Il Milione: un treno in Pannonia

Giorno 7
Il controllore del treno e’ un mestiere ove gli anni di servizio e l’esperienza fanno la differenza. E ciò che distingue un controllore anziano ed esperto da un pivellino alle prime armi e’ una caratteristica che solo gli anni di servizio, oltre certo ad una predisposizione naturale, possono dare: la memoria visiva. Nel succedersi delle varie stazioni e nel saliscendi di persone che ne consegue infatti, un controllore e’ chiamato più volte a ispezionare i vagoni al fine di verificare il titolo di viaggio dei nuovi saliti a bordo: ebbene un controllore giovane, magari preso dal troppo zelo, finirà per chiedere sempre a tutti, anche a quelli saliti molte stazioni prima e già controllati, il biglietto, mentre un capotreno anziano grazie alla sua memoria visiva terra’ a mente chi è già salito e dove, così come forse avrà negli anni imparato a capire chi si nasconde tra i passeggeri senza biglietto, magari chiudendosi in bagno o fingendo disperatamente di dormire al suo passaggio. Ebbene il controllore del treno su cui viaggio per un lungo tratto di cammino, sebbene abbia già visto già’ parecchie primavere e debba avere già parecchi anni annotati sullo stato di servizio, continua a comportarsi come un giovanotto alle prime armi, nel senso che viene di continuo a cacarmi o cazz andando trovando di vedere il biglietto e rendendomi impossibile il sonno. Al di la dell’esperienza cmq, non deve essere stato proprio dotato da da Madrenatura di particolare acume e ciò appare già desumibile dai tratti somatici e sommamente dallo sguardo: su un ovale simile a quello di un particolare tipo di zucchine si intagliano due occhi come appiccicati con la colla e con la profondità espressiva simile a quella del lago Balaton che ci scorre a fianco (e’ praticamente una palude). Gli occhi precedono una fronte oblunga e infinita sulla quale si innesta prima o poi una peluria che funge anche da pettinatura. Mi soffermo con tale dovizia sui tratti somatici di questa persona perché devo dire li ho scorti con una notevole frequenza in un alto numero di ungheresi, solo tratti somatici devo dire che non mi hanno impressionato per bellezza anzi mi hanno fatto pensare a quei rudimentali giocattoli in vendita a Napoli, quei tuberi che si innaffiano ed escono germogli che sembrano capelli, di chiamano i Sarchiaponi. Ecco non è che tutti gli ungheresi tengano ora sta faccia così, però in passato deve esserci da qualche parte stata sta mamma Sarchiapona particolarmente feconda.
Ad ogni modo, poco male che il Sarchiapon-controllore venga ogni 5 minuti a chiedermi il biglietto e non mi faccia dormire, perché il paesaggio che vedo passare dal finestrino e’ proprio bello. Il treno dapprima bordeggia la Drava in piena sul tratto in cui funge da confine con la Croazia, poi taglia verso un ultimo spicchio di Slovenia detto Prekmurje, che vuol dire letteralmente “Oltre le mura” ma qui le Mura in questione sarebbero in verità un altro fiume, il Mura appunto, oltre cui questa regione si estende ( sta cosa vedo di ficcarla in qualche caccia al tesoro). C’è tantissima acqua in questa zona d’Europa, fiumi enormi e rigogliosi ovunque e il paesaggio non può che essere pianeggiante. E in un punto che più pianeggiante non si può chiamato Hodos comincia la Pannonia, la pianura ungherese a perdita d’occhio. Gia’in un altro viaggio avevo notato quanto fosse bella l’Ungheria dal treno: a parte la capitale e le città maggiori e’ un paese quasi disabitato e occupato da questi immenso spazi verdi boscosi che più a est lasciano il passo ad una steppa, la puszta, ove esperti mandriani corrono in sella a 5 cavalli insieme. Il binario corre lungo paesaggi selvaggi ove l’uomo c’entra poco e il treno al suo passaggio fa sollevare in volo un numero alto di volatili: gru, aironi e altri animali tipici degli ecosistemi paludosi, ma anche un numero consistente di rapaci che dall’alto presidiano quegli enormi acquitrini a caccia di qualche preda. Ma quasi di colpo ecco spuntare poi Budapest nella sua grandezza e un fascino fin de siècle. Sin da subito, ed e’ un’impressione che non lascerà mai si caratterizza per un numero incredibilmente alto di palazzi maestosi e storici, vestigia di un passato forse più imponente del presente ove è capitale di un paese tutto sommato piccolo e come dicevo poco densamente popolato. Una testa macrocefala su un corpo esile, proprio come il controllore, lo dicevo io che mamma Sarchiapona e’ sempre in cinta!

