Tropico del Capricorno: la Costa degli Scheletri

Giorno 6
Tanti anni orsono, quando ero un alunno imberbe delle scuole medie, ebbi la fortuna di conoscere un grande professore di educazione fisica, molto stimato dalla comunità locale e tuttora compianto, il quale divideva le sue lezioni in una parte pratica, nella quale ci cimentavamo in discipline varie di ginnastica, e una parte teorica nella quale eravamo chiamati a conferire verbalmente su uno sport a nostra scelta. A quel punto noi piccole carognette ci divertivamo a far vertere l’interrogazione su sport strampalati e bizzarri, di recente concezione, sport quali il free climbing, il bad minton o il bowling, la cui conoscenza sfuggiva all’ormai anziano professore legato a canoni classici dello sport e che giustamente ci rimetteva in riga. Ecco, questo sandboarding di sicuro e’ annoverabile tra le discipline non certo convenzionali, praticandosi con una tavola da snowboard ma con la variante della sabbia desertica su cui scorrere in luogo della neve; e’uno sport che dunque richiede condizioni climatiche del tutto peculiari quali alte dune desertiche. E qual posto migliore al mondo se non il deserto del Namib con le sue dune alte centinaia di metri? Mi ci sono cimentato con risultati mediocri e presto mi sarà pure inviato un video e foto scattate da un operatore specializzato. Cioè, le dune le scendevo pure con tecnica accettabile, il problema era la risalita per la quale non c’era certo lo ski-lift ma bisognava inerpicarsi su ste montagne di sabbia rossa flagellate dal vento e una volta, per provare ad accorciare, mi sono pure scapizzato da giù alla duna, disciplina quest’ultima delle cadute dai dirupi in cui si che sono davvero un talento formidabile! Ad ogni modo ciò che mi ha portato a fare sta mezza minchiata era la possibilità di vivere da vicino sto deserto fantastico e senza uguali al mondo, con sullo sfondo la Costa degli Scheletri avvolta da una nebbia eterna. Più tardi nel pomeriggio ho provato pure a raggiungere questa costa e uno dei tanto inquietanti relitti di navi affondate che giacciono abbandonati sulla riva, ma dopo un mezzo chilometro sono stato richiamato a gran voce da un indigeno il quale mi ha imposto di tornare indietro redarguendomi con una frase tipo “secondo te perché si chiama Costa degli Scheletri, strunz?!?” In effetti era un’impresa oltre la mia portata ma attraverso questo tizio e una serie fortunata di combinazioni sono riuscito ad avventurarmi sulle colline del Damaraland, un’altrettanto inospitale regione montuosa poco oltre swakompund, ove cresce una bellissima pianta unica al mondo chiamata Weltwitschia e soprattuto ove incontrare alcuni indigeni di etnia Himba, ove è scattata questa bellissima foto. Gli Himba sono una popolazione autoctona della Namibia, che vive in piccole comunità isolate e che rifugge in massima parte ogni contatto o commistione con la società esterna. E ne hanno ben donde, giacche’ quello riservato loro dai vari colonizzatori succedotisi qui è’ stato nei loro confronti e’stato un trattamento che con enorme eufemismo potrebbe definire degradante. Le donne di questa etnia si cospargono il corpo di una sorta di argilla rossa al fine di detergere e proteggere la pelle, stante la assoluta carenza di acqua. Ad ogni modo la loro condizione attuale, deprivati della terra in cui pascolare i loro animali, e’ piuttosto triste.