Alexander- giorno 10: Efeso, la Manhattan dei Greci antichi

Il cavallo di Troia, tutti conoscono il cavallo di Troia . Pochi sanno tuttavia cosa fosse il “cavallo” realmente: con ogni probabilità una nave, una nave militare. dalle caratteristiche e dalle capacità belliche avanzatissime per l’epoca e sconosciute ai difensori troiani . Una nave di concezione fenicia, popolo di straordinari navigatori, e detta in quella lingua “Hyppos” che in greco significa causalmente “cavallo”. Ancora è possibile che questa straordinaria nave fenicia, una sorta di unità anfibia da sbarco, avesse come un cavallo di bronzo come polena, quelle statue che si posizionavano a prua delle navi, solitamente immagini di dee o ninfe ma non se stai andando a fare la guerra . Certo meno affascinate della storia del cavallo dal cui ventre saltano fuori Ulisse, Achille e tanti bei giovanotti armati ma storicamente più plausibile. Vi è a questo punto un altro equivoco da chiarire, di natura storiografica: molti pensano al “cavallo” come al momento risolutivo di una guerra, di un qualcosa a cui esso pone fine . Il cavallo di Troia segna in verità l’inizio di una nuova fase storica della cultura greca , quella della sua penetrazione in Asia minore . La caduta di Troia per mano greca , databile storicamente in un periodo intorno al 1250 a. C, spiana la strada alla conquista dei vincitori su tutta una larga e fertile zona del Mediterraneo orientale e della penisola anatolica: l’Asia minore, corrispondente alla fascia costiera sull’ Egeo della odierna Turchia, una zona baciata da un clima favorevole e ideale per l’edificazione o meglio l’allargamento di una fiorente civiltà. Stretta da monti infertilì a nord, la cultura greca proietta ed espande oltremare se stessa, come avverrà secoli dopo anche in Italia meridionale, la Magna Grecia appunto . Qui in Asia minore sorgono decine di polis ricche e prospere: Sardi, Mileto, Alicarnasso e su tutte Efeso, la regina capace di contare nelle sue mure duecentomila abitanti al suo apogeo . Una serie di mirabolanti opere dell’ingegno umano abitano ad Efeso insieme ai suoi cittadini : il porto protetto da una baia naturale, sede di fiorenti traffici; la biblioteca di Celso, dotata di 25 mila volumi e considerata una proto-università del mondo classico, dove sono ammessi a studiare alunni di ogni razza e religione; il tempio di Artemide, considerata una delle sette meraviglie del mondo antico, espressione del culto cui tutti gli abitanti sono votati : Artemide, dea della caccia e delle foreste ma anche della indipendenza, della emancipazione. Efeso, nata greca, si ripensa autonoma e altera rispetto alla madrepatria, nella stessa misura in cui le colonie americane ad un certo punto della storia si separano dalla madrepatria britannica pur essendone una filiazione . Ecco perché speso il paragone con Manhattan, multiculturale ed indipendente dalle origini . Vi è tuttavia una gigantesca spada di Damocle che aleggia sempre su Efeso come su tutte le colonie greche dell’Asia minore : il gigantesco e selvatico nemico che viene dallo sconfinato mondo alle spalle . Un cm fuori dalla loro mura tutte le polis greche costiere trovano un impero, quello persiano che li comincia e finisce migliaia e migliaia di km più ad est, alle porte del’India . L’Impero più grande del mondo allora conosciuto, decine di etnie diverse per svariati milioni di individui che parlano altre lingue, venerano altri dei e vogliono tutti una stessa cosa : sterminare fino all’ultimo greco presente sulle loro coste. Tante volte provano a farlo e tante volte vengono respinti . Ma sono troppi, tanti di più, paiono moltiplicarsi ad ogni battaglia , ogni tentativo di invasione . Qualche città cade, qualcuna si allea trovando magari qualche illuminato alter ego anche in quel mondo ostile , come nel caso di Creso re della Lidia o il mitico Re Mida re dei Frigi. Ma quel mondo resta ostile ai Greci e lo resterà in eterno . Poi un giorno arriva lui, salpa dall’Ellesponto a capo di un esercito forse di 60 mila uomini e 7 mila cavalieri , c’è chi dice di meno e chi di più . Per prima