Due loti sottozero – cap. 3 : i miei 5 consigli per visitare l’Islanda

1) IL FREDDO E’ UN PROBLEMA SOPRAVVALUTATO: varcherete l’uscita dell’aeroporto con lo spirito di chi sta uscendo da un modulo aerospaziale su un pianeta dalle proibitive condizioni per la razza umana, tipo “Interstellar” al cinema. Farete ritorno a quello stesso luogo vestiti come in una normale giornata invernale italiana. In realtà la regione costiera (quasi la sola abitata), mitigata dalla corrente del golfo e in generale dal mare, non ha mai temperature di molto sotto lo zero. Non siamo ovviamente in costiera amalfitana ma, per capirci, l’Europa centrale ha temperature più basse d’inverno: a Praga o Cracovia, dove il mare non c’è, fa più freddo.
2) NOLEGGIATE UN’AUTO: è il modo di gran lunga migliore e pressoché l’unico per apprezzare a pieno la natura incredibile di questo paese, che si dipana ad ogni km, ogni metro in un coacervo di vulcani, lava, spiagge, ghiacciai, cascate, getti d’acqua e tempeste, come se qualche gigante della mitologia norrena dall’alto si divertisse di continuo a mescolare in un pentolone tutti insieme gli elementi della Madre Natura.
3) SCEGLIETE LA VOSTRA CASCATA: nel guazzabuglio di elementi naturali di cui sopra, la parte principale la gioca l’acqua, che qui sgorga dal terreno ovunque, talvolta con violenza,per poi accucciarsi in alvei di fiumi prima placidi e poi impetuosi, costretti a continui salti tra le balze infernali create dalla lava nella sua corsa verso il mare. Conterete talmente tante cascate che potrete scegliere la vostra, quella più intimamente vicina al vostro spirito.
4) EVITATE DI FARE TROPPO GLI SPLENDIDI APPRESSO ALLE FEMMINE: la considerazione non nasce certo da motivi di pericolosità sociale o da ostacoli di natura culturale, anzi il clima è super easy e open mind mille volte più che alle nostre bigotte latitudini. Il consiglio nasce da una semplice analisi economica: a meno che di cognome non fate Agnelli, Rotschild o Zuckenberg, avventurarsi a fare i chiachielli con robe tipo: “Ragazze, ordinate quello che volete da bere” fa sanguinare tanto ma tanto il portafogli. Fidatevi
5)NON PRENOTATE UN CAZZO IN ANTICIPO: ma questo lo ripeterò sempre dovunque andiate.

Due loti sottozero – cap.II – memorie dal sottosuolo

Quel che esiste intorno Reykjavik e notoriamente conosciuto Islanda pare racchiudere in se una ad una tutte le meraviglie della natura. Ma pare anche avere un modo a se per custodirle: non comunemente all’esterno, in bella vista come in una cristalleria, bensì in un luogo più sicuro e intimo, protetto forse dalle intemperie del clima, ovvero il suo ventre bollente sotterrano. Dal sottosuolo affiorano infatti prima o poi una ad una tutte le meraviglie di questo paese, ognuna con una sua epifania a volte dolce ed a volte brutale ma sempre decisamente strabiliante . La prima di queste meraviglie in cui ci imbattiamo affiora, se non proprio dal sottusuolo, perlomeno da qualcosa posto al di sotto la superficie in senso lato, e parlo infatti dei cetacei che affiorano dal mare . Li vediamo apparire il primo giorno da un battello che si allontana circa due ore dal sicuro porto di Reykjavik per andarsi ad inoltrare in una cappa lattiginosa di cielo da cui sembrano provenire onde contro il battello da tutte le direzioni. Quando già dopo ore di marosi cominciano a volare a bordo le buste per il mal di mare come le canne ad un concerto dei Pink Floyd ed i primi mugugni sulla validità dell’escursione non certo poco (come nulla in Islanda)…..eccole finalmente le balene, tante, addirittura tre insieme della specie detta humpack whale, evento così raro da spingere persino il comandante del vascello a immortalare l’evento. Sono nere come pneumatici ed hanno il dorso ricoperto di fossili, paiono quasi voler giocare con noi ad una distanza irrisoria dalla fiancata del vascello. Le avevo viste pure alle Azzorre, piu giu nell’Atlantico seguendo la stessa faglia terrestre e nelle lontane Galapagos ma mai così vicine al battello. Una escursione davvero indovinata ! Poi è la volta di una seconda meraviglia che vediamo apparire dal sottosuolo e non può che trattarsi dell’acqua, che da mille anfratti sgorga qui permeando l’aere di un odore sulfureo . Non sempre però viene alla luce nello stesso modo: a volte lo fa docilmente con Rivoli bollenti che paiono accarezzare questa terra gelata, altre volte con sbotti possenti simili ad eiaculazioni di un gigante sotterraneo come nel caso dei geysir. Gli islandesi hanno imparato ad addomesticare molto bene la preziosa linfa di questo gigante sepolto sfruttandola in mille modi : riscaldamento, energia geotermica in luogo del petrolio e, dulcis in fundo, hanno preso ad incanalare per benino quest acqua calda per andarla a far confluire in eleganti e sceniche “lagoon” dove si accoccola a centinaia ben felici turisti. La più celebre è la Cd Blue Lagoon, doppiata adesso dalla Sky Lagoon davvero bellissima, con vista e bar panoramico per sorseggiare un drink mentre si sta ammollo . In effetti questi luoghi funzionano anche meglio dei bar come luogo di incontro e di acchiappo se se ne ha voglia. Per i nostalgici e gli amanti dell’intimità vi è poi la Secret Lagoon, completamente naturale e che infatti sa a peste di zolfò e terra ma certo ha un fascino più autentico . Dal sottosuolo dell’Islanda emerge poi fuori di continuo anche la stessa Islanda ovvero il materiale unico che la compone e ricompone come un castello di DAS o plastichina agitato da un dio norreno : la lava. Ogni cm dell’Islanda è composto da una lava nera anzi nerissima che scomposta in mille formazioni delle dimensioni e forme più disparate . Ma il buco originario da cui salta fuori tutto questo magma, migliaia di km nel sottosuolo, dopo aver generato l’Islanda,’prima o poi la cancellerà o perlomeno la dividerà in due parti. Si perché questo è il punto più critico della faglia tra la placca tettonica Nord americana e quella euroasiatica, una sorta di vagina terrestre che allontana inesorabilmente le due gambe alla velocità di due cm l’anno e tra di esse si incunea il mare, sempre più possente ed impietoso ad allargare ciò che la vagina di Gea ha creato

