Il Milione: la “strada russa”, dal monte Tricorno al lago di Bled

Giorno 4
La giornata prevede l’ascesa al monte Tricorno (Triglav in sloveno) attraverso il pauroso e spettacolare Vrsic pass ed una strada costruita dai prigionieri russi durante la Grande Guerra, per poi calare sul bellissimo lago di Bled in serata. Ma il programma rischia di saltare sul nascere giacché, quando dopo una passeggiata vado alla Locanda del Vecchio Fabbro a recuperare lo zaino, il Vecchio Fabbro ha pigliat’suonn e non c’è verso di svegliarlo. Ma niente,il Mastro Ferraro ha pigliato proprio piede pesante, lo sento ronfare pure dalla stradale mentre con bussate e cazzotti nella porta credo di scongiurare di perdere l’unico bus della giornata che si inerpica lassù. Alla fine mi risolvo ad entrare dalla finestra sul retro e becco prima il cocker spaniel che mi da nguol (ma devo vincerla una volta per tutte sta paura dei cani) e poi la cameriera bulgara, che avvia ad alluccare credendomi un mariuolo. A tal punto, con lei che non parla altro che la lingua di Stoichkov e Moni Ovadia (nato a Plovdiv), non mi resta altro da fare che sfoderare la frase magica, la mandrakata che già feci ad un Carnevale di una dozzina di anni fa quando,vestito da pecora zoppa, incappai in due operatori ecologici dotati di forte senso civico ma anche di un troppo spiccato giustizialismo,i quali volevano tradurmi forzosamente in commissariato per atti di vandalismo commessi da ALTRI. Ecco quale che sia questa frase magica adesso però non mi va ad ogni modo di ricordarlo. Cmq recupero lo zainone e corro disperatamente verso lo stazionamento col cuore affranto, ben sapendo che ormai il bus sarà partito da 10 minuti buoni.
Ma qui ad aspettarmi trovo il mio grande amico Milos, il quale appunto mi dice che per partire attendeva me ( che prima del teatrino dello zaino mi ero fermato a chiedergli solo l’orario di partenza) ed, in ogni caso, non se ne parla di mettere in moto fino a quando non avrà finito la sua birra. Quanto alla sigaretta che fuma con fare alla James Dean, quella non è un problema ne a terra ne a bordo del bus, dove fumerà tutte le sigarette che vorrà per tutto il lungo viaggio, incurante delle lamentele di tutti. Aria da rockstar e panza da bevitore incallito, Milos mi dice di aver studiato a Bologna dove appunto suonava in una band, ad un tratto decide che ora di togliersi la camicia hawaiana e mettere la divisa e di partire con una bella sgommata e con una vecchietta che gia prende a protestare ma che viene subito zittita. Ecco Milos e’ la prima tipica fisionomia di persona balcanica che becco a sto giro; nel cuore dei Balcani un simile comportamento e’ del tutto usuale: in Bosnia o in Albania o in Kosovo, l’autista parte più o meno sempre quando cazzo gli pare a lui e nessuno si sognerebbe mai di rimproverarlo se fuma o parla al tel mentre è al volante. In Montenegro poi, penso che nessun autista si sogni di mettersi al volante senza essersi sceso almeno mezza bottiglia di rakia. Ma qui siamo in Slovenia, l’unica delle repubbliche nate dalla ex Jugoslavia che ancora mi mancava e devo dire che la Slovenia somiglia ad una Sarajevo, per dirne una, come la Svizzera può somigliare ai Quartieri Spagnoli: si tratta di un paese ormai assorbito completante dall’Europa e dall’Occidente, aspetto che verrà valutato positivamente da chi misura la Storia lungo le ascisse e le ordinate del Progresso e della Civilizzazione, ma è una lettura che a me lascia perplesso. Non so cosa ne pensi al riguarda invece Milos il Balcanico quando tutte quelle