cosa, giunto sulla spiaggia di Troia alla foce del Menandro pianta una lancia consacrandola a Protosilao, primo eroe greco a sbarcare a Troia. Il gesto è chiaro : Alessandro chiede alle città greche di allearsi a lui nella guerra contro il persiano Dario, al cui regno vuole porre fine per sempre , distruggendolo fino alla casa madre del suo formicaio . Chiede di dargli fiducia e sposarne la causa , alleanza o sottomissione, tertium non datur. Molte accettano subito, altre esitano : la vendetta persiana potrebbe essere letale e questo giovane condottiero venuto dalla Macedonia , percepita ancora come una regione selvaggia e semi – barbarica , non pare possedere le stigmate del Pacificatore universale del mondo greco. È l’esitazione che coglie Efeso ed il suo senato, ove siedono a quel tempo degli Oligarchi, longa manus corrotta della l’aristocrazia Persiana . Ma arriverà nei primi giorni di maggio il tempo di una inesorabile battaglia , quella tra le falangi di Alessandro e lo sconfinato esercito persiano che gli si para davanti sul fiume Granico, proprio a nord di Efeso. La battaglia è feroce, finte e posizionamenti di cavalleria si seguono per tutta la prima giornata , poi Alessandro in prima persona rompe gli indugi e carica a Cuneo con le sue falangi nel bel centro dello schieramento persiano, quello dove posizionano i nobili persiani, gli stessi che controllano Efeso ed il suo porto . Si narra che lo stesso Alessandro avesse fatto gran strage di molti di essi , prima di essere intontito da un colpo di ascia sferrato da un nobile ma che quando stesse proprio per soccombere sotto il colpo decisivo nemico, fosse intervenuto il suo migliore amico nonché più fido generale , Clito il Nero che con un colpo di spada tagliasse il braccio nemico è salvasse la vita al suo giovane re Alessandro . La battaglia del Granìco volgeva ormai in favore della fazione macedone, di soverchiante capacità militare . A fronte di duecento , forse trecento caduti macedoni, i Persiani contano almeno seimila caduti e altrettanti prigionieri , e molti altri verranno fatti tali o passati per le armi in un inseguimento durante la loro frettolosa ritirata, mentre il generale dei Persiani, quel Memnone di Rodi di origine greca e passato come mercenario alla corte di Dario, non trova a quel punto altra sorte migliore che darsi il suicidio . Efeso, come tutta l’Asia minore, è liberata, gli Oligarchi cacciati e viene per prima cosa restaurata la Democrazia, concessione fatta da Alessandro ìn persona alla sola città di Efeso . Sulla bianca città circondata da ulivi e dal mare turchese torna la Pace e viene riaccesa la fiaccola del Sacro Fuoco di Artemide

Alexander- giorno 7: Alessandropoli, un gineceo imperfetto

È tempo di rimettersi in cammino . Lasciati alle spalle gli ozi di Salonicco, la strada verso Est corre lungo le strade della Macedonia che bordeggiano la penisola Calcidica ammantata di dolci foreste alla base della sue tre “dira”: tre promontori stretti e lunghi protesi nel mare, il terzo dei quali ospita uno degli Stati più singolari della terra, la teocrazia del Monte Athos . È una sorta di Tibet della religione ortodossa, abitato solo da Monaci monastici che rifuggono dal progresso e non accettano sul loro territorio, davvero incredibile a credersi, persone di sesso femminile. Intendo dire che le donne non possono proprio oltrepassare quel confine materialmente, regola che non conosce eccezioni. Per accedervi, anche se pene-dotati, bisogna fare una bellissima e anacronistica richiesta scritta a mano ed attendere la risposta che può richiedere molto tempo e per una data fissata non concordabile, tutti step piuttosto difficili atteso il modo di viaggiare che ho dove non prenoto manco un aereo figurati l’ingresso ad un luogo del genere . Eppoi sono in compagnia della mia bellissima compagna di viaggio almeno fino ad Istanbul, nun se po fa. Ad ogni modo un giorno sogno di visitare il monte Athos . La strada prosegue lungo la linea di costa e la Macedonia lascia spazio alla antica Tracia, più brulla e ricoperta di macchia mediterranea fino a giungere in