La Bruttezza è un valore secondo me. Può esserlo quando essa è assoluta, oggettiva ,incontenibile, deflagrante. Ecco quella di Kiruna è una bruttezza deflagrante, poi approfondiremo perché. Diciamo subito che Kiruna, 200km a nord del circolo polare artico, entrerebbe nella top five dei posti più brutti mai visti. Ma io lo sapevo e me la sono andata cercando. Avevo preso d’occhio questa città di minatori dal clima impossible epicentro della regione Sami circondata da una bellissima natura ma posta come una sorta di tazza di cesso al centro di una sfilata di modelle, un cratere infernale che si apre nel centro di una foresta a delle viscere ricolme di metallo. Le città dei minatori sono quasi tutte bruttissime: recano la fretta di insediamenti pioneristici ma poveri, baracche buttate lì alla rinfusa per accogliere sciagurati di mezzo pianeta disposta per salari men che accettabili a seppellirsi nelle viscere della terra per l’estrazione di qualcosa di prezioso . La distopia assoluta dove prima o poi andrò si chiama Omyakon, in Jacuzia a nord figuriamoci della Siberia: il posto più freddo abitato, temperature di meno 57 per pochi nugoli di baraccati chiamati a lavorare lo in miniera. In questo Kiruna ha un primato : sorge sopra la miniera più grande de mondo, un gigante grande quanto Milano di nera pietra gelata che ogni tanto trema, vibra, si contrae e si allarga quasi vivesse di vita propria. A Kiruna ci sono i sismografi. E tra poco Kiruna, almeno il suo antico insediamento, non esisterà più: verrà spostata di peso qualche km più in là, in questo immenso pianoro gelato dove lo spazio non manca. Tutto verrà trasportato, le case, la chiesa e persino il cimitero . E tutto molto in fretta, perché sta per scendersene tutto. Trasloco gentilmente offerto dalla potentissima azienda che gestisce la miniera e che ha bisogno di allargare lo scavo così da risucchiare la città dentro il gigante sotterraneo di ferro. La cosa credo sia perlomeno traumatica per la popolazione locale, che provo a fissare negli occhi ora in un caffè, in effetti paiono come depressi, disorientati, spiantati. Il pavimento su cui siediamo tra qualche mese si aprirà è finita dentro una miniera profonda km e km . in questa opera di trasformazione e alterazione completa della natura e dei luoghi per mano umana, Kiruna vive una tragedia a basso impatto, controllata e ammorbidita ma pur sempre dolorosa , una sorta di Chernobyl dell’Occidente. Inviato da iPhone
Categoria: Svezia
Northern lights – Uppsala, un quadro di lontananza
Un modo abbastanza usuale per descrivere un luogo e perlomeno per
cominciare a farlo e´quello di appiccicarsi una immagine metaforica o
meglio dire allegorica, spesso mutuata dall´iconografia femminile.
Cosi´, se Stoccolma era una nordica sirena protesa sulle acque,
l´immagine più che mi sovviene per questa Uppsala e´quello del cd
“quadro di lontananza”, definizione sovente abbinata a donne o anche
uomini ( lo hanno detto spesso anche a me) che paiono belli visti da
lontano o in foto, poi da vicino…..nzomm.
Ecco Uppsala “la dotta”, capitale culturale del paese con la sua
università considerata da alcuni la più antica del mondo (primato per
la verità rivendicato da Bologna), cuore pulsante della enorme
attività di ricerca e di studio di questo paese colto e che ha dato
ovviamente i natali o perlomeno e’ divenuto la casa di molte eminenze
del pensiero e della scienza. Spicca tra essi Carol Linneo, il biologo
che si pigliö la briga di dare una classificazione a tutte le specie
di flora e fauna al suo tempo conosciute. Ma l´ínteressantissimo museo
a lui dedicato, pieno di ammenicoli, animali imbalsamati e stranezze
provenienti dai 5 continenti. e´chiuso per restauro, cosi come moltr
altre attrattive del posto, probabilmente per la bassa stagione. Cosi
da vedere resta poco come il grazioso centro storico snidato lungo le
anse di un bel fiume che lo attraversa, tra il fogliame rossastro e
migliaia di castagne riverse al suolo. La città e´pervasa da un
gradevole e allegro clima studentesco, essendo sede di oltre 40.000
studenti, e capita di imbattersi in carovane di giovinastri tedeschi
vestiti in stile Oktober fest parecchio avanti con le birre gia dalle
prime ore del giorno, ed il ricordo va a quando mi imbatte´anni orsono
in un´analoga coitiva in quel di Firenze, finendo poi di li a poco a
fare i versi del cavallo e i passi di dressage ein- zwei- dei galopp!
con una di esse appassionata di questo sport…ma sono ricordi di una
gioventù ormia lontana. Il problema di fondo e che piovono i cani
morti da cielo e fa uno sfaccimma di freddo , combo che spegne presto
gli entusiasmi facendomi rippiegare in una davvero bella osteria dove
mi cimnto con l´eccellenza della cucina svedese nella sua versatilità
tra terra e mare: zuppa di aragosta e per secondo polpette di alce,
binomio inslito quanto soddisfacente. In un+ansa del fiume raccatto
pure uno studente assai avanti negli anni bello intorzato di sidro di
mele, che mi racconta di essere stato messo alla porta dalla moglie e
ha deciso di passare il sabato all´addiaccio sotto la pioggia. Statt
buon. Nella piazza del paese una manifestazione della comunità di
immigrati armeni che protesta contro l+aggressione militare da parte
del vicino Azerbaijan, luoghi ricordo di viaggi passati. Tutta la
città ospita una eterogenea comunita di immigrati medio- orientali
per un modello di integrazione che pare meglio riuscito che altrove.
