali importantissimi: passa infatti da qui la “via dell’ambra”, percorsa da mercanti della Lega Anseatica e di mezza Europa.

 

15° giorno: San Pietroburgo

ermitage

Un treno notturno oppure un bus per uno spostamento finale un po più lungo dei precedenti, ed eccoci di fronte all’Hermitage di San Pietroburgo. Naturalmente ci sarebbero anche il palazzo d’Inverno, il teatro e altre mille bellezze da scoprire qui ma lascio farlo a voi: a me interessava solo condurvi a destinazione evitando la banalità di un aereo