Due loti sottozero – Cap. I – Reykjavik, terra di pionieri sull’acqua

La prima immagine che Reykjavik ci dona di se è un gigantesco battello arrugginito e malconcio, di quelli usati per la pesca oceanica e scafati per i mari più grossi è arrabbiati e forse pure per prendere a testate blocchi di ghiaccio imprevisti, attesa la prua simile alla testa di un ariete . Fu concepito tempo fa in un cantiere di Tallinn e reca nel nome un “italianismo” mal riuscito : si chiama infatti “Steffano”,’scritto così con due f. Tutto qui intorno al vecchio porto sembra rimandare ad un passato di arpioni, fiocine, vascelli pronti a lanciarsi in mari neri come la pece per mesi bui e fresi di pesca, ed anche un certo passato fatto di insediamento su una terra inizialmente ostile all’uomo è ricordato ovunque. Tutto ciò che proviene dal passato è insomma pervaso da uno spirito di settlement, colonizzazione, uno spirito appunto da pionieri. D’altra parte non poteva che essere così: questa terra non è abitata dalla notte dei tempi, sono stati i Vichinghi ad arrivarci intorno all’800 dopo Cristo, trasferendo quo in prevalenza schiavi adibiti al taglio delle foreste per ottenerne preziosa legna. Dovettero fare davvero un bel lavoro visto che di alberi ormai praticamente non ne vediamo manco più uno nella lunga e lunare strada he congiunge l’aeroporto alla città. Esiste poi un nuovo pionierismo che sembra aver pervaso ora la città: quello di agganciare questa città e questo che era un mondo a se all’Occidente.. Quello che doveva essere un piccolo insediamento di pescatori ha assunto alla velocità impressionante di un ventennio o poco più la tipica conformazione della città cosmopolita scandinava, un pezzo ben riuscito di Occidente dove decine di giovani di tante etnie diverse si muovono festanti ma tutto sommato ordinati. Tanti di loro sono emigrati qui a lavorare: a decine incontriamo ragazzi croati, polacchi, portoghesi ed ovviamente italiani. Facile tutto sommato distinguere chi è qui a vivere dai turisti: i secondi sono bardati con abbigliamento tecnico più adatto ad una spedizione polare che ad un venerdì sera cittadino, i residenti minimizzano sul freddo, che effettivamente per ora è sopportabile e vivibile. Ma la situazione cambia radicalmente se ci si sposta lontano dal mare nell’interno, ma queste sono storie che verranno. Per ora Reykjavik ci coccola con zuppe di aragoste o di agnello, locali con dj superfighi e cavallone indigene che sembrano però tutte vomitare di colpo lasciando la gente intorno piu che perplessa, per usare un eufemismo. E poi la natura intorno che sembra annoverare una ad una tutte le meraviglie del creato, ma di questo parleremo più avanti