prossimità del confine turco . Qui sorge una città il cui nome è troppo evocativo per non dedicarvi una tappa : Alessandropoli, fondata giustappunto dal Nostro che qui vinse una delle sue prime battaglie . Fu una sorta di gran debutto del giovane Alessandro , che messo a capo dell’esercito orientale dal padre Filippo, mosse contro le soverchianti truppe della Lega greca che avevano mosso guerra incautamente agli “uomini del nord”, provando ad accerchiarli da tutti i lati . In quella battaglia Alessandro riuscì , giunto sul fiume Struma, l’odierno Evros , ad infliggere una sonora sconfitta addirittura ad un corpo fino ad allora imbattuto ed ammantato di un’aura di invincibilità : il Sacro Battaglione tebano. Preso il possesso della riva del fiume , fondó una città col suo nome , Alessandropoli, la prima di tante . Nella città è ancora presente un faro da lui innalzato , proprio sul porto ove salpano le navi per Samotracia, isola ove fu rinvenuta la bellissima Nike che troneggia all’ingessso del Louvre . L’odierna Alessandropoli è una tutto sommato vivace cittadina di frontiera, piena di ruspanti taverne ove mangiare ottimo pesce e bere vino alla resina dei boschi locali , ove sorge un parco fluviale bellissimo e una foresta piena di avvoltoi . Quel che ricorderò tuttavia più di altro è la presenza di donne piuttosto bizzarre e preposte a ruoli a cui assolvono in modo decisamente inidoneo e singolare . Cominciamo con una che all’hotel fa la istruttrice della zona fitness ma ha un fisico assai assai poco sportivo con molti ma molti chili in eccesso. Non è per una storia di body shaming ma non incarna proprio il ritratto della personal trainer , ma fosse niente quello. E’ che quando sente che sono di Capri , comincia ad esprimere la sua idea circa l’Isola Azzurra ad alta voce e col gesto della mano teso ad indicare il fruscio delle banconote :” ahhhh Capriiiii Ssssoooldiii.” Alla prima fa anche ridere, poi al secondo o terzo passaggio accompagnato da sto “Capriiii ssoooldiiii”, la cosa comincia a diventare seccante e inopportuna . Non vanno meglio le tizie che fanno servizio ai piani, che si affogano alla velocità della luce il mio costume che cade dal balcone per il forte vento ed alla domanda se per caso hanno rinvenuto un costume , fanno le super gnorri fingendo di non aver trovato niente e con un’espressione del viso come se un costume da bagno non lo avessero mai visto, per poi farsi sorprendere con le dita nella marmellata poco dopo . Ma il capolavoro lo fa una tipa che lavora in un posto dove non vado mai nella vita da anni, un’agenzia di viaggia dove dobbiamo nostro malgrado andare per prenotare sti biglietti del bus per l’indomani che necessitano il non semplice passaggio della frontiera terrestre turca e ed una preregistrazione dei passaporti . Ebbene, quella ti pare che non è capace di sbagliare tutti i nomi dei nostri passaporti inserendo un’acca e scambiando una C di Como per una G di Genova , una A per una E, il tutto rischiando per un pelo di farci trovare bloccati ad un frontiera nella terra di nessuno . Il cambio delle vocali tipo ruota della fortuna del vecchio Mike richiederà una notte al telefono tra oscuri preposti della burocrazia turco- greca e si risolverà positivamente giusto pochi minuti prima dell’attraversamento del fiume ove Alessandro sconfiggeva nel 339 a. C il Sacro Battaglione Tebano, operazione assai meno complicata ne sono sicuro . Ad ogni modo il fiume è passato, il guado è alle spalle e si apre dinanzi a la via per Constantinopoli e Troia . Mancano 4.607 km a Samarcanda

Alexander- giorno 5 : La lama balcanica

