Prologo
Avevo passato molto tempo a pianificare un viaggio dall’idea ispiratrice estremamente ambiziosa e affascinante, forse anche troppo: si sarebbe trattato di partire alla volta della Macedonia, dalle parti di Salonicco identificata come casella di partenza di un folle Monopoly. La corsa sarebbe dovuta poi proseguire nella vicina repubblica del Monte Athos, il vaticano della religione ortodossa dove non sono ammesse le donne, poi l’isola di Samotracia da cui viene la Nike esposta al Louvre e poi il confine sullo Strimone dove combattevano i peltasti, per addivenire poi a Costantinopoli. E poi Mileto e Sardi che resistettero vanamente per essere poi punite; Gordio ove stava il nodo inestricabile che lui recise col ferro. Eppoi Isso e Gaugamela dove a centinaia di migliaia i fanti e gli arcieri di Persia furono travolti dalle sue falangi. E quindi Susa e il deserto fino alla tana del fiero rivale Dario, la lussuriosa Persepolis da distruggere e cospargere di sale affinché qui non cresca mai più il fiore di una civiltà nemica. Poi magari, con le forze residue attraversare il Caspio verso gli ozi di Samarcanda e Merv e risalire fino alle Montagne Celesti, da cui si vede in lontananza l’India. Insomma avevo progettato di ripercorrere il cammino di Alessandro Magno. Tutto studiato nel dettaglio, su mappe e toponomastica dell’epoca. C’era solo un piccolo problema: il tempo moderno. Nella geopolitica attuale i posti in questione si chiamano Turchia, Iran, Turkmenistan, Kyrghizistan etc. Diciamo che fra ste teste di cazzo di terroristi, dittatori in ascesa, pseudo-golpi falliti e sospensioni dei diritti civili, non tirava proprio una bella aria e il clima era ancora peggiore che ai tempo delle guerre di Alessandro Magno. Inoltre, due belle sfogliatelle recapitatemi a inizio estate dal duo hard Cassa forense& Equitalia hanno spento gli entusiasmi residui.
Ad ogni modo, su con la vita, non me me sto certo a “godermi” l’Agosto nostrano con spiagge che brulicano come termitai e con la consueta profondità lacerante di pseudo-drammi umani di chiattilli rimbalzati sulle porte dei locali, un mondo intero di convenzioni che si incenerisce sui bicipiti di un buttafuori.
Insomma se a Est non si può andare, si può sempre andare a Ovest. Ma se Occidente deve essere, voglio che lo sia fino alle sue conseguenze estreme,intese da un punto di vista geografico: me ne vado nell’ultimo spicchio di terra che possa essere considerato Europa, migliaia di km oltre le Colonne d’Ercole, nel bel mezzo dell’Atlantico ove sta un arcipelago di scogli anneriti e lembi di lava vulcanica miracolosamente emersi dagli abissi oceanici, le Azzorre. Furono scoperte poco prima dell’America e lo stesso Cristoforo Colombo vi fece scalo sulla via del ritorno ma pare che fu accolto malissimo.
Pare che la natura laggiù sia bellissima e incontaminata tra vulcani, orchidee e balene. Abbinerò il viaggio ad una visita del Portogallo, paese che si lascia amare, tra città medievali e vigne di vino Porto nel nord, prima di volare in mezzo all’Oceano. Le isole sono nove, alcune sprovviste di aeroporto, come il minuscolo isolotto di Corvo, limite estremo dell’Europa da cui dista quasi quanto dalle coste americane, identificato come meta finale del viaggio.
Ma c’è un altro motivo, assolutamente irrinunciabile, che mi spinge fin qui: e’ quella storia di cui parla Platone nei suoi Dialoghi;anzi, di cui ha cominciato a parlare Platone , perché poi lo hanno seguito in tanti fino ai giorni nostri. La storia e’ quella che narra di quel popolo di costruttori di piramidi venuto da una terra lontanissima posta oltre le Colonne d’Ercole. Una terra poi scomparsa, come sprofondata portando con se a fondo la florida Civilta’ che la abitava, tanto tempo prima degli Egiziani e dei Sumeri.
Si, perché, nella ridda di ipotesi e attribuzioni varie, la tesi meglio accreditata e’ quella che identifica proprio nelle Azzorre la mitica terra di Atlantide, il Continente Perduto.
