Alexander- giorno 12: Ankara, capitale che capita

Che Ankara sia la capitale della Turchia credo sia una circostanza sconosciuta a oltre 5 persone su dieci . È la classica domanda a trabocchetto che si pone per mettere alla berlina qualcuno e le sue approssimative conoscenze: “qual’è la capitale della Turchia?” E quello, con tono sicuro : “Istanbul! “ Sbagliato, ciuccioooo, Ankara!!”. La circostanza di essere capitale in effetti pare essere poco conosciuta ad Ankara stessa ed i suoi abitanti, che paiono come assorbiti in quella emulazione costante e reiterata dei processi sociali e delle mode nate altrove, ad Istanbul magari. Nondimeno è una città sconfinata su un infinito brullo pianoro ed infinita all’occhio umano se ammirata dall’altura della Kale, la cittadella fortificata ottomana di gradevole ambientazione, ove sono anche concentrate tutte le migliori attrattive, primo fra tutte il museo delle culture anatoliche che mi è sembrato l’unico motivo valido per essere passato qui . Si, perché diciamo che, per quanto riguarda me Ankara, capitale o meno che sia, si manifesta con la elisione di una sillaba da questo suo status : nel senso che “capita”, ci finisco in modo casuale per la perdita di una complessa coincidenza che mi avrebbe dovuto condurre più giù , in Mesopotamia. Che sia un posto che non abbia amato a prima vista lo si è capito già, resta da dire che una sua impressione l’ha lasciata, anche perché mi è sembrata se non altro la capitale di una fase storica attuale, quella della Turchia e del suo autoproclamato neo- sovrano ottomano Erdogan. Tali sedicenti appellativi suonano certo attraenti ma si farebbe prima a chiamare Erdogan col suo vero nome ed il suo una sorta di regime con qualche liberalità occidentale da un lato e qualche richiamo alla tradizione dall’altro. Un colpo al cerchio ed una alla botte e nel mezzo tanta tanta polizia ovunque, a presidiare ogni cm di questa città che del regime è il salotto di casa . La cosa che colpisce è pure vedere il ritmo frenetico e accelerato a mille dei suoi abitanti, che pure nel passeggio serale paiono voler correre avanti ed indietro a ritmo isterico, senza volersi fermare da nessuna parte . Io mi fermo in un pub di ispirazione occidentale, l’unico a servire birra e alcolici in tutto il centro e noto come sia il posto dove tutti vogliano essere e le ragazze vengano a fare le foto da pubblicare sui social, sebbene sia un locale abbastanza anonimo. Poco dopo avviene una scena che non avrebbe nulla di sorprendente in una qualsiasi città occidentale, e non è certo una cosa positiva, ma qui la pezza finisce per essere peggio del buco : un cencioso bambino mendicante si avvicina al mio tavolo chiedendomi spicci . Mentre mi allungo a cercarne nella tasca , si materializza una poliziotta con la faccia da maestrina Rottemeier ed il fisico da campionessa olimpionica di decathlon, che inmobilizza a terra l’inerme bambino manco avesse un mitra o una cintura esplosiva. Sono scene che suscitano due ordini di reazioni : quelle di chi dice “ah bene così, facessero così anche da noi! Sai quanti delinquenti in meno Etc etc” e chi vede un’aggressione ed un arbitrio del tutto sproporzionati ed incommensurati alla “minaccia” patentata , se mai può essere reputata tale. Due ragazze che siedono a fianco e vedono la scena si iscrivono a questa seconda schiera e provano a sottrarre il bambino dalle mani della donna – Rambo e allontanarlo . Vengono crocifisse ad uno stipite di una porta da una pletora di agenti accorsi in un nano-secondo come manco fosse in corso un attacco terroristico e chiamate ad identificarsi Io stesso che provo a spiegare che è tutto ok, che il bambino non aveva fatto niente di che, vengo messo in guardia da uno dei dieci o forse più agenti accorsi sul posto che qualcosa tipo il favoreggiamento del vagabondaggio è severamente punito dalla legislazione turca, poi si offrono con inusitata gentilezza nientemeno di scortarmi in hotel se mai a quel punto mi sentissi minacciato!!!!! Offerta che ovviamente declino garbatamente. Resto dell’idea che l’unica cosa che meriti una visita di Ankara sia il fenomenale museo dele culture anatoliche, per il resto un luogo in preda ad una nevrosi fobica da teledipendenti.

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