Una lama affilata, o meglio due lame diverse, una concettuale e l’altra vera e propria di credo metallo: questa può essere la chiave interpretativa della affascinante giornata odierna. Si, perché dovremo attraversare un bel pezzo di Balcani, dei Balcani quelli veri, fino ad esserne estratti fuori sul mare Egeo. Entrare nei Balcani ed uscirne è un po’ coke essere fagocitati da un gigante di roccia e polvere per venire poi sputati fuori, come in qualche leggenda della cosmogonia greca o norrena. Ecco perché dovremo agire come una lama dentro di esso, squarciare il gigante da nord e sud lungo una pista che si dipana sopra le alture della Pelagonia, il selvaggio Pelister, per poi calare sulla piana di Bitola, la città dei consoli fondata da Filippo il macedone e da lì raggiungere un valico di frontiera con la Grecia da cui immetterci nella Macedonia ma quella greca (vi è persino una querelle legale tra le due Macedonie, vinta per ora dalla fazione greca che ha ottenuto il “copyright”). Dal confine dovremo raggiungere la via Egnatia e con una deviazione raggiungere poi la “capitale ancestrale “ del Regno macedone , Ege, dove in una vicenda davvero shakespereana comparirà la seconda lama: quella che li trafisse Filippo II di Macedonia durante il banchetto nuziale della figlia Cleopatra dandogli la morte. La sua incedibile tomba giace in quel posto e voglio a tutti i costi vederla prima di proseguire per Thessalonica. Ah, avrei pensato anche ad una prima sosta prima del confine sul sito di una città uh tempo gloriosa chiamata Heraclea Lyncestis, in onore ad Ercole suo fondatore ed alla lince che vive acquattata nei boschi circostanti . Insomma un programmone bello serrato. E per renderlo possibile , trovo un gigante buono disposto a farci da driver: si chiama Vedat ed è un uomo buonissimo che si mette subito alla guida sotto un diluvio di acqua da cielo che Dio la manda . Ci lasciamo alle spalle il lago di Ohrid e ci inerpichiamo su per le alture del Pelister, lasciandoci alle spalle anche l’altro lago gemello di Prespa e la sua isola dei serpenti, Golem Grad, che manco stavolta riesco a vedere . Giunti alla volta di Heraclea Lyncestis dobbiamo prendere atto che almeno per oggi piuttosto che la lince, gli unici animali reperibili sono i cani , i cosiddetti famosi “cani morti” che piovono da cielo . Insomma sotto un diluvio non risulta visitabile un sito archeologico dotato di bellissimi mosaici e templi ma tutto all’aperto . Peccato, perché ci tenevo a visitare sta gemma nascosta legata alla storia di Filippp e Alessandro in quanto che costituiva la loro roccaforte per le incursioni dei nemici Illiri da nord nonché la base sulla via di commercio con Roma . Così ripieghiamo per una breve sosta a Bitola, città storica anche essa poco prima del confine, con un’impronta a metà ottomana e metà asburgica, un po come Sarajevo . Bitola rappresentava a sua volta il limes estremo dell’impero asburgico con l’impero ottomano: ecco spiegata la presenza di palazzi in chiaro stile viennese frammistati a bazar e moschee chiaramente ottomane . Poco dopo finiscono le montagne e troviamo il confine nel bel mezzo del nulla . La sensazione di Nulla proseguirà per un bel po anche nella Macedonia greca che si presenta come un gigantesco e disabitato pianoro declinante verso l’Egeo, interrotto solo dai monti delle Meteore ad un tratto . Con una deviazione dall via Egnatia ci mettiamo alla ricerca della antica capitale macedone Ege, che troviamo in mezzo ad un mare di ulivi , in un sito museale davvero ma davvero stupendo che sorge come una piramide in mezzo ad una verde campagna . Qui sorgeva il palazzo reale di Filippo (magnificamente ricostruito !!!!) e qui egli trovó la morte, il giorno del banchetto nuziale di sua figlia , la secondogenita dopo Alessandro, avuta dalla prima moglie Olimpiade. Ah, Olimpiade proprio lei , la moglie bella e giovane ripudiata da Filippo per Euridice figlia del generale Attalo…..Ad assestare la lama nella schiena del re è un certo Pausania di Orestide , sua fidata guardia del corpo nonché si vocifera anche suo amante segreto. Ma nessuno vuole credere a ciò. Non si è ancora rappreso il sangue che sgorga dal corpo morente di Filippo che tutti cominciano a gridare a palazzo il suo nome, quello di Olimpiade, la empia regina decisa a vendicare il suo orgoglio ferito ……A tutt’oggi questo noir d’epoca non ha trovato ancora soluzione ma di certo sarà una dei motivi che spingerà Alessandro a intraprendere il suo cammino di conquista verso Oriente ma questo avremo modo di vederlo nel prosieguo del nostro fantastico cammino..

