Alexander- giorno 14: Il Regno del Nulla

Esiste una Via della Seta di cui più o meno tutti parlano e hanno conoscenza e che da queste parti disegna alcune delle sue tappe cruciali più note . Ma credo di aver capito che corra da queste parti anche una sua sorella povera, dal percorso mutevole e che si tinge di tinte più fosche, la Via del Cotone. Si, perché in queste sconfinate steppe dell’Asia centrale che spesso tracimano in deserti, non cresce molto altro che la pianta del cotone . A differenza della sua sorella nobile Seta che arriva sulle rotte carovaniere dalla Cina, il povero Cotone è ovunque qui: dagli aridi campi spuntano a migliaia come alabarde fragili questi giunchi adornati di un pennacchio piumoso, che talvolta vola via col vento raggrumandosi poi in pallottole simili a giganteschi zuccheri filati sui filati degli alberi o sulle pareti dei minareti . A ben pensarci, il cotone è la prima cosa che ho visto appena entrato in Uzbekistan, migliaia di piume che volavano nell’aria di quella stazione ferroviaria. Quella pianta tuttavia, pur essendo anch’ella “contenta dei deserti”, per crescere di un po’ di acqua pure deve trovarla, e qui arrivano i guai, perché l’acqua qui è davvero poca . Così poca che il rinvenimento di una sorgente o una pozza viene riportato perfino nella Bibbia, come quando si narra di Giobbe che col bastone colpi la terra e subito da essa sgorgó l’acqua intorno a cui sorge l’Oasi di Bukhara, o quando la esatta medesima cosa fece Sem figlio di Noe, dalla cui percussione del suolo sorse la pozza intorno a cui nacque Chiva. Chi invece da ste parti non dispone di un superoe biblico pronto a battere il suolo per trovare una fonte, altro non può fare che andarsi a prendere l’acqua dall’unico fiume nel raggio di un migliaio di km: L’antico fiume Oxum attraversato da Alessandro Magno nella memorabile conquista della Sogdiana. Oggi si chiama Amu Darya ma passa da un’altra parte rispetto a dove la Madrenatura lo aveva collocato . Si, perché i sovietici, che in tema di disastri ecologici sono sempre stati da podio olimpico, qui ai tempi della loro dominazione hanno realizzato proprio il loro masterpiece,a imperitura memoria di quanto l’Uomo possa ingenerare terribili disastri. Il corso dell’Amu Darya è stato deviato di circa cinquecento km poi a sud, al fine di irradiare d’acqua i campi di cotone posti piu a sud, abbandonando a se stesso il freddo nord. Per la verità la stessa impresa era già stata tentata ed in parte riuscita , scopro con enorme sorpresa, da un Khan, un Sovrano locale, nel Seicento, dando luogo alla reazione di quelli rimasti a secco ed a decenni di guerre tra i Khanati di Sogdiana e Corasmia. Ma chiaro che i mezzi tecnologici erano diversi e l’impatto più risicato. Ora l’ingegneria sovietica fa scendere la sua scure più affilata ed il disastro piu grande è un altro: l’Amu Darya era l’immissario principale di un lago che allora era il più grande del mondo e classificato da alcuni addirittura come una mare, il lago d’Aral. Che sia stato un lago o un mare, ora l’Aral non esiste più: è un deserto ricoperto di sterpaglie da cui vola via sabbia e tutte le schifezze riversateci dentro quando era rivolto d’acqua. Le navi che un tempo lo solcavano per la fiorente pesca allo storione giacciono poggiate sul deserto,’come in torvo film di fantascienza post-nucleare; l’aria è spesso irrespirabile per le tormente di sabbia e la gente che vi abitava, rimasta senza acqua ne aria respirabile, un po’ come un pesce fuor d’acqua è per lo più emigrata, lasciando questo enorme fazzoletto di terra praticamente disabitato . Questo lembo sfortunato di mondo, che quasi beffardamente inizia appena varcato il ponte sull’Amu Darya, ha anche un nome e una sua costituzione in Repubblica autonoma con una sua bandiera e una sua indipendenza amministrativa, quasi uno Stato a se stante porta-bandiera olimpico della Sfiga (oddio la lista sarebbe lunga) e di cui sembra non fregare un cazzo più a nessuno; ad ogni modo, un micro-stato da poter ascrivere con orgoglio alla lista di quelli visitati: questo è il Karakalpakstan, il Regno del Nulla.