ai suoi occhi stupide donnette prendono molto alla occidentale a protestare per l’ennesima sigaretta accesa. Una donna che Mios ascolta tuttavia ascolta c’è, sua moglie ovviamente che gli ordina via tel di comprare la carne (compito prontamente eseguito con una sosta arbitraria di almeno un quarto d’ora) e di fotografare accuratamente ogni tornante e panorama dell’impressionante “strada russa” che porta su al Vrsic, che lui per la nostra gioia percorre per la prima volta. Nel fermarsi a fare le foto ad ogni tornante cerca la mia complicità, giustificando ogni volta agli occupanti dell autobus la sosta per permettere a questo Zabar (letteralmente “mangiatore di rane”, nomignolo con cui vengono chiamati stranamente gli italiani nei Balcani) di portare a casa delle belle fotografie. La “strada russa” e’ ad ogni modo un emozionante susseguirsi di incredibili tornanti lungo pietraie e ghiacciai, davvero bellissime. Sulla cima del Vrsic pass, con pochissimi gradi centigradi sopra lo zero, raccattiamo un’inglese assiderata che piange e non smetterà di farlo per altre due ore; poi, più in basso, ormai in un insignificante fondovalle, quando Milos pretende l’ennesima sosta e mi invita a scattare l’ennesima foto e pure ad abbeverarmi ad una fonte posta ad un dipresso, sento levarsi dal bus una voce al mio o nostro indirizzo in un settentrionalissimo dialetto, non saprei dire forse piemontese, qualcosa tipo: “ehi Testina, ciap un cass i la destut le coglion avec ce fotografie de meeeerda!” Capisco subito di chi si tratta, uh tizio salito poco prima dall’aspetto terrificante con addosso tutti i segni devastanti del l’alcol, una faccia gialla e gonfia all’inverosimile e piena di escrescenze che pare un kebab di quelli scadenti venduti alla stazione. Già’ in precedenza aveva preso questione con Milos, perché da buon italiano ignorante non parla una mezza parola di una qualsiasi lingua estera e pretende che gli altri debbano capire il suo caricaturale linguaggio di gesti (che contrariamente a quanto ci beamo di pensare nel nostro provincialismo, nessuno capisce fuori dall’Italia) . Mi limito ora ironicamente a dire che l’acqua di fonte può essere un vero toccasana per l’organismo e le funzioni epato-biliari (le sue devono essere compromesse assai) , ma a questo punto Faccia di Kebab si lascia andare ad un “Napuletan de meeeerd” platealmente gridato che fa salire irremediabilmente la tensione non tanto per me quanto per un altro tizio a bordo, tedesco ma affezionatissimo al padre emigrante calabrese scomparso dieci anni fa e che sin incazza davvero assai con Faccia di Kebab. A Milos il Balcanico quasi non pare vero che si possa sviluppare una bella questione a bordo del suo autobus, mentre io accuccio vergognato di aver contribuito a creare sto papocchio. Ma a questo punto rompe gli indugi la mamma di Faccia di Kebab la quale intima al emigrante calabrese di lasciare stare il suo angioletto (che avrà buoni 40 anni) perché sta attaversando un momento difficile, sennò chiama pure lei la polizia.
Cmq, alla fine, giungiamo a sto benedetto lago di Bled, uno specchio d’acqua incantato dove nuotano cigni e lucci e nel cui mezzo sta un’isola con un castello che pare uscito da una partita del Dungeons and Dragons ( gioco che francamente tengo un po sulle palle ). Per finire, mi riconcilio alla vita mangiando una bella trota gigante davanti ad un violino che suona sul lago, e mi riconcilio persino con Faccia di Kebab,che becco in un bar e mi vuole offrire da bere! Chi lo ha detto che in viaggio da soli ci si annoia?!

