Giorno 3 – In Paradiso per scambio

Un altro motivo a portarmi quaggiù si chiama “Lezioni di piano”. Si tratta di un film, ambientato qui nell’Ottocento, epoca che per la Nuova Zelanda corrisponde pressoché agli albori della sua storia o almeno di quella parte della sua storia nota a noi. È un melodramma sentimentale imperniato sullo schema piuttosto classico dell’amore impossibile ma raccontato magistralmente da una regista, Jane Campiom, anche lei della Nuova Zelanda , terra che in effetti di registi ne partorisce parecchi. Una donna viene data in sposa ad un ricco uomo d’affari inglese che nemmeno ha mai visto, in un matrimonio combinato dalle famiglie di origine, lei è muta e l’unica sua forma di espressione col mondo è il data dal pianoforte, passione che invece viene subito calpestata e non compresa dal nuovo marito, costringendola a suonare furtivamente il piano abbandonato su una spiaggia. Qui incontra un uomo anche lui inglese ma assai più integrato nella cultura locale indigena e che le fa pure assai più sangue dello stitico marito, tanto che finisce per diventare il suo amante oltre che il suo maestro di piano. Quando il marito, a cui come si suol dire “era uscito il mellone bianco” nel senso che lei manco gliela aveva ancora mai sganciata, si addona delle corna succede l’arrevuoto, e qui mi fermo con lo spoiler . Mi fermo anche perché ciò che del film mi rapisce è la musica sublime, creata da Michael Nyman: semplice e geniale, sono due- tre note che si intrecciano all’infinito e paiono inseguirsi e avvolgersi sinuose proprio come i corpi degli amanti . E vi sono poi le ambientazioni che mi hanno fatto sognare per anni questa terra. Spiagge vergini ammantate di vegetazione primigenia che paiono annegare nelle onde dell’oceano, avvolte da cieli plumbei in una luce fioca e intima come quella di una lampada ad olio. Un mare quindi non facilmente ne scontatamente solare e balneare, un mare che diventa argine, frontiera, sfida, come quelli della nostra Europa del Nord .
Credo che per la verità il film sia ambientato quindi in una regione più a sud ( che qui è il nord) rispetto a quella dove mi trovo ma la combo spiagge deserte- new zealand mi porta subito con la mente a “Lezioni di piano “, cosicché quando dalla camera di albergo ad Auckland scorgo dinanzi a me aprirsi il magnifico golfo di Auraki punteggiato di verdissime isole vulcaniche, faccio armi e bagagli e mi imbarco . Finisco in un’oretta ad una che si chiama Waiheke, e che è il paradiso. Il paradiso . Il clima è mite ed il cielo non è quello plumbeo e ostile del film, il mare non è argine, frontiera, sfida ma pare chiamarti a se, e stii grancazzi: meglio assai così, ma veramente stiamo facendo? Qui pare la Polinesia, che poi lontana non è . Indovino subito l’idea decisiva per esplorare Waiheke, noleggiare una bici elettrica che mi permette di salire e scendere dalle colline e i coni vulcanici per lanciarmi in spiagge semi-deserte una più bella dell’altra, il cui silenzio è rotto solo dagli uccelli e dal fragoroso rompersi delle onde del Pacifico. Alle spalle di esse una natura rigogliosa che pare contemplare la flora di tanti ecosistemi diversi, dalle palme tropicali ai bellissimi pini di Norfolk, endemici della Nuova Zelanda e che paiono degli alberi di Natale della casa di qualche ciclope, per quanto sono grandi . La gente vive in dei cottage di legno appoggiati sulla sabbia o abbarbicati alle colline, e dalle agenzie immobiliari che li pubblicizzano e vendono , si capisce come sia un posto molto ambito, e per quanto è bello vorrei vedere. Qui si fa un vino pregiatissimo e dolcissimo, e pure un miele tra i più pregiati al mondo, dai poteri miracolosi pare, il miele Manuka, che la gente lascia in barattoli nelle casette di legno fuori ai loro cottage: per comprarlo basta depositare i soldi in esse, in un clima di fiducia collettiva verso il prossimo smarrito secoli fa nelle nostre società . Vallo a fare in Italia, ne trovi quattro di barattoli ,come si suol dire, e forse tutt’al più qualche anima pia ti segnala all’Asl come potenziale persona afflitta da distrurbi psichici.
Insomma qua ci sono finito per scambio e sono andato appunto in paradiso per scambio. Ma io lo dico sempre che sto Palillo è uno fortunato ..

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