Alexander- Giorno 4 : Il Regno della Luce


Visto che da qualsiasi lato si arrivi a Ohrid si tratterà di scendere da qualche montagna, si paleserà sin da quel momento un effetto ottico mirabolante cui ben presto dovrete abituarvi: dalla cima di una qualche montagna vedrete a fondovalle un sorta di catino lucente come un metallo prezioso , una sorta di battistero iridescente e abbagliante in cui vorrete subito calarvi .
Il lago di Ohrid è oggettivamente uno dei posti più belli dove sia mai stato, ove avevo un gran desiderio di tornare; il motivo per cui sia semi- sconosciuta agli italiani non mi è a mia volta noto ma mille volte meglio così.
Le origini di Ohrid affondano nella notte dei tempi, in epoca ove cho la comandava qua erano i Pelagoni, ”gente di mare” a voler dedurre una etimologia plausibile a questo nome, e infatti il lago di Ohrid proprio un mare sembra con le sue distese azzurre inondate di luce ove vivono pesci singolari e anche un po’ mostruosi, tipo l’anguilla di Ohrid che per arrivare qui a deporre le uova e poi morire , si fa un culo tanto partendo in un viaggio inverosimile dal mare a risalire i fiumi esattamente come i salmoni . Anche una specie di trota è autoctona di questi luoghi ed è così apprezzata per le sue carni delicate ed al tempo stesso sode come il corpo di una giovane sposa da rischiare l’estinzione, rischio che si rinsalda e si accresce ad ogni mio passaggio qua . I Pelagoni, gente di mare, chiamarono questo luogo Lychnidos, il “Regno della Luce”, e mai nome sembró più appropriato. Il luogo fu un crocevia di popoli come d’altra parte tutta la Macedonia stessa e la sua storia si interseca con tutte le vicende dei popoli circostanti, dagli Illiri passando per i Greci ed il periodo ellenistico , i Romani che posero Lychniidos come tappa della via Egnatia, i bizantini che qui edificarono delle chiese e dei santuari di inverosimile bellezza, i veneziani che arrivarono fin qui perché dovunque c’è acqua c’è Venezia, liquida sovrana di un pezzo di mondo . Anche la storia recente della guerra fredda vede Ohrid ergersi a meta ambita della nomenclatura del blocco comunista ed in particolare proprio del padre- padrone di quel laboratorio etnico caduto in disuso chiamato Jugoslavia, parlo di Tito che qui aveva una bellissima residenza ove accoglieva capi di stato ed amanti .