Strade: da Roma a Budapest in una settimana

Ecco un itinerario semplice ed estremamente gradevole per arrivare dall’Italia alla non troppo lontana Budapest, prescindendo dalla banalità di un volo low cost ed viaggiando ad un’altra velocità in posti bellissimi e non ancora troppo inflazionati, con spostamenti tutti di breve durata ed estremamente agevoli

Partenza: Italia

Arrivo: Bupest

Durata: una settimana

Budget: da 500 a 1.500 €

1° giorno: Trieste

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Da Roma o dal vostro punto di partenza in Italia raggiungete l’elegante Trieste, città di frontiera protesa a Est e con questa bellissima piazza protesa verso il mare, la chiave d’ingresso per la Mitteleuropa

 

2° giorno:  Caporetto

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Il nome del luogo evoca uno dei passaggi cruciali della nostra storia recente, e una visita appare imprenscindibile Arrivarci da Trieste è semplice quanto affascinante: varcata la frontiera con la Slovenia (a pochi passi praticamente), dall’abitato di Nova Gorica salite su un romantico trenino di inizio Novecento, costruito appunto ai tempi della Prima Guerra Mondiale. Con esso risalite tutta la bellissima valle dell’Isonzo, dove si consumò la tragica epopea dei soldati italiani impegnati su questo fronte nella Grande Guerra. Capoluogo della regione è infatti proprio la nota Caporetto, oggi Kobarid in Sloveno, dove sorge un bellissimo museo della battaglia e dove è possibile percorrere le trincee e i camminamenti dei soldati italiani. Per i più sportivi anche la possibilità di fare rafting nelle acque gelate del verde Isonzo (Soca in sloveno) nonché di risalire fino a questa bellissima gola con annessa cascata, detta del Kozjak

 

3° giorno: Lago di Bled

Assumption of Mary Pilgrimage Church, Lake Bled, Slovenia
Assumption of Mary Pilgrimage Church, Lake Bled, Slovenia

Scommetto che vi piaccia molto la foto qui sopra: in effetti il lago di Bled è davvero bellissimo ed è uno dei simboli della Slovenia, paese piccolo e verdissimo. Al lago di Bled ci si arriva da Caporetto dopo aver completato la risalita della valle dell’Isonzo ed esseri poi inerpicati sull’altissimo monte Triglav (monte Tricorno), altro simbolo nazionale, dalle caratteristiche tre cime aguzze da cui il nome. La strada che conduce in alto riporta ad un altro drammatico passaggio passaggio della Grande Guerra, prendendo il nome di “Strada dei Russi”, dalla nazionalità dei prigionieri che la edificarono per rifornire il fronte dell’Isonzo dalla parte austriaca. Scavalcato il Monte Tricorno e superata la dimenticabile Granisca Gora, sorge questo bellissimo lago con l’isoletta al centro. Consiglio gastronomico: le trote arrosto!

 

4° giorno: Lubiana

lubiana

La capitale della Slovenia è una città tutto sommato piccola ma estremamente vitale e dall’impronta cosmopolita, assai poco “jugoslava” e molto più proiettata verso la Mitteleuropa. La sua stessa architettura, di epoca prevalentemente asburgica, la colloca nel solco di una tradizione più centro-europea che balcanica. Davvero una meta estremamente piacevole

 

5° giorno: Ptuj

ptuj

Con questo nome che pare uno starnuto, forse Ptuj potrebbe non dire molto a parecchi di voi: Eppure si tratta davvero di una “hidden gem”, uno scrigno di bellezza tutto da scoprire, piccolissimo quanto prezioso. Collocata ad un centinaio di km forse meno ad est di Lubiana, Ptuj sorge in effetti appena oltre le Alpi, quando i monti lasciano ormai spazio alla pianura alluvionale dei grandi fiumi della Pannonia, Danubio, Sava e Drava. Da qui fino a Budapest non vedrete una montagna più alta di un cavalcavia ed il paesaggio sarà piatto come quello di una frittella: a proposito, qui a Ptuj ne fanno di buonissime ripiene di albicocche. La cittadina è davvero deliziosa con le case rosse e la piazza abbarbicata sotto la rocca, ove si tiene anche un bizzarro festival dal binomio irresistibile: vino & scrittura. Completate l’idillio con un luccioperca (il nome in lingua slava suona meglio per questo bel pesciolone della Sava) alla griglia, proprio in riva al fiume.

 

6° giorno:  Lago Balaton

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“Il mare di Ungheria” sorge poco oltre il confine sloveno e un po prima della capitale Budapest, in una verde regione quasi disabitata. Un comodo treno da Ptuj vi permetterà una sosta qui, prima di raggiungere la capitale Budapest. Il Balaton è un lago piuttosto esteso e con diversi siti interessanti, dalla storica Keszthely alla moderna Siofok , “la Ibiza” del Balaton, capitale dei divertimenti e dei balli sfrenati, a voi la scelta

 

7° Budapest:

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Un’oretta ancora di treno ed eccoci a destinazione nella bella Budapest, di cui forse saprete già tutto o molto perlomeno. Mi limito a qualche minuscolo consiglio, neanche troppo ricercato: le terme Gellert davvero bellissime e, per la notte, i cd “locali in rovina”, pub e locali notturni ricavati dentro palazzi fatiscenti riattati a luoghi cool d’incontro. Ma forse ormai saranno superati da chissà quale nuova tendenza, vista la velocità a cui si viaggia in questo settore modaiolo. Altro consiglio il mercato delle pulcidi Ecseri, qualche km fuori città