Bobbio, utopia del Minuscolo

“Nel dormiveglia della corriera lascio l’infanzia contadina” recita il verso di una canzone, per la verità assai più simile ad una poesia, di De Andrè. Per salire a Bobbio, il percorso da farsi procede all’esatto inverso: la corriera si lascia alle spalle la realtà industrializzata e aggredita dall’urbanizzazione della pianura per addentrarsi in un mondo antico e lento, quello dei Colli piacentini arroccati intorno alla Trebbia. Già, la Trebbia, unico fiume italiano declinato al femminile, sede di un’epica battaglia tra i Romani ed Annibale ai tempi delle guerre puniche. Il secondo ne uscì come sempre o quasi sempre da trionfatore col suo genio militare e la sua straordinaria capacità di lettura del territorio, delle sue asperità e dei suoi anfratti. Ammirare i luoghi di quella battaglia da vicino è uno dei due motiv che mi spinge fin quassù. L’altro ve lo racconto dopo . Prima val la pena di soffermarsi a guardare questo angolo remoto di Italia, uno spaccato di un’epoca dimenticata e rurale, organizzata intorno a regole antiche e severe come severo puó esserlo qui l’inverno, al quale or sì si prepara dopo i raccolti della legna e la Trebbiatura, nome che guarda un po’ ritorna. Il tutto in un paesaggio che pare un quadro rinascimentale, e forse lo è : già, perché pare proprio che Leonardo Da Vinci nel dipingerla e scolpirla nella Memoria dell’Uomo per l’eternità, abbia deciso di circondare la Gioconda dello sfondo di queste valli . Potere accorgervene anche voi, se spostate lo sguardo dal volto e riconoscete tra le colline retrostanti dipinte un ponte, un ponte gobbo e ricurvo che non che essere quello bello e lunghissimo sulla Trebbia, una sorta di dragone che si diparte da Bobbio e arriva dall’altra parte, nell’incantp dei colli e lo scrosciare del fiume .
Bobbio è una sorta di utopia, un luogo dell’immaginario.