Ma tra i tanti periodi storici che investono la bellissima Ohrid, siamo tenuti per esigenze di copione a sceglierne uno: quello di Alessandro il macedone e sua madre, originaria di un posto non lontano da qui . Già la madre di Alessandro, un personaggio cruciale nelle vicende del figlio come d’altra parte lo è ogni madre ma al tempo stesso protagonista di una vicenda shakespereana, anzi degna di una tragedia greca visto che siamo in tema . Ecco, la grandiosa drammaturgia greca ci ha raccontato di personaggi femminili meravigliosi e conturbanti, donne costrette a dividersi tra cuore e ragion di stato, costrette a dilaniarsi nel essere spose di uomini potenti quanto brutali e chiamate a vivere situazioni drammatiche . Parlo di personaggi come Medea, Antigone, Clitemnestra e tanti altri. Non so se abbia mai trovato posto in una tragedia il personaggio femminile di Olimpiade , non mi risulta ma meriterebbe di farlo . Ecco, il dramma inizia già dal nome: lei battezzata Myrtake dal padre Neottolemo re dell’ Epiro, è costretta ad assumere quello di Olimpiade, imposto dal marito per auto celebrare una sua vittoria farlocca appunto ai giochi olimpici, dove negli incontri di pigolato arrendevoli pugili si sforzavano a chiavare capate sulle mani del loro re adorato. Re che aveva il nome di Filippo II di Macedonia , padre di Alessandro . Uomo dai modi rudi e dai tratti barbarici, aveva preso in sposa Myrtale poi divenuta Olimpiade in tenera età, in una logica di espansione geopolitica verso il regno del padre, quell’ Epiro posto tra la Macedonia ed il mare Adriatico . La bella Olimpiade pare disprezzasse profondamente la rudezza di modi e la scarsa propensione alla cultura e alle arti del consorte guerriero Filippo , così da riuscire a imporre a quest’ultimo il migliore precettore possibile per il figlio nascituro Alessandro : la scelta cadde su un filosofo di corte capace di discorsi e logiche fuori dal comune , parliamo di Aristotele. Ma la assenza di educazione pare non fosse il difetto peggiore di Filippo agli occhi della giovane sposa : il sovrano era figlio di una cultura finì ad allora ritenuta semi-barbarica , che concepiva istituti ormai desueti nelle corti degli edulcorati greci come la poligamia: così un bel giorno, quando Filippo annunció che si sarebbe preso in moglie pure la figlia di un suo generale, una certa Euridice, il fardello per Olimpiade diventó troppo pesante di palettare e se ne andò di casa o meglio di palazzo, portando con se i figli Cleopatra ed Alessandro . Andarsene di casa con i figli al seguito non era proprio un gesto semplice ed universalmente accettato nella Grecia del 3 secolo a. C e certo foriero di conseguenze, specie se sei la regina per altro “forestiera” di un regno come quello macedone . La povera Olimpiade prende a vagare per le corti dei regni vicini chiedendo asilo ma non trova dai parte dei regnanti la stessa disponibilità ed ospitalità che mostravano quando sfilavano a corte del potente marito, che ora non vogliono incazzare: ci mancherebbe di trovarsi le fameliche ed imbattibili falangi macedoni di Filippo sotto il palazzo per “roba di femmine “. Alla fine l’unico che da accoglienza ad Olimpiade ritornata Myrtale come da nubile è suo zio Alessandro d’Epiro, che accoglie la nipote ed i suoi figli confinandoli però in una luogo periferico del regno, quasi a voler dire all’ex marito : “se vuoi riprendertela, te l‘ho lasciata la”
Quel luogo d’asilo dorato era appunto Lychnidos, l’odierna Ohrid regno della luce , dove la bella Olimpiade coi figli Cleopatra e sopratutto Alessandro comincia a pianificare la sua feroce vendetta di donna tradita verso il fedifrago e rude marito Filippo….e questa storia la incontreremo certo più avanti nel nostro fantastico viaggio

Alexander- Day 1: la Rimpatriata Sciacalla

Giorno 1 – La Rimpatriata Sciacalla
Il diario di un viaggio attraverso paesi e culture diverse , montagne e mari , deserti e ghiacciai,
fino alla lontana Samarcanda, si apre con la estrinsecazione di un concetto universale: quello di Amicizia.
Esso è di certo un concetto tutt’altro che estraneo al personaggio cui tutto questo ambaradan è dedicato ovvero Alessandro Magno : il Nostro conosceva profondamente il potere dell’Amicizia, come quello della Spada e forse anche più. Non è inesatto ne azzardato dire che alla base della moltitudine di vittorie, imprese e vicende varie di vita che investirono Alessandro ci fosse l’Amicizia, che essa fosse la pietra angolare della sua straordinaria vita, almeno fino al momento ascendente della sua parabola . Si, perché andando a ricostruirne le gesta si capisce abbastanza presto come il Nostro non fosse un sovrano egemone e solo, ma avesse a fianco una folta schiera di amici inseparabili sin dalla giovanissima età, che lo accompagnava inscindibilmente sul campo di battaglia come sul talamo nuziale, nella stanza del trono come nel guado di un torrente . I macedoni Tolomeo ed Arpalo, il generale cretese Nearco, il bellissimo compagno di infanzia Efestione divenuto suo amante, l’inseparabile Clito il Nero capace di salvarlo da una spada nemica un attimo prima che il barbaro che la brandiva sferrasse il colpo decisivo. Ed a bene vedere, la invincibile formazione dell’esercito macedone, l’unità di base capace di sbaragliare forze nemiche soverchianti anche dieci volte per numero era detto o no “falange” ? Bene, la falange è dopotutto un osso delle dita di una mano, l’arto di cui dispongono gli uomini e poche altre specie e che esprime meglio di ogni altra cosa in natura l’essenzialità e la Interdipendenza di tutte le parti , “come le dita di una mano” appunto .
Quella macedone suonava un po’ come una rock band di amici del liceo dei giorni nostri , ad un certo punto investito da un inusitato successo planetario ma che sanno rimanere fertili e creativi fin quando restano aderenti allo spirito originario . Se il successo col fiume di soldi e connessi che porta, travolge anche uno solo di loro, viene meno tutto il complesso, scompare tutta la alchimia originaria . Quante ve ne vengono in momenti di rock band cosi, vittime di questa precisa parabola ? A me centinaia . Sarà quello che accadrà anche un po’ ad Alessandro: fin quando saprà essere il front leader di un gruppo che spacca, avrà il mondo ai suoi piedi . Quando inebriato dalla fama e dal potere, arriverà addirittura a tradire il suo inseparabile amico Clito il nero, trafiggendolo addirittura mortalmente con la lancia , sarà lì che romperà l’alchimia ed il messaggio di base e comincerà la sua parabola din discesa . Ma è una storia che vedremo più avanti .
Per ora, a proposito di Amicizia ci siamo noi che ci siamo dati appuntamento in Puglia, per i 50 anni di un amico andato a vivere lì e a cui vogliamo tutti molto bene. Era una sorpresa e ci è riuscita benissimo, perché come le organizziamo noi Sciacalli queste cose , pochi sanno farle . C’era chi è partito da Capri sotto una tormenta, chi da Milano, chi da Roma , addirittura da Madrid e da Londra e chi ha coordinato tutto da casa non potendo essere qui fisicamente, per poi ripartire tutti il giorno dopo ognuno verso le proprie destinazioni ed io a proseguire verso l’altra sponda del mare Adriatico ovvero l’Albania, il viaggio che arriverà fino a Samarcanda. Ma la prima tappa doveva essere qui, perche questa era la nostra serata

Alexander – Prologo

PROLOGO
Quello per il quale sto per partire e a cui ho pensato in maniera incessante e finanche ossessiva nelle ultime setttimane,forse mesi, è un viaggio che definirei con un aggettivo meglio di altri : abnorme . È un viaggio abnorme, come espressione di una grandezza irregolare e fuori norma, non funzionale; è abnorme come un rumore che si deflagra da un sottosuolo magmatico; è abnorme come abnorme il mostro che lo ha generato, la mia Fantasia . Quest’ultima è una considerazione assai meno auto-lusinghiera e compiaciuta di quanto possa sembrare, perché io ritengo davvero la mia Fantasia come una sorta di Leviatano, una creatura mostruosa che mi alberga dentro d qualche parte e che si presenta talvolta a reclamare la sua libbra di carne, da esaudire con un viaggio, una caccia al tesoro o robe del genere, altrimenti mi consuma e fa sentire come un bambino con la paura di un vicoletto buio. E così per farla contenta e darle sazietà anche stavolta, mi sono inventato sto viaggio, dove a dirla tutta ho un po’ bluffato, nel senso che questo viaggio lo ha già fatto qualcun’altro prima di me , qualcuno di assai più noto ovviamente. Ma dopotutto faccio sempre un po’ così, si tratta di mettere su un asse cartesiano uno spostamento tra un A e B usando come ascisse la Geografia e come ordinate la Storia. E dunque se A è casa mia a Capri , il B lo collochiamo da qualche parte in quello che oggi si chiama Uzbekistan, ed in mezzo ci mettiamo una parte di mondo da attraversare che oggi si chiama come si chiama ma che al’ epoca dell’impresa del mio illustre predecessore era occupato da luoghi che andavano col nome di Epiro, Pelagonia, Tesprotia, Macedonia, Tracia, Troia, Bitinia, Cilicia, Cimmeria, Regno di Urartu, Corasmia e tanti ancora . Le strade possibili sono un bel po come tanti i bivi da scegliersi. Diciamo che in linea di massima dovrei salpare da Bari per raggiungere quello che un tempo si chiamava Epiro e oggi Albania meridionale, dove la madre del mio eroe ebbe i natali e anche Egli si rifugió dopo l’assassinio del Padre, poi non saprei se andare subito a Est verso la terra ove questa leggenda ebbe origine, la Macedonia ed il “regno di luce” della Pelagonia o svoltare a sud verso le sorgenti del fiume Acheronte (che esiste davvero , si) in modo da evocare il mio eroe, i villaggi di pietra della Zagohoria e le Meteore. Diciamo che per certo le due strade si ricongiungono a Thessalonika, da cui marciare attraverso la Tracia e il fiume ove Egli visse la prima vittoria. Verrà poi l’Asia Minore, ove Egli sbarcó ove un tempo stava Troia, accolto da una pioggia di frecce persiane, una delle quali stava per ucciderlo prima che lui si ergesse sul Bucefalo a sbaragliare i nemici. E poi la dotta Efeso, la Licia e la Bitinia fino a Isso dove il suo alter ego persiano Dario disponeva di un esercito 9 volte più numeroso ma ruppe in fuga sgomento di terrore di fronte alle sua falangi . Verrà poi la Mesopotamia col Tigri e l’Eufrate, e nuove truppe persiane a sbarrargli il passo inutilmente , per una strada che da qui si dipana oltre Babilonia ed un regno dell’ignoto, forse ancora oggi . Terre grandi come l’Europa ricoperte da steppe sconfinate, che oggi si chiamano Kazakistan o Uzbekistan, ove esistevano laghi or divenuti deserti e buchi nel terreno che bruciano come fossero porte dell’inferno . Ed alla fine, oltre i deserti bianchi e le montagne rosa, sta lei, la Città blu che diede in sposa la bella Oxane al Nostro. Li sta Samarcanda, in Uzbekistan, mia meta di arrivo . E questo che sto per compiere, se non lo avete ancora capito , è il viaggio che su per giù duemila e cinquanta anni fa compi Alessandro di Macedonia, figlio di Filippo ed Olimpiade, a tutti noto come Alessandro Magno.
Terrò un diario di viaggio qui come sul mio blog che chiamerò “Alexander”. Ad accordar fiducia a Google maps la via più breve fino a Samarcanda consta di quasi seimila km, 5.926 per l’esattezza . Ma se sto già in Puglia vuo dire che ne ho percorsi circa duecento, quindi ne mancano 5.700 e sto già a buon punto ! E forza, allora, partiamo risoluti ed indomiti per la nostra impresa come Alessandro Magno !