Nel complesso un posto gradevole ma un po spento
Northern lights – Stockholm, beauty on water
Ogni luogo si lega irrimediabilmente ad uno dei 4 elementi alchilici (terra. aria, acqua e fuoco) ed esso e´per Stoccolma inequivocabilmente l´Acqua: la vedrete apparire come una sorta di pavimento liquido già all´uscita del tunnel della metropolitana e non scomparirà mai più dalla vostr vista ovunque vi rechiate. I tanti ed eleganti palazzi poggiati agli angoli del difforme manto color cristallo paiono la ovvia traslazione delle vecchie palafitte dei
Vichinghi che colonizzarono anticamente il sito per erigerlo a base di partenza per le mete più disparate, una rampa di lancio per un futuro di potenza. Il panorama architettonico per la verità si presenta in
maniera piuttosto eterogenea, unendo a scorci di architettura gotica avventure sul genere design ipermoderno che talvolta scade in albergoni trash consacrati a quel gusto che pare esistere come tempio
innalzato all´ Italiano tamarro medio che sverna tra Dubai e Sharm El Sheik, ma sono eccezioni. Si, perche´cominciamo a dirlo a chiare lettere: Stoccolma e´bellissima, protes sull´acqua come una sirena nordica e dispiegate su tante isole una diversa dall´altra. Si, ognuna delle isole di quelle che e´un vero e proprio arcipelago pare consacrata ad un gusto ed incarnare un suo stile, un suo messaggio di innovazione o
conservazione. Io scelgo quella di Gamla Stan, il centro storico e vecchio cuore pulsante di quella divenuta col tempo una mordiba metropoli a misura d´uomo. Ci metto un po´a scegliere l´albergo
giusto, riservandomi come sempre la felice prerogativa di non affidarmi alla selezione via internet ne all´ansia prenotatrice di
tutto in anticipo, ed alla fine la scelta giusta la azzecco: un bellissimo alberghetto in peino centro storico denominato The
Collector, i “collezionisti”, giacche´ogni angolo e´addobbato con centinaia di oggeti collezionati lungo le rote nautiche dei mari di mezzo mondo, in particolare i mari del Nord. Ancore, sestanti, ottanti, mappe nautiche, ossi di balena e narvalo, qui al Collectors non viene mai voglia di prendere l´ascensore perche´salire le scale
e´come aggirarsi per un museo. Un bel pezzo da collezione lo tengono pure alla reception devo dire con sto gentilissimo esemplare di biondona scandinava che rende la scelta pressoche´irrinunciabile. Dopo poco realizzo pure di essere a pochi metri dall´Accademia del Nobel,
dove questa settimana assegnano i premi. Vedo le luci di quello ch pare un normale ufficio, a trati pare quasi di sentirli confabulare, eminenze della scienza e della letteratura e altri disparati rami del
sapere. Abituato da mesi a Capri al chiacchiericcio isterico del
toto-contagiati, se e´stato infettao questo o quel cristiano, evoluzione patologica del toto-cornuti e della narrazione di tutte le
infedeltà coniugali endemica dei piccoli posti di provincia, mi pare un balzo in avanti enorme..
Una cosa che colpisce da subito di Stoccolma e´come paia pensata per essere vissuta tutta all´ aperto, un po come notato in altre capitali nordiche come Copenaghen o anche Amsterdam, sebbene la latitudine o il
meteo certo non favoriscano almeno a prima impressione una simile impostazione. Ma il vedere centinaia di locali correre all´aperto alla prima vrenzola di sole, i bambini sciamare nei tanti bellissimi ed
attrezzatissimi parchi vale a rendere più salda l´ímpressione. Forse
e´un pregiudizio di noi latini quello di immaginare qualsiasi cosa a nord di Milano come una tundra ghiacciata dove regnano orsi polari e foche. Queste ultime per la verità ci stanno e fanno capolino ogni
tanto nel limpidissimo mare. Stupendi ed allestiti con eccezionale maestria i musei, danno un´impressione che persino da una pantosca di terreno con un po di muschio sopra riuscirebbero a trarre qualcosa di
appassionante alla vista di un turista. Eterogenea e multiculturale la
vita notturna, almeno a prima vista un modello assai ben riuscito di integrazione e melting pot. Difficilmente ho visto una città più vivibile, a condizione ovviamente di avere risorse perche´i prezzi
sono piuttosto scandinavi. Stockholm, beauty on water