Alexander- giorno 13: Khiva, utopia dell’Altrove

Ieri mattina, dopo una notte infernale in treno, sono arrivato oltre il deserto a Khiva e ho cominciato a piangere. Ciò che mi è apparso allo sguardo non pare possa mai abitare il mondo del Reale ma solo quello della Fantasia. Il termine “utopia” fu coniato nel ‘500 da Thomas More a voler indicare, piuttosto che un “non-luogo”, la trasposizione di un modello ideale in un luogo della fantasia. Quindi ogni utopia già postula sempre un Altove. Una definizione di “utopia dell’Altrove” è dunque pleonastica o paradossale. Non ne sarei sicuro e provo a spiegarvi in che senso. A ben vedere ogni epoca storica disegna la sua Utopia e prova talvolta a tradurla in luogo materiale, in città vera e propria: mi vengono in mente Urbino e Ferrara come utopie del Rinascimento, le “new town” vittoriane a latitudini impensate come utopia del colonialismo o ancora una miriade di città di creazione sovietica, tutte materializzazioni utopiche del socialismo reale. Khiva è la traduzione terrena di ciò che è già collocato da noi in un modello di pura fantasia. Un regno fiabesco e incantato, situato in un luogo non ben disegnato su mappe antiche, oltre mille mari e mille deserti, di cui parlano viaggiatori di ritorno dalla via della Seta, un luogo intorno al fuoco ove danzano principesse bellissime intorno al guerrieri tagliatori di teste si adagiano. Khiva è già tutto ciò che noi occidentali poniamo in un Altrove, immaginiamo come pura fantasia . Potrebbe essere uscita un episodio delle Mille e una notte, dalla penna di Salgari o da un’episodio di Corto Maltese, o da mille romanzi e poesie ancora . Questa materia argillosa plasmata in forma omogeneo di moschee, Madrasse, minareti tondeggianti e mura grosse e solide come la pancia di un gigante, che sbuca fuori ad un tratto dopo il deserto, capitale del regno mitico di Corasmia ormai estinto e mille cose ancora una più incedibili dell’altra , è un luogo che mi ha mandato completamente fuori di senno, sin da quando sono sceso dopo una notte infernale in treno . Già, ieri mattina sono arrivato a Khiva e ho cominciato a piangere

Lascia un commento