Strade: da Roma a Budapest in una settimana

Ecco un itinerario semplice ed estremamente gradevole per arrivare dall’Italia alla non troppo lontana Budapest, prescindendo dalla banalità di un volo low cost ed viaggiando ad un’altra velocità in posti bellissimi e non ancora troppo inflazionati, con spostamenti tutti di breve durata ed estremamente agevoli

Partenza: Italia

Arrivo: Bupest

Durata: una settimana

Budget: da 500 a 1.500 €

1° giorno: Trieste

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Da Roma o dal vostro punto di partenza in Italia raggiungete l’elegante Trieste, città di frontiera protesa a Est e con questa bellissima piazza protesa verso il mare, la chiave d’ingresso per la Mitteleuropa

 

2° giorno:  Caporetto

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Il nome del luogo evoca uno dei passaggi cruciali della nostra storia recente, e una visita appare imprenscindibile Arrivarci da Trieste è semplice quanto affascinante: varcata la frontiera con la Slovenia (a pochi passi praticamente), dall’abitato di Nova Gorica salite su un romantico trenino di inizio Novecento, costruito appunto ai tempi della Prima Guerra Mondiale. Con esso risalite tutta la bellissima valle dell’Isonzo, dove si consumò la tragica epopea dei soldati italiani impegnati su questo fronte nella Grande Guerra. Capoluogo della regione è infatti proprio la nota Caporetto, oggi Kobarid in Sloveno, dove sorge un bellissimo museo della battaglia e dove è possibile percorrere le trincee e i camminamenti dei soldati italiani. Per i più sportivi anche la possibilità di fare rafting nelle acque gelate del verde Isonzo (Soca in sloveno) nonché di risalire fino a questa bellissima gola con annessa cascata, detta del Kozjak

 

3° giorno: Lago di Bled

Assumption of Mary Pilgrimage Church, Lake Bled, Slovenia
Assumption of Mary Pilgrimage Church, Lake Bled, Slovenia

Scommetto che vi piaccia molto la foto qui sopra: in effetti il lago di Bled è davvero bellissimo ed è uno dei simboli della Slovenia, paese piccolo e verdissimo. Al lago di Bled ci si arriva da Caporetto dopo aver completato la risalita della valle dell’Isonzo ed esseri poi inerpicati sull’altissimo monte Triglav (monte Tricorno), altro simbolo nazionale, dalle caratteristiche tre cime aguzze da cui il nome. La strada che conduce in alto riporta ad un altro drammatico passaggio passaggio della Grande Guerra, prendendo il nome di “Strada dei Russi”, dalla nazionalità dei prigionieri che la edificarono per rifornire il fronte dell’Isonzo dalla parte austriaca. Scavalcato il Monte Tricorno e superata la dimenticabile Granisca Gora, sorge questo bellissimo lago con l’isoletta al centro. Consiglio gastronomico: le trote arrosto!

 

4° giorno: Lubiana

lubiana

La capitale della Slovenia è una città tutto sommato piccola ma estremamente vitale e dall’impronta cosmopolita, assai poco “jugoslava” e molto più proiettata verso la Mitteleuropa. La sua stessa architettura, di epoca prevalentemente asburgica, la colloca nel solco di una tradizione più centro-europea che balcanica. Davvero una meta estremamente piacevole

 

5° giorno: Ptuj

ptuj

Con questo nome che pare uno starnuto, forse Ptuj potrebbe non dire molto a parecchi di voi: Eppure si tratta davvero di una “hidden gem”, uno scrigno di bellezza tutto da scoprire, piccolissimo quanto prezioso. Collocata ad un centinaio di km forse meno ad est di Lubiana, Ptuj sorge in effetti appena oltre le Alpi, quando i monti lasciano ormai spazio alla pianura alluvionale dei grandi fiumi della Pannonia, Danubio, Sava e Drava. Da qui fino a Budapest non vedrete una montagna più alta di un cavalcavia ed il paesaggio sarà piatto come quello di una frittella: a proposito, qui a Ptuj ne fanno di buonissime ripiene di albicocche. La cittadina è davvero deliziosa con le case rosse e la piazza abbarbicata sotto la rocca, ove si tiene anche un bizzarro festival dal binomio irresistibile: vino & scrittura. Completate l’idillio con un luccioperca (il nome in lingua slava suona meglio per questo bel pesciolone della Sava) alla griglia, proprio in riva al fiume.

 

6° giorno:  Lago Balaton

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“Il mare di Ungheria” sorge poco oltre il confine sloveno e un po prima della capitale Budapest, in una verde regione quasi disabitata. Un comodo treno da Ptuj vi permetterà una sosta qui, prima di raggiungere la capitale Budapest. Il Balaton è un lago piuttosto esteso e con diversi siti interessanti, dalla storica Keszthely alla moderna Siofok , “la Ibiza” del Balaton, capitale dei divertimenti e dei balli sfrenati, a voi la scelta

 

7° Budapest:

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Un’oretta ancora di treno ed eccoci a destinazione nella bella Budapest, di cui forse saprete già tutto o molto perlomeno. Mi limito a qualche minuscolo consiglio, neanche troppo ricercato: le terme Gellert davvero bellissime e, per la notte, i cd “locali in rovina”, pub e locali notturni ricavati dentro palazzi fatiscenti riattati a luoghi cool d’incontro. Ma forse ormai saranno superati da chissà quale nuova tendenza, vista la velocità a cui si viaggia in questo settore modaiolo. Altro consiglio il mercato delle pulcidi Ecseri